Se un contribuente forfettario incassa un compenso in dollari, sterline o altra valuta, il reddito va comunque determinato in euro. La regola fiscale non coincide necessariamente con il tasso applicato da PayPal, Wise, una banca o un exchange: il TUIR stabilisce criteri specifici per valutare i proventi in valuta estera.
L’errore più comune è usare il netto arrivato sul conto dopo cambio e commissioni. In realtà bisogna separare il valore del compenso, il cambio fiscalmente rilevante e i costi trattenuti dagli intermediari.
Quale cambio usare per un compenso in valuta estera
L’articolo 9, comma 2, del TUIR prevede che i proventi in valuta estera siano valutati secondo il cambio del giorno in cui sono percepiti o del giorno antecedente più prossimo e, se manca il cambio, secondo quello del mese in cui sono percepiti.
Per un professionista in regime di cassa il momento decisivo è quindi normalmente l’incasso. La fattura può essere emessa in valuta estera, ma per determinare il compenso da dichiarare e controllare le soglie del forfettario bisogna convertirlo correttamente in euro.
Data della fattura e data dell’incasso possono dare valori diversi
Se emetti il 10 dicembre una fattura da 1.000 USD e il cliente paga il 20 gennaio, il cambio del giorno della fattura non determina automaticamente il reddito del professionista forfettario. Il compenso viene valutato nel momento fiscalmente rilevante dell’incasso secondo il principio di cassa.
Per questo una fattura emessa a fine anno ma pagata l’anno successivo può concorrere al reddito dell’anno successivo. Consulta anche principio di cassa del professionista.
Forfettario: come controllare gli 85.000 euro con più valute
Tutti i compensi rilevanti devono essere espressi in euro e sommati per verificare il limite del regime. Se durante l’anno incassi in EUR, USD e GBP, ogni pagamento va convertito secondo il criterio corretto e poi inserito nel totale annuale.
Il limite non si controlla sul saldo finale dei conti in valuta né sul controvalore al 31 dicembre. Conta il valore in euro attribuito ai singoli compensi al momento rilevante. Per le conseguenze del superamento consulta limite 85.000 e 100.000 euro.
PayPal, Wise e commissioni di cambio
Gli intermediari possono applicare un proprio tasso di conversione e trattenere commissioni. Questi elementi incidono sul netto finanziario che ricevi, ma non devono essere confusi con il valore lordo del compenso.
Nel regime forfettario le commissioni non vengono dedotte analiticamente dal reddito imponibile. Se il cliente ti paga 1.000 USD e il processore trattiene fee prima dell’accredito, bisogna ricostruire separatamente compenso, cambio fiscale e costo del servizio. Vedi anche PayPal e Stripe nel forfettario.
Conto multivaluta: tenere i dollari non rinvia il reddito
Se il cliente paga su un conto multivaluta e i dollari diventano disponibili al professionista, il fatto di non convertirli subito in euro non rinvia automaticamente la percezione del compenso.
Il successivo cambio da USD a EUR è un’operazione finanziaria distinta rispetto alla prestazione già pagata. Bisogna evitare di tassare due volte lo stesso compenso quando prima entra sul conto in valuta e poi viene convertito.
Pagamenti parziali e incassi in date diverse
Se una fattura da 3.000 USD viene pagata in tre rate da 1.000 USD in date diverse, ogni incasso può avere un controvalore in euro differente. Non è corretto applicare un unico cambio alla fattura intera se il reddito viene percepito in momenti distinti.
La stessa logica vale per acconti e saldi a cavallo d’anno. Ogni pagamento va ricondotto al relativo momento di percezione.
Cliente estero: il cambio non modifica le regole IVA
Essere pagati in valuta estera non cambia da solo la territorialità IVA della prestazione. Un cliente UE o extra UE deve essere gestito secondo le regole previste per la tipologia di operazione, indipendentemente dalla moneta utilizzata.
Per VIES, reverse charge e documenti esteri consulta fatture estere nel regime forfettario.
Documenti da conservare ed esempio pratico
Per ogni incasso conviene conservare fattura, data del pagamento, valuta, importo, estratto conto o report della piattaforma, fonte del cambio utilizzato e dettaglio delle commissioni. Questa documentazione permette di ricostruire il reddito anche molti mesi dopo.
Esempio: un consulente riceve 2.000 USD quando il controvalore fiscalmente rilevante è 1.840 euro. PayPal applica un cambio meno favorevole e trasferisce 1.800 euro. Ai fini del compenso bisogna distinguere i 1.840 euro determinati secondo la regola fiscale dai 40 euro di differenza e commissioni dell’intermediario.
Domande frequenti
Quale cambio uso se vengo pagato in dollari?
Per i proventi in valuta estera il TUIR fa riferimento al cambio del giorno di percezione o del giorno antecedente più prossimo, con la regola sostitutiva del cambio mensile se necessario.
Conta il giorno della fattura?
Nel regime di cassa non necessariamente: per il reddito conta il momento in cui il compenso viene percepito.
Il cambio sfavorevole di PayPal riduce il ricavo?
Non automaticamente. Compenso e commissioni o spread dell’intermediario devono essere distinti.
Tenere i dollari su Wise sposta il reddito all’anno dopo?
No, se il denaro è già nella tua disponibilità il successivo cambio in euro non crea un nuovo momento di incasso della prestazione.