Per fatturare correttamente a un’associazione devi prima capire se l’ente ha soltanto il codice fiscale oppure anche una Partita IVA. Se svolge esclusivamente attività istituzionale può essere destinatario della fattura elettronica come soggetto non IVA; se svolge anche attività commerciale può invece avere una posizione IVA e ricevere la fattura come operatore economico.
La fattura deve comunque identificare correttamente il cliente. L’Agenzia delle Entrate ricorda che, quando il destinatario non comunica un indirizzo telematico, si utilizza il codice destinatario 0000000 e si consegna una copia della fattura al cliente.
Associazione con solo codice fiscale
Un’associazione che svolge esclusivamente attività istituzionale può avere soltanto il codice fiscale e non essere soggetto passivo IVA. In questo caso il fornitore indica i dati dell’ente e il codice fiscale, senza inventare una Partita IVA inesistente.
Se l’associazione non comunica un codice destinatario o una PEC per la ricezione, si usa normalmente 0000000 e si invia al referente anche una copia leggibile della fattura. L’originale fiscale resta il file elettronico transitato dallo SdI.
Associazione con Partita IVA
Se l’ente svolge attività commerciale e possiede Partita IVA, la fattura deve riportare la posizione IVA comunicata dal cliente e l’indirizzo telematico scelto per la ricezione. Non basta sapere che si tratta di un’associazione: bisogna verificare come è inquadrata per quella specifica attività.
Un ente può infatti avere sia codice fiscale sia Partita IVA. Il codice fiscale identifica il soggetto; la Partita IVA rileva per l’attività commerciale. Prima di emettere la fattura chiedi sempre i dati ufficiali al tesoriere o al responsabile amministrativo.
Quale codice destinatario usare
Se l’associazione ti comunica un codice destinatario a sette caratteri, utilizza quello. Se comunica una PEC, il tracciato può essere compilato con 0000000 e PEC destinatario. Se non comunica nessun recapito telematico, 0000000 è la soluzione normalmente utilizzata per il consumatore finale o per il destinatario privo di un indirizzo registrato.
Per capire il funzionamento generale puoi consultare la guida su codice destinatario e fattura elettronica.
La ritenuta d’acconto può applicarsi anche con un’associazione
Sì. Gli enti non commerciali possono rientrare tra i sostituti d’imposta quando corrispondono compensi di lavoro autonomo. Lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate include espressamente gli enti che non svolgono attività commerciali tra i soggetti che versano ritenute su redditi di lavoro autonomo con codice 1040.
Quindi un professionista ordinario che fattura a un’associazione può dover esporre la ritenuta del 20%. Se invece applica il regime forfettario, il compenso è normalmente escluso dalla ritenuta e va inserita l’annotazione prevista dal regime. Per il calcolo vedi ritenuta d’acconto del professionista.
Esempio: consulente che fattura a una APS
Una APS con solo codice fiscale incarica un consulente per un progetto istituzionale. Il professionista emette fattura elettronica indicando denominazione, indirizzo e codice fiscale dell’associazione; usa il recapito telematico comunicato oppure 0000000. Se il consulente è in regime ordinario e l’ente agisce come sostituto, espone la ritenuta; se è forfettario, indica la non applicazione della ritenuta secondo il proprio regime.
Esempio: associazione con attività commerciale
Un’associazione possiede anche Partita IVA perché svolge attività commerciale. Se acquista un servizio riferibile a tale attività, comunica al fornitore Partita IVA, codice fiscale e recapito elettronico. Il fornitore compila la fattura con i dati IVA del cliente, evitando di trattarlo come semplice consumatore finale.
Cosa chiedere prima di emettere la fattura
- denominazione esatta dell’associazione;
- codice fiscale;
- eventuale Partita IVA;
- sede legale;
- codice destinatario o PEC;
- eventuale riferimento a progetto, convenzione o ordine;
- conferma sull’eventuale ritenuta d’acconto.
Se uno di questi dati è incerto, chiedi una comunicazione scritta prima dell’invio allo SdI. Correggere una fattura già emessa è più complesso che validare i dati in anticipo.
Associazione, fattura e copia PDF
Se lo SdI non riesce a consegnare il file perché il destinatario non ha un indirizzo telematico registrato, la fattura resta messa a disposizione nell’area prevista. Il fornitore deve comunque consegnare una copia informatica o cartacea al cliente, informandolo che l’originale è quello elettronico.
La copia PDF è quindi utile per la gestione amministrativa interna dell’associazione, ma non sostituisce il file XML quando la fatturazione elettronica è obbligatoria per il fornitore.
Errori da evitare
- inventare una Partita IVA perché l’associazione ne è priva;
- usare solo il nome informale dell’ente invece della denominazione fiscale;
- dimenticare il codice fiscale;
- applicare o omettere la ritenuta senza verificare il regime del professionista e il ruolo dell’ente;
- non consegnare copia della fattura quando il recapito elettronico non consente la consegna.
Domande frequenti
Posso fatturare a un’associazione senza Partita IVA?
Sì. Se l’associazione ha solo codice fiscale, la fattura viene intestata al soggetto usando quel codice fiscale e il recapito elettronico disponibile.
Devo usare 0000000?
Se l’ente non comunica un codice destinatario o altro recapito telematico utilizzabile, 0000000 è normalmente il codice usato per il destinatario privo di indirizzo telematico.
Un’associazione trattiene la ritenuta al professionista?
Può farlo quando rientra tra i sostituti d’imposta e paga redditi di lavoro autonomo. Il forfettario, invece, normalmente non subisce la ritenuta.