Aprire la Partita IVA come content creator nel 2026 richiede di partire dal tipo di contenuti prodotti e dal modo in cui vengono monetizzati. Non esiste infatti un unico codice ATECO valido per tutti i creator: ATECO 2025 distingue, tra gli altri, contenuti digitali non video, contenuti video e influencer marketing.
Un blogger che pubblica testi e fotografie, uno YouTuber che produce video e un influencer pagato per campagne promozionali possono essere tutti definiti “content creator”, ma svolgere attività fiscalmente differenti. Codice ATECO, coefficiente del forfettario e previdenza devono quindi essere scelti sulla base dell’attività reale.
Chi è un content creator dal punto di vista fiscale?
Content creator è una definizione molto ampia utilizzata per chi crea e diffonde professionalmente contenuti digitali. Può comprendere blogger, YouTuber, streamer, podcaster, TikToker, Instagrammer, influencer e altre figure che producono testi, fotografie, video, audio o contenuti destinati alle piattaforme online.
Anche l’INPS utilizza content creator come macro-categoria. Questo significa che il nome della professione non determina da solo né il codice ATECO né la gestione previdenziale.
Quando un content creator deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene esercitata in modo abituale e professionale. Non serve che rappresenti il lavoro principale e non esiste una soglia minima generale di compensi che renda automaticamente occasionale un’attività svolta con continuità.
Pubblicazione regolare, monetizzazione continuativa, collaborazioni con brand, organizzazione del lavoro e ricerca stabile di ricavi sono alcuni degli elementi da considerare. La procedura generale è spiegata nella guida su come aprire la Partita IVA.
Sotto 5.000 euro non serve la Partita IVA?
No. I 5.000 euro non rappresentano una soglia generale sotto la quale un content creator abituale può lavorare senza Partita IVA. Il limite riguarda la franchigia contributiva prevista per il lavoro autonomo realmente occasionale.
L’INPS disciplina separatamente i contributi del lavoro autonomo occasionale. Se l’attività è invece stabile e abituale, il problema dell’apertura della Partita IVA deve essere valutato indipendentemente dal superamento dei 5.000 euro.
Qual è il codice ATECO del content creator nel 2026?
Non esiste un unico “codice ATECO content creator”. La classificazione ATECO 2025 distingue l’attività in base alla natura dei contenuti e dei servizi svolti.
- 58.19.00 – contenuti anche digitali non video;
- 59.11.00 – produzione di contenuti video digitali, vlog e video podcast;
- 73.11.03 – attività di influencer marketing;
- altri codici possono essere necessari quando prevalgono attività differenti, come consulenza, commercio, servizi pubblicitari o altre prestazioni professionali.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 costituiscono il riferimento per verificare quali attività sono comprese ed escluse dai singoli codici.
Quando usare ATECO 58.19.00?
Il codice 58.19.00 – Altre attività editoriali, esclusa l’edizione di software comprende espressamente anche l’attività dei creatori di contenuti, compresi quelli digitali, quando non si tratta di contenuti video.
Può quindi essere il codice da verificare quando l’attività consiste prevalentemente nella pubblicazione professionale di testi, fotografie e altri contenuti digitali non video sotto la responsabilità del creator.
Quando usare ATECO 59.11.00?
Il codice 59.11.00 – Attività di produzione cinematografica, di video e programmi televisivi comprende espressamente la produzione di vlog, video podcast e l’attività dei creatori di contenuti video digitali.
È quindi il riferimento da verificare quando l’attività principale è la produzione e pubblicazione professionale di video. Abbiamo analizzato questo caso in modo specifico nella guida alla Partita IVA per YouTuber.
Quando usare ATECO 73.11.03?
Il codice 73.11.03 – Attività di influencer marketing riguarda le attività nelle quali il creator svolge campagne di influencer marketing, utilizzando la propria capacità di influenzare un pubblico per promuovere prodotti, servizi o brand.
ISTAT esclude espressamente dal 73.11.03 sia i creator di contenuti digitali non video, rinviati al 58.19.00, sia i video content creator, rinviati al 59.11.00. Il caso specifico è approfondito nella guida alla Partita IVA per influencer.
Content creator e influencer sono la stessa cosa?
No. “Content creator” identifica una categoria più ampia. Un influencer può essere un content creator, ma non ogni content creator svolge influencer marketing.
La differenza pratica è soprattutto nella fonte dei ricavi: chi viene remunerato prevalentemente per produrre e pubblicare contenuti può avere un inquadramento diverso da chi viene pagato principalmente per campagne promozionali basate sulla propria influenza sulla community.
Content creator e YouTuber sono la stessa cosa?
Lo YouTuber è una delle possibili figure comprese nella categoria dei content creator. La sua caratteristica principale è la produzione e pubblicazione di contenuti video sulla piattaforma YouTube.
Il content creator può invece produrre anche testi, fotografie, podcast, contenuti per social network o materiali digitali di altro tipo. Per questo non bisogna assegnare automaticamente a tutti i creator il codice utilizzato per i video.
Cosa succede se creo sia contenuti video sia non video?
Quando vengono esercitate stabilmente più attività, occorre individuare quella prevalente e verificare se le altre rappresentano attività autonome tali da richiedere codici ATECO secondari.
La presenza contemporanea di fotografie, testi e video non comporta automaticamente l’obbligo di utilizzare più codici: bisogna capire quali prestazioni vengono realmente svolte e monetizzate. Se necessario è possibile aggiungere un codice ATECO alla Partita IVA.
Sponsorizzazioni e brand deal richiedono ATECO 73.11.03?
Una collaborazione promozionale isolata non permette da sola di classificare l’intera attività. Se però le campagne di influencer marketing diventano autonome, abituali e rilevanti rispetto alla semplice produzione di contenuti, il 73.11.03 deve essere valutato.
La scelta corretta richiede quindi di separare monetizzazione dei contenuti, sponsorizzazioni, affiliazioni, vendita di prodotti e altri servizi svolti dal creator.
Affiliazioni e commissioni sulle vendite cambiano il codice ATECO?
Possono incidere quando rappresentano un’attività autonoma e organizzata. Un creator che guadagna anche da link affiliati non diventa automaticamente un commerciante, ma una componente commerciale stabile e rilevante deve essere analizzata separatamente.
Il codice ATECO deve descrivere l’attività effettivamente esercitata e non semplicemente il mezzo attraverso il quale arriva il pagamento.
Vendere prodotti o merchandising cambia l’inquadramento?
Può cambiarlo. La vendita abituale di merchandising, prodotti fisici o altri beni è distinta dalla sola attività creativa e può introdurre una componente commerciale con propri obblighi ATECO, amministrativi e previdenziali.
Content creator professionista o ditta individuale?
Non tutti i content creator devono essere automaticamente inquadrati come imprese. Quando prevale la prestazione personale, intellettuale o creativa del soggetto e manca una struttura organizzata tipica dell’impresa, può essere corretto l’inquadramento come lavoro autonomo professionale.
Se invece assumono peso prevalente l’organizzazione dei mezzi, collaboratori, attività commerciali, vendita e gestione strutturata di asset digitali, può emergere una vera attività d’impresa. La distinzione non può essere fatta guardando soltanto il codice ATECO.
Cosa dice l’INPS sui content creator?
La circolare INPS n. 44/2025 dedica una disciplina specifica ai content creator e chiarisce che la categoria comprende figure differenti come influencer, YouTuber, streamer, podcaster, blogger e altri creatori digitali.
L’Istituto distingue poi l’inquadramento previdenziale in base alle caratteristiche concrete dell’attività, separando lavoro autonomo professionale, attività organizzata in forma d’impresa ed eventuali prestazioni riconducibili al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo.
Quando il content creator si iscrive alla Gestione Separata?
Quando l’attività viene esercitata come lavoro autonomo professionale e non esiste una specifica Cassa previdenziale, l’inquadramento può ricadere nella Gestione Separata INPS.
Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti non assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria è del 26,07%. Per pensionati o soggetti già assicurati presso un’altra previdenza obbligatoria, nei casi previsti, l’aliquota è del 24%. I valori sono indicati nella circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026.
Quando può essere necessaria la Gestione Commercianti?
La Gestione Commercianti può diventare rilevante quando l’attività assume natura imprenditoriale. L’organizzazione dei mezzi, la gestione commerciale strutturata, la vendita e altre componenti d’impresa devono essere valutate nel caso concreto.
Non è quindi corretto iscrivere automaticamente ogni creator alla Gestione Commercianti solo perché monetizza una piattaforma digitale.
Quando può entrare in gioco il Fondo Lavoratori dello Spettacolo?
In determinate prestazioni può essere necessario verificare anche il Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (FPLS). Questo avviene quando la prestazione concretamente resa è riconducibile a una delle categorie professionali assicurate al Fondo.
La semplice creazione di contenuti o la presenza di pubblicità non determina automaticamente l’obbligo FPLS. La verifica riguarda soprattutto la natura della specifica prestazione commissionata e il ruolo effettivamente svolto dal creator.
Il content creator può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti del regime e non ricade in una causa di esclusione. L’attività digitale o la presenza di committenti esteri non impediscono di per sé l’accesso al forfettario.
Devono essere controllati ricavi o compensi, eventuali redditi da lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con datore o ex datore di lavoro e le altre condizioni previste. Sono riepilogate nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del content creator?
Non esiste neppure un unico coefficiente di redditività per tutti i content creator. Dipende dal codice ATECO effettivamente utilizzato.
- per attività ricondotte alle divisioni 58 e 59, il coefficiente è 67%;
- per attività della divisione 73, come l’influencer marketing, il coefficiente è 78%.
Il decreto legislativo n. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti su ATECO 2025, continuano a essere utilizzati quelli della precedente classificazione attraverso il relativo raccordo.
Quanto paga di tasse un content creator in forfettario?
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva è normalmente del 15% e può scendere al 5% nei primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Prima di applicare l’imposta bisogna determinare il reddito forfettario usando il coefficiente corretto e dedurre i contributi previdenziali obbligatori ammessi. Per questo due content creator con lo stesso fatturato possono avere una base imponibile diversa se svolgono attività ATECO differenti.
Come si fatturano piattaforme, brand e clienti esteri?
La fatturazione dipende dalla controparte reale e dalla natura del servizio. Un compenso ricevuto da una piattaforma estera non deve essere trattato automaticamente come una normale fattura a un cliente italiano.
Occorre verificare il soggetto contrattuale, il Paese in cui è stabilito, la sua eventuale identificazione IVA e le regole di territorialità applicabili. Per gli aspetti operativi puoi consultare la guida alla fatturazione elettronica.
Un content creator può avere più codici ATECO?
Sì. Quando vengono svolte stabilmente attività differenti, una stessa Partita IVA può avere un codice principale e uno o più codici secondari.
La scelta deve però riflettere attività realmente esercitate. Non è utile aggiungere indiscriminatamente 58.19.00, 59.11.00 e 73.11.03 solo perché si utilizzano più social network.
Si può essere content creator e lavoratore dipendente?
In linea generale sì. Devono però essere verificati eventuali obblighi di esclusiva, non concorrenza o incompatibilità e, per i dipendenti pubblici, le regole specifiche applicabili.
Chi vuole utilizzare il regime forfettario deve controllare anche i requisiti relativi al lavoro dipendente e gli eventuali rapporti con il datore o ex datore di lavoro. Il tema è approfondito nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Quali sono gli errori più comuni dei content creator?
- credere che esista un unico codice ATECO “content creator”;
- utilizzare automaticamente il 73.11.03 per qualsiasi creator;
- confondere produzione video e influencer marketing;
- ignorare la distinzione tra contenuti video e non video;
- utilizzare il coefficiente del 78% anche quando l’attività ricade nelle divisioni 58 o 59;
- considerare automaticamente ogni creator una ditta individuale;
- scegliere la gestione INPS soltanto sulla base del codice ATECO;
- pensare che sotto 5.000 euro la Partita IVA non serva mai;
- non separare sponsorizzazioni, affiliazioni, vendita di prodotti e altre fonti di ricavo;
- trattare piattaforme estere come normali clienti italiani senza verificarne i dati fiscali.
Come scegliere l’ATECO corretto da content creator
Il metodo più sicuro è partire da ciò che viene effettivamente venduto e monetizzato. Se prevalgono testi, fotografie e contenuti digitali non video va verificato il 58.19.00; se prevalgono video, vlog o video podcast il riferimento può essere 59.11.00; se l’attività principale consiste in campagne di influencer marketing va valutato il 73.11.03.
Successivamente bisogna verificare eventuali attività secondarie, natura professionale o imprenditoriale, gestione previdenziale e regime fiscale. Il codice non deve essere scelto partendo semplicemente dal nome del social network utilizzato.
Aprire la Partita IVA come content creator nel 2026
La novità più importante di ATECO 2025 è proprio la possibilità di distinguere meglio attività che in passato venivano spesso concentrate sotto codici generici di marketing. Per un content creator la scelta corretta parte oggi dal contenuto prodotto e dal modello di ricavo: 58.19.00 per contenuti non video, 59.11.00 per video content creator e 73.11.03 quando prevale realmente l’influencer marketing. Solo dopo questa distinzione è possibile impostare correttamente fiscalità e previdenza.