Un libero professionista con Partita IVA può acquistare buoni pasto per sé, ma il vantaggio fiscale dipende dal regime contabile. Nel 2026, per il professionista in regime ordinario o semplificato, la spesa segue in linea generale le regole delle somministrazioni di alimenti e bevande: deduzione al 75% entro il limite complessivo del 2% dei compensi.
Nel regime forfettario la situazione cambia: i buoni pasto possono essere acquistati e utilizzati, ma il costo non viene dedotto analiticamente dal reddito perché le spese sono già considerate attraverso il coefficiente di redditività.
Professionista che acquista buoni pasto per sé
L’articolo 54-septies del TUIR prevede che le spese per prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande siano deducibili nella misura del 75% e, comunque, entro il 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.
Il buono pasto acquistato dal professionista per finanziare i propri pasti non diventa quindi equivalente al ticket riconosciuto da un datore di lavoro a un dipendente. Il beneficio fiscale nasce come costo inerente dell’attività professionale e resta soggetto alle regole del lavoro autonomo.
Il limite del 2% non va applicato automaticamente a tutte le Partite IVA
Una delle semplificazioni più diffuse online è trattare nello stesso modo libero professionista e imprenditore individuale. Il limite del 2% richiamato dall’articolo 54-septies riguarda il reddito di lavoro autonomo professionale.
Per una ditta individuale occorre invece applicare le regole del reddito d’impresa e distinguere i buoni acquistati per il titolare da quelli riconosciuti ai dipendenti. Prima di calcolare il vantaggio fiscale bisogna quindi identificare correttamente la categoria reddituale.
Regime forfettario: il costo non si scarica
Il professionista o imprenditore in forfettario determina il reddito applicando ai ricavi o compensi il coefficiente previsto per la propria attività. Per questo il costo dei buoni pasto acquistati per sé non riduce analiticamente l’imponibile.
Comprare ticket restaurant può avere una funzione organizzativa o di gestione delle spese, ma non genera la deduzione del 75% tipica del professionista fuori dal forfettario. Vedi spese deducibili nel regime forfettario.
IVA sui buoni pasto del professionista
Per il professionista soggetto a IVA, la detrazione dell’imposta richiede inerenza e corretta documentazione della spesa. I fornitori di buoni pasto applicano normalmente l’IVA prevista per il servizio e rilasciano fattura.
Il forfettario, invece, non detrae normalmente l’IVA sugli acquisti. Anche questo riduce il vantaggio fiscale dei ticket rispetto a chi opera in un regime IVA ordinario.
Buoni pasto ai dipendenti: regole diverse
Quando una Partita IVA con dipendenti eroga buoni pasto al personale non si applica semplicemente la regola del professionista che acquista il ticket per il proprio pranzo. Entrano in gioco le disposizioni sul reddito di lavoro dipendente e sui costi del personale.
Dal 2026 la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici riconosciuti ai dipendenti è stata elevata a 10 euro giornalieri, mentre per i buoni cartacei resta una disciplina distinta. Questo limite riguarda il dipendente e non crea una deduzione di 10 euro al giorno per il professionista che compra ticket per sé.
Pagamenti tracciabili nel 2026
La disciplina delle spese di vitto e somministrazione è stata interessata dalle nuove regole sulla tracciabilità dei pagamenti. Per le spese sostenute nel territorio dello Stato la deducibilità richiede, nei casi previsti, l’uso di strumenti tracciabili.
Acquistare un pacchetto di buoni con fattura e pagamento bancario semplifica la prova documentale, ma non supera i limiti quantitativi previsti dal TUIR.
Esempio pratico
Un consulente in regime ordinario incassa 50.000 euro di compensi e acquista 1.200 euro di buoni pasto per il proprio utilizzo professionale. Il limite massimo collegato al 2% dei compensi è 1.000 euro; su questo perimetro si applica poi la percentuale di deducibilità prevista. Lo stesso consulente in forfettario non dedurrebbe analiticamente i 1.200 euro.
Checklist prima dell’acquisto
- verifica se sei professionista o impresa individuale;
- distingui uso personale professionale e buoni ai dipendenti;
- controlla regime ordinario o forfettario;
- richiedi fattura corretta;
- usa pagamenti tracciabili quando richiesto;
- non confondere le soglie di esenzione dei dipendenti con la deduzione del titolare.
Domande frequenti
Una Partita IVA può comprare buoni pasto per sé?
Sì. Il trattamento fiscale dipende però dalla categoria di reddito e dal regime applicato.
Nel forfettario si scaricano al 75%?
No. Nel forfettario i costi non vengono normalmente dedotti analiticamente.
Il limite del 2% vale per tutti?
No. È la regola prevista dall’articolo 54-septies per il reddito professionale; le imprese individuali richiedono una verifica distinta.
Fonte normativa: TUIR, articolo 54-septies.