L’acconto IVA 2026 è il versamento anticipato dell’imposta dovuta per l’ultimo periodo dell’anno. Il termine ordinario previsto dalla legge è il 27 dicembre; nel 2026 cade di domenica e, in applicazione delle regole generali sui versamenti, la scadenza operativa è quindi lunedì 28 dicembre 2026, salvo eventuali proroghe o interventi normativi successivi.
L’acconto riguarda i contribuenti IVA mensili e trimestrali tenuti alle liquidazioni periodiche. Può essere calcolato con il metodo storico, il metodo previsionale oppure il metodo analitico o effettivo. Per il pagamento si utilizzano normalmente i codici tributo 6013 per i mensili e 6035 per i trimestrali.
Che cos’è l’acconto IVA?
L’acconto IVA è un anticipo dell’imposta relativa all’ultima liquidazione dell’anno. Non è quindi un’imposta aggiuntiva: l’importo pagato viene scomputato dall’IVA dovuta per dicembre, per il quarto trimestre o dal saldo annuale, in base alla periodicità e alla posizione del contribuente.
Per capire come si determina l’IVA periodica consulta la guida sulla liquidazione IVA mensile o trimestrale.
Quando scade l’acconto IVA 2026?
L’articolo 6 della legge 405/1990 fissa il termine ordinario al 27 dicembre di ogni anno. Nel 2026 il 27 dicembre cade di domenica: il versamento slitta quindi al primo giorno lavorativo successivo, cioè lunedì 28 dicembre 2026.
La data va comunque ricontrollata nello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate in prossimità del termine, perché proroghe o disposizioni sopravvenute possono modificare il calendario operativo.
Chi deve pagare l’acconto IVA?
In generale, l’adempimento riguarda i contribuenti IVA che effettuano liquidazioni e versamenti periodici, sia con cadenza mensile sia trimestrale. Non basta quindi avere una Partita IVA: occorre essere soggetti alle ordinarie liquidazioni dell’imposta.
Rientrano tipicamente nell’adempimento imprese, professionisti, lavoratori autonomi e società in regime IVA ordinario o semplificato quando, applicando uno dei metodi previsti, emerge un acconto effettivamente dovuto.
Chi non deve versare l’acconto IVA?
L’acconto non è dovuto quando manca il presupposto per le ordinarie liquidazioni periodiche o quando, applicando correttamente le regole, non emerge un importo da versare. Va inoltre verificata la situazione dei contribuenti che non dispongono di un dato storico utilizzabile, per esempio in alcune ipotesi di inizio attività.
Non è richiesto il pagamento se l’importo dell’acconto non supera la soglia minima prevista di 103,29 euro.
Il regime forfettario paga l’acconto IVA?
Normalmente no. Il regime forfettario non prevede l’addebito dell’IVA nelle operazioni ordinarie del regime e non comporta le normali liquidazioni IVA mensili o trimestrali.
Restano separati gli eventuali obblighi IVA derivanti da operazioni particolari, come alcune operazioni con l’estero o soggette a reverse charge. Questi casi non trasformano automaticamente il contribuente forfettario in un soggetto tenuto all’acconto IVA ordinario.
Quali sono i tre metodi di calcolo?
La disciplina consente di determinare l’acconto con tre modalità:
- metodo storico: utilizza come riferimento l’IVA dovuta per l’ultimo periodo dell’anno precedente;
- metodo previsionale: considera l’IVA che si prevede sarà dovuta per l’ultimo periodo dell’anno in corso;
- metodo analitico o effettivo: ricostruisce la liquidazione sulla base delle operazioni effettivamente effettuate fino al 20 dicembre.
La scelta può essere fatta in funzione della situazione concreta, ma il calcolo deve essere documentabile e coerente con registri, fatture e liquidazioni.
Come funziona il metodo storico?
Il metodo storico è generalmente il più semplice. L’acconto è pari all’88% del dato storico di riferimento.
Per i contribuenti mensili la base è, in linea generale, l’IVA dovuta per la liquidazione di dicembre dell’anno precedente. Per i contribuenti trimestrali il riferimento va individuato sulla base dell’IVA dovuta per l’ultimo periodo dell’anno precedente secondo le regole applicabili alla specifica periodicità.
Per i trimestrali, nel determinare il dato storico non vanno confusi l’imposta con gli eventuali interessi dovuti per la periodicità trimestrale: l’acconto si calcola sull’imposta.
Esempio di metodo storico
Un contribuente mensile ha avuto per dicembre 2025 un’IVA dovuta di 4.000 euro. Applicando il metodo storico:
4.000 × 88% = 3.520 euro.
L’acconto IVA 2026 risulta quindi pari a 3.520 euro, salvo che il contribuente scelga legittimamente un altro metodo che determini un importo inferiore.
Come funziona il metodo previsionale?
Con il metodo previsionale l’acconto è pari all’88% dell’IVA che si prevede di dovere per l’ultimo periodo del 2026. Può essere utile quando l’attività ha subito una riduzione significativa e si ritiene che il debito IVA finale sarà inferiore rispetto a quello dell’anno precedente.
Il vantaggio è evitare di anticipare un importo eccessivo. Il rischio, però, è sottostimare il debito: se la previsione risulta troppo bassa e l’acconto versato è insufficiente, la differenza può generare sanzioni e interessi.
Esempio di metodo previsionale
Se il dato storico porterebbe a un acconto di 3.520 euro ma, sulla base dell’andamento reale dell’attività, si prevede che l’IVA dovuta per l’ultimo periodo sarà soltanto 2.000 euro, l’acconto previsionale sarebbe:
2.000 × 88% = 1.760 euro.
La previsione deve però essere ragionevole e supportata da dati contabili attendibili.
Come funziona il metodo analitico o effettivo?
Il metodo analitico determina l’acconto sulla base delle operazioni effettivamente effettuate entro il 20 dicembre. È più aderente alla situazione reale ma richiede contabilità e registrazioni aggiornate.
Per i contribuenti mensili si considerano, in sintesi, le operazioni del periodo dal 1° al 20 dicembre; per i trimestrali il riferimento comprende il periodo dal 1° ottobre al 20 dicembre. Devono inoltre essere considerate le operazioni effettuate ma non ancora annotate quando la disciplina lo richiede.
All’IVA a debito si contrappone l’IVA detraibile risultante dagli acquisti correttamente registrati nel periodo rilevante.
Quale metodo conviene scegliere?
Non esiste un metodo migliore in assoluto. Il metodo storico è più semplice e riduce il rischio di errore; il previsionale può evitare un versamento eccessivo quando l’attività è diminuita; l’analitico può essere utile quando si dispone di una contabilità aggiornata e si vuole calcolare l’acconto sui dati effettivi.
| Metodo | Base | Quando può essere utile |
|---|---|---|
| Storico | 88% del dato dell’anno precedente | Situazione stabile e semplicità di calcolo |
| Previsionale | 88% del debito previsto | Riduzione attesa dell’IVA dovuta |
| Analitico | Operazioni effettive fino al 20 dicembre | Contabilità aggiornata e dati reali disponibili |
Quali codici tributo si usano nel 2026?
La banca dati ufficiale dell’Agenzia delle Entrate individua i codici:
- 6013 – versamento acconto per IVA mensile;
- 6035 – versamento IVA acconto per i contribuenti trimestrali.
I codici vanno indicati nella sezione Erario del modello F24 con l’anno di riferimento corretto.
Come si paga l’acconto IVA?
Il versamento viene effettuato tramite modello F24 con modalità telematiche. Il contribuente può utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia, i servizi bancari abilitati oppure un intermediario.
Per la compilazione generale consulta la guida al modello F24 per Partita IVA.
Acconto IVA e liquidazione di dicembre
Per il contribuente mensile, l’acconto versato viene considerato nella liquidazione IVA di dicembre. Non deve quindi essere trattato come un costo definitivo: è un pagamento anticipato che riduce il debito da versare successivamente.
La corretta riconciliazione tra acconto, liquidazione e F24 è importante anche per la successiva LIPE e per la dichiarazione annuale.
Acconto IVA e contribuenti trimestrali
Per i contribuenti trimestrali l’acconto confluisce nel calcolo dell’IVA dell’ultimo periodo dell’anno secondo le regole proprie della periodicità applicata. Anche in questo caso bisogna distinguere l’imposta dagli eventuali interessi collegati alla liquidazione trimestrale.
È utile conservare il prospetto utilizzato per il calcolo dell’acconto, soprattutto quando viene scelto il metodo previsionale o analitico.
Cosa succede se l’acconto IVA è insufficiente?
Se il contribuente versa meno del dovuto, può emergere una violazione con applicazione di sanzioni e interessi. Il rischio è particolarmente rilevante quando si utilizza il metodo previsionale e la stima finale si rivela troppo bassa.
Se l’errore viene individuato spontaneamente, va verificata la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso, calcolando correttamente imposta, sanzione ridotta e interessi in base al momento della regolarizzazione.
Cosa succede se verso più del necessario?
Un acconto superiore a quanto effettivamente dovuto non rappresenta una seconda imposta: l’eccedenza viene assorbita nella liquidazione successiva e può concorrere alla formazione di un credito IVA secondo le regole applicabili.
Prima di utilizzare un eventuale credito in compensazione o chiederne il rimborso bisogna verificare come il credito emerge dalla contabilità e dalla dichiarazione. Approfondisci nella guida sul credito IVA, rimborso e compensazione.
Acconto IVA e dichiarazione annuale
L’acconto IVA non sostituisce la dichiarazione annuale. La dichiarazione IVA riepiloga l’intero periodo d’imposta e permette di ricostruire il risultato annuale, tenendo conto anche dei versamenti effettuati durante l’anno.
Per questo F24, liquidazioni periodiche, LIPE, acconto e dichiarazione devono risultare coerenti tra loro.
Errori frequenti da evitare
- usare il codice 6013 invece del 6035 o viceversa;
- calcolare l’88% su una base storica sbagliata;
- includere impropriamente interessi trimestrali nella base dell’acconto;
- scegliere il metodo previsionale senza dati attendibili;
- non aggiornare le registrazioni prima del calcolo analitico;
- dimenticare la soglia minima di 103,29 euro;
- confondere l’acconto con il saldo IVA annuale;
- non riconciliare il versamento con liquidazione, LIPE e dichiarazione.
Checklist acconto IVA 2026
- verifica di essere soggetto alle liquidazioni IVA periodiche;
- controlla se ricorre un caso di esonero;
- individua se sei mensile o trimestrale;
- confronta metodo storico, previsionale e analitico;
- verifica la base di calcolo e la percentuale dell’88% quando prevista;
- controlla che l’importo superi 103,29 euro;
- usa il codice 6013 o 6035 corretto;
- programma il versamento entro il 28 dicembre 2026;
- conserva F24 e prospetto di calcolo;
- riconcilia l’acconto con l’ultima liquidazione dell’anno.
Domande frequenti sull’acconto IVA
Quando scade l’acconto IVA 2026?
Il termine ordinario è il 27 dicembre. Poiché nel 2026 cade di domenica, il versamento slitta a lunedì 28 dicembre 2026, salvo eventuali proroghe.
Quanto si paga con il metodo storico?
In linea generale si versa l’88% del dato storico di riferimento relativo all’ultimo periodo dell’anno precedente.
Il forfettario paga l’acconto IVA?
Normalmente no, perché non effettua le ordinarie liquidazioni IVA previste per i regimi soggetti all’imposta.
Quali sono i codici tributo?
Il codice 6013 è utilizzato per l’acconto IVA dei contribuenti mensili; il codice 6035 per l’acconto dei contribuenti trimestrali.