Il nomade digitale extra-UE che ottiene il relativo visto e svolge in Italia attività autonoma deve aprire la Partita IVA. Nel 2026 il visto per nomadi digitali è destinato a lavoratori altamente qualificati che lavorano da remoto con strumenti tecnologici e consente l’ingresso fuori dalle quote del decreto flussi.
Il permesso di soggiorno e la Partita IVA sono però due pratiche distinte: il titolo consente di soggiornare e lavorare in Italia, mentre la posizione fiscale serve per fatturare, dichiarare il reddito e gestire contributi e imposte.
Nomade digitale e lavoratore da remoto: non sono la stessa figura
La disciplina distingue il nomade digitale, che svolge lavoro autonomo, dal lavoratore da remoto, che svolge attività subordinata o di collaborazione per un’impresa anche estera. Entrambi devono svolgere attività altamente qualificata, ma la posizione fiscale italiana può essere molto diversa.
Questa guida riguarda soprattutto il nomade digitale autonomo. Un dipendente remoto non apre automaticamente Partita IVA solo perché lavora dall’Italia: il rapporto di lavoro e gli obblighi del datore estero vanno analizzati separatamente.
Requisiti del visto nel 2026
La procedura richiede un’attività altamente qualificata e una serie di condizioni documentali: reddito minimo previsto dal decreto attuativo, copertura sanitaria valida in Italia, disponibilità di un alloggio e precedente esperienza nell’attività. Il requisito reddituale è collegato a un multiplo della soglia utilizzata per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria e va verificato sull’importo aggiornato al momento della domanda.
La qualifica professionale deve rientrare nei criteri previsti per i lavoratori altamente qualificati. Non basta dichiararsi freelance digitale: consolato e autorità italiane verificano titoli, esperienza e documentazione.
Quando aprire la Partita IVA
Il Portale Integrazione Migranti chiarisce espressamente che il nomade digitale titolare del permesso in Italia deve aprire Partita IVA. Il rilascio del permesso non genera automaticamente il numero IVA: l’apertura va richiesta all’Agenzia delle Entrate direttamente o tramite intermediario.
Il codice ATECO dipende dall’attività realmente svolta: consulenza informatica, design, marketing, sviluppo software, traduzione o altre professioni digitali hanno codici differenti. Il visto non crea un codice ATECO speciale per nomadi digitali.
Regime forfettario: il visto non basta
Avere il visto per nomade digitale non dà automaticamente diritto al forfettario. Bisogna verificare limite di 85.000 euro, redditi di lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con ex datori e soprattutto le condizioni legate alla residenza fiscale.
La causa ostativa dei non residenti contiene regole specifiche ed eccezioni per residenti UE o SEE che producono in Italia una parte rilevante del reddito. Un cittadino extra-UE appena trasferito deve quindi verificare con particolare attenzione quando diventa fiscalmente residente e quale regime può applicare. Approfondimento: requisiti del regime forfettario.
Residenza fiscale: non coincide semplicemente con il visto
Il visto e il permesso regolano l’immigrazione; la residenza fiscale è determinata dalle norme tributarie italiane e, quando esiste un conflitto con un altro Paese, dalle convenzioni contro le doppie imposizioni.
Dal 2024 la disciplina italiana della residenza delle persone fisiche considera, per la maggior parte del periodo d’imposta, elementi come presenza fisica, residenza civilistica e domicilio secondo la definizione fiscale vigente. Non è quindi prudente basarsi soltanto sul conteggio informale dei “183 giorni”.
INPS e accordi internazionali di sicurezza sociale
Per un nomade digitale autonomo la previdenza dipende dall’attività e dagli eventuali accordi di sicurezza sociale tra Italia e Paese di provenienza. Il Portale Integrazione Migranti specifica che, in assenza di un accordo applicabile, il lavoratore è soggetto ai regimi previdenziali e assicurativi italiani.
Molti professionisti senza Cassa ricadono nella Gestione Separata; professioni ordinistiche possono avere una Cassa propria. Prima dell’apertura vedi INPS e Partita IVA.
Durata, rinnovo e rispetto degli obblighi fiscali
Il permesso per nomade digitale ha durata fino a un anno ed è rinnovabile se permangono le condizioni richieste. La continuità dell’attività, l’assicurazione e gli altri requisiti devono quindi essere mantenuti.
Il portale istituzionale richiama espressamente anche il rispetto degli obblighi fiscali. Errori gravi o violazioni accertate possono avere effetti non soltanto tributari ma anche sulla posizione di soggiorno.
Esempio: consulente software extra-UE che si trasferisce in Italia
Un consulente software canadese ottiene il visto per nomade digitale e continua a lavorare da remoto per tre clienti esteri. Una volta in Italia apre Partita IVA con il codice coerente con la consulenza, verifica Gestione Separata o accordo previdenziale applicabile, fatture estere e residenza fiscale.
Il fatto che tutti i clienti siano fuori dall’Italia non rende il reddito “estero” in modo automatico se l’attività viene svolta abitualmente dall’Italia da un contribuente fiscalmente residente.
Checklist per il nomade digitale autonomo
- verifica di rientrare nella categoria di lavoratore altamente qualificato;
- prepara reddito, assicurazione, alloggio ed esperienza richiesti;
- ottenuto il titolo, apri separatamente la Partita IVA;
- scegli ATECO in base all’attività reale;
- verifica residenza fiscale e convenzione con il Paese di provenienza;
- controlla forfettario o altro regime fiscale;
- verifica previdenza italiana e accordi internazionali;
- gestisci correttamente fatture a clienti esteri e VIES quando necessario.
La procedura e i requisiti sono riepilogati dal Portale Integrazione Migranti.
Domande frequenti
Il nomade digitale deve aprire Partita IVA?
Sì, se svolge in Italia attività autonoma come nomade digitale. Il lavoratore remoto subordinato segue invece regole diverse.
Il visto apre automaticamente la Partita IVA?
No. Sono due procedure distinte.
Posso usare il regime forfettario?
Solo se rispetti tutti i requisiti fiscali, inclusi quelli collegati alla residenza.
Se lavoro solo per clienti esteri non pago tasse in Italia?
Non necessariamente. Se sei fiscalmente residente in Italia, il reddito mondiale è generalmente rilevante in Italia, salvo coordinamento con le convenzioni internazionali.