NASpI e Partita IVA nel 2026 sono compatibili, ma la sola apertura della Partita IVA non basta per capire se l’indennità continua, si riduce o decade. Per mantenere la NASpI mensile bisogna verificare il reddito annuo presunto dell’attività autonoma, comunicarlo all’INPS nei termini previsti e rispettare le altre condizioni della prestazione.
Nel 2026 il limite indicato dall’INPS per il lavoro autonomo è 5.500 euro di reddito annuo. Attenzione: si parla di reddito, non semplicemente di fatturato o incassi. In alternativa alla NASpI mensile ridotta, chi avvia un’attività autonoma o un’impresa individuale può valutare la NASpI anticipata, che per le domande presentate dal 1° gennaio 2026 viene pagata in due rate, 70% e 30%.
Si può aprire la Partita IVA mentre si prende la NASpI?
Sì. Chi percepisce la NASpI può iniziare un’attività autonoma o d’impresa e aprire la Partita IVA senza perdere automaticamente l’indennità. Le conseguenze dipendono però dal reddito previsto e dalla scelta tra mantenere la prestazione mensile oppure richiederne l’anticipazione per l’autoimprenditorialità.
| Situazione | Cosa succede | Passaggio principale |
|---|---|---|
| NASpI mensile + attività autonoma compatibile | La NASpI continua in misura ridotta | Comunicare all’INPS il reddito annuo presunto |
| Nuova attività durante la NASpI | Possibile mantenere la prestazione ridotta se ricorrono le condizioni | NASpI-COM entro un mese dall’inizio |
| NASpI anticipata | La prestazione residua viene trasformata in incentivo all’autoimprenditorialità | Domanda entro 30 giorni dall’inizio dell’attività |
| Attività già esistente prima della perdita del lavoro | Va dichiarata anche con reddito presunto zero | Indicazione nella domanda NASpI o comunicazione entro un mese; per l’anticipata, domanda entro 30 giorni dalla domanda NASpI |
Se il dubbio riguarda più in generale la possibilità di avviare un’attività mentre sei senza lavoro, consulta anche Partita IVA e disoccupazione nel 2026. Questa guida resta invece concentrata sulle regole specifiche della NASpI.
Qual è il limite di reddito per NASpI e Partita IVA nel 2026?
La scheda ufficiale INPS sulla NASpI indica per il lavoro autonomo un reddito annuo pari a 5.500 euro come limite collegato alla conservazione della prestazione in misura ridotta.
Quando ricorrono le condizioni di compatibilità, l’indennità viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo che intercorre tra l’inizio dell’attività e la fine della NASpI oppure, se precedente, la fine dell’anno.
Alcune FAQ INPS non aggiornate riportano ancora il precedente valore di 4.800 euro. Nel 2026, per questa verifica, il riferimento operativo aggiornato della scheda NASpI è invece 5.500 euro.
I 5.500 euro sono fatturato o reddito?
Sono un limite di reddito annuo presunto, non una soglia di fatturato. È quindi sbagliato confrontare automaticamente 5.500 euro con il totale delle fatture emesse o degli incassi senza prima individuare il reddito rilevante secondo le regole applicabili all’attività.
La distinzione è particolarmente importante per chi utilizza il regime forfettario, perché ricavi o compensi e reddito fiscale non coincidono automaticamente. Al momento della comunicazione all’INPS va indicato il reddito annuo presunto, anche quando è pari a zero. Se non sai quale importo utilizzare, è prudente verificare il calcolo prima dell’invio di NASpI-COM invece di utilizzare semplicemente il fatturato previsto.
Per capire come viene determinato il reddito nel forfettario consulta coefficiente di redditività e calcolo del reddito forfettario.
Come si calcola la riduzione dell’80%?
La riduzione non consiste nel perdere l’80% della NASpI. L’INPS riduce la prestazione di un importo pari all’80% del reddito autonomo previsto, poi rapporta tale importo al periodo interessato.
Esempio semplificato: se il reddito annuo presunto rilevante fosse 3.000 euro, l’80% sarebbe pari a 2.400 euro. Questo importo non va però sottratto automaticamente in un’unica volta: deve essere rapportato al periodo compreso tra l’inizio dell’attività e la fine della NASpI o, se precedente, la fine dell’anno. L’esempio serve quindi a mostrare il meccanismo, non a sostituire il calcolo INPS sulla singola prestazione.
Entro quando bisogna comunicare la Partita IVA all’INPS?
Chi inizia un’attività autonoma dopo aver presentato la domanda di NASpI deve informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo presunto tramite il servizio NASpI-COM.
Se l’attività autonoma era già in essere alla data di cessazione del rapporto di lavoro, deve essere dichiarata nella domanda di NASpI indicando obbligatoriamente il reddito annuo previsto, anche quando è pari a zero. In alternativa, l’INPS consente di comunicarlo tramite NASpI-COM entro un mese dall’invio della domanda.
La mancata comunicazione nei termini dell’attività e del reddito presunto, anche se pari a zero, può comportare la decadenza dalla NASpI. Per chi svolge attività autonoma o è iscritto alla Gestione Separata, il reddito annuale presunto deve inoltre essere dichiarato nuovamente ogni anno.
NASpI e Partita IVA con reddito zero: cosa succede?
Avere una Partita IVA attiva non significa necessariamente produrre reddito. Se il reddito previsto è pari a zero, il dato deve comunque essere comunicato all’INPS nei casi previsti. La semplice titolarità della Partita IVA e il reddito prodotto dall’attività sono quindi due elementi distinti.
Questo punto è importante anche per una Partita IVA già aperta ma temporaneamente senza fatturazione. Se la posizione era preesistente alla domanda NASpI, non va ignorata solo perché non ha prodotto reddito.
Cos’è la NASpI anticipata per chi apre Partita IVA?
Chi ha diritto alla NASpI e decide di avviare un’attività autonoma o un’impresa individuale può richiedere la NASpI anticipata, cioè utilizzare l’importo residuo della prestazione come incentivo all’autoimprenditorialità.
L’anticipazione può essere richiesta anche per sviluppare a tempo pieno e in modo autonomo un’attività già iniziata prima della cessazione del rapporto di lavoro che ha dato diritto alla NASpI. È quindi diversa dal semplice cumulo tra attività autonoma e NASpI mensile ridotta.
Entro quando va chiesta la NASpI anticipata?
La scheda INPS sulla NASpI anticipata distingue due situazioni:
- se l’attività autonoma o l’impresa individuale viene avviata dopo la NASpI, la domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività;
- se l’attività era già iniziata prima della cessazione del lavoro dipendente che ha dato diritto alla NASpI, la domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dalla domanda di NASpI.
Questa scadenza non va confusa con la comunicazione del reddito per chi mantiene la NASpI mensile: sono due percorsi diversi e richiedono adempimenti differenti.
Come viene pagata la NASpI anticipata nel 2026?
Per le domande di anticipazione presentate dal 1° gennaio 2026 non è più previsto il pagamento immediato dell’intero importo residuo in un’unica soluzione. L’INPS, con il messaggio n. 1215 del 7 aprile 2026, ha chiarito il nuovo sistema:
- la prima rata è pari al 70% dell’importo complessivo e viene erogata in fase di liquidazione della domanda;
- il restante 30% viene corrisposto al termine del periodo teorico di durata della NASpI e comunque non oltre sei mesi dalla domanda di anticipazione, dopo le verifiche previste.
La disciplina aggiornata è riepilogata anche nella pagina INPS NASpI anticipata.
Cosa succede se trovo un nuovo lavoro dipendente dopo l’anticipazione?
Se il beneficiario della NASpI anticipata instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per il quale la prestazione sarebbe spettata in forma mensile, resta in vigore la regola generale della restituzione dell’intera anticipazione, salvo il rapporto di lavoro instaurato con la cooperativa per la quale è stata sottoscritta la quota di capitale sociale.
Con le regole 2026, se la rioccupazione interviene nel periodo in cui l’INPS deve verificare le condizioni per la seconda rata, il 30% residuo non viene erogato e il beneficiario deve restituire anche il 70% già ricevuto. La verifica riguarda inoltre l’eventuale titolarità di pensione diretta, con le eccezioni previste dall’INPS.
NASpI mensile o NASpI anticipata: quale scegliere?
Non esiste una scelta migliore in assoluto.
- La NASpI mensile ridotta può essere più adatta quando l’attività parte gradualmente, il reddito autonomo previsto resta entro il limite compatibile e si preferisce mantenere un flusso mensile.
- La NASpI anticipata può essere utile quando si vuole trasformare la prestazione residua in capitale iniziale per avviare concretamente l’attività, accettando però le regole specifiche dell’anticipazione e il rischio di restituzione in caso di successiva rioccupazione subordinata.
Prima di decidere conviene stimare il reddito atteso, il fabbisogno iniziale dell’attività, la durata residua della NASpI e la probabilità di tornare a un rapporto di lavoro dipendente.
Partita IVA in regime forfettario e NASpI sono compatibili?
Sì. Il fatto di scegliere il regime forfettario non rende di per sé incompatibile la Partita IVA con la NASpI. Bisogna però verificare separatamente le condizioni della prestazione INPS e i requisiti fiscali del forfettario.
Per la parte fiscale consulta requisiti del regime forfettario 2026. Se invece devi ancora aprire la posizione professionale, trovi i passaggi in come aprire Partita IVA da libero professionista.
Cosa controllare prima di aprire Partita IVA con la NASpI
- quanto reddito, non semplicemente fatturato, prevedi di ottenere dall’attività;
- quando inizierà effettivamente l’attività;
- se vuoi mantenere la NASpI mensile o chiedere l’anticipazione;
- la scadenza della comunicazione NASpI-COM o della domanda di anticipazione;
- quale gestione previdenziale dovrai utilizzare;
- quale regime fiscale puoi applicare;
- se una possibile futura assunzione può rendere rischiosa la scelta dell’anticipazione.
Domande frequenti su NASpI e Partita IVA
Aprire la Partita IVA fa perdere subito la NASpI?
No. La sola apertura della Partita IVA non determina automaticamente la perdita della NASpI. Vanno verificati reddito previsto, comunicazioni e condizioni previste dall’INPS.
Il limite di 5.500 euro riguarda il fatturato?
No. L’INPS fa riferimento al reddito annuo presunto dell’attività autonoma. Non bisogna quindi confrontare automaticamente la soglia con il totale delle fatture o degli incassi.
Devo comunicare all’INPS anche un reddito previsto pari a zero?
Sì. Nei casi previsti l’INPS richiede la comunicazione del reddito presunto anche quando è pari a zero; la mancata comunicazione nei termini può comportare la decadenza dalla prestazione.
La NASpI anticipata viene pagata tutta subito nel 2026?
No. Per le domande presentate dal 1° gennaio 2026 l’anticipazione viene erogata in due rate: 70% in fase di liquidazione e 30% successivamente, secondo i tempi e le verifiche previste dall’INPS.