La Partita IVA per un cartomante serve quando l’attività di consulti viene svolta in modo abituale e organizzato. La scelta dell’inquadramento deve partire dall’attività realmente offerta: consulti di cartomanzia, servizi telefonici o online, appuntamenti individuali e altri servizi alla persona.
Con ATECO 2025 il codice 96.99.99 è denominato “Tutte le altre attività varie di servizi alla persona n.c.a.” e include espressamente attività di astrologi e spiritisti. La cartomanzia non è nominata nella descrizione ISTAT: per questo il codice va verificato sulla prestazione concreta e non presentato come una classificazione automatica. citeturn9search0turn9search1
Partita IVA cartomante: risposta rapida
- se i consulti sono abituali e organizzati, va verificata l’apertura della Partita IVA;
- non esiste una soglia generale di 5.000 euro che renda automaticamente occasionale l’attività;
- il codice ATECO deve descrivere il servizio effettivo;
- 96.99.99 è il codice residuale di servizi alla persona nel quale alcuni competitor inquadrano la cartomanzia;
- per un professionista senza Cassa può essere rilevante la Gestione Separata INPS;
- il forfettario è possibile solo se sono rispettati i requisiti;
- consultare i clienti online non cambia da solo l’inquadramento fiscale.
Quando un cartomante deve aprire la Partita IVA?
Il criterio principale è l’abitualità. Se offri consulti ogni settimana, hai un listino, promuovi stabilmente il servizio, ricevi prenotazioni ricorrenti o utilizzi una piattaforma per acquisire clienti, l’attività presenta caratteristiche organizzate che devono essere valutate ai fini IVA.
Il numero di consulti o l’importo incassato non possono essere utilizzati da soli come soglia universale.
Si può fare il cartomante senza Partita IVA?
Una prestazione realmente occasionale può avere un trattamento diverso da un’attività professionale abituale. Il punto decisivo è la natura concreta dell’attività.
Se l’attività viene svolta con continuità e viene proposta stabilmente al mercato, non è corretto considerarla occasionale soltanto perché i primi incassi sono bassi.
I 5.000 euro sono il limite per il cartomante?
No. Il riferimento ai 5.000 euro viene spesso associato al lavoro autonomo occasionale perché rileva per la contribuzione INPS in determinate situazioni. Non è però una soglia generale che consente di svolgere un’attività abituale senza Partita IVA.
Quale codice ATECO usa un cartomante?
Il codice utilizzato da alcuni competitor per la cartomanzia è 96.99.99. La denominazione ufficiale ATECO 2025 è “Tutte le altre attività varie di servizi alla persona n.c.a.” e nelle note ISTAT sono incluse, tra le altre, le attività di astrologi e spiritisti.
Poiché la parola “cartomante” non compare nella descrizione ufficiale, la scelta deve essere verificata in base al servizio effettivamente prestato. Questa cautela è importante soprattutto se insieme ai consulti vengono venduti corsi, prodotti, contenuti o altri servizi.
Cartomante e cartomanzia online: cambia qualcosa?
No, la modalità di erogazione non cambia automaticamente la natura fiscale dell’attività. Un consulto svolto in presenza, per telefono o in videochiamata resta da inquadrare in base al servizio effettivamente offerto e alla sua abitualità.
Cartomante e social network
Instagram, TikTok, Facebook, YouTube o un sito personale sono soltanto canali di acquisizione dei clienti. La presenza di un profilo social non determina da sola l’obbligo di Partita IVA, così come non lo esclude.
Se invece utilizzi stabilmente i social per promuovere e vendere consulti, questo è uno degli elementi che può dimostrare l’organizzazione dell’attività.
Quale previdenza paga un cartomante?
Il cartomante non appartiene a una Cassa professionale ordinistica specifica. Per un’attività esercitata come libero professionista può quindi essere rilevante la Gestione Separata INPS, con contribuzione calcolata secondo le aliquote annualmente stabilite dall’INPS.
La posizione previdenziale va comunque verificata sulla situazione concreta, soprattutto se esiste contemporaneamente un lavoro dipendente o un’altra forma di previdenza.
Il cartomante paga contributi INPS fissi?
Se l’attività viene inquadrata nella Gestione Separata come professionista senza Cassa, il meccanismo è diverso da quello di Artigiani e Commercianti: non esiste lo stesso minimale contributivo fisso annuale.
Quale regime fiscale può scegliere un cartomante?
Il regime forfettario può essere valutato quando sono rispettati i requisiti di legge e non ricorrono cause di esclusione.
La scelta deve considerare ricavi, eventuali altri redditi, contributi previdenziali, costi reali e modalità con cui vengono acquisiti i clienti.
Per il quadro generale consulta requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del cartomante?
Il coefficiente dipende dal codice ATECO utilizzato. Per questo non bisogna fissare prima una percentuale e poi scegliere il codice per farla coincidere.
La sequenza corretta è: attività reale → codice ATECO → coefficiente di redditività → calcolo del reddito forfettario.
Quanto paga di tasse un cartomante?
Non esiste un importo uguale per tutti. Nel forfettario il calcolo dipende dai compensi incassati, dal coefficiente di redditività, dai contributi previdenziali deducibili e dall’aliquota dell’imposta sostitutiva.
Per una simulazione generale puoi utilizzare calcolo tasse Partita IVA.
Il cartomante può applicare il 5%?
Il 5% non è automatico per chi apre una nuova Partita IVA. L’aliquota ridotta è prevista solo quando sono rispettate tutte le condizioni richieste per le nuove attività.
Cartomante e fatturazione elettronica
Il cartomante titolare di Partita IVA deve verificare gli obblighi di fatturazione elettronica applicabili al proprio regime e alle operazioni effettuate.
La fattura deve descrivere correttamente il servizio reso e non deve attribuire alla prestazione caratteristiche sanitarie o professionali che non possiede.
Per la gestione generale consulta fattura elettronica Partita IVA.
Cartomante e consulti telefonici
Il consulto telefonico non crea una categoria fiscale autonoma. Se il servizio viene offerto con continuità, attraverso un numero dedicato, prenotazioni, piattaforme o campagne pubblicitarie, l’attività va valutata come attività abituale.
È utile conservare la documentazione degli incassi, delle commissioni delle piattaforme e dei servizi effettivamente venduti.
Cartomante e piattaforme di prenotazione
Se una piattaforma incassa dal cliente e successivamente riversa il saldo, bisogna distinguere il compenso lordo dalle commissioni trattenute e verificare la documentazione disponibile. Il pagamento ricevuto sul conto non deve essere automaticamente considerato l’unico dato utile per la determinazione fiscale.
Come descrivere correttamente il servizio
Il sito, i preventivi e le fatture dovrebbero descrivere il servizio realmente offerto. La cartomanzia non deve essere presentata come diagnosi, terapia o prestazione sanitaria. Se vengono venduti anche corsi, contenuti digitali o altri servizi, è opportuno tenerli distinti ai fini dell’inquadramento.
Come organizzare i prezzi dei consulti
Il prezzo del consulto dovrebbe essere definito considerando durata, modalità di erogazione, commissioni della piattaforma, eventuali costi di prenotazione e tempo dedicato alla gestione del cliente. Se vengono proposti pacchetti o abbonamenti, è utile stabilire con chiarezza durata, numero di consulti e condizioni di utilizzo.
Conservare la documentazione degli incassi
Per un’attività svolta anche online è importante conservare fatture, ricevute, report delle piattaforme, estratti conto e documentazione delle commissioni. Una ricostruzione ordinata degli incassi rende più semplice la gestione fiscale e permette di distinguere i compensi effettivi dalle somme trattenute dai servizi di pagamento.
Cartomante e pagamenti online
Se i consulti vengono venduti online, bisogna organizzare correttamente pagamenti, ricevute, fatture e documentazione degli incassi. L’utilizzo di PayPal, Stripe, bonifico o altre piattaforme non modifica di per sé il trattamento fiscale.
Cartomante e clienti esteri
Se il cliente si trova fuori dall’Italia bisogna verificare la disciplina IVA in base al tipo di servizio, alla natura B2B o B2C e al Paese del cliente.
Per attività online rivolte all’estero non è quindi sufficiente applicare automaticamente la regola utilizzata per i clienti italiani.
Cartomante e attività secondarie
Se oltre ai consulti vengono venduti corsi, ebook, prodotti, abbonamenti o altri servizi, bisogna verificare se si tratta della stessa attività o di attività economicamente distinte.
In alcuni casi può essere necessario aggiungere un codice ATECO secondario e verificare gli effetti fiscali e previdenziali.
Quanto costa aprire la Partita IVA da cartomante?
L’apertura come libero professionista non ha un costo unico. Bisogna distinguere eventuale assistenza professionale, strumenti di fatturazione, commercialista, sito e piattaforme di prenotazione, promozione, contributi previdenziali e imposte.
Quanto costa mantenere la Partita IVA da cartomante?
Il costo annuale dipende soprattutto dai compensi, dai contributi INPS, dal regime fiscale e dai costi commerciali dell’attività. Non è quindi corretto utilizzare una cifra fissa valida per tutti i cartomanti.
Come aprire la Partita IVA da cartomante?
- definisci esattamente il servizio offerto;
- verifica l’abitualità dell’attività;
- individua il codice ATECO coerente;
- verifica la Gestione Separata INPS;
- controlla requisiti e cause di esclusione del forfettario;
- presenta la dichiarazione di inizio attività;
- organizza fatturazione e conservazione dei documenti;
- verifica eventuali attività secondarie e clienti esteri.
Errori frequenti del cartomante
- pensare che sotto 5.000 euro non serva mai la Partita IVA;
- confondere prestazione occasionale e attività abituale;
- scegliere il codice ATECO prima di definire il servizio;
- considerare automaticamente applicabile il forfettario;
- ignorare la previdenza;
- non distinguere consulti da corsi o prodotti digitali;
- non verificare le regole per clienti esteri.
Checklist prima di aprire
- servizio offerto;
- abitualità;
- codice ATECO;
- previdenza;
- regime fiscale;
- coefficiente;
- fatturazione;
- pagamenti;
- clienti esteri;
- eventuali attività secondarie.
Domande frequenti sulla Partita IVA cartomante
Quale codice ATECO usa un cartomante?
Il riferimento utilizzato da alcuni operatori è 96.99.99, ma la denominazione ufficiale ATECO 2025 è residuale e non cita espressamente la cartomanzia: la scelta va verificata sulla prestazione concreta.
Posso fare il cartomante senza Partita IVA?
Solo quando l’attività è realmente occasionale. Un’attività abituale e organizzata richiede una verifica dell’apertura della Partita IVA.
I 5.000 euro sono il limite?
No. Non sono una soglia generale per l’obbligo di Partita IVA.
Il cartomante può usare il forfettario?
Sì, se possiede tutti i requisiti e non ricorrono cause di esclusione.
Posso fare consulti online?
Sì. La modalità online non cambia automaticamente l’inquadramento fiscale.