Dal 17 giugno 2026, in caso di mancato o ritardato pagamento di contributi INPS riconducibile a omissione contributiva, la sanzione civile ordinaria è pari al 7,90% annuo. Se però il contribuente regolarizza spontaneamente entro 120 giorni dalla scadenza, in unica soluzione e prima di contestazioni o richieste dell’ente, la maggiorazione di 5,5 punti non si applica e la sanzione è calcolata al solo tasso ufficiale di riferimento, pari al 2,40% annuo. L’evasione contributiva segue invece una disciplina più severa, con sanzione del 30% annuo nel limite del 60% dei contributi non versati.
Sanzioni INPS 2026: tabella rapida
| Situazione | Regola dal 17 giugno 2026 |
|---|---|
| Omissione contributiva ordinaria | 7,90% annuo |
| Ravvedimento omissione entro 120 giorni | 2,40% annuo se spontaneo, in unica soluzione e prima di contestazioni |
| Tetto sanzione omissione | 40% dei contributi non versati |
| Evasione contributiva | 30% annuo, tetto 60% |
| Evasione denunciata spontaneamente entro 12 mesi + pagamento entro 30 giorni | Degrada alla misura dell’omissione: 7,90% annuo |
| Pagamento entro 90 giorni dalla denuncia spontanea | 9,90% annuo nelle condizioni previste |
| Interesse di dilazione | 4,40% annuo dal 17 giugno 2026 |
| Riduzione speciale | In specifiche condizioni le sanzioni possono essere ridotte fino alla misura degli interessi legali |
Perché le sanzioni INPS cambiano durante l’anno?
La misura della sanzione civile per omissione è collegata al tasso ufficiale di riferimento utilizzato dalla Banca Centrale Europea. Quando quel tasso cambia, l’INPS aggiorna la percentuale applicabile ai periodi successivi alla decorrenza indicata nelle proprie circolari.
La circolare INPS n. 64 del 16 giugno 2026 ha fissato dal 17 giugno il TUR al 2,40%, con conseguente sanzione ordinaria per omissione del 7,90% annuo.
Che cos’è l’omissione contributiva?
L’omissione riguarda il mancato o ritardato pagamento di contributi il cui ammontare è rilevabile dalle denunce o registrazioni obbligatorie presentate entro la scadenza prevista. In sostanza, l’INPS dispone già degli elementi per conoscere il debito contributivo, ma il versamento non avviene o avviene in ritardo.
È una situazione diversa dall’evasione contributiva, che presuppone un comportamento diretto a occultare il rapporto contributivo o l’imponibile e segue una disciplina sanzionatoria più severa.
Quanto costa l’omissione dal 17 giugno 2026?
La sanzione civile è pari al 7,90% in ragione d’anno, cioè il TUR del 2,40% maggiorato di 5,5 punti. Il calcolo avviene per il periodo di ritardo secondo le regole INPS e la sanzione per omissione non può superare il 40% dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza.
Raggiunto il tetto previsto dalla legge possono continuare a essere dovuti gli interessi di mora nelle condizioni stabilite dalla disciplina applicabile.
Come funziona il ravvedimento entro 120 giorni?
Dal 1° settembre 2024 esiste una forma agevolata di regolarizzazione dell’omissione. Se il contribuente paga entro 120 giorni dalla scadenza di legge, in unica soluzione, spontaneamente e prima di contestazioni o richieste da parte dell’ente impositore, la sanzione viene calcolata senza la maggiorazione di 5,5 punti.
Con il tasso vigente dal 17 giugno 2026 questo significa una sanzione del 2,40% annuo invece del 7,90%.
Basta pagare entro 120 giorni per avere sempre il 2,40%?
No. Devono essere rispettate tutte le condizioni: il pagamento deve essere in unica soluzione, spontaneo e precedente a contestazioni o richieste dell’ente. Se nel frattempo è già arrivato un avviso bonario, una comunicazione di debito o un altro atto con cui INPS contesta l’inadempimento, non bisogna presumere di poter applicare automaticamente il ravvedimento agevolato dei 120 giorni.
Per gli artigiani e commercianti che hanno già ricevuto una comunicazione consulta avviso bonario INPS 2026.
Che cos’è l’evasione contributiva?
L’evasione è una fattispecie più grave dell’omissione e riguarda le situazioni in cui il mancato versamento è collegato all’occultamento di rapporti, retribuzioni o imponibili attraverso registrazioni o denunce omesse o non veritiere, secondo i presupposti dell’articolo 116 della legge 388/2000.
La qualificazione non va decisa in base al solo importo del debito: dipende dal comportamento e dai dati comunicati all’ente.
Quanto costa l’evasione contributiva nel 2026?
La sanzione civile per evasione è pari al 30% annuo, con un limite massimo del 60% dei contributi o premi non corrisposti.
La differenza rispetto all’omissione è quindi molto rilevante. Prima di accettare una qualificazione come evasione bisogna controllare quale condotta viene contestata dall’INPS e quali dichiarazioni o registrazioni risultano omesse o inesatte.
L’evasione può essere regolarizzata spontaneamente?
Sì, la legge prevede una disciplina specifica. Se il contribuente denuncia spontaneamente la situazione debitoria prima di contestazioni o richieste dell’ente, entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento, e versa in unica soluzione entro 30 giorni dalla denuncia, la sanzione viene ricondotta alla misura dell’omissione.
Con i tassi dal 17 giugno 2026 la misura è quindi del 7,90% annuo. Se il versamento avviene entro 90 giorni dalla denuncia spontanea, nelle condizioni previste la sanzione è pari al 9,90% annuo, cioè TUR 2,40% più 7,5 punti.
Sanzioni civili e interesse di rateizzazione sono la stessa cosa?
No. Le sanzioni civili derivano dall’inadempimento contributivo. L’interesse di dilazione remunera invece il pagamento rateale concesso dall’INPS.
Dal 17 giugno 2026 l’interesse di dilazione e differimento è pari al 4,40% annuo. I piani già emessi e notificati sulla base di un tasso precedente non vengono ricalcolati per effetto della variazione successiva.
Posso chiedere la riduzione delle sanzioni civili?
In specifiche condizioni sì. INPS dispone di un servizio dedicato alla riduzione delle sanzioni civili per ritardato o omesso pagamento.
Il beneficio previsto dall’articolo 116, commi 15 e 16, della legge 388/2000 può consentire, nei casi ammessi, una riduzione fino alla misura degli interessi legali, fermo restando l’integrale pagamento dei contributi dovuti. Il servizio è rivolto, tra gli altri, ad artigiani e commercianti e agli iscritti alla Gestione Separata.
La riduzione fino agli interessi legali è automatica?
No. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 12155 del 30 aprile 2026, ha chiarito che gli interessi legali rappresentano la soglia massima della riduzione, non una misura che l’ente debba applicare automaticamente in ogni caso.
La valutazione può considerare, tra gli altri elementi, comportamento contributivo precedente, cause del ritardo, situazione patrimoniale, importo da recuperare e altri fattori indicati dalla disciplina. La massima è pubblicata nella banca dati INPS – Cassazione 12155/2026.
Chi può usare il servizio di riduzione?
Il servizio INPS è disponibile per categorie che comprendono artigiani e commercianti, lavoratori iscritti alla Gestione Separata, aziende e altri soggetti nelle condizioni previste dalla legge.
Non basta quindi avere un debito contributivo per ottenere la riduzione: bisogna rientrare in una delle fattispecie ammesse e presentare la documentazione utile alla valutazione.
Cosa succede se il debito arriva all’avviso di addebito?
Se il debito non viene regolarizzato, può essere recuperato con l’avviso di addebito INPS, che è un titolo immediatamente esecutivo. A quel punto la posizione entra nella fase di riscossione e i termini diventano particolarmente importanti.
Per pagamento, opposizione e annullamento consulta avviso di addebito INPS 2026.
Posso rateizzare contributi e sanzioni?
Nel 2026 la dilazione amministrativa INPS è stata riformata e può arrivare fino a 60 rate mensili nelle condizioni previste. La domanda riguarda contributi e accessori di legge in fase amministrativa e richiede il rispetto degli obblighi correnti durante il piano.
Per requisiti e differenza tra fase amministrativa e debito già affidato consulta rateizzare debiti INPS 2026.
Esempio: contributo pagato con 60 giorni di ritardo
Un professionista si accorge autonomamente di aver saltato un versamento e paga tutto 60 giorni dopo la scadenza, prima di qualsiasi contestazione INPS. Poiché il pagamento avviene entro 120 giorni e sono rispettate le altre condizioni del ravvedimento, la sanzione viene calcolata al solo TUR vigente per il periodo applicabile, senza la maggiorazione ordinaria di 5,5 punti.
Esempio: avviso bonario già ricevuto
Un commerciante riceve un avviso bonario INPS e decide di pagare dopo aver verificato che il debito è corretto. Non deve presumere di poter applicare il ravvedimento spontaneo dei 120 giorni come se nessuna richiesta fosse mai arrivata: la regolarizzazione va calcolata sulla fase effettiva della posizione e sugli importi indicati dall’Istituto.
Errori frequenti
- confondere omissione ed evasione contributiva;
- applicare il 2,40% anche dopo una contestazione INPS;
- pensare che basti pagare entro 120 giorni senza rispettare le altre condizioni;
- confondere sanzione civile e interesse di dilazione;
- usare una percentuale INPS vecchia senza controllare la decorrenza del nuovo TUR;
- ritenere automatica la riduzione fino agli interessi legali;
- aspettare l’avviso di addebito prima di regolarizzare;
- non verificare se la posizione rientra in omissione o evasione.
Checklist sanzioni INPS 2026
- scadenza originaria verificata;
- omissione o evasione correttamente individuata;
- tasso applicabile al periodo controllato;
- eventuale pagamento entro 120 giorni verificato;
- assenza o presenza di contestazioni INPS controllata;
- eventuale denuncia spontanea dell’evasione ricostruita;
- riduzione speciale valutata solo se spettante;
- rateizzazione tenuta distinta dalle sanzioni;
- pagamenti e comunicazioni conservati;
- posizione INPS ricontrollata dopo la regolarizzazione.