Una ditta individuale può applicare il regime forfettario nel 2026 se il titolare, persona fisica, possiede tutti i requisiti previsti dalla legge. “Ditta individuale” indica la forma con cui viene esercitata l’impresa; “regime forfettario” indica invece il modo in cui vengono determinati reddito e imposte. Le due cose sono quindi perfettamente compatibili.
Nel 2026 restano centrali il limite di 85.000 euro di ricavi, il tetto di 20.000 euro lordi per determinate spese di lavoro e le cause di esclusione. Se nel corso dell’anno si superano 100.000 euro di ricavi, il forfettario cessa nello stesso anno e l’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che provoca il superamento.
Ditta individuale forfettaria 2026: risposta rapida
| Voce | Regola 2026 |
|---|---|
| Limite ordinario ricavi | 85.000 € |
| Superamento oltre 100.000 € | Uscita immediata nello stesso anno |
| Spese per personale/collaboratori rilevanti | Massimo 20.000 € lordi |
| Imposta sostitutiva | 15% |
| Nuova attività con requisiti | 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi |
| IVA sulle fatture | In generale non addebitata secondo il regime |
| Costi reali | Non dedotti analiticamente |
| INPS Artigiani/Commercianti | Contributi dovuti; possibile riduzione 35% se richiesta e spettante |
Ditta individuale e regime forfettario sono la stessa cosa?
No. La ditta individuale è il soggetto con cui una persona fisica esercita un’attività d’impresa. Il forfettario è un regime fiscale riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano le condizioni della legge 190/2014. La stessa ditta individuale può quindi essere forfettaria oppure, quando non può o non vuole applicarlo, determinare il reddito secondo le regole ordinarie.
Quali sono i requisiti principali nel 2026?
- ricavi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro, ragguagliati ad anno quando previsto;
- spese lorde per lavoro dipendente e le altre voci indicate dalla norma non superiori a 20.000 euro;
- assenza delle cause di esclusione previste dal comma 57 della legge 190/2014;
- rispetto della soglia dei redditi da lavoro dipendente e assimilati quando applicabile;
- compatibilità con gli eventuali regimi IVA speciali utilizzati.
Se la ditta svolge più attività con codici ATECO diversi, per il limite di 85.000 euro si considera la somma dei ricavi delle diverse attività. Vedi anche più codici ATECO nella stessa ditta individuale.
Come funziona il limite di 85.000 euro?
Per restare nel regime si verifica il volume di ricavi rilevante secondo le regole del forfettario. Il limite ordinario è 85.000 euro. La ditta individuale, però, non ha un fatturato massimo generale: il tetto riguarda il regime fiscale, non l’esistenza dell’impresa. Fuori dal forfettario la ditta può continuare a operare applicando il regime fiscale e contabile dovuto.
Per distinguere le diverse soglie consulta fatturato massimo della ditta individuale.
Cosa succede tra 85.000 e 100.000 euro?
Se i ricavi superano 85.000 euro ma non 100.000 euro, il regime cessa in via generale dall’anno successivo. È quindi possibile concludere l’anno in forfettario e passare al regime applicabile dal 1° gennaio successivo, salvo altre cause di esclusione.
Cosa succede oltre 100.000 euro?
Se i ricavi percepiti superano 100.000 euro, l’uscita è immediata: il regime forfettario cessa nello stesso anno. La legge prevede che l’IVA sia dovuta a partire dalle operazioni effettuate che determinano il superamento del limite. È quindi una soglia molto diversa dagli 85.000 euro e richiede una gestione tempestiva della fatturazione e della contabilità.
Quanto paga di imposta una ditta individuale forfettaria?
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Non si applica direttamente al fatturato: prima si determina il reddito forfettario moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività associato all’attività. Dal reddito così ottenuto si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole del regime; sul risultato si applica poi l’aliquota del 15% o, se spettante, del 5%.
Quando si può pagare il 5%?
L’aliquota del 5% si applica per il periodo d’imposta in cui inizia l’attività e per i quattro successivi se ricorrono contemporaneamente le condizioni previste dal comma 65 della legge 190/2014. In particolare, nei tre anni precedenti il contribuente non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa; la nuova attività non deve essere una mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo precedente, salvo la pratica obbligatoria; se si prosegue un’attività già svolta da un altro soggetto, i suoi ricavi dell’anno precedente devono rispettare il limite previsto.
Aprire una nuova Partita IVA non rende quindi automaticamente applicabile il 5%.
Come si sceglie il coefficiente di redditività?
Il coefficiente dipende dal settore economico collegato al codice ATECO. Attività diverse possono quindi avere lo stesso fatturato ma un reddito imponibile forfettario molto diverso. Questo è particolarmente importante per una ditta individuale che vende beni, produce, installa o presta servizi: prima di stimare le tasse bisogna individuare correttamente l’attività e il relativo coefficiente.
Esempio: artigiano con 30.000 euro di ricavi
Supponiamo una ditta artigiana con ricavi di 30.000 euro e coefficiente di redditività dell’86%. Il reddito forfettario iniziale è 25.800 euro. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati e sul reddito residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se ricorrono i requisiti di nuova attività.
Questo esempio mostra perché non è corretto calcolare semplicemente il 15% sul fatturato.
Nel forfettario si possono scaricare le spese reali?
No, non analiticamente. Affitto, carburante, telefono, pubblicità, attrezzature e altri costi effettivi non vengono sottratti uno per uno dal reddito forfettario. La quota di costi è già incorporata nel coefficiente di redditività. Restano le regole specifiche per la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.
Se la ditta ha costi reali molto alti, questo elemento può rendere opportuno un confronto con il regime ordinario. Consulta costi deducibili della ditta individuale.
La ditta forfettaria applica l’IVA?
In via generale il contribuente forfettario non addebita l’IVA nelle operazioni rientranti nel regime e non detrae l’IVA sugli acquisti. Restano tuttavia adempimenti specifici in alcune operazioni, soprattutto con soggetti esteri o in presenza di regimi particolari. La semplificazione IVA non significa quindi assenza assoluta di qualsiasi obbligo.
Quanto paga di INPS la ditta forfettaria?
Il forfettario fiscale non elimina l’INPS. Nel 2026, per gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti, il minimale di reddito è 18.808 euro e i contributi minimi ordinari sono 4.521,36 euro per gli Artigiani e 4.611,64 euro per i Commercianti. Sul reddito eccedente si applicano le aliquote previste.
Quando ricorrono i requisiti, il titolare forfettario può chiedere il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%. Per importi, scadenze e condizioni consulta INPS della ditta individuale.
Essere forfettari evita Camera di Commercio e diritto annuale?
No. La scelta del regime fiscale non cancella gli obblighi propri della ditta individuale. Se l’attività deve essere iscritta al Registro Imprese, restano iscrizione, diritto annuale camerale, domicilio digitale e gli altri adempimenti collegati alla forma d’impresa. Vedi Camera di Commercio e ditta individuale.
Una ditta forfettaria può avere dipendenti?
Sì, ma il regime prevede un limite specifico: nell’anno precedente le spese lorde per lavoro dipendente e le altre voci indicate dalla legge non devono superare complessivamente 20.000 euro. Assumere un dipendente non fa quindi uscire automaticamente dal forfettario, ma il costo del personale deve essere monitorato.
Ditta forfettaria e lavoro dipendente: qual è il limite nel 2026?
Per gli anni 2025 e 2026 il limite dei redditi da lavoro dipendente e assimilati che può impedire l’accesso al regime è stato elevato da 30.000 a 35.000 euro. La verifica della soglia è irrilevante nei casi in cui il rapporto di lavoro sia cessato secondo le condizioni previste dalla norma. Restano inoltre da verificare le altre cause ostative, compresi i rapporti prevalenti con datori o ex datori di lavoro quando rilevanti.
Quando il forfettario può non convenire?
- quando i costi reali sono molto elevati rispetto alla quota forfettaria;
- quando si sostengono investimenti con molta IVA che non può essere detratta;
- quando il margine reale è molto basso;
- quando si prevede di superare presto le soglie del regime;
- quando clienti, investimenti o struttura richiedono una contabilità più completa;
- quando una causa ostativa impedisce l’applicazione del regime.
Per il confronto generale vedi come scegliere il regime fiscale e tasse della ditta individuale.
Qual è la fonte normativa nel 2026?
Il regime forfettario continua a essere disciplinato dai commi 54-89 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata nel tempo. Per il 2026 la soglia dei redditi da lavoro dipendente e assimilati è pari a 35.000 euro. Gli obblighi previdenziali Artigiani e Commercianti sono invece aggiornati annualmente dall’INPS.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- stimare i ricavi e verificare il limite di 85.000 euro;
- controllare le spese per personale entro 20.000 euro;
- verificare tutte le cause di esclusione;
- se si è dipendenti o pensionati, controllare il limite 35.000 euro applicabile nel 2026;
- individuare il coefficiente di redditività corretto;
- stimare INPS fisso e variabile;
- valutare la riduzione contributiva del 35%;
- confrontare il risultato con i costi reali di un regime ordinario.
Per una visione complessiva consulta la guida alla ditta individuale.
Domande frequenti
Una ditta individuale può essere forfettaria?
Sì. Il forfettario è applicabile alle persone fisiche che esercitano impresa e possiedono tutti i requisiti previsti.
Quanto può fatturare una ditta forfettaria nel 2026?
Il limite ordinario è 85.000 euro; oltre 100.000 euro il regime cessa nello stesso anno.
L’imposta è sempre del 5%?
No. L’aliquota ordinaria è 15%; il 5% è riservato alle nuove attività che rispettano le condizioni specifiche per il primo quinquennio.
Nel forfettario posso dedurre affitto e carburante?
No, non analiticamente: i normali costi reali sono sostituiti dalla percentuale implicita nel coefficiente di redditività.
Il forfettario evita i contributi minimi INPS?
No. Gli iscritti Artigiani e Commercianti continuano a essere soggetti alla contribuzione della gestione; può essere richiesta la riduzione del 35% quando spettante.
Una ditta forfettaria può avere dipendenti?
Sì, purché siano rispettati i requisiti del regime, compreso il limite di 20.000 euro lordi per le spese di lavoro considerate dalla legge.