L’IVA per cassa, o cash accounting, permette a imprese e professionisti con volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro di rinviare il versamento dell’IVA sulle operazioni interessate fino al momento in cui incassano il corrispettivo. Il rinvio ha però una contropartita: anche la detrazione dell’IVA sugli acquisti viene normalmente posticipata fino al pagamento del fornitore.
Cos’è l’IVA per cassa?
Il regime è disciplinato dall’articolo 32-bis del DL 83/2012. L’Agenzia delle Entrate lo ha illustrato nella Circolare n. 44/E del 26 novembre 2012.
Nel regime ordinario l’IVA diventa esigibile secondo le regole generali dell’effettuazione dell’operazione. Con il cash accounting, invece, per le operazioni ammesse l’esigibilità viene differita fino all’incasso del corrispettivo.
Chi può scegliere il cash accounting?
Possono optare per il regime soggetti che esercitano impresa, arti o professioni e che nell’anno precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro. In caso di inizio attività, rileva il volume d’affari che si prevede di realizzare nell’anno.
La soglia considera il volume d’affari complessivo, comprese le operazioni che non beneficiano materialmente del differimento.
L’IVA si versa soltanto quando il cliente paga?
Per le operazioni che rientrano nel regime, l’IVA diventa esigibile quando viene pagato il corrispettivo. Se il cliente paga solo una parte, l’esigibilità segue l’importo effettivamente incassato.
Esiste però un limite temporale: in linea generale l’imposta diventa comunque esigibile dopo un anno dall’effettuazione dell’operazione, salvo le eccezioni previste, ad esempio in relazione a specifiche procedure concorsuali.
Quando si detrae l’IVA sugli acquisti?
Il regime opera in modo simmetrico. Chi utilizza il cash accounting rinvia normalmente anche il diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti fino al momento in cui paga il proprio fornitore.
Questa caratteristica è essenziale nella valutazione della convenienza: rinviare l’IVA a debito può aiutare la liquidità quando i clienti pagano tardi, ma rinviare l’IVA detraibile può avere l’effetto opposto sugli acquisti non ancora saldati.
L’IVA per cassa si applica alle vendite ai privati?
Il regime riguarda le operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione. Le operazioni verso consumatori privati non seguono quindi il cash accounting nello stesso modo.
Quali operazioni sono escluse?
Non tutte le operazioni IVA possono beneficiare del differimento. Sono escluse, tra le altre, le operazioni effettuate nell’ambito di regimi IVA speciali e quelle nelle quali il cedente o prestatore non è debitore dell’imposta per effetto del reverse charge.
Per l’inversione contabile consulta la guida sul reverse charge IVA.
Come si esercita l’opzione?
Il cash accounting è un regime opzionale. La scelta viene esercitata secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate e comporta l’applicazione del regime alle operazioni rientranti nella disciplina, non soltanto a singole fatture scelte di volta in volta.
Prima di esercitare l’opzione è quindi necessario verificare volume d’affari, tipo di clientela, tempi medi di incasso e tempi medi di pagamento dei fornitori.
Cosa bisogna indicare in fattura?
Le fatture emesse nell’ambito del regime devono essere gestite in modo coerente con l’opzione e con le indicazioni previste dalla disciplina dell’IVA per cassa. Il software contabile deve consentire di distinguere le operazioni per le quali l’imposta non è ancora divenuta esigibile.
La fattura elettronica non cambia il principio sostanziale: è necessario poter collegare documento, data dell’incasso e relativa liquidazione IVA. Consulta anche liquidazione IVA mensile o trimestrale.
Cosa succede se si superano 2 milioni di euro?
Il superamento del limite comporta la cessazione del regime dal mese o trimestre successivo a quello in cui la soglia viene superata. Nella liquidazione dell’ultimo periodo di applicazione devono essere gestite le imposte ancora sospese secondo le regole previste.
IVA per cassa e regime forfettario
Il cash accounting non è il meccanismo utilizzato dal contribuente in regime forfettario. Il forfettario non addebita normalmente l’IVA sulle operazioni attive e segue regole proprie per determinare il reddito imponibile.
Non bisogna quindi confondere il principio di cassa del reddito, rilevante anche per i compensi del forfettario, con il regime opzionale di IVA per cassa. Per il primo consulta fattura non incassata nel forfettario.
Esempio pratico
Un professionista in regime IVA ordinario e cash accounting emette a gennaio una fattura imponibile di 5.000 euro più IVA 22%, che il cliente paga a maggio. Se l’operazione rientra nel regime, l’IVA a debito relativa a quella fattura diventa esigibile al momento dell’incasso di maggio, non semplicemente alla data di emissione del documento.
Se nello stesso periodo il professionista ha una fattura di acquisto non ancora pagata, anche la detrazione dell’IVA relativa a quell’acquisto può rimanere sospesa fino al pagamento.
Quando può essere conveniente?
- quando i clienti professionali pagano con tempi lunghi;
- quando l’IVA a debito sulle fatture non incassate pesa sulla liquidità;
- quando i fornitori vengono invece pagati in tempi relativamente brevi;
- quando il volume d’affari resta stabilmente entro 2 milioni di euro.
Può essere meno conveniente quando gli acquisti sono consistenti e vengono pagati tardi, perché il diritto alla detrazione viene a sua volta rinviato.
Checklist prima di scegliere l’IVA per cassa
- controlla il volume d’affari;
- verifica che i clienti siano prevalentemente imprese o professionisti;
- misura i tempi medi di incasso;
- misura i tempi medi di pagamento dei fornitori;
- individua le operazioni escluse;
- verifica gli effetti sulla detrazione;
- configura correttamente fatture e registri;
- controlla il limite temporale di un anno per l’esigibilità.