Assegno di Inclusione e Partita IVA sono compatibili, ma chi avvia un’attività autonoma o d’impresa mentre percepisce l’ADI deve rispettare obblighi di comunicazione precisi. In particolare, l’avvio della nuova attività deve essere comunicato all’INPS entro il giorno precedente l’inizio mediante il modello ADI-Com esteso, altrimenti si decade dal beneficio.
Dopo l’avvio bisogna inoltre comunicare periodicamente il reddito prodotto. La soglia di 3.000 euro prevista dalla disciplina ADI non è una soglia sotto la quale si può lavorare senza Partita IVA e non coincide con il fatturato dell’attività.
Chi prende l’Assegno di Inclusione può aprire Partita IVA?
Sì. L’INPS indica espressamente che l’Assegno di Inclusione è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa, compreso il lavoro autonomo e l’attività d’impresa.
L’apertura della Partita IVA non determina quindi automaticamente la perdita dell’ADI. La prestazione può però essere rideterminata e, se non vengono rispettati requisiti e obblighi di comunicazione, può anche intervenire la decadenza.
La disciplina aggiornata è riportata nella scheda ufficiale INPS sull’Assegno di Inclusione.
Quando bisogna comunicare all’INPS l’apertura della Partita IVA?
Se l’attività autonoma o d’impresa viene avviata durante il periodo in cui il nucleo percepisce l’ADI, la comunicazione deve essere effettuata entro il giorno antecedente all’inizio dell’attività.
Per questa comunicazione deve essere utilizzato il modello ADI-Com esteso.
La scadenza è particolarmente importante perché l’INPS indica espressamente che la mancata comunicazione entro il termine comporta la decadenza dal beneficio.
Per questo chi percepisce ADI dovrebbe coordinare la data di effettivo avvio dell’attività con gli adempimenti necessari per aprire la Partita IVA.
Cos’è il modello ADI-Com esteso?
L’ADI-Com esteso è il modello utilizzato per comunicare all’INPS variazioni intervenute durante l’erogazione dell’Assegno di Inclusione, comprese quelle relative all’avvio di un’attività lavorativa.
Per il lavoro autonomo o d’impresa assume particolare importanza perché deve essere trasmesso prima dell’inizio della nuova attività.
Non va confuso con l’ADI-Com ridotto, utilizzato nelle situazioni previste per comunicare, al momento della domanda, attività o rapporti di lavoro già esistenti o non ancora interamente recepiti nell’ISEE.
Cosa succede se la Partita IVA esiste già quando si presenta domanda di ADI?
La situazione è diversa rispetto all’apertura effettuata durante la fruizione del beneficio.
L’INPS richiede che vengano comunicati i rapporti e le attività lavorative in essere al momento della domanda, o già conclusi ma non ancora rilevati nell’ISEE per l’intera annualità, secondo le modalità previste dal modello ADI-Com ridotto.
Chi possiede già una Partita IVA non dovrebbe quindi limitarsi a controllare se il numero IVA è attivo: occorre verificare quale reddito dell’attività è già rappresentato nell’ISEE e quali informazioni devono essere comunicate all’Istituto.
Come si calcola il reddito della Partita IVA ai fini ADI?
Per l’attività autonoma o d’impresa avviata durante l’ADI, l’INPS indica che il reddito viene determinato secondo il principio di cassa.
Ai fini di questa comunicazione viene quindi considerata la differenza tra ricavi e compensi effettivamente percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.
È una regola specifica della misura e non va confusa automaticamente con il reddito imponibile utilizzato per calcolare le imposte della Partita IVA.
Ogni quanto bisogna comunicare il reddito all’INPS?
Il reddito dell’attività autonoma deve essere comunicato entro il quindicesimo giorno successivo alla fine di ciascun trimestre dell’anno.
L’ADI viene poi aggiornato trimestralmente prendendo come riferimento il trimestre precedente.
Chi apre una Partita IVA mentre percepisce l’Assegno di Inclusione deve quindi prevedere non soltanto la comunicazione iniziale, ma anche una gestione periodica dei dati dell’attività.
Cosa significa la soglia di 3.000 euro per ADI e Partita IVA?
La disciplina prevede un incentivo per chi inizia a lavorare durante l’erogazione dell’ADI: il maggior reddito da lavoro non concorre alla determinazione del beneficio entro il limite massimo di 3.000 euro lordi annui calcolati sull’intero nucleo familiare.
La parte eccedente questa soglia concorre invece alla rideterminazione del beneficio secondo le regole previste.
I 3.000 euro non sono una soglia per l’obbligo di Partita IVA. Se un’attività viene esercitata in modo abituale, l’eventuale obbligo di apertura va verificato secondo le normali regole fiscali indipendentemente da questa soglia ADI.
Per capire quando l’attività occasionale diventa attività abituale consulta Partita IVA o prestazione occasionale.
I 3.000 euro sono fatturato o reddito?
Non è corretto trattare automaticamente i 3.000 euro come un limite di fatturato della Partita IVA.
Per l’attività autonoma la stessa disciplina INPS stabilisce infatti che il reddito da comunicare è individuato secondo il principio di cassa, come differenza tra ricavi o compensi percepiti e spese sostenute nell’esercizio dell’attività.
Occorre quindi distinguere sempre incassi, spese, reddito rilevante ai fini ADI e reddito fiscale.
Per quanto tempo l’ADI resta invariato dopo l’avvio dell’attività?
L’INPS prevede un meccanismo di incentivo all’avvio del lavoro.
Il beneficiario continua a percepire l’ADI senza variazioni per le due mensilità successive a quella in cui cambia la condizione occupazionale, fermo restando il limite complessivo di durata della prestazione.
Successivamente il beneficio viene aggiornato trimestralmente sulla base del reddito comunicato.
Aprire Partita IVA fa perdere automaticamente l’ADI?
No. L’avvio di un’attività autonoma non comporta automaticamente la perdita dell’Assegno di Inclusione.
La decadenza può però derivare dal mancato rispetto degli obblighi previsti, come la mancata comunicazione dell’avvio dell’attività entro il giorno antecedente, oppure dal venir meno dei requisiti necessari per continuare a beneficiare della misura.
Per una panoramica sui requisiti generali personali per l’apertura consulta anche chi può aprire Partita IVA.
ADI e NASpI sono la stessa cosa quando si apre Partita IVA?
No. Assegno di Inclusione e NASpI sono prestazioni diverse e seguono regole differenti.
Per esempio, termini di comunicazione, modalità di determinazione del reddito e conseguenze dell’avvio dell’attività non devono essere trasferiti automaticamente da una misura all’altra.
Chi percepisce invece l’indennità di disoccupazione può consultare la guida specifica su NASpI e Partita IVA.
ADI e incentivi per aprire una nuova attività sono la stessa cosa?
No. L’Assegno di Inclusione è una misura di sostegno economico e inclusione sociale e lavorativa. Gli incentivi destinati all’avvio di nuove attività seguono invece requisiti e procedure proprie.
Un giovane che percepisce ADI e vuole avviare un’attività deve quindi verificare separatamente sia gli obblighi ADI sia l’eventuale accesso agli incentivi disponibili. Per i giovani consulta anche Partita IVA under 35: agevolazioni e incentivi.
Quali controlli fare prima di aprire Partita IVA se percepisci ADI?
- verificare che l’ADI sia ancora in corso di erogazione;
- definire la data effettiva di inizio della nuova attività;
- trasmettere l’ADI-Com esteso entro il giorno precedente;
- individuare correttamente attività e codice ATECO;
- distinguere libero professionista e attività d’impresa;
- scegliere il regime fiscale applicabile;
- verificare l’inquadramento INPS o l’eventuale Cassa professionale;
- tenere separati fatturato, reddito fiscale e reddito rilevante ai fini ADI;
- registrare incassi e spese necessari alla comunicazione trimestrale;
- rispettare il termine del quindicesimo giorno successivo a ogni trimestre;
- verificare periodicamente la permanenza dei requisiti del nucleo.
La procedura ADI va coordinata con quella fiscale e previdenziale della nuova attività: non conviene quindi scegliere la data di apertura senza aver prima verificato entrambi i percorsi.
Fonti ufficiali su ADI e lavoro autonomo
Le regole operative sulla compatibilità con il lavoro autonomo, sulle comunicazioni e sulla determinazione del reddito sono pubblicate dall’INPS e dal Ministero del Lavoro.
Domande frequenti su Assegno di Inclusione e Partita IVA
Posso aprire Partita IVA mentre prendo l’ADI?
Sì. L’attività autonoma è compatibile con l’ADI, ma l’avvio deve essere comunicato all’INPS entro il giorno precedente mediante ADI-Com esteso.
Se non comunico l’apertura della Partita IVA cosa succede?
Per l’avvio di un’attività autonoma o d’impresa durante l’erogazione dell’ADI, l’INPS prevede la decadenza dal beneficio se la comunicazione non viene effettuata entro il giorno antecedente all’inizio.
Posso guadagnare fino a 3.000 euro senza aprire Partita IVA?
No. I 3.000 euro sono una soglia propria del calcolo dell’ADI e non stabiliscono quando sia obbligatoria la Partita IVA.
Il reddito della Partita IVA va comunicato ogni mese?
No. Per l’attività autonoma la comunicazione del reddito avviene entro il quindicesimo giorno successivo alla fine di ciascun trimestre dell’anno.
ADI e NASpI hanno le stesse regole con Partita IVA?
No. Sono misure diverse e hanno termini, comunicazioni e regole di compatibilità differenti.