Il documento elettronico TD20 viene utilizzato in specifici casi di regolarizzazione quando il cliente non riceve la fattura dovuta dal fornitore oppure riceve un documento irregolare. Non è una normale fattura emessa a se stessi e non va usato al posto di TD16, TD17, TD18 o TD19.
Cos’è l’autofattura TD20?
TD20 è uno dei tipi documento previsti dalle specifiche della fatturazione elettronica. La sua funzione principale è permettere al cessionario o committente di regolarizzare determinate operazioni nelle quali il cedente o prestatore non ha emesso correttamente la fattura.
La Guida dell’Agenzia delle Entrate alla compilazione delle fatture elettroniche descrive le principali ipotesi di utilizzo del TD20.
Quando si usa TD20 per una fattura italiana non ricevuta?
Il documento può essere utilizzato nelle ipotesi di regolarizzazione previste quando il cliente soggetto passivo non riceve la fattura entro i termini stabiliti oppure riceve una fattura irregolare.
La regolarizzazione non consiste semplicemente nel creare una copia della fattura mancante: bisogna applicare la procedura prevista dalla normativa, trasmettere il documento corretto e assolvere l’eventuale imposta dovuta con le modalità previste.
Come si compila il TD20?
Nell’autofattura il blocco CedentePrestatore riporta i dati dell’effettivo fornitore, mentre il blocco CessionarioCommittente riporta i dati del soggetto che sta effettuando la regolarizzazione.
Imponibile, imposta o codice natura devono riflettere il trattamento corretto dell’operazione originaria. La compilazione dipende quindi dal motivo della regolarizzazione.
TD20 e reverse charge interno
Se l’operazione originaria era soggetta a reverse charge interno e il fornitore non ha emesso la fattura o l’ha emessa in modo irregolare, la guida dell’Agenzia prevede una sequenza specifica che può richiedere TD20 seguito da TD16.
Il TD20 descrive la regolarizzazione dell’operazione, mentre il TD16 integra l’imposta dovuta in reverse charge. Per il meccanismo generale consulta reverse charge IVA.
TD20 e acquisti dall’Unione Europea
Esistono anche ipotesi nelle quali il soggetto italiano non riceve nei termini la fattura relativa a un acquisto intracomunitario o a un servizio reso da un prestatore UE. In questi casi la regolarizzazione può prevedere TD20 e, a seguire, il documento necessario ad assolvere l’IVA: TD17, TD18 o TD19 secondo il tipo di operazione.
Non bisogna quindi usare TD20 come sostituto universale dei documenti per operazioni estere. Per il quadro generale consulta operazioni estere e SdI.
Qual è la differenza tra TD20 e TD16?
| Documento | Funzione |
|---|---|
| TD20 | Regolarizzazione di fattura omessa o irregolare in specifiche fattispecie |
| TD16 | Integrazione elettronica di reverse charge interno |
| TD17 | Integrazione/autofattura per acquisto di servizi dall’estero |
| TD18 | Integrazione acquisto intracomunitario di beni |
| TD19 | Integrazione/autofattura per determinati acquisti di beni da non residenti |
TD20 è una nota di credito?
No. La nota di credito serve a ridurre o stornare una fattura già emessa. TD20 serve invece a regolarizzare specifiche omissioni o irregolarità.
La guida dell’Agenzia prevede anche la possibilità di rettificare un TD20 già trasmesso mediante un nuovo TD20 con importi positivi o negativi secondo il tipo di errore da correggere.
Il TD20 passa attraverso SdI?
Sì. Il documento viene predisposto in formato elettronico e trasmesso attraverso il Sistema di Interscambio secondo le specifiche tecniche applicabili.
La trasmissione consente di documentare la regolarizzazione e rende il file disponibile nei sistemi dell’Agenzia secondo il relativo flusso.
TD20 e imposta di bollo
Se il documento presenta i presupposti per l’imposta di bollo, il trattamento deve essere verificato anche ai fini del bollo elettronico. L’Agenzia include infatti le autofatture TD20 rilevanti negli elenchi del bollo quando ricorrono le condizioni.
Cosa fare se il fornitore invia la fattura dopo la regolarizzazione?
Se la fattura arriva dopo che la regolarizzazione è già stata eseguita, non bisogna contabilizzare automaticamente due volte la stessa operazione. Occorre riconciliare il documento del fornitore con il TD20 e verificare gli effetti sui registri IVA e sulle eventuali rettifiche.
Per la gestione contabile consulta anche registri IVA.
Un forfettario può dover usare TD20?
Essere in regime forfettario non elimina automaticamente gli obblighi di regolarizzazione delle operazioni passive. Quando il forfettario è tenuto ad assolvere IVA su un acquisto o a regolarizzare un documento, deve verificare la procedura applicabile anche se non detrae normalmente l’IVA.
Checklist prima di inviare TD20
- verifica che esista una reale omissione o irregolarità da regolarizzare;
- individua la norma applicabile;
- controlla se serve soltanto TD20 o anche TD16/TD17/TD18/TD19;
- compila correttamente cedente e cessionario;
- indica imponibile, IVA o natura corretti;
- trasmetti tramite SdI nei termini previsti;
- registra l’operazione senza duplicazioni;
- conserva fattura originaria, TD20 e documentazione della regolarizzazione.