Nel regime forfettario una fattura emessa ma non ancora incassata non entra, in linea generale, nei componenti positivi di reddito dell’anno soltanto perché è stata emessa. Il regime applica infatti il principio di cassa: per determinare il reddito imponibile contano i ricavi o compensi percepiti nel periodo d’imposta.
La distinzione tra data della fattura e data dell’incasso è importante anche per verificare correttamente il limite del regime, compilare il quadro LM e non pagare imposte su somme che non sono state ancora riscosse.
Nel forfettario conta la fattura o l’incasso?
La Legge 190/2014 stabilisce al comma 64 che il reddito imponibile del forfettario si determina applicando il coefficiente di redditività all’ammontare dei ricavi o compensi percepiti. L’Agenzia delle Entrate descrive espressamente questa regola come principio di cassa.
Il riferimento normativo è la Legge 190/2014, commi 54 e 64.
Cosa succede se emetto la fattura a dicembre e il cliente paga a gennaio?
Supponiamo che un contribuente forfettario emetta il 20 dicembre 2026 una fattura da 3.000 euro e che il cliente la paghi il 15 gennaio 2027. In applicazione del principio di cassa, il componente positivo viene attribuito al periodo in cui avviene l’incasso, quindi al 2027.
La fattura resta naturalmente un documento emesso nel 2026 e deve essere conservata e gestita correttamente; ciò che cambia è il momento nel quale l’importo concorre alla determinazione forfettaria del reddito.
L’Agenzia delle Entrate conferma questa regola?
Sì. Nelle istruzioni della dichiarazione precompilata relative al quadro LM, l’Agenzia precisa che ai regimi di vantaggio e forfettario si applica il principio di cassa. Se una fattura è stata emessa in un anno ma incassata in quello successivo, il contribuente deve correggere i dati precompilati includendo le fatture di anni precedenti incassate nell’anno ed escludendo le fatture emesse nell’anno che non risultano incassate.
La spiegazione ufficiale è disponibile nella pagina Agenzia delle Entrate – Quadro LM.
Una fattura non incassata conta per il limite di 85.000 euro?
Il limite di accesso e permanenza nel regime deve essere verificato applicando correttamente le regole previste per ricavi e compensi del contribuente. La legge distingue tra ricavi conseguiti e compensi percepiti al comma 54 e utilizza, per la determinazione del reddito forfettario, i ricavi o compensi percepiti al comma 64.
Nella gestione pratica del regime è quindi essenziale non confondere il totale delle fatture emesse con il dato fiscalmente rilevante determinato secondo le regole di cassa applicabili. L’Agenzia, nella precompilata del quadro LM, richiede espressamente di rettificare le fatture non incassate.
Per le soglie del regime consulta limite di 85.000 e 100.000 euro nel forfettario.
E se il cliente paga solo una parte della fattura?
Se una fattura di 5.000 euro viene pagata per 2.000 euro nell’anno e per i restanti 3.000 euro nell’anno successivo, bisogna tenere traccia dei pagamenti effettivamente ricevuti. Il principio di cassa attribuisce rilevanza alle somme percepite nel rispettivo periodo.
È quindi importante disporre di una riconciliazione affidabile tra fatture, estratti conto, ricevute di pagamento e contabilità fiscale.
Come si considera un acconto ricevuto prima del saldo?
Un acconto effettivamente incassato rappresenta una somma percepita e deve essere gestito nel periodo in cui viene ricevuto secondo la natura dell’operazione. La fatturazione dell’acconto segue inoltre le proprie regole documentali.
Per un esempio completo consulta fattura di acconto e saldo.
Cosa succede con un pagamento tramite carta o POS?
Il principio di cassa richiede di individuare quando il corrispettivo viene effettivamente percepito. Nei pagamenti elettronici può esserci una differenza temporale tra il momento in cui il cliente effettua l’operazione e quello in cui l’importo viene accreditato. Per classificare correttamente l’incasso bisogna verificare il flusso del pagamento e la documentazione disponibile.
Per gli obblighi di accettazione dei pagamenti elettronici consulta POS obbligatorio e Partita IVA.
Come si gestisce una fattura che il cliente non pagherà mai?
Se la fattura rimane definitivamente insoluta, non bisogna inventare un incasso che non è avvenuto. Occorre però distinguere il profilo della determinazione del reddito dalla gestione civilistica e commerciale del credito, comprese eventuali azioni di recupero.
Nel forfettario i normali costi e le perdite su crediti non vengono dedotti analiticamente come nel regime ordinario: il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai componenti positivi rilevanti.
La fattura non pagata deve essere annullata?
No. Il mancato pagamento, da solo, non rende falsa o inesistente una fattura che documenta un’operazione realmente effettuata. Non bisogna emettere automaticamente una nota di credito soltanto perché il cliente non ha pagato.
Una nota di credito può essere emessa quando ricorrono i presupposti previsti dalla disciplina IVA o quando occorre rettificare realmente l’operazione. Per il caso del forfettario consulta nota di credito nel regime forfettario.
Cosa succede nella dichiarazione precompilata se l’Agenzia presume che la fattura sia stata incassata?
L’Agenzia chiarisce che, non potendo conoscere sempre la data effettiva di pagamento, nella precompilazione può adottare la presunzione che il pagamento coincida con la data della fattura o del corrispettivo. Il contribuente deve quindi correggere il quadro LM quando questa presunzione non corrisponde alla realtà.
Non bisogna accettare automaticamente il dato precompilato se le fatture risultano ancora insolute o se sono stati incassati documenti di anni precedenti.
Quali prove dell’incasso conviene conservare?
Per ricostruire correttamente il principio di cassa è utile conservare e riconciliare:
- estratti conto bancari;
- movimenti del conto dedicato o utilizzato per l’attività;
- ricevute di bonifico;
- movimenti POS e carte;
- ricevute delle piattaforme di pagamento;
- eventuali quietanze;
- documentazione degli incassi in contanti nei limiti consentiti;
- fatture e note di credito collegate.
Per la gestione bancaria consulta conto corrente e Partita IVA.
Esempio: fatture emesse e incassi in anni diversi
| Documento | Emissione | Incasso | Anno di rilevanza per cassa |
|---|---|---|---|
| Fattura A | 10/12/2026 | 20/12/2026 | 2026 |
| Fattura B | 20/12/2026 | 15/01/2027 | 2027 |
| Fattura C | 2025 | 05/02/2026 | 2026 |
Il prospetto mostra perché il semplice totale delle fatture emesse nell’anno non coincide necessariamente con l’importo rilevante secondo il principio di cassa.
Checklist di fine anno per il forfettario
- elenca tutte le fatture emesse nell’anno;
- individua quelle effettivamente incassate;
- verifica eventuali incassi parziali;
- aggiungi fatture di anni precedenti incassate nell’anno;
- escludi le fatture ancora non incassate secondo le regole applicabili;
- riconcilia i dati con banca, POS e piattaforme;
- controlla il limite del regime;
- verifica il quadro LM prima dell’invio della dichiarazione.
Domande frequenti
Pago le tasse su una fattura forfettaria che il cliente non mi ha ancora pagato?
Il regime applica il principio di cassa: per determinare il reddito contano i ricavi o compensi percepiti secondo le regole applicabili, non il semplice fatto che una fattura sia stata emessa.
Se incasso nel 2027 una fattura del 2026 dove la dichiaro?
In applicazione del principio di cassa, l’incasso viene attribuito al periodo in cui viene percepito. L’Agenzia indica espressamente di includere nel quadro LM le fatture di anni precedenti incassate nell’anno.
Devo annullare una fattura insoluta?
No. Il mancato pagamento non costituisce da solo un motivo per annullare una fattura relativa a un’operazione reale.