L’assegno di maternità dei Comuni 2026 può riguardare anche una madre con Partita IVA, ma non è una seconda indennità di maternità automatica. È una prestazione assistenziale concessa dal Comune e pagata dall’INPS, destinata alle madri prive di una tutela previdenziale di maternità oppure con una tutela di importo inferiore, nei limiti previsti.
Per gli eventi del 2026 l’importo pieno è pari a 413,10 euro per cinque mensilità, quindi 2.065,50 euro complessivi. L’ISEE richiesto non deve superare 20.668,26 euro. La domanda va presentata al Comune di residenza entro sei mesi dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.
Assegno maternità Comuni 2026: tabella rapida
| Elemento | Regola 2026 |
|---|---|
| Importo mensile pieno | 413,10 euro |
| Mensilità | 5 |
| Importo massimo complessivo | 2.065,50 euro |
| ISEE massimo | 20.668,26 euro |
| Domanda | Al Comune di residenza |
| Termine | Entro 6 mesi dall’evento |
| Pagamento | INPS |
| Partita IVA | Possibile, se ricorrono i requisiti |
| Altra maternità previdenziale | Può escludere l’assegno pieno o lasciare una quota differenziale |
Che cos’è l’assegno di maternità dei Comuni?
È una prestazione assistenziale prevista dall’articolo 74 del decreto legislativo 151/2001. Il Comune verifica i requisiti e concede il beneficio; il pagamento viene effettuato dall’INPS. Per distinguere un’altra prestazione con requisiti propri, consulta anche l’assegno di maternità dello Stato per chi ha Partita IVA.
Non va confuso con l’indennità di maternità per chi ha Partita IVA, che dipende invece dalla Gestione Separata, dalle Gestioni Artigiani e Commercianti o dalla Cassa professionale.
Una lavoratrice autonoma con Partita IVA può ottenerlo?
Può essere possibile. La Partita IVA non esclude da sola dall’assegno comunale. Il punto decisivo è verificare se la madre possiede già una copertura previdenziale di maternità e quale importo le spetta.
Una professionista in Gestione Separata, un’artigiana, una commerciante o una professionista con Cassa può infatti avere una propria indennità di maternità. In quel caso bisogna confrontare la prestazione previdenziale con l’assegno comunale e verificare se resta spazio per una quota differenziale.
Quando spetta l’assegno pieno?
L’assegno pieno riguarda, nei limiti della disciplina, le madri che non hanno una copertura previdenziale di maternità utile oppure che si trovano nelle condizioni previste dalla normativa assistenziale.
Non basta quindi avere un ISEE basso: devono essere rispettati anche i requisiti relativi alla copertura previdenziale e alla situazione personale della richiedente.
Cos’è la quota differenziale?
Se la madre ha diritto a un trattamento economico di maternità ma l’importo è inferiore all’assegno comunale spettante, può essere riconosciuta, nei casi previsti, la differenza tra i due importi.
Per esempio, se la prestazione previdenziale complessiva fosse pari a 1.500 euro e l’assegno comunale pieno 2026 fosse pari a 2.065,50 euro, la differenza teorica sarebbe 565,50 euro, fermo restando il controllo concreto del Comune su tutti i requisiti.
Quanto vale nel 2026?
Per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni senza affidamento avvenuti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, l’INPS ha fissato l’importo pieno a 413,10 euro mensili per cinque mensilità.
Il massimo complessivo è quindi di 2.065,50 euro. Se spetta soltanto una quota differenziale, l’importo effettivo è inferiore.
Qual è la soglia ISEE 2026?
Per gli eventi del 2026 l’ISEE deve essere non superiore a 20.668,26 euro.
Il fatturato della Partita IVA non va confrontato direttamente con questa soglia. Il requisito riguarda il valore ISEE del nucleo, che segue proprie regole di calcolo. Per approfondire consulta ISEE e Partita IVA 2026.
Chi può richiedere l’assegno?
La prestazione è rivolta alle madri residenti in Italia che rientrano nelle categorie di cittadinanza e soggiorno previste. Possono essere ammesse cittadine italiane, comunitarie e cittadine straniere in possesso di un titolo di soggiorno idoneo secondo la disciplina applicata dal Comune.
Per le cittadine extra UE è opportuno verificare presso il Comune quale permesso o titolo di soggiorno deve essere prodotto insieme alla domanda.
Quali eventi danno diritto alla prestazione?
- nascita del bambino;
- adozione;
- affidamento preadottivo nei casi previsti.
Per il 2026 gli importi aggiornati riguardano gli eventi verificatisi dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Entro quando va presentata la domanda?
La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro sei mesi dalla nascita del bambino oppure dall’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.
Il termine è importante: non bisogna attendere l’erogazione di altre prestazioni familiari prima di informarsi presso il Comune, soprattutto quando è necessario verificare una possibile quota differenziale.
La domanda si presenta all’INPS?
No. L’assegno di maternità di base è concesso dal Comune. La domanda va quindi presentata al Comune di residenza con la documentazione richiesta dall’ente locale.
Dopo la verifica dei requisiti e la concessione, il pagamento viene effettuato dall’INPS.
Quali documenti possono servire?
- documento di identità;
- attestazione ISEE valida;
- dati relativi alla nascita, adozione o affidamento;
- titolo di soggiorno quando richiesto;
- documentazione su eventuali trattamenti di maternità già riconosciuti;
- IBAN e altri dati richiesti dal Comune;
- eventuale documentazione aggiuntiva prevista dalla modulistica locale.
Regime forfettario e assegno di maternità comunale
Essere in regime forfettario non impedisce automaticamente l’accesso. Il regime fiscale della Partita IVA e la prestazione assistenziale sono piani diversi.
Il reddito prodotto dall’attività può però incidere sull’ISEE del nucleo, mentre l’eventuale iscrizione previdenziale collegata all’attività può determinare il diritto a una diversa indennità di maternità da confrontare con l’assegno comunale.
Assegno comunale e Bonus mamme sono la stessa cosa?
No. Il Bonus mamme 2026 è un’integrazione al reddito della madre lavoratrice con almeno due figli e un limite di reddito da lavoro. L’assegno di maternità dei Comuni è invece collegato all’evento di maternità e a una soglia ISEE molto più bassa.
Assegno comunale e Bonus nuovi nati sono la stessa cosa?
No. Il Bonus nuovi nati 2026 vale 1.000 euro una tantum e richiede un ISEE fino a 40.000 euro. L’assegno di maternità comunale ha importo, soglia ISEE, requisiti previdenziali e procedura differenti.
Esempio: professionista senza indennità previdenziale utile
Una madre con Partita IVA ha un ISEE pari a 16.000 euro e non dispone di una copertura previdenziale di maternità utile. Se possiede tutti gli altri requisiti, può verificare presso il Comune il diritto all’assegno pieno 2026 fino a 2.065,50 euro.
Esempio: lavoratrice autonoma con maternità più bassa
Una lavoratrice autonoma soddisfa la soglia ISEE e riceve un trattamento previdenziale di maternità inferiore all’assegno comunale pieno. In questo caso deve verificare con il Comune se ricorrono le condizioni per ottenere la quota differenziale.
Errori frequenti
- pensare che basti avere un ISEE sotto soglia;
- confondere assegno comunale e indennità previdenziale INPS;
- presentare la domanda all’INPS invece che al Comune;
- dimenticare il termine di sei mesi;
- non dichiarare un altro trattamento di maternità già percepito;
- credere che la Partita IVA escluda automaticamente dal beneficio;
- confrontare il fatturato con la soglia ISEE.
Checklist assegno maternità Comuni 2026
- verifica data della nascita, adozione o affidamento;
- calcola il termine di sei mesi;
- controlla l’ISEE rispetto a 20.668,26 euro;
- verifica residenza e titolo di soggiorno;
- ricostruisci eventuali indennità di maternità già spettanti;
- controlla se può esserci una quota differenziale;
- scarica la modulistica del Comune di residenza;
- presenta la domanda al Comune;
- conserva ricevuta e documentazione.