Con una Partita IVA non si può semplicemente scegliere di non pagare i contributi INPS. I contributi possono essere pari a zero soltanto quando, in base alla gestione previdenziale applicabile, non esiste un minimale fisso e non c’è reddito imponibile oppure quando non sussiste l’obbligo di iscrizione a una gestione specifica. Negli altri casi si può parlare di aliquota ridotta o agevolazione, non di esonero totale.
Nel 2026 le differenze principali sono tra Gestione Separata e Gestioni Artigiani/Commercianti. Per i professionisti senza altra copertura pensionistica obbligatoria l’aliquota della Gestione Separata è del 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra previdenza obbligatoria è del 24%. Artigiani e commercianti, invece, hanno un minimale contributivo annuo anche con reddito molto basso o nullo, salvo che non sussista proprio l’obbligo di iscrizione.
Quando i contributi INPS possono essere davvero pari a zero
I casi di contribuzione zero non dipendono dal regime forfettario in sé. Dipendono dalla gestione previdenziale e dalla situazione concreta.
| Situazione | Contributi INPS 2026 |
|---|---|
| Professionista in Gestione Separata con reddito imponibile zero | Possono essere pari a zero perché non esiste un contributo minimo fisso |
| Professionista in Gestione Separata con reddito positivo | Dovuti in percentuale sul reddito imponibile |
| Artigiano o commerciante regolarmente iscritto | Minimo annuo dovuto anche con reddito sotto il minimale |
| Dipendente full-time con attività d’impresa non abituale/prevalente | Può non sorgere l’obbligo di iscrizione Artigiani/Commercianti, ma va verificato il caso concreto |
| Professionista con Cassa | Si applicano le regole della Cassa, non quelle INPS della Gestione Separata |
Professionista in Gestione Separata: quando si può pagare zero
La Gestione Separata non prevede, per il libero professionista, un contributo minimo fisso da versare solo perché la Partita IVA è aperta. La contribuzione viene calcolata sul reddito professionale imponibile.
Se nell’anno il reddito imponibile previdenziale è effettivamente pari a zero, il contributo può quindi essere zero. Questo è il motivo per cui un professionista senza incassi o senza reddito imponibile non si trova nella stessa situazione di un artigiano o commerciante iscritto alla propria gestione.
La Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 conferma le aliquote della Gestione Separata per l’anno 2026. Per il quadro completo consulta anche Gestione Separata INPS 2026.
Se hai anche un lavoro dipendente, la Gestione Separata non diventa zero
Un errore frequente è pensare che il lavoro dipendente elimini sempre i contributi sulla Partita IVA. Non è così.
Se l’attività autonoma è professionale e ricade nella Gestione Separata, chi è già assicurato presso un’altra forma di previdenza obbligatoria applica nel 2026 l’aliquota del 24% anziché quella ordinaria del 26,07%. I contributi restano però dovuti quando esiste reddito professionale imponibile.
La differenza tra lavoro dipendente e Partita IVA è approfondita nella guida Partita IVA e lavoro dipendente.
Artigiani e commercianti: perché si paga anche con fatturato zero
La situazione cambia radicalmente per chi è iscritto alle Gestioni INPS Artigiani o Commercianti. In questo caso esiste una contribuzione sul minimale di reddito che viene richiesta anche quando il reddito effettivo è inferiore alla soglia.
Per il 2026 il minimale è pari a 18.808 euro. I contributi annui sul minimale sono:
- 4.521,36 euro per gli Artigiani;
- 4.611,64 euro per i Commercianti.
Questi importi derivano dalla Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026. Per approfondire vedi contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Dipendente full-time e impresa: quando può non esserci iscrizione INPS
Per chi ha un lavoro subordinato a tempo pieno e avvia anche un’attività artigiana o commerciale, il punto non è chiedere uno “sconto” sui contributi: bisogna verificare se sussistono davvero i requisiti per l’iscrizione alla Gestione Artigiani o Commercianti.
L’attività d’impresa deve essere valutata in base a abitualità e prevalenza. Se il lavoro dipendente assorbe stabilmente il tempo lavorativo e l’attività d’impresa resta residuale, può non sorgere l’obbligo di iscrizione alla gestione speciale. Non è però un automatismo legato alla semplice presenza di un contratto full-time.
Contano elementi concreti come organizzazione dell’impresa, presenza di locali, personale o collaboratori, continuità dell’attività e tempo effettivamente dedicato. In caso di dubbio è prudente verificare l’inquadramento con INPS prima di considerare i contributi pari a zero.
Con un lavoro part-time l’esonero non è automatico
Il part-time rende ancora più importante la valutazione concreta. Non esiste una regola generale secondo cui basta dimostrare che il reddito da dipendente è più alto per evitare l’iscrizione Artigiani o Commercianti.
Se l’attività d’impresa è abituale e organizzata, l’obbligo contributivo può sussistere anche in presenza di lavoro dipendente. Prima dell’apertura conviene quindi verificare l’inquadramento e non basare il business plan su un esonero non ancora accertato.
Il regime forfettario elimina i contributi INPS?
No. Il regime forfettario è un regime fiscale e non decide da solo quale previdenza si applica. Un professionista forfettario può essere in Gestione Separata, un artigiano forfettario può essere nella Gestione Artigiani e un professionista iscritto a un Ordine può avere una Cassa privata.
Prima si individua la gestione previdenziale corretta; soltanto dopo si verifica se esistono riduzioni o casi di contribuzione pari a zero.
Riduzione INPS del 35%: paghi meno, non zero
Gli imprenditori in regime forfettario iscritti alle Gestioni Artigiani o Commercianti possono, quando rispettano i requisiti, chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%.
La misura riduce sia la contribuzione sul minimale sia quella sull’eventuale reddito eccedente, ma non azzera i contributi. Inoltre può ridurre i mesi di contribuzione accreditati ai fini pensionistici quando quanto versato è inferiore alla contribuzione ordinaria sul minimale.
Per condizioni, domanda e scadenze consulta riduzione INPS del 35% nel forfettario 2026.
Riduzione del 50%: nel 2026 vale solo per chi era entrato nel 2025
La riduzione contributiva straordinaria del 50% introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda chi si è iscritto per la prima volta alle Gestioni Artigiani o Commercianti nel corso del 2025. La misura dura 36 mesi per i soggetti ammessi.
Una nuova iscrizione avviata per la prima volta nel 2026 non accede automaticamente a questo beneficio. Chi è già dentro la misura perché ha iniziato nel 2025 può invece continuare a fruirne per il periodo previsto, se ne ricorrono le condizioni.
Professionisti con Cassa: le regole possono essere completamente diverse
Avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e altri professionisti ordinistici possono essere soggetti alla propria Cassa professionale. In questi casi non bisogna applicare automaticamente le regole della Gestione Separata.
Molte Casse prevedono contributi minimi, contributi soggettivi, integrativi o regole specifiche per i primi anni di attività. Per sapere se esistono esoneri o riduzioni bisogna consultare il regolamento della Cassa competente.
Non versare contributi dovuti non è un modo per “non pagare l’INPS”
Se i contributi sono dovuti, omettere il pagamento genera un debito contributivo. È diverso da trovarsi in un caso in cui il contributo non è dovuto o è legalmente ridotto.
Prima di sospendere un versamento bisogna quindi verificare se manca realmente il presupposto contributivo, se esiste un’agevolazione applicabile oppure se il problema è soltanto economico. Le tre situazioni hanno conseguenze completamente diverse.
Come capire quale caso si applica alla tua Partita IVA
- definisci se svolgi attività professionale o d’impresa;
- verifica se esiste una Cassa professionale obbligatoria;
- se sei professionista senza Cassa, controlla la Gestione Separata;
- se sei artigiano o commerciante, verifica l’obbligo di iscrizione alla gestione speciale;
- se sei anche dipendente, valuta l’effetto della copertura previdenziale già esistente;
- controlla eventuali riduzioni contributive applicabili;
- non confondere fatturato zero con esonero automatico;
- verifica gli effetti pensionistici di eventuali riduzioni.
Per una visione generale puoi partire dalla guida INPS e Partita IVA.
Domande frequenti
Se sono forfettario posso non pagare l’INPS?
Non per il solo fatto di essere forfettario. Devi verificare quale gestione previdenziale si applica. In Gestione Separata puoi avere contributi zero se il reddito imponibile è zero; Artigiani e Commercianti iscritti hanno invece contributi sul minimale.
Se sono dipendente full-time non pago mai contributi sulla Partita IVA?
No. Un professionista in Gestione Separata con reddito positivo versa normalmente il 24% se già coperto da altra previdenza obbligatoria. Per un’attività artigiana o commerciale va invece verificato se sussiste l’obbligo di iscrizione alla relativa gestione.
Se non fatturo niente devo pagare INPS?
Dipende dalla gestione. In Gestione Separata non esiste un minimo fisso per il professionista; per Artigiani e Commercianti iscritti esiste invece la contribuzione sul minimale anche con reddito basso o nullo.
La riduzione del 35% azzera i contributi?
No. Riduce la contribuzione dovuta dagli Artigiani e Commercianti forfettari ammessi al beneficio, ma non trasforma i contributi in zero.