Per aprire la Partita IVA come e-commerce manager nel 2026 bisogna classificare il lavoro in base a ciò che viene realmente venduto al cliente. Se l’attività consiste soprattutto in strategia e-commerce, organizzazione dei processi, coordinamento operativo, analisi KPI, merchandising, conversion rate e gestione delle priorità commerciali, il riferimento ATECO 2025 da valutare è normalmente 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a..
Se invece il professionista sviluppa tecnicamente il sito, gestisce prevalentemente campagne pubblicitarie oppure vende prodotti in proprio, l’inquadramento cambia. Per questo “e-commerce manager” non è un codice fiscale: è una funzione professionale che può comprendere attività molto diverse.
Che cosa fa un e-commerce manager freelance
L’e-commerce manager coordina le attività che fanno funzionare e crescere un negozio online. Può lavorare su catalogo, pricing, promozioni, merchandising, conversione, analytics, customer journey, retention, marketplace e coordinamento dei fornitori esterni.
In molti incarichi non sviluppa direttamente il sito e non gestisce personalmente ogni campagna ADV: definisce priorità, controlla KPI, assegna attività a sviluppatori, designer, SEO specialist, advertising specialist e logistica e verifica che il progetto raggiunga gli obiettivi commerciali.
ATECO 70.20.09: quando è il riferimento più coerente
Le note ISTAT ATECO 2025 includono nel 70.20.09 la consulenza e assistenza alle imprese su pianificazione e organizzazione, efficienza e controllo, gestione delle informazioni, re-engineering dei processi, change management e obiettivi e politiche di marketing.
Questo rende il codice coerente quando l’e-commerce manager vende soprattutto una funzione manageriale e consulenziale: analizza il business, definisce roadmap, coordina canali e processi e misura i risultati.
Sviluppare Shopify o WooCommerce è un’attività diversa
Se il lavoro principale consiste nello sviluppo tecnico del negozio, nella programmazione di temi, plugin, app, integrazioni o componenti custom, bisogna verificare i codici della divisione 62 dedicati alla programmazione e consulenza informatica.
Un e-commerce manager può coordinare uno sviluppatore o modificare impostazioni della piattaforma senza diventare automaticamente programmatore. Il confine cambia quando lo sviluppo software diventa la prestazione prevalente fatturata al cliente.
Gestire campagne ADV non è la stessa cosa
Definire budget, obiettivi e KPI pubblicitari può far parte del ruolo manageriale. Gestire invece in modo prevalente campagne Meta Ads, Google Ads, creatività e media buying è un’attività più vicina ai servizi pubblicitari e di marketing operativo.
Se questa parte diventa autonoma e stabile, va verificato un codice coerente con il servizio effettivamente reso. La guida APIVA sulla Partita IVA del consulente marketing aiuta a distinguere i due ruoli.
E-commerce manager e titolare di negozio online sono due attività diverse
Gestire l’e-commerce di un cliente non significa vendere prodotti in proprio. Il titolare dello shop esercita attività commerciale; l’e-commerce manager freelance vende invece una prestazione professionale di consulenza e gestione.
Se il professionista apre anche un proprio negozio online, può diventare necessario aggiungere una seconda attività e valutare separatamente forma d’impresa, Registro Imprese, INPS e adempimenti commerciali. Per la vendita in proprio consulta Partita IVA e-commerce.
Marketplace manager: può rientrare nello stesso perimetro?
Sì, quando il professionista coordina Amazon, eBay, Etsy o altri marketplace per conto del cliente come parte della strategia commerciale: catalogo, pricing, promozioni, disponibilità, contenuti, performance e coordinamento operativo.
Se invece opera come vero intermediario nella vendita, incassa commissioni commerciali o compra e rivende prodotti, il modello economico può cambiare e richiede una valutazione separata.
Shopify manager: il nome della piattaforma non decide l’ATECO
Essere Shopify manager, WooCommerce manager o marketplace manager non determina da solo il codice ATECO. Conta la prestazione.
Chi coordina catalogo, conversione, promozioni e processi può restare nell’area della consulenza gestionale; chi sviluppa temi e integrazioni svolge invece una funzione tecnica; chi vende prodotti in proprio svolge attività commerciale.
Quando serve la Partita IVA
La Partita IVA è normalmente necessaria quando l’attività viene svolta con abitualità: incarichi ricorrenti, più clienti, retainer mensili, presenza professionale sul mercato o collaborazione continuativa con aziende e agenzie.
La soglia di 5.000 euro non è una franchigia fiscale generale che permette di lavorare stabilmente senza Partita IVA. Conta soprattutto la continuità dell’attività.
Libero professionista o impresa?
L’e-commerce manager che vende personalmente consulenza, analisi e coordinamento opera normalmente come libero professionista.
Il quadro cambia quando costruisce una struttura con dipendenti, rivende software, gestisce in proprio attività commerciali, acquista media come intermediario o assume un’organizzazione imprenditoriale autonoma. In quel caso va valutata anche l’iscrizione al Registro Imprese.
Gestione Separata INPS nel 2026
Per il libero professionista senza una propria cassa previdenziale obbligatoria, il riferimento ordinario è la Gestione Separata INPS.
Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria è del 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati altrove l’aliquota è del 24%.
Per calcolo e scadenze puoi consultare Gestione Separata INPS 2026.
Regime forfettario e coefficiente 78%
Se sono rispettati tutti i requisiti, l’e-commerce manager professionista può applicare il regime forfettario.
Per la consulenza gestionale dell’area 70 il coefficiente di redditività di riferimento è normalmente del 78%. Con 40.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo iniziale è quindi 31.200 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
Imposta sostitutiva 5% o 15%
L’imposta sostitutiva ordinaria del forfettario è del 15%. Può scendere al 5% per il periodo agevolato iniziale se ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Per il quadro completo consulta requisiti e cause di esclusione del regime forfettario.
Catalogo e merchandising: cosa può comprendere il contratto
Il contratto può comprendere revisione del catalogo, struttura categorie, priorità prodotti, promozioni, bundle, cross-sell, upsell, disponibilità, stagionalità e coordinamento delle schede prodotto.
È utile chiarire quali modifiche può eseguire direttamente il manager e quali richiedono approvazione del cliente, soprattutto quando incidono su prezzi, margini o condizioni commerciali.
KPI: conversion rate, AOV, CAC e margine
Un e-commerce manager lavora normalmente con indicatori come conversion rate, valore medio dell’ordine, costo acquisizione cliente, tasso di riacquisto, margine, resi e performance dei diversi canali.
Nel contratto conviene evitare promesse generiche di crescita e definire invece quali KPI verranno monitorati, con quale frequenza e quali leve sono realmente sotto il controllo del consulente.
Analytics e accessi agli account
Il professionista può avere accesso a Shopify, WooCommerce, Google Analytics, Search Console, Merchant Center, Meta Business Manager, CRM, email marketing e marketplace.
Gli accessi dovrebbero essere personali, revocabili e limitati al necessario. Evita password condivise e account intestati al consulente quando l’asset appartiene al cliente.
Privacy e dati dei clienti
Un e-commerce contiene dati personali, ordini, storico acquisti e informazioni di marketing. Se il manager accede o opera sui dati per conto del cliente, il rapporto deve essere coerente con il GDPR e con le istruzioni ricevute dal titolare del trattamento.
Il progetto deve inoltre rispettare gli adempimenti del negozio online. APIVA tratta il tema nella guida su privacy e cookie e-commerce.
Retainer mensile, progetto o giornata
Il retainer mensile è frequente quando il manager segue continuativamente catalogo, performance e coordinamento. Il progetto è più adatto ad audit, rilanci o migrazioni; la giornata funziona per interventi circoscritti.
Per ogni modello vanno definiti ore o giornate incluse, deliverable, riunioni, disponibilità, attività extra e tempi di risposta.
Compenso variabile sulle vendite
È possibile prevedere una componente variabile legata ai risultati, ma il contratto deve indicare con precisione quale metrica viene usata: fatturato lordo, netto resi, margine, ordini attribuiti o incremento rispetto a una baseline.
Una percentuale sulle vendite non trasforma automaticamente il consulente in commerciante, ma il modello va distinto da vera intermediazione o rivendita.
Responsabilità su prezzi, promozioni e margini
Il manager può proporre prezzi e campagne promozionali, ma il contratto dovrebbe chiarire chi ha l’ultima approvazione e chi risponde delle decisioni commerciali.
È particolarmente importante quando sconti, spedizione gratuita o campagne aggressive incidono sul margine economico del cliente.
Coordinamento di sviluppatori e altri freelance
Uno dei ruoli tipici dell’e-commerce manager è coordinare figure specialistiche: sviluppatore, SEO, advertising, designer, copywriter, fotografo, email marketing e logistica.
Va chiarito se questi professionisti vengono contrattualizzati direttamente dal cliente o dal manager. Nel secondo caso possono cambiare responsabilità, flussi finanziari e organizzazione dell’attività.
Marketplace e account del cliente
Per Amazon, eBay, Etsy e altri marketplace il cliente dovrebbe restare titolare degli account, dei dati fiscali e dei rapporti con la piattaforma. Il manager opera con deleghe o utenti autorizzati.
Questo riduce il rischio che, alla fine del rapporto, il cliente perda accesso a dati, recensioni o asset commerciali.
Clienti esteri
Un e-commerce manager italiano può lavorare per aziende UE o extra-UE. La fatturazione dipende dalla natura del cliente e dalle regole sulla territorialità IVA.
Per clienti business esteri bisogna verificare VIES, reverse charge o diciture applicabili e corretta fatturazione elettronica/esterometro secondo il caso.
Lavorare per un solo cliente
È frequente che un grande e-commerce assorba gran parte del tempo del professionista. La presenza di un cliente principale non è automaticamente irregolare, ma il rapporto deve restare realmente autonomo.
Orari imposti, inserimento gerarchico e modalità di lavoro tipiche della subordinazione richiedono attenzione. Anche il regime forfettario prevede una causa ostativa specifica nei rapporti prevalenti con datori o ex datori di lavoro.
Costi tipici dell’e-commerce manager freelance
- commercialista e fatturazione;
- Gestione Separata INPS;
- computer e monitor;
- analytics e dashboard;
- tool SEO e CRO;
- software di project management;
- email marketing e automazioni demo;
- formazione e certificazioni;
- trasferte presso il cliente;
- assicurazione professionale;
- coworking o studio;
- eventuali collaboratori.
Il forfettario conviene sempre?
No. Con coefficiente 78%, il regime presume costi pari al 22% dei compensi. Se software, collaboratori, trasferte e altre spese reali superano stabilmente questa quota, conviene confrontare il risultato con il regime ordinario.
Il confronto deve considerare non soltanto le imposte ma anche contributi, costi reali e possibilità di dedurre le spese.
Come aprire la Partita IVA da e-commerce manager
- descrivi i servizi che venderai realmente;
- verifica se prevale consulenza gestionale, sviluppo tecnico, advertising o vendita;
- scegli il codice ATECO coerente;
- valuta eventuali attività secondarie;
- scegli il regime fiscale;
- apri la Partita IVA come professionista se il modello è coerente;
- iscriviti alla Gestione Separata quando dovuta;
- attiva fatturazione elettronica;
- predisponi contratto e regole sugli accessi;
- definisci KPI, responsabilità e compenso;
- formalizza privacy e trattamento dei dati;
- gestisci correttamente eventuali clienti esteri.
Errori frequenti
- usare un codice commerciale solo perché si lavora con e-commerce;
- confondere e-commerce manager e titolare dello shop;
- classificare come consulenza gestionale un’attività che è soprattutto sviluppo;
- classificare come consulenza gestionale un’attività che è quasi solo advertising operativo;
- non distinguere compenso professionale da eventuale intermediazione;
- gestire account del cliente con credenziali condivise;
- non definire KPI e responsabilità nel contratto;
- promettere risultati commerciali non interamente controllabili;
- ignorare privacy e dati degli utenti;
- scegliere il forfettario senza valutare i costi reali.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO dell’e-commerce manager?
Se prevalgono consulenza gestionale, strategia, processi, KPI e coordinamento, il riferimento da valutare è normalmente 70.20.09. Se prevalgono sviluppo, advertising o vendita in proprio, il codice cambia.
Quale INPS paga?
Il libero professionista senza cassa obbligatoria si iscrive normalmente alla Gestione Separata INPS.
Può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti. Per la consulenza gestionale dell’area 70 il coefficiente di redditività è normalmente 78%.
Serve un albo professionale?
No, non esiste un albo nazionale obbligatorio specifico per l’e-commerce manager.
Se gestisco Shopify per un cliente sono un commerciante?
No, se vendi una prestazione professionale di gestione/consulenza. Diventi titolare di attività commerciale se vendi prodotti in proprio o svolgi un’attività commerciale autonoma.
E-commerce manager freelance: il punto chiave
Il punto decisivo è separare il manager che coordina il business online dal programmatore, dall’advertising specialist e dal titolare del negozio.
Quando il valore venduto è strategia, organizzazione, KPI e coordinamento, il 70.20.09 è il riferimento da verificare; da questa scelta discendono coefficiente forfettario, previdenza e struttura corretta dell’attività.
Fonti ufficiali: ISTAT – ATECO 2025, struttura e note esplicative; ISTAT – ATECO 2025 e aggiornamenti 2026; INPS – Gestione Separata 2026; EUR-Lex – GDPR; Normattiva – Legge 190/2014, regime forfettario.