Regime forfettario o ordinario: nel 2026 la scelta non dipende soltanto dall’aliquota fiscale. Bisogna verificare prima se puoi utilizzare il forfettario e poi confrontare costi reali, coefficiente di redditività, IVA, detrazioni, contributi e prospettive di crescita dell’attività.
Regime forfettario o ordinario: quali sono le differenze principali?
| Elemento | Regime forfettario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| Reddito imponibile | Ricavi o compensi × coefficiente di redditività, meno contributi previdenziali deducibili | Reddito determinato considerando ricavi o compensi e costi fiscalmente deducibili |
| Imposta sul reddito | Imposta sostitutiva del 15%, oppure 5% per nuove attività con i requisiti | IRPEF progressiva e relative addizionali |
| IVA | In generale non viene addebitata al cliente e non viene detratta sugli acquisti | Si applicano le regole ordinarie IVA, compresa la detrazione quando spettante |
| Ritenuta d’acconto | I ricavi e compensi soggetti al forfettario non subiscono la ritenuta d’acconto, previa dichiarazione al sostituto d’imposta | Per i compensi professionali la ritenuta si applica quando prevista dalle regole ordinarie |
| Costi effettivi | Non vengono dedotti analiticamente | Possono ridurre il reddito se fiscalmente deducibili |
| Accesso | Solo se sono rispettati requisiti e cause di esclusione | Si applica quando il forfettario non è utilizzabile o viene scelto il regime ordinario |
La convenienza va quindi calcolata sulla situazione concreta e non confrontando semplicemente “15% contro IRPEF”.
Nel 2026 si può scegliere liberamente tra forfettario e ordinario?
Il regime forfettario è il regime naturale delle persone fisiche che possiedono tutti i requisiti previsti dalla legge e non ricadono in una causa di esclusione. Questo significa che, quando le condizioni sono rispettate, non serve una specifica opzione annuale per applicarlo.
È comunque possibile scegliere volontariamente l’applicazione delle regole ordinarie. Il comma 70 dell’articolo 1 della Legge 190/2014 consente infatti ai contribuenti forfettari di optare per l’applicazione dell’IVA e delle imposte sui redditi nei modi ordinari; l’opzione è valida per almeno un triennio.
Per questo il regime fiscale va valutato prima di impostare l’attività: scegliere l’ordinario soltanto perché “sembra più completo” o il forfettario soltanto perché “ha il 15%” può portare a una decisione economicamente sbagliata.
Quando si può utilizzare il regime forfettario nel 2026?
Il primo controllo è verificare se il forfettario sia effettivamente accessibile. Tra le principali condizioni rientrano:
- ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro;
- spese per lavoro dipendente e collaborazioni entro il limite previsto di 20.000 euro lordi;
- assenza delle cause di esclusione stabilite dalla legge;
- per il 2026, redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente non superiori a 35.000 euro, salvo i casi in cui la verifica della soglia non rileva perché il rapporto di lavoro è cessato.
La soglia di 35.000 euro vale anche per il 2026. Il comma 12 dell’articolo 1 della Legge 207/2024 eleva infatti a 35.000 euro, per gli anni 2025 e 2026, il limite relativo ai redditi di lavoro dipendente e assimilati previsto tra le cause di esclusione dal regime forfettario.
Questi sono soltanto i controlli principali. Partecipazioni societarie, rapporti con il datore o ex datore di lavoro, residenza e altre situazioni possono impedire l’accesso. Per il controllo completo consulta requisiti e cause di esclusione del regime forfettario 2026.
Come si calcolano le tasse nel regime forfettario?
Nel forfettario le spese effettivamente sostenute non vengono sottratte una per una. Il reddito viene determinato applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata.
Dal reddito così determinato possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori secondo le regole previste. Sul risultato si applica normalmente l’imposta sostitutiva del 15%.
Per le nuove attività che rispettano specifiche condizioni l’aliquota può essere ridotta al 5% per il periodo d’imposta di inizio e per i quattro successivi.
Approfondisci come funziona il coefficiente di redditività e i requisiti per il regime forfettario al 5%.
Come vengono tassati i redditi nel regime ordinario nel 2026?
Nel regime ordinario il reddito viene determinato tenendo conto dei costi effettivamente sostenuti e fiscalmente deducibili, secondo le regole applicabili al lavoro autonomo o all’impresa.
Per le persone fisiche il reddito imponibile confluisce generalmente nell’IRPEF. Dal 2026 gli scaglioni nazionali sono:
- 23% fino a 28.000 euro;
- 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro;
- 43% oltre 50.000 euro.
A questi possono aggiungersi le addizionali previste. La riduzione dal 35% al 33% del secondo scaglione è in vigore dal 2026, come riepilogato dalla Camera dei deputati nella scheda sulla tassazione delle persone fisiche.
Per una spiegazione dedicata consulta come funziona il regime ordinario della Partita IVA.
Regime ordinario e contabilità ordinaria sono la stessa cosa?
No. È una distinzione importante soprattutto per le ditte individuali. Dire che una Partita IVA è fuori dal regime forfettario non significa necessariamente che debba tenere la contabilità ordinaria.
Un’impresa individuale che non applica il forfettario può, quando ne ricorrono le condizioni, utilizzare anche la contabilità semplificata. “Regime ordinario” viene spesso utilizzato nel linguaggio comune per indicare la tassazione non forfettaria, mentre il regime contabile deve essere verificato separatamente.
Quanto incidono i costi reali sulla scelta?
I costi sono uno dei fattori decisivi. Nel forfettario il legislatore riconosce implicitamente una quota di costi attraverso il coefficiente di redditività, indipendentemente dalle spese realmente sostenute.
Se i costi reali sono bassi, questo meccanismo può essere favorevole. Se invece l’attività richiede affitti, attrezzature, collaboratori, pubblicità, software costosi, merci o investimenti rilevanti, il regime ordinario merita un confronto perché i costi deducibili possono ridurre il reddito imponibile.
Non basta però confrontare costi reali e percentuale forfettaria: bisogna poi considerare aliquote, IVA, contributi e situazione personale.
L’IVA può cambiare la convenienza?
Sì. Nel regime forfettario, nelle operazioni ordinarie, il contribuente non addebita IVA al cliente e non detrae l’IVA sostenuta sugli acquisti. Nel regime ordinario si applicano invece le normali regole IVA.
Questo può incidere diversamente in base alla clientela. Se lavori prevalentemente con consumatori finali, l’assenza dell’IVA in fattura può avere un peso commerciale. Se lavori con imprese che possono normalmente detrarre l’IVA, l’effetto può essere diverso.
Anche investimenti e acquisti con IVA elevata possono rendere importante valutare la possibilità di detrazione prevista nel regime ordinario.
Detrazioni e spese personali possono incidere sulla scelta?
Sì. L’imposta sostitutiva del forfettario non è IRPEF e quindi le normali detrazioni IRPEF personali non riducono direttamente l’imposta sostitutiva. Possono eventualmente essere utilizzate in presenza di altri redditi assoggettati a IRPEF, secondo le regole applicabili.
Nel regime ordinario, invece, il reddito della Partita IVA confluisce nell’IRPEF e quindi la situazione complessiva del contribuente, gli altri redditi e le detrazioni disponibili possono modificare il confronto finale.
I contributi INPS dipendono dal regime fiscale?
Il regime fiscale non determina quale gestione previdenziale devi avere: quella dipende dall’attività e dall’inquadramento come professionista, artigiano o commerciante.
La previdenza può però cambiare molto la convenienza economica complessiva. Nel forfettario esistono inoltre regole specifiche, come la possibile riduzione contributiva del 35% per artigiani e commercianti che ne possiedono i requisiti.
Consulta contributi INPS nel regime forfettario 2026 e riduzione INPS del 35% per artigiani e commercianti.
Quando può convenire il regime forfettario?
Il forfettario tende a essere particolarmente interessante quando:
- possiedi tutti i requisiti di accesso;
- hai costi reali relativamente contenuti;
- il coefficiente di redditività è favorevole rispetto ai costi effettivi;
- non hai grandi investimenti con IVA da recuperare;
- la semplicità amministrativa ha un valore importante per l’attività;
- puoi utilizzare l’aliquota del 5% per una nuova attività.
Non significa che tutte queste condizioni debbano essere presenti contemporaneamente: servono come elementi per il confronto.
Quando può convenire o essere necessario il regime ordinario?
Il regime ordinario deve essere applicato quando non puoi accedere al forfettario. Può però essere scelto anche volontariamente e può meritare una valutazione quando:
- hai costi reali elevati e fiscalmente deducibili;
- devi sostenere investimenti importanti;
- l’IVA sugli acquisti ha un peso rilevante;
- hai una situazione IRPEF personale in cui deduzioni e detrazioni incidono significativamente;
- prevedi una crescita che rende il forfettario poco adatto alla struttura futura dell’attività.
La scelta deve quindi essere fatta con una simulazione complessiva, non guardando una sola aliquota.
Cosa succede se superi 85.000 o 100.000 euro?
Se durante l’anno superi 85.000 euro ma non 100.000 euro, il regime forfettario cessa normalmente dall’anno successivo. Se invece ricavi o compensi superano 100.000 euro, la fuoriuscita avviene nello stesso anno e l’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento della soglia.
La disciplina completa è nella guida sul limite di 85.000 e 100.000 euro del regime forfettario.
Errori da evitare quando scegli il regime fiscale
- scegliere il forfettario senza verificare tutte le cause di esclusione;
- confrontare soltanto il 15% con le aliquote IRPEF;
- ignorare i costi reali dell’attività;
- non considerare l’IVA sugli acquisti;
- confondere regime fiscale e gestione previdenziale;
- confondere regime ordinario e contabilità ordinaria;
- valutare soltanto il primo anno senza considerare la crescita prevista.
Domande frequenti su forfettario e ordinario
Se fatturo meno di 85.000 euro devo per forza essere forfettario?
No. Se possiedi tutti i requisiti il forfettario è il regime naturale, ma puoi optare per l’applicazione delle regole ordinarie. L’opzione va valutata con attenzione perché è generalmente vincolante per almeno tre anni.
Il regime forfettario è sempre più conveniente?
No. Può essere molto conveniente in numerose situazioni, ma costi elevati, investimenti, IVA, detrazioni personali e caratteristiche dell’attività possono rendere necessario un confronto con il regime ordinario.
Posso scegliere un regime per un codice ATECO e l’altro per una seconda attività?
No. Se una persona fisica esercita più attività con la stessa Partita IVA, il regime fiscale si applica alla posizione nel suo complesso. Non si applica il forfettario a un codice ATECO e l’ordinario a un altro codice della stessa Partita IVA.
Per continuare il percorso consulta tutte le guide sul regime fiscale della Partita IVA.