La Partita IVA per una gioielleria nel 2026 va inquadrata in base a ciò che viene realmente venduto o svolto. Per il commercio al dettaglio di gioielli e orologi nuovi il riferimento ATECO 2025 è 47.77.00 – Commercio al dettaglio di orologi e articoli di gioielleria.
Non tutte le attività che nel linguaggio comune vengono chiamate “gioielleria” sono però uguali: bigiotteria, produzione orafa, riparazione, vendita dell’usato e compro oro hanno codici e obblighi diversi. Inoltre, quando si commerciano oggetti preziosi occorre verificare la licenza prevista dall’art. 127 TULPS; l’iscrizione OAM entra invece in gioco quando viene effettivamente svolta attività di compro oro.
Qual è il codice ATECO della gioielleria nel 2026?
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 distinguono le attività in modo molto più preciso di un generico “negozio di gioielli”. I principali codici da verificare sono:
| Attività | ATECO 2025 |
|---|---|
| Vendita al dettaglio di orologi e gioielli nuovi | 47.77.00 |
| Vendita al dettaglio di bigiotteria | 47.78.24 |
| Orologi e gioielli usati / compro oro al dettaglio | 47.79.32 |
| Produzione di gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi | 32.12.20 |
| Riparazione e manutenzione di orologi e gioielli | 95.25.00 |
| Compro oro all’ingrosso | 46.82.21 |
Se vengono svolte stabilmente più attività, ad esempio vendita di gioielli nuovi, riparazione e acquisto di preziosi usati, può essere necessario indicare un’attività prevalente e uno o più codici secondari. La scelta non va fatta in base al nome del negozio, ma alle operazioni effettivamente svolte.
Gioielleria e bigiotteria hanno lo stesso codice?
No. La vendita di orologi e articoli di gioielleria rientra nel 47.77.00, mentre la vendita al dettaglio di bigiotteria è classificata nel 47.78.24. Se il negozio vende entrambe le categorie in modo stabile, bisogna verificare quale attività sia prevalente e se registrare anche il codice secondario.
Se produco personalmente i gioielli quale ATECO devo usare?
La produzione non va confusa con il commercio. Per la fabbricazione di gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi ATECO 2025 prevede il codice 32.12.20. Se l’impresa produce e vende anche al dettaglio, occorre valutare separatamente attività produttiva e commerciale.
L’inquadramento previdenziale può cambiare di conseguenza: una vera attività produttiva artigiana può ricadere nella Gestione Artigiani INPS, mentre il normale negozio di gioielleria è attività commerciale e porta normalmente alla Gestione Commercianti.
Serve una licenza per aprire una gioielleria?
Sì, quando l’attività rientra nel commercio di oggetti preziosi va verificata la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’art. 127 del TULPS. La Polizia di Stato dedica una procedura specifica alla licenza in materia di oggetti preziosi.
Per il commercio al dettaglio, la pratica viene normalmente presentata attraverso il SUAP competente, che la trasmette alla Questura secondo il procedimento applicabile. L’eventuale disciplina particolare dell’orafo artigiano non deve essere estesa automaticamente a un negozio che svolge anche commercio: prima dell’avvio conviene verificare il caso concreto con SUAP e Questura.
Per il quadro generale delle pratiche amministrative puoi consultare la guida sulle pratiche SUAP e SCIA.
La licenza per preziosi vale anche per la vendita online?
Il canale online non trasforma automaticamente la natura dell’attività. Con ATECO 2025 il commercio al dettaglio viene classificato soprattutto in base ai beni venduti: un e-commerce che vende gioielli nuovi resta collegato al 47.77.00 quando quella è l’attività effettiva.
Anche gli obblighi legati agli oggetti preziosi vanno verificati se la vendita avviene via Internet. Per gli adempimenti generali del canale digitale consulta la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Come si apre la Partita IVA per una gioielleria?
Il negozio di gioielleria è normalmente una ditta commerciale. L’avvio viene coordinato attraverso la Comunicazione Unica, con apertura della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese e posizione previdenziale, oltre alle pratiche SUAP e di pubblica sicurezza richieste per il punto vendita e per gli oggetti preziosi.
- definire con precisione vendita, produzione, riparazione ed eventuale usato;
- scegliere il codice ATECO 2025 corretto;
- aprire la Partita IVA e iscrivere l’impresa al Registro delle Imprese;
- attivare la posizione INPS corretta;
- presentare le pratiche commerciali tramite SUAP;
- ottenere, quando dovuta, la licenza ex art. 127 TULPS;
- se viene svolto compro oro, verificare prima anche l’iscrizione OAM e gli obblighi specifici.
Il procedimento generale è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con Comunicazione Unica.
Quanto paga INPS il titolare di una gioielleria nel 2026?
Il titolare che lavora personalmente e abitualmente nel negozio è normalmente iscritto alla Gestione Commercianti INPS. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro, il contributo ordinario annuo sul minimale dei commercianti a 4.611,64 euro e l’aliquota ordinaria al 24,48% fino alla prima fascia di reddito di 56.224 euro.
Per una vera impresa artigiana di produzione orafa, invece, il contributo ordinario annuo sul minimale 2026 della Gestione Artigiani è 4.521,36 euro e l’aliquota ordinaria è 24% fino alla stessa prima fascia. L’inquadramento dipende dall’attività concretamente esercitata, non dal solo possesso di un laboratorio nel retrobottega.
Una gioielleria può usare il regime forfettario?
Il normale commercio al dettaglio di gioielli nuovi può accedere al forfettario se la persona fisica rispetta tutti i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Per il commercio al dettaglio il coefficiente di redditività normalmente utilizzato è del 40%.
Con 50.000 euro di ricavi da commercio, il reddito forfettario lordo è quindi 20.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati. Produzione, riparazione e attività miste non vanno però trattate automaticamente con lo stesso coefficiente del commercio: ciascuna attività deve essere ricondotta correttamente al proprio gruppo.
In una gioielleria il valore delle scorte, gli acquisti, la sicurezza, l’assicurazione e gli altri costi reali possono essere elevati. Poiché nel forfettario i costi non sono dedotti analiticamente, la convenienza va valutata sul margine reale e non soltanto sull’aliquota dell’imposta sostitutiva.
La gioielleria forfettaria può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando il titolare applica effettivamente il regime forfettario, è iscritto alla Gestione Commercianti e possiede i requisiti dell’agevolazione previdenziale. La riduzione non è automatica. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35% nel forfettario.
Cosa cambia se la gioielleria vende gioielli e orologi usati?
Per il commercio al dettaglio di orologi e gioielli di seconda mano ATECO 2025 indica il codice 47.79.32. Questa attività richiede attenzione anche al trattamento IVA: l’usato non deve essere considerato automaticamente una normale vendita di merce nuova.
La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 92/E del 2013 distingue, tra l’altro, i preziosi usati acquistati per essere rivenduti come tali da quelli destinati alla fusione o trasformazione. Quando un bene usato viene acquistato da un privato o da altro soggetto che consente l’applicazione del regime, può trovare applicazione il regime IVA del margine; se invece il metallo prezioso è acquistato per essere destinato a fusione o affinazione, la disciplina IVA può essere diversa e può entrare in gioco il reverse charge.
Per questo, prima di acquistare usato, conviene definire il modello operativo: rivendita del gioiello usato come bene → possibile regime del margine nei casi previsti; acquisto di oro per fusione/recupero → disciplina diversa. Non va applicato un unico trattamento a tutte le operazioni.
Quando una gioielleria deve iscriversi all’OAM come compro oro?
La semplice vendita di gioielli nuovi non rende automaticamente il negozio un compro oro. L’obbligo cambia quando l’attività acquista, vende o scambia oggetti preziosi usati nell’ambito dell’attività di compro oro, anche se tale attività è secondaria rispetto alla gioielleria.
L’Organismo Agenti e Mediatori gestisce il Registro degli Operatori Compro Oro. Le FAQ OAM chiariscono che anche una gioielleria che intende svolgere operazioni di acquisto, vendita o permuta di oggetti preziosi usati deve verificare l’iscrizione al registro prima di esercitare quella specifica attività.
ATECO 2025 distingue inoltre il compro oro al dettaglio, incluso nel 47.79.32 quando acquista da famiglie o imprese e rivende al dettaglio, dal 46.82.21 per il compro oro all’ingrosso. Il codice ATECO non sostituisce comunque gli adempimenti autorizzativi e OAM.
Quale ATECO serve per riparare orologi e gioielli?
La riparazione e manutenzione di orologi e gioielli rientra nel codice 95.25.00. Se il laboratorio di riparazione è un servizio stabile aggiunto al negozio, va verificata la corretta registrazione dell’attività e l’inquadramento previdenziale complessivo.
Quanto costa aprire una gioielleria?
Oltre alle pratiche iniziali, una gioielleria può richiedere investimenti molto superiori a quelli di un normale piccolo negozio. Vanno considerati almeno:
- Comunicazione Unica, diritto camerale e diritti di pratica;
- eventuali costi e adempimenti collegati alla licenza per oggetti preziosi;
- locale, arredi, vetrine e illuminazione;
- cassaforte, allarme, videosorveglianza e altre misure di sicurezza;
- assicurazione;
- acquisto e finanziamento delle scorte;
- POS, software e sistemi gestionali;
- eventuale laboratorio di produzione o riparazione;
- commercialista e gestione contabile;
- contributi INPS.
Per confrontare le voci generali consulta anche la guida sui costi di una ditta individuale.
Checklist prima di aprire una gioielleria
- Definire se venderai nuovo, bigiotteria, usato, produrrai o riparerai.
- Usare 47.77.00 solo per il commercio al dettaglio di orologi e gioielli quando è l’attività effettiva.
- Separare 47.78.24 per la bigiotteria quando necessario.
- Valutare 32.12.20 per la produzione e 95.25.00 per la riparazione.
- Verificare la licenza ex art. 127 TULPS per gli oggetti preziosi.
- Presentare correttamente le pratiche SUAP e ComUnica.
- Attivare la Gestione Commercianti o Artigiani coerente con l’attività prevalente.
- Non trattare automaticamente l’usato come merce nuova: verificare regime del margine o disciplina applicabile.
- Se svolgi compro oro, verificare prima l’iscrizione OAM e il codice 47.79.32 o 46.82.21 a seconda del modello.
- Valutare il forfettario considerando il peso reale di scorte, sicurezza e altri costi.
Gli errori più comuni quando si apre una gioielleria
- usare un solo codice per vendita, produzione, riparazione e usato;
- confondere gioielleria e bigiotteria;
- aprire il punto vendita senza verificare la licenza per oggetti preziosi;
- pensare che vendere online elimini gli obblighi collegati ai preziosi;
- iscriversi alla Gestione Commercianti anche quando l’attività reale è produzione artigiana, o viceversa;
- considerare ogni acquisto di oro usato come una normale rivendita;
- svolgere compro oro come attività accessoria senza verificare OAM;
- scegliere il forfettario senza confrontare il coefficiente fiscale con il margine effettivo del negozio.
Domande frequenti sulla Partita IVA per gioielleria
Qual è il codice ATECO di una gioielleria?
Per la vendita al dettaglio di orologi e gioielli nuovi il codice ATECO 2025 è 47.77.00.
Una gioielleria può essere forfettaria?
Sì, il normale commercio di gioielli nuovi può applicare il forfettario se sono rispettati tutti i requisiti e non esistono cause di esclusione. Per il commercio il coefficiente è normalmente del 40%.
Serve l’OAM per vendere gioielli?
Non per la sola vendita di gioielli nuovi. L’iscrizione OAM va verificata quando viene effettivamente svolta attività di compro oro su oggetti preziosi usati.
Quanto paga INPS un gioielliere nel 2026?
Per il commerciante il contributo ordinario annuo sul minimale è 4.611,64 euro; per un artigiano iscritto alla relativa gestione è 4.521,36 euro, prima di eventuali agevolazioni applicabili.
I gioielli usati seguono sempre l’IVA ordinaria?
No. A seconda di provenienza e destinazione del bene può essere applicabile il regime del margine oppure una disciplina diversa; l’oro acquistato per fusione non va confuso con il gioiello usato acquistato per essere rivenduto come tale.
Partita IVA gioielleria nel 2026: cosa verificare prima di aprire
La sequenza corretta è attività reale → ATECO → licenza preziosi → ComUnica e SUAP → INPS → regime fiscale → eventuale usato/compro oro. La differenza tra vendita del nuovo, produzione, riparazione e acquisto di preziosi usati cambia sia gli adempimenti sia la fiscalità.
Le altre attività già analizzate sono raccolte nella sezione Professioni e attività.