Assegno unico e Partita IVA sono compatibili: nel 2026 l’Assegno unico e universale può essere riconosciuto anche ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti e ai titolari di attività d’impresa. Avere una Partita IVA non esclude quindi automaticamente dalla prestazione.
L’importo non viene stabilito in base al fatto di essere dipendente, autonomo o forfettario, ma dipende principalmente dall’ISEE del nucleo, dall’età e dal numero dei figli e dalle eventuali maggiorazioni previste. Dal marzo 2026 assume inoltre rilievo il nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.
Chi ha Partita IVA può prendere l’Assegno unico?
Sì. L’INPS indica espressamente che l’Assegno unico riguarda tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi.
La prestazione riguarda quindi, quando sono rispettati gli altri requisiti previsti:
- liberi professionisti in Gestione Separata;
- professionisti iscritti a una Cassa;
- artigiani;
- commercianti;
- imprenditori individuali;
- contribuenti in regime forfettario;
- contribuenti soggetti alla tassazione ordinaria.
Il regime fiscale della Partita IVA non costituisce quindi, da solo, un requisito di accesso o una causa di esclusione dall’AUU.
A quali figli spetta l’Assegno unico?
L’INPS riconosce l’Assegno unico:
- per ogni figlio minorenne a carico, con decorrenza per i nuovi nati dal settimo mese di gravidanza;
- per i figli maggiorenni a carico fino a 21 anni quando ricorre almeno una delle condizioni previste per studio, formazione, lavoro, tirocinio, ricerca di lavoro o servizio civile;
- per i figli con disabilità a carico senza limite di età.
Quanto spetta nel 2026 a chi ha Partita IVA?
Non esiste un importo speciale riservato ai titolari di Partita IVA.
Per il 2026 l’INPS indica, per ciascun figlio minore, una quota base variabile da:
- 203,80 euro al mese con ISEE fino a 17.468,51 euro;
- 58,30 euro al mese in assenza di ISEE o con ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro.
Tra le due soglie l’importo varia progressivamente. Al valore base possono inoltre aggiungersi le maggiorazioni previste dalla disciplina in presenza delle relative condizioni.
Quali sono le soglie ISEE dell’Assegno unico 2026?
Le soglie principali aggiornate dall’INPS per il 2026 sono:
- 17.468,51 euro: fascia ISEE alla quale corrisponde l’importo base massimo per il figlio minore;
- 46.582,71 euro: soglia dalla quale si applica l’importo base minimo previsto per il figlio minore.
L’importo effettivamente pagato può essere superiore al valore base quando spettano specifiche maggiorazioni.
Senza ISEE si perde l’Assegno unico?
No. L’Assegno unico è una prestazione universale e può essere riconosciuto anche senza ISEE.
In assenza di un ISEE valido, però, l’INPS applica gli importi minimi previsti dalla normativa.
Per comprendere come il reddito della tua attività entra nell’indicatore consulta ISEE e Partita IVA.
Quale ISEE si usa per l’Assegno unico nel 2026?
Dal 2026 è stato introdotto l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.
L’INPS ha chiarito che questo indicatore viene utilizzato anche per l’Assegno unico e universale. Per l’AUU il nuovo valore viene applicato a decorrere dalla mensilità di marzo 2026.
Con il Messaggio INPS n. 799 del 6 marzo 2026 l’Istituto ha inoltre comunicato l’aggiornamento automatico delle attestazioni relative alle DSU presentate dal 1° gennaio 2026 con il nuovo indicatore.
La Partita IVA modifica direttamente l’importo dell’Assegno unico?
No. L’INPS non prevede una tabella diversa soltanto perché il genitore è autonomo.
La Partita IVA può però incidere indirettamente sull’importo perché il reddito dell’attività può entrare nel calcolo dell’ISEE del nucleo.
Per questo non bisogna confondere:
- fatturato della Partita IVA;
- reddito fiscale dell’attività;
- reddito considerato secondo le regole ISEE;
- valore ISEE utilizzato per calcolare l’AUU.
Assegno unico e regime forfettario: cosa cambia?
Essere in regime forfettario non impedisce di ricevere l’Assegno unico e non attribuisce un importo speciale.
Il reddito dell’attività forfettaria può però incidere sull’ISEE secondo le regole della DSU. Non è quindi corretto utilizzare automaticamente tutto il fatturato come se coincidesse con il reddito rilevante ai fini della prestazione.
Per il funzionamento fiscale del regime consulta regime forfettario 2026.
Chi ha già ricevuto l’Assegno unico deve rifare domanda nel 2026?
In generale no.
La Circolare INPS n. 7/2026 conferma che le domande già presentate e in stato “accolta” continuano a essere valide anche per il 2026.
Non è quindi necessario presentare ogni anno una nuova domanda, salvo che la precedente risulti decaduta, revocata, rinunciata o respinta.
Resta necessario comunicare le variazioni che devono essere inserite nella domanda, per esempio la nascita di un nuovo figlio o gli aggiornamenti richiesti quando un figlio raggiunge la maggiore età.
Cosa succede se non presento l’ISEE 2026?
Da marzo 2026, in assenza di un ISEE valido, l’AUU viene calcolato facendo riferimento agli importi minimi.
La Circolare INPS n. 7/2026 ha previsto che, quando la DSU 2026 veniva presentata entro il 30 giugno 2026, gli importi potessero essere adeguati retroattivamente da marzo con riconoscimento degli eventuali arretrati.
Poiché questa scadenza è già trascorsa, chi presenta oggi la DSU non deve presumere automaticamente di ottenere gli arretrati da marzo: è necessario applicare le regole INPS previste per la data effettiva di presentazione.
Se presento una nuova domanda dopo il 30 giugno 2026 cosa succede?
Per le nuove domande presentate dopo il 30 giugno l’INPS indica che l’Assegno decorre dal mese successivo a quello di presentazione ed è determinato sulla base dell’ISEE disponibile al momento della domanda.
Come si presenta la domanda di Assegno unico?
Quando è necessario presentare una nuova domanda, l’INPS mette a disposizione diverse modalità:
- servizio online INPS;
- Contact Center;
- Patronato.
La domanda può essere presentata da uno dei genitori che esercitano la responsabilità genitoriale, anche se non convive con il figlio, oppure dagli altri soggetti ammessi dalla disciplina.
L’Assegno unico è tassato insieme al reddito della Partita IVA?
No. L’INPS precisa che l’Assegno unico non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.
La prestazione familiare deve quindi essere tenuta distinta dai ricavi e compensi prodotti attraverso l’attività autonoma.
Chi apre Partita IVA deve comunicare l’apertura per continuare a ricevere l’AUU?
L’apertura della Partita IVA non determina di per sé la perdita dell’Assegno unico.
Ciò che deve essere mantenuto aggiornato è l’insieme delle informazioni rilevanti per la domanda e per l’ISEE. Il reddito prodotto dall’attività potrà incidere sulla situazione economica del nucleo secondo le regole e le annualità previste dalla DSU.
Questo comportamento è diverso, per esempio, dagli obblighi specifici previsti per chi percepisce l’Assegno di Inclusione e avvia un’attività autonoma. Quel caso è approfondito in Assegno di Inclusione e Partita IVA.
Assegno unico e maternità con Partita IVA sono la stessa prestazione?
No. L’Assegno unico è una prestazione destinata ai figli e al nucleo familiare, mentre le indennità di maternità e i congedi seguono discipline previdenziali differenti.
Per le tutele previdenziali delle lavoratrici autonome consulta maternità e Partita IVA.
Cosa controllare nel 2026 se hai Partita IVA e figli?
- stato della domanda AUU già presentata;
- presenza di un ISEE 2026 valido;
- valore dell’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione;
- eventuali variazioni nella composizione del nucleo;
- nascita di nuovi figli;
- situazione dei figli che hanno compiuto 18 anni;
- reddito prodotto dalla Partita IVA e relativo effetto sulla DSU;
- eventuali maggiorazioni spettanti;
- correttezza dell’IBAN e delle modalità di pagamento;
- eventuale necessità di presentare una nuova domanda.
Fonti ufficiali sull’Assegno unico 2026
- INPS – Assegno unico e universale per i figli a carico;
- INPS – Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026;
- INPS – Messaggio n. 799 del 6 marzo 2026.
Domande frequenti su Assegno unico e Partita IVA
Un forfettario può ricevere l’Assegno unico?
Sì. Il regime forfettario non impedisce l’accesso all’AUU. L’importo dipende dall’ISEE e dalle altre condizioni previste per il nucleo.
Senza ISEE posso ricevere l’Assegno unico?
Sì, ma vengono applicati gli importi minimi previsti dalla normativa.
Aprire Partita IVA fa perdere l’Assegno unico?
No. L’apertura della Partita IVA non determina automaticamente la perdita della prestazione.
Quanto spetta nel 2026 per un figlio minore?
La quota base varia da 203,80 euro mensili con ISEE fino a 17.468,51 euro a 58,30 euro in assenza di ISEE o con ISEE almeno pari a 46.582,71 euro, prima delle eventuali maggiorazioni spettanti.
Devo rifare domanda ogni anno?
No, se la precedente domanda è ancora valida e accolta. L’INPS prosegue normalmente il pagamento d’ufficio, fermo restando l’obbligo di comunicare le variazioni rilevanti.