La Partita IVA del giornalista serve quando l’attività giornalistica autonoma viene svolta in modo abituale e professionale. Con ATECO 2025 il codice specifico è 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti. Per chi è iscritto all’Ordine e svolge attività autonoma giornalistica, la previdenza di riferimento è la Gestione Separata INPGI, non la Gestione Separata INPS.
Il punto decisivo è distinguere l’attività giornalistica da attività vicine come copywriting, blogging, content creation o scrittura generica. Non basta scrivere articoli: contano il contenuto effettivamente prodotto, il ruolo professionale, l’iscrizione all’Ordine e la natura del rapporto con editori e committenti.
Partita IVA giornalista: risposta rapida
- ATECO 2025: 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti;
- previdenza: Gestione Separata INPGI per giornalisti iscritti all’Ordine che svolgono attività autonoma giornalistica;
- professionisti e pubblicisti: entrambi possono essere soggetti all’INPGI se esercitano attività autonoma giornalistica;
- contributo soggettivo: 12% fino a 24.000 euro di reddito professionale netto e 14% sulla quota eccedente;
- contributo integrativo: 4% sui compensi lordi;
- contributo minimo ordinario 2026: 430,71 euro;
- forfettario: possibile se sono rispettati requisiti e cause di esclusione;
- coefficiente di redditività: 67% nell’attuale regime transitorio dei coefficienti;
- diritto d’autore: va distinto dal normale compenso professionale, ma può comunque avere rilievo previdenziale INPGI.
Quando un giornalista deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA va valutata quando il giornalista lavora in autonomia con continuità, senza vincolo di subordinazione, per uno o più editori, testate, agenzie o altri committenti.
Non è il solo importo incassato a determinare l’obbligo. Collaborazioni regolari, incarichi ripetuti, attività promossa stabilmente e pluralità di committenti sono elementi tipici di un’attività professionale abituale.
Il giornalista può lavorare occasionalmente senza Partita IVA?
Una prestazione realmente occasionale può avere un trattamento fiscale diverso, ma per i giornalisti iscritti all’Ordine la questione previdenziale segue regole specifiche.
INPGI chiarisce che l’obbligo di iscrizione alla propria Gestione Separata ricorre quando concorrano l’iscrizione all’Albo e lo svolgimento di attività giornalistica autonoma, includendo anche attività occasionale e cessione del diritto d’autore.
Quindi “occasionale” non significa automaticamente “fuori dall’INPGI”.
Qual è il codice ATECO 2025 del giornalista?
ATECO 2025 prevede il codice 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti. Le note ISTAT precisano che include le attività di giornalisti i cui contenuti sono pubblicati da terzi.
La fonte primaria è la struttura e note esplicative ATECO 2025 di ISTAT.
Che fine ha fatto il vecchio ATECO 90.03.01?
Nella classificazione precedente il giornalista indipendente era normalmente ricondotto al codice 90.03.01. Con ATECO 2025 la voce è stata riclassificata nel nuovo 90.11.01.
Per una nuova apertura o per una verifica dell’inquadramento attuale è quindi necessario utilizzare la classificazione 2025 e non copiare automaticamente vecchi codici presenti in guide precedenti.
Giornalista, blogger e content creator sono la stessa attività?
No. ATECO 2025 distingue espressamente le attività di giornalisti indipendenti dalle attività di blogger indipendenti e dalle altre attività di creazione letteraria.
Un giornalista iscritto all’Ordine che produce contenuti giornalistici per testate terze ha un inquadramento diverso da chi gestisce un blog personale o produce contenuti sponsorizzati come creator.
APIVA tratta separatamente la Partita IVA del content creator e il tema del lavoro autonomo dello scrittore.
Professionista e pubblicista: cosa cambia per la Partita IVA?
L’Albo dei giornalisti distingue, tra gli altri, elenco professionisti ed elenco pubblicisti. Ai fini dell’iscrizione previdenziale alla Gestione Separata INPGI, però, entrambi possono rientrare nell’obbligo se esercitano attività giornalistica autonoma.
INPGI indica infatti espressamente professionisti, pubblicisti e praticanti iscritti al relativo registro tra i soggetti che devono iscriversi quando svolgono attività autonoma giornalistica senza vincolo di subordinazione.
Quando bisogna iscriversi all’INPGI?
INPGI indica che l’iscrizione alla Gestione Separata deve avvenire quando sono presenti contemporaneamente:
- iscrizione all’Albo dei giornalisti o al registro praticanti;
- svolgimento di attività autonoma giornalistica senza vincolo di subordinazione.
L’iscrizione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla sussistenza dei requisiti, come indicato nella procedura ufficiale INPGI per i giornalisti autonomi.
INPGI o INPS: quale previdenza si applica?
Per il giornalista iscritto all’Ordine che svolge attività autonoma giornalistica, il riferimento è la Gestione Separata INPGI.
Non va quindi applicata automaticamente la Gestione Separata INPS utilizzata da molti altri liberi professionisti senza Cassa. Questo è uno degli errori più frequenti quando si tratta fiscalmente la professione giornalistica come una generica attività di scrittura.
Contributi INPGI 2026: aliquote principali
Per il lavoro autonomo giornalistico il contributo soggettivo è pari al 12% del reddito professionale netto fino a 24.000 euro e sale al 14% sulla quota eccedente. Il contributo integrativo è pari al 4% dei compensi lordi, secondo le regole contributive pubblicate dall’INPGI.
Il contributo integrativo è normalmente addebitato al committente e poi versato all’INPGI dal giornalista secondo le regole dell’Istituto.
Qual è il contributo minimo INPGI 2026?
Per il 2026 il contributo minimo ordinario per i giornalisti che svolgono attività autonoma è pari a 430,71 euro. È formato da:
- 305,26 euro di contributo soggettivo;
- 101,75 euro di contributo integrativo;
- 23,70 euro di contributo di maternità.
INPGI prevede riduzioni specifiche per gli iscritti all’Ordine da meno di cinque anni e per i pensionati. Il versamento ordinario del minimo 2026 era dovuto entro il 31 luglio 2026; gli importi sono riportati nel comunicato INPGI sul contributo minimo 2026.
Chi non deve pagare il minimo INPGI?
I giornalisti che svolgono l’attività esclusivamente tramite collaborazione coordinata e continuativa non versano direttamente il contributo minimo come liberi professionisti: gli adempimenti contributivi ricadono sul committente secondo il regime previsto.
Inoltre, chi non ha svolto attività giornalistica autonoma durante l’anno e presume di non svolgerla può comunicare la cessazione o sospensione secondo le procedure INPGI per evitare il contributo minimo quando ne ricorrono le condizioni.
Il giornalista può usare il regime forfettario?
Sì, se è una persona fisica che rispetta i requisiti previsti dalla Legge 190/2014 e non ricade nelle cause di esclusione.
Il limite generale dei ricavi o compensi dell’anno precedente è 85.000 euro. Restano da verificare anche lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con datore o ex datore e gli altri requisiti previsti.
Per il quadro completo consulta i requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del giornalista?
Nell’attuale sistema transitorio del regime forfettario, in attesa dei nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla classificazione ATECO 2025, l’attività del giornalista continua a utilizzare il coefficiente associato alla corrispondente attività della precedente classificazione.
Per il giornalista il coefficiente di redditività è quindi 67%.
Perché nel 2026 il coefficiente non si legge direttamente dal nuovo codice?
Il Decreto legislativo 81/2025 ha stabilito che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti basati su ATECO 2025, i contribuenti forfettari continuano ad applicare i coefficienti dell’Allegato 4 della Legge 190/2014 individuati tramite il codice corrispondente della precedente classificazione.
È quindi corretto utilizzare ATECO 90.11.01 come codice attività e, contemporaneamente, applicare il coefficiente 67% tramite il raccordo previsto dalla disciplina transitoria.
Esempio di calcolo con 30.000 euro di compensi
Supponiamo un giornalista in regime forfettario con 30.000 euro di compensi professionali.
- compensi: 30.000 euro;
- coefficiente di redditività: 67%;
- reddito forfettario lordo: 20.100 euro;
- su questo reddito si calcola il contributo soggettivo INPGI secondo le aliquote applicabili;
- il contributo integrativo del 4% segue invece le regole proprie dell’INPGI sui compensi lordi;
- i contributi obbligatori deducibili riducono la base su cui calcolare l’imposta sostitutiva.
Il calcolo reale dipende anche da contributi già versati, acconti, altri redditi e condizioni personali.
Imposta sostitutiva 5% o 15%
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Può scendere al 5% per il periodo previsto dalla legge quando si tratta di una nuova attività che rispetta tutte le condizioni specifiche.
Il 5% non è automatico per chi apre una Partita IVA per la prima volta.
Giornalista e diritto d’autore
Un giornalista può percepire compensi qualificati come diritto d’autore, ma questo non significa automaticamente che tali somme restino fuori dal perimetro previdenziale INPGI.
INPGI considera rilevante anche la cessione del diritto d’autore quando deriva da attività giornalistica autonoma svolta da un iscritto all’Ordine. Per questo la qualificazione contrattuale deve essere coerente con la prestazione reale.
Quando il diritto d’autore non è corretto?
INPGI ha chiarito che la formula del diritto d’autore non può essere utilizzata indiscriminatamente per normali collaborazioni giornalistiche ripetute nel tempo, soprattutto quando il contenuto ha funzione informativa immediata e il compenso è quello normalmente riconosciuto per la prestazione giornalistica.
Il contratto va quindi costruito in base alla sostanza economica del rapporto e non soltanto per ottenere un trattamento fiscale diverso.
Come fattura un giornalista?
La fattura deve descrivere correttamente il servizio reso: articolo, reportage, intervista, servizio giornalistico, collaborazione redazionale o altra prestazione effettivamente svolta.
Se il giornalista è tenuto al contributo integrativo INPGI, la relativa maggiorazione va gestita secondo le regole dell’Istituto. Nel regime forfettario la fattura segue inoltre la disciplina fiscale propria del regime.
Giornalista con un solo committente
Avere un solo editore o committente non impedisce automaticamente l’attività autonoma. Bisogna però verificare la reale autonomia del rapporto.
Orari imposti, inserimento stabile nella redazione, potere direttivo, organizzazione del lavoro da parte del committente e continuità tipica del lavoro subordinato possono richiedere una valutazione diversa dal semplice contratto con Partita IVA.
Collaborazione coordinata e continuativa
La Co.Co.Co. giornalistica segue regole previdenziali differenti dal libero professionista. In questo caso il versamento dei contributi è gestito dal committente secondo le aliquote e le modalità previste dalla Gestione Separata INPGI.
Il giornalista deve quindi distinguere correttamente fatture da libero professionista e rapporti parasubordinati.
Giornalista con clienti esteri
Un giornalista può lavorare per testate, agenzie e committenti esteri. In questi casi occorre verificare la natura B2B o B2C della prestazione, il Paese del cliente e le regole IVA applicabili.
Il fatto che l’articolo venga consegnato online non trasforma automaticamente il servizio in un servizio elettronico ai fini IVA.
Quanto costa mantenere la Partita IVA da giornalista?
- contributi INPGI;
- imposta sostitutiva o imposte ordinarie;
- commercialista o software fiscale;
- computer, telefono e connessione;
- trasferte e viaggi;
- attrezzatura fotografica o audio-video;
- abbonamenti e banche dati;
- formazione professionale;
- assicurazione quando utile;
- spese di produzione dei contenuti.
Come aprire la Partita IVA da giornalista
- verifica che l’attività sia effettivamente giornalistica;
- controlla la posizione nell’Ordine;
- utilizza ATECO 90.11.01 quando coerente con l’attività;
- iscriviti alla Gestione Separata INPGI se ricorrono i requisiti;
- scegli il regime fiscale;
- organizza fatturazione e contributo integrativo;
- distingui Partita IVA, Co.Co.Co. e diritto d’autore;
- verifica eventuali clienti esteri;
- mantieni separati compensi giornalistici ed eventuali attività non giornalistiche;
- aggiorna l’inquadramento se cambia il modello professionale.
Errori frequenti del giornalista freelance
- usare ancora il vecchio ATECO 90.03.01;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS invece che all’INPGI;
- pensare che il pubblicista non possa avere obblighi INPGI;
- considerare 5.000 euro una soglia generale per evitare la Partita IVA;
- confondere Co.Co.Co. e libero professionista;
- trattare qualsiasi compenso come diritto d’autore;
- dimenticare il contributo integrativo;
- ignorare il contributo minimo annuale;
- applicare il 5% del forfettario senza verificarne i requisiti;
- confondere attività giornalistica, blogging, copywriting e content creation.
Domande frequenti sulla Partita IVA del giornalista
Qual è il codice ATECO 2025?
Il codice è 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti.
Professionisti e pubblicisti versano entrambi all’INPGI?
Sì, quando sono iscritti all’Ordine e svolgono attività giornalistica autonoma rientrano nell’obbligo previsto dalla Gestione Separata INPGI.
Qual è il contributo minimo INPGI 2026?
Il minimo ordinario 2026 è 430,71 euro, con riduzioni previste in specifici casi.
Quali sono le aliquote INPGI?
Il contributo soggettivo è 12% fino a 24.000 euro di reddito professionale netto e 14% sulla quota eccedente; il contributo integrativo è 4% sui compensi lordi.
Qual è il coefficiente forfettario?
Nell’attuale disciplina transitoria il coefficiente è 67%.
Un giornalista può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti e non ricorre una causa di esclusione.