Una fattura può essere pagata anche da un soggetto diverso dal cliente, purché il pagamento sia riconducibile con chiarezza al debito che viene estinto. Il fatto che il bonifico parta dal conto di un familiare, di una società collegata o di un altro terzo non cambia automaticamente l’intestatario della fattura: la fattura deve restare intestata al soggetto che ha realmente acquistato il bene o ricevuto il servizio.
Il principio civilistico è quello dell’adempimento del terzo previsto dall’articolo 1180 del Codice civile, contenuto nel Codice civile su Normattiva: l’obbligazione può essere adempiuta da un terzo anche contro la volontà del creditore, salvo che il creditore abbia interesse all’esecuzione personale del debitore.
Il bonifico deve partire dal conto intestato al cliente?
Non necessariamente. Se la fattura è intestata a Mario Rossi, il pagamento può arrivare dal conto della moglie, di un genitore o di un altro soggetto. È però fondamentale poter dimostrare che quel trasferimento estingue proprio la fattura di Mario Rossi.
Una causale precisa e una comunicazione scritta riducono i dubbi, soprattutto se il professionista riceve molti pagamenti dello stesso importo.
La fattura va intestata a chi paga o a chi riceve il servizio?
La fattura deve descrivere la reale operazione economica. Se il servizio è stato reso al cliente A e il soggetto B paga per suo conto, non bisogna cambiare l’intestatario della fattura solo perché il denaro proviene da B.
La situazione è diversa se il vero committente era B fin dall’inizio o se esiste un accordo contrattuale in cui B acquista il servizio a favore di A. In quel caso bisogna ricostruire correttamente chi è la controparte economica prima dell’emissione.
Come scrivere la causale del bonifico
La causale dovrebbe collegare il pagamento alla fattura e indicare, quando utile, il cliente per conto del quale viene eseguito. Un esempio semplice è: “Pagamento fattura 32/2026 per conto di Mario Rossi”.
Se il bonifico è già arrivato con una causale generica, chiedi al cliente una conferma scritta che specifichi quale fattura viene saldata e conserva il messaggio insieme alla documentazione bancaria.
Cosa deve fare il professionista quando riceve il pagamento
- verificare l’accredito effettivo;
- identificare il pagatore;
- collegare il bonifico alla fattura corretta;
- annotare che il pagamento è stato eseguito da un terzo per conto del cliente;
- conservare causale e comunicazioni;
- rilasciare, se richiesta, una quietanza riferita al cliente e alla fattura pagata.
Per l’ultimo punto puoi utilizzare la guida alla quietanza di pagamento della fattura.
Quando il compenso entra nel reddito del professionista
Per chi applica il principio di cassa conta il momento in cui il compenso è effettivamente percepito, non l’identità materiale del conto da cui proviene. Se un terzo paga oggi una fattura del cliente, il professionista ha comunque incassato il compenso oggi, salvo situazioni particolari in cui la somma non sia ancora nella sua effettiva disponibilità.
Per i pagamenti a cavallo d’anno vedi principio di cassa del professionista.
Pagamento da terzo e ritenuta d’acconto
Se la fattura è soggetta a ritenuta d’acconto, il pagamento da parte di un terzo non va gestito in modo automatico. Bisogna verificare chi è il sostituto d’imposta, chi effettua materialmente il pagamento e come viene adempiuto l’obbligo di ritenuta.
Per esempio, se il cliente è una società che deve operare la ritenuta professionale, far pagare l’intero lordo da un soggetto diverso senza coordinare la ritenuta può creare una riconciliazione fiscale errata. Prima del pagamento va chiarita la struttura con le parti. Vedi ritenuta d’acconto professionista.
Esempio: fattura pagata dal coniuge
Una consulenza da 800 euro è resa a una persona fisica e la fattura è correttamente intestata a lei. Il coniuge effettua il bonifico dal proprio conto indicando “saldo fattura 18/2026 per conto di [nome cliente]”. Il professionista incassa, collega il movimento alla fattura e non deve riemettere il documento intestandolo al coniuge solo perché quest’ultimo ha materialmente pagato.
Esempio: società del gruppo che paga per un’altra società
Il caso B2B richiede più attenzione. Se la fattura è verso Alfa Srl ma paga Beta Srl, è opportuno avere una comunicazione che spieghi il pagamento per conto di Alfa e verificare ritenute, compensazioni interne e rapporti contrattuali. Il movimento non deve far apparire Beta come cliente se la prestazione è stata resa ad Alfa.
Controlli antiriciclaggio e pagamenti anomali
Un pagamento da terzo non è di per sé illecito, ma può richiedere maggiore attenzione quando l’importo è elevato, il pagatore non ha un rapporto comprensibile con il cliente oppure arrivano somme frazionate da soggetti diversi. Chi è soggetto agli obblighi antiriciclaggio deve applicare le verifiche previste dalla propria categoria.
Dal punto di vista amministrativo, anche chi non è destinatario di obblighi professionali specifici dovrebbe conservare documentazione sufficiente a spiegare perché il pagamento proviene da un soggetto diverso.
Domande frequenti
Posso accettare il bonifico di un familiare del cliente?
Sì, se il pagamento è chiaramente effettuato per estinguere il debito del cliente e puoi riconciliarlo con la fattura.
Devo cambiare il nome sulla fattura?
No, non solo perché paga un terzo. L’intestatario deve riflettere chi ha realmente acquistato il bene o ricevuto la prestazione.
Il pagamento di un terzo conta come incasso?
Sì, se il professionista riceve effettivamente la somma a saldo della propria fattura.