Se nel 2026 scopri di non avere emesso una fattura che doveva essere emessa nel 2025, non conviene creare un documento “normale” come se l’operazione fosse avvenuta oggi. Devi prima ricostruire quando è sorto l’obbligo di fatturazione, se il compenso era già stato incassato, quale regime fiscale applicavi e se l’omissione ha alterato IVA, reddito, imposte o contributi.
La violazione può essere regolarizzata, ma sanzione e adempimenti cambiano in base al caso. Nel 2026 l’articolo 6 del D.Lgs. 471/1997 prevede le sanzioni per la mancata o tardiva documentazione delle operazioni IVA; il ravvedimento operoso può ridurre la sanzione quando ne ricorrono i requisiti.
Prima domanda: la fattura doveva davvero essere emessa l’anno scorso?
Per le prestazioni di servizi non basta guardare il giorno in cui hai terminato il lavoro. Ai fini IVA, in molti casi l’operazione si considera effettuata al momento del pagamento del corrispettivo, salvo fatturazione anticipata o regole speciali. Se nel 2025 hai soltanto concluso il lavoro ma non hai ancora ricevuto il compenso, potresti non essere nella stessa situazione di chi ha incassato e ha dimenticato la fattura.
Quindi ricostruisci contratto, data del pagamento, eventuale acconto, proforma, ricevute e movimenti bancari prima di decidere quale documento emettere.
Se hai incassato nel 2025 ma non hai emesso la fattura
Questo è il caso più delicato. Se il pagamento del 2025 faceva sorgere l’obbligo di fatturazione, l’emissione nel 2026 è tardiva. La fattura deve ricostruire correttamente l’operazione originaria e la trasmissione allo SdI avviene in ritardo: non bisogna spostare artificialmente l’incasso al 2026 per evitare il problema.
Il compenso può inoltre appartenere fiscalmente al 2025 per chi applica il principio di cassa. Se la dichiarazione relativa a quell’anno non è ancora stata presentata, dovrai includere correttamente il dato; se è già stata presentata, può essere necessaria una dichiarazione correttiva o integrativa.
Quanto tempo c’è normalmente per inviare la fattura elettronica?
Per la fattura immediata il termine ordinario di trasmissione è di 12 giorni dal momento di effettuazione dell’operazione. Superato quel termine la fattura può ancora essere trasmessa, ma l’invio è tardivo e occorre valutare la regolarizzazione della violazione.
Non è quindi corretto pensare che una fattura “dimenticata” diventi impossibile da emettere: va emessa e sanata, distinguendo però il documento fiscale dalla sanzione per il ritardo.
Sanzioni nel 2026 per fattura omessa o tardiva
Per operazioni imponibili IVA, l’articolo 6 del D.Lgs. 471/1997 prevede nel testo vigente una sanzione pari al 70% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato. Quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo, la sanzione è prevista nella misura da 250 a 2.000 euro.
Per operazioni non imponibili, esenti, non soggette o soggette a inversione contabile il comma 2 prevede una disciplina diversa, collegata ai corrispettivi non documentati o registrati. Per questo non bisogna applicare meccanicamente la stessa percentuale a un forfettario e a un contribuente ordinario con IVA.
Regime forfettario: cosa cambia
Il forfettario normalmente non addebita IVA, ma resta obbligato a emettere correttamente la fattura. Se ha incassato un compenso nel 2025 e lo ha omesso dalla fatturazione, deve considerare sia la violazione documentale sia l’effetto sul reddito forfettario dell’anno di incasso.
Il fatto che non ci sia IVA da versare non rende la violazione priva di conseguenze. Va inoltre controllata la soglia del regime, perché un compenso dimenticato può modificare i ricavi o compensi complessivi dell’anno. Per il principio di cassa vedi principio di cassa del professionista.
Come funziona il ravvedimento operoso
Il ravvedimento consente di regolarizzare spontaneamente molte violazioni pagando la sanzione ridotta secondo il tempo trascorso e versando, quando dovuti, tributo e interessi. La riduzione concreta dipende da quando correggi l’errore e dall’assenza di cause che impediscono il ravvedimento.
La sequenza pratica è: emettere o correggere il documento, ricostruire l’eventuale IVA o imposta non versata, calcolare la sanzione applicabile, applicare la riduzione del ravvedimento e verificare gli effetti sulla dichiarazione dei redditi.
Se la dichiarazione dei redditi è già stata inviata
Se il compenso dimenticato apparteneva fiscalmente a un anno già dichiarato, potrebbe essere necessario presentare una dichiarazione correttiva o integrativa e versare la maggiore imposta con sanzioni e interessi. L’Agenzia delle Entrate ricorda che una dichiarazione integrativa che comporta un maggior debito richiede anche il pagamento dell’imposta dovuta, degli interessi e della sanzione ridotta mediante ravvedimento. Per i casi in cui occorre modificare il modello già trasmesso, vedi dichiarazione correttiva o integrativa della Partita IVA.
Se invece la dichiarazione relativa all’anno interessato non è ancora scaduta, puoi includere correttamente il compenso nel modello originario, fermo restando il ravvedimento della fatturazione tardiva.
Esempio: forfettario incassa a dicembre 2025 e si accorge nel 2026
Un professionista forfettario riceve 1.500 euro il 20 dicembre 2025 ma dimentica di emettere la fattura. Se l’incasso ha fatto sorgere l’obbligo, nel 2026 deve emettere tardivamente il documento, sanare la violazione e attribuire il compenso al 2025, non al 2026. Dovrà inoltre verificare che i 1.500 euro siano compresi nei compensi utilizzati per la dichiarazione e per le soglie del regime.
Esempio: lavoro concluso nel 2025 ma ancora non pagato
Un consulente conclude l’attività a dicembre 2025, invia una proforma e viene pagato nel febbraio 2026. Se per quella prestazione il momento rilevante è il pagamento e non è stata emessa anticipatamente una fattura, non siamo davanti allo stesso errore del compenso incassato e mai fatturato. La fattura viene gestita in relazione al pagamento del 2026.
Per questo è sbagliato correggere una “fattura dimenticata” senza prima distinguere lavoro svolto, fattura emessa e compenso incassato.
Checklist per regolarizzare senza creare altri errori
- individua la data di effettuazione dell’operazione;
- verifica quando hai incassato;
- controlla se esiste una proforma o una fattura già emessa;
- emetti il documento fiscale corretto senza inventare date;
- calcola la sanzione applicabile e il ravvedimento;
- verifica IVA, reddito e contributi dell’anno corretto;
- controlla se devi correggere la dichiarazione;
- conserva tutta la documentazione della regolarizzazione.
Se invece il problema è una fattura inviata allo SdI ma scartata, la procedura è diversa: consulta fattura elettronica scartata dallo SdI.
Domande frequenti
Posso emettere oggi una fattura che dovevo fare l’anno scorso?
Puoi regolarizzare l’omissione, ma la trasmissione sarà tardiva e devi ricostruire correttamente l’operazione originaria, le sanzioni e gli effetti fiscali.
Se sono forfettario non rischio sanzioni perché non applico IVA?
No. Anche il forfettario ha obblighi di fatturazione e l’omissione può incidere sul reddito e sulle soglie del regime.
Se il cliente non aveva ancora pagato nel 2025 era comunque obbligatoria la fattura?
Non sempre. Per molte prestazioni di servizi il momento rilevante è il pagamento, salvo fatturazione anticipata o regole speciali. Va verificato il caso concreto.