Il regime ordinario nel 2026 può convenire più del forfettario quando i costi reali sono elevati, fai investimenti con molta IVA, hai personale o collaboratori, disponi di detrazioni IRPEF importanti oppure il coefficiente di redditività presume un margine molto più alto di quello che realizzi davvero. In altri casi non è una scelta: diventa obbligatorio quando non possiedi i requisiti del forfettario o ne superi le soglie.
Il confronto corretto non è “15% contro 23%-33%-43%”. Nel forfettario il reddito è determinato applicando un coefficiente ai ricavi; nell’ordinario contano i costi fiscalmente ammessi, l’IVA sugli acquisti, l’IRPEF progressiva, le addizionali, le detrazioni, i contributi e i maggiori costi amministrativi.
La prima domanda: quanto sono davvero i tuoi costi?
Ogni coefficiente forfettario incorpora una quota implicita di costi. Con coefficiente 78%, il regime considera reddito il 78% degli incassi e presume quindi costi pari al 22%. Con coefficiente 67% la quota implicita di costi è 33%; con coefficiente 40% arriva al 60%.
Se i costi reali sono molto inferiori alla quota implicita, il forfettario tende a essere favorito. Se sono molto superiori, l’ordinario merita una simulazione completa. Non basta però superare quella percentuale di pochi punti: vanno aggiunti IRPEF, IVA, previdenza e detrazioni.
Esempio: 50.000 euro e coefficiente 78%
Con 50.000 euro di incassi e coefficiente 78%, il reddito forfettario prima dei contributi è 39.000 euro: il regime presume 11.000 euro di costi.
| Costi reali | Margine prima dei contributi | Lettura |
|---|---|---|
| 5.000 € | 45.000 € | Il forfettario presume più costi di quelli reali: segnale favorevole |
| 11.000 € | 39.000 € | Costi reali vicini alla quota implicita del coefficiente |
| 20.000 € | 30.000 € | L’ordinario riconosce una base molto più bassa: va simulato seriamente |
Questa tabella non decide da sola il regime migliore: mostra dove nasce il confronto. Per arrivare al netto devi aggiungere contributi, IRPEF, imposta sostitutiva, addizionali, detrazioni e costi di gestione.
Investimenti importanti: l’IVA può cambiare la convenienza
Il forfettario non detrae l’IVA sugli acquisti. Se compri attrezzature per 20.000 euro più IVA al 22%, i 4.400 euro di IVA diventano normalmente parte del costo economico. In ordinario, se l’acquisto è inerente e l’IVA è interamente detraibile, quella somma può essere recuperata attraverso il meccanismo IVA.
Macchinari, arredi, hardware, software, consulenze e campagne pubblicitarie possono quindi spostare il confronto soprattutto negli anni con investimenti elevati. Occorre considerare anche eventuali limiti di deducibilità o detraibilità della singola spesa.
Personale e collaboratori: il forfettario può diventare stretto
Il forfettario prevede nel 2026 il limite di 20.000 euro lordi per determinate spese di lavoro previsto dalla Legge 190/2014. Oltre al requisito formale, c’è una questione economica: il costo di dipendenti e collaboratori non riduce analiticamente il reddito forfettario.
Un’attività che cresce grazie a personale, subappalti o collaborazioni continuative può quindi avere un margine reale molto più basso di quello presunto dal coefficiente.
Clienti B2B o privati: l’effetto IVA sul prezzo
Se lavori soprattutto con aziende che possono detrarre l’IVA, aggiungerla in fattura è spesso meno penalizzante sul piano commerciale. Se vendi a consumatori finali, invece, l’IVA può aumentare il prezzo finale oppure ridurre il tuo margine se decidi di mantenere invariato il prezzo al pubblico.
Per questo la stessa struttura di costi può portare a decisioni diverse in un consulente B2B e in un’attività B2C.
IRPEF 2026: progressiva, non un’aliquota unica
Nel regime ordinario della persona fisica il reddito confluisce nell’IRPEF. Nel 2026 gli scaglioni sono 23% fino a 28.000 euro, 33% sulla parte oltre 28.000 e fino a 50.000 euro e 43% sulla quota oltre 50.000 euro, secondo l’articolo 11 del TUIR.
Il 43% non si applica a tutto il reddito quando superi 50.000 euro. Si applicano inoltre addizionali regionali e comunali e possono incidere detrazioni personali e familiari.
Detrazioni IRPEF: quando diventano un vantaggio dell’ordinario
L’imposta sostitutiva del forfettario non è IRPEF. Se non possiedi altri redditi IRPEF capienti, spese sanitarie, interessi sul mutuo e altre detrazioni non possono abbattere l’imposta sostitutiva come farebbero con l’IRPEF ordinaria.
Questo elemento può essere importante per chi ha detrazioni consistenti. Non significa che l’ordinario convenga automaticamente: bisogna quantificare la detrazione effettivamente utilizzabile, considerando eventuali limiti e la capienza d’imposta.
Quando l’ordinario è obbligatorio: 85.000 e 100.000 euro
Se superi 85.000 euro di ricavi o compensi ma non 100.000 euro, il forfettario cessa normalmente dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, l’uscita opera nello stesso anno e l’IVA diventa dovuta dall’operazione che comporta il superamento, secondo la disciplina vigente.
In questi casi non stai scegliendo volontariamente l’ordinario. Per il passaggio operativo consulta uscita dal forfettario e passaggio all’ordinario.
Semplificata e ordinaria contabile non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune si parla spesso di “regime ordinario” per indicare tutto ciò che non è forfettario. Per le imprese individuali, però, devi distinguere il regime fiscale IRPEF dalla tenuta della contabilità semplificata o ordinaria. I limiti della semplificata sono una questione distinta dalle soglie del forfettario.
Una ditta può quindi essere fuori dal forfettario e restare in contabilità semplificata se ne possiede i requisiti. Questo evita di sovrastimare automaticamente burocrazia e costi del passaggio.
Saldo e acconti: attenzione al primo anno di ordinario
La convenienza economica va distinta dalla liquidità. Saldo e acconti possono concentrare pagamenti importanti nello stesso periodo; in ordinario si aggiungono anche liquidazioni IVA e relativi adempimenti.
Per confrontare i regimi devi quindi stimare sia il costo fiscale annuo sia il calendario dei versamenti. Un regime può risultare conveniente sul totale ma richiedere una gestione di cassa più rigorosa.
Il costo del commercialista entra nel confronto
Il forfettario ha una gestione più semplice; l’ordinario richiede normalmente più registrazioni, liquidazioni e controlli. Il maggiore costo amministrativo non decide da solo, ma va aggiunto alla simulazione soprattutto per attività piccole.
Se l’ordinario fa risparmiare 1.000 euro di imposte ma aumenta di 1.500 euro i costi di gestione, il vantaggio teorico può sparire. Il confronto deve essere sul costo totale.
Tabella decisionale: segnali a favore dei due regimi
| Situazione | Segnale prevalente |
|---|---|
| Costi reali molto bassi | Forfettario |
| Costi molto superiori alla quota implicita del coefficiente | Simulare ordinario |
| Investimenti con molta IVA detraibile | Simulare ordinario |
| Aliquota forfettaria 5% e pochi costi | Forfettario spesso forte |
| Molte detrazioni IRPEF senza altri redditi capienti | Simulare ordinario |
| Clientela B2B | IVA meno penalizzante commercialmente |
| Clientela B2C sensibile al prezzo finale | Forfettario spesso più competitivo sul prezzo |
| Ricavi oltre le soglie | Ordinario obbligatorio |
Come fare una simulazione corretta in 7 passaggi
- stima ricavi o compensi realmente incassabili;
- calcola i costi effettivi e la loro deducibilità;
- individua il coefficiente di redditività del forfettario;
- calcola contributi previdenziali nei due scenari;
- stima imposta sostitutiva oppure IRPEF e addizionali;
- aggiungi IVA non recuperabile/recuperabile e detrazioni personali;
- aggiungi costi amministrativi e valuta almeno 2-3 anni, non un solo esercizio.
Per una comparazione generale consulta regime forfettario o ordinario e, per i costi, spese deducibili del professionista.
Domande frequenti
Con molti costi conviene sempre l’ordinario?
No. Costi elevati sono un segnale per fare la simulazione, ma bisogna aggiungere IRPEF, contributi, IVA, detrazioni e costi di gestione.
Posso scegliere l’ordinario anche sotto 85.000 euro?
Sì, chi possiede i requisiti del forfettario può optare per l’applicazione dell’IVA e delle imposte nei modi ordinari secondo le regole previste.
Conviene l’ordinario se compro un macchinario?
Può diventare più interessante perché costi e IVA possono essere riconosciuti secondo le regole applicabili, ma va simulato l’intero anno e non soltanto l’acquisto.
Il regime ordinario è sempre più costoso da gestire?
In genere richiede più adempimenti del forfettario, ma il maggior costo amministrativo può essere compensato da deduzioni, detrazione IVA e altri vantaggi se la struttura dell’attività lo giustifica.