Aprire la Partita IVA come panettiere o panificio nel 2026 significa avviare un’impresa alimentare di produzione, non una semplice attività commerciale. Il codice ATECO 2025 di riferimento per la produzione di pane è 10.71.10 — Produzione di pane e prodotti di panetteria simili. Servono inoltre gli adempimenti sanitari e amministrativi dell’impresa alimentare, l’autocontrollo HACCP e la corretta posizione previdenziale.
È importante distinguere il panificio che svolge l’intero ciclo produttivo dalla semplice rivendita di pane e dalla sola cottura di prodotti precotti collegata alla vendita al dettaglio: ATECO e requisiti possono cambiare.
Qual è il codice ATECO del panettiere nel 2026?
Le note ATECO 2025 dell’ISTAT indicano il codice 10.71.10 per la produzione di pane e prodotti di panetteria simili.
La voce comprende produzione di pane e panini, rustici, pizzette e altre specialità salate da forno, oltre alla produzione di pane precotto.
Panificio e pasticceria hanno lo stesso ATECO?
No. La produzione di prodotti di pasticceria freschi è classificata con 10.71.20. Un’impresa che produce stabilmente sia pane sia pasticceria deve individuare l’attività prevalente e valutare eventuali codici secondari.
La sola cottura del pane precotto usa il 10.71.10?
Non sempre. ISTAT esclude dal 10.71 la cottura di pane e panini precotti quando è connessa alla vendita al dettaglio, rinviando alla classificazione commerciale 47.24. Un punto vendita che riceve prodotto precotto e lo termina in negozio non va quindi assimilato automaticamente a un panificio produttore.
Quando si può usare la denominazione “panificio”?
La normativa nazionale riserva la denominazione panificio alle imprese che svolgono l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale. La semplice rivendita non diventa panificio solo perché vende pane.
Serve una licenza per produrre pane?
La vecchia autorizzazione quantitativa alla panificazione è stata superata. L’attività è stata liberalizzata dal decreto-legge 223/2006, ma l’apertura di un nuovo panificio, il trasferimento o la trasformazione restano soggetti alla SCIA e agli adempimenti previsti per l’impresa alimentare.
Dove si presenta la SCIA?
La SCIA viene gestita attraverso il SUAP competente e coordinata con la pratica d’impresa. La Camera di Commercio di Brescia ricorda che l’impresa presenta la segnalazione contestualmente agli adempimenti verso il Registro Imprese.
Per il procedimento generale puoi consultare anche come aprire una ditta individuale con Comunicazione Unica.
Serve un responsabile dell’attività produttiva?
Sì. Per ogni sede in cui viene esercitata l’attività di panificazione deve essere indicato un responsabile dell’attività produttiva. Questa figura assicura il rispetto delle regole sulla produzione, sull’igiene, sulla sicurezza e sulla qualità del prodotto.
Le modalità con cui si dimostrano eventuali requisiti professionali e formativi possono essere disciplinate anche a livello regionale; non è quindi corretto applicare a tutta Italia un unico corso o una sola durata di esperienza senza verificare la Regione interessata.
Il responsabile deve essere il titolare?
Non necessariamente. Può coincidere con il titolare oppure essere un altro soggetto inserito correttamente nell’organizzazione dell’impresa, nel rispetto della disciplina nazionale e regionale applicabile.
Serve l’HACCP?
Sì. Il Ministero della Salute precisa che l’autocontrollo è obbligatorio per tutti gli operatori della filiera alimentare e che il sistema HACCP è lo strumento obbligatorio per gli operatori dei settori post-primari.
Il panificio deve quindi organizzare procedure documentate per rischi biologici, chimici e fisici, pulizia, temperature, allergeni, materie prime, tracciabilità e azioni correttive.
Serve la registrazione sanitaria?
Il panificio è un’impresa alimentare e deve gestire la registrazione sanitaria e gli adempimenti previsti dal Regolamento CE 852/2004 tramite le procedure territorialmente applicabili. Locali e ciclo produttivo devono essere compatibili con i requisiti igienico-sanitari.
Il panettiere è un artigiano?
Quando il titolare partecipa personalmente e in modo prevalente al lavoro produttivo e ricorrono gli altri requisiti della legge sull’artigianato, il panificio può essere inquadrato come impresa artigiana. La forma concreta va verificata in base a organizzazione, personale e ruolo del titolare.
Quale INPS paga il panettiere artigiano?
Il titolare artigiano è iscritto alla Gestione INPS Artigiani. La circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo minimo annuo degli artigiani a 4.521,36 euro.
Per il quadro generale puoi vedere anche contributi INPS artigiani e commercianti 2026.
Qual è l’aliquota INPS nel 2026?
L’aliquota IVS degli artigiani è del 24% fino alla prima fascia prevista; sulla parte di reddito oltre 56.224 euro si applica il punto percentuale aggiuntivo nei limiti del massimale.
Il panificio può usare il regime forfettario?
Una ditta individuale può applicare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. Per verificare le condizioni è utile la guida ai requisiti del forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del panificio?
Per l’attività di produzione alimentare classificata nel gruppo ATECO 10 il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 40%. Su 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 20.000 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
Perché il coefficiente è 40%?
Il coefficiente non va dedotto intuitivamente dal margine del panificio: deriva dalla tabella fiscale applicabile alle industrie alimentari. Il passaggio ad ATECO 2025 non ha introdotto automaticamente nuovi coefficienti; si utilizza la corrispondenza con la classificazione precedente finché non viene approvata una nuova tabella.
Il forfettario conviene sempre a un panificio?
No. Un panificio può sostenere costi elevati per farine, lieviti, energia, forni, impastatrici, personale, affitto, manutenzione, packaging e consegne. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente. Prima di scegliere è quindi opportuno confrontare il 40% forfettario con i costi effettivi e l’IVA sugli acquisti.
Per una stima delle voci fisse e gestionali è utile anche la guida ai costi di una ditta individuale.
Si può vendere il pane prodotto direttamente?
La vendita dei prodotti propri nei locali dell’impresa è normalmente collegata alla produzione. Se però il punto vendita commercializza in modo stabile anche merci acquistate da terzi, o svolge un’attività commerciale autonoma, bisogna verificare codici e adempimenti aggiuntivi.
Panificio con bar o somministrazione
Servire alimenti e bevande per il consumo sul posto può integrare una distinta attività di somministrazione, con requisiti e procedure ulteriori. Non basta il codice di produzione del pane per coprire automaticamente un bar o un servizio di ristorazione.
Vendita online e consegne
Il panificio può organizzare ordini online e consegne dei propri prodotti, ma deve continuare a rispettare regole alimentari, tracciabilità, informazioni obbligatorie e corretta classificazione delle eventuali attività commerciali aggiuntive.
Allergeni e informazioni al consumatore
Pane e prodotti da forno possono contenere cereali con glutine, sesamo, latte, uova, frutta a guscio e altri allergeni. L’impresa deve gestire correttamente le informazioni previste dalla normativa alimentare anche per prodotti non preimballati.
Serve l’INAIL?
In una produzione con forni, impastatrici, taglierine, movimentazione di carichi e personale, la posizione INAIL va verificata e normalmente rientra negli adempimenti dell’impresa. Il rischio assicurativo dipende dalle lavorazioni e dai soggetti impiegati.
Quanto costa aprire un panificio?
I costi possono essere rilevanti: locali, adeguamenti edilizi e impiantistici, forno, impastatrici, celle, banchi, aspirazione, energia, deposito, attrezzature, pratiche sanitarie, assicurazione, personale, materie prime e consulenza.
Errori da evitare
- usare 10.71.10 per una semplice rivendita;
- confondere panificio e pasticceria fresca;
- aprire senza SCIA e registrazione sanitaria;
- dimenticare il responsabile dell’attività produttiva;
- trascurare HACCP e allergeni;
- considerare automaticamente artigiana qualunque società di panificazione;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi energetici e produttivi;
- aggiungere bar o commercio di prodotti di terzi senza verificarne l’inquadramento.
Checklist prima di aprire
- definire se si produce pane o si effettua sola vendita/cottura;
- scegliere ATECO 10.71.10 quando coerente;
- presentare SCIA e pratica d’impresa;
- indicare il responsabile dell’attività produttiva;
- gestire registrazione sanitaria e HACCP;
- verificare inquadramento artigiano e INPS;
- valutare forfettario 40% o ordinario;
- organizzare allergeni, tracciabilità, sicurezza e INAIL.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO del panificio?
10.71.10 per produzione di pane e prodotti di panetteria simili.
Il panificio può essere forfettario?
Sì, se è una ditta individuale e rispetta i requisiti generali.
Qual è il coefficiente?
40%.
Serve l’HACCP?
Sì, il panificio è un operatore alimentare post-primario.
Partita IVA panettiere nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è produzione effettiva → ATECO 10.71.10 → SCIA → responsabile produttivo → registrazione sanitaria/HACCP → impresa artigiana se spettante → INPS → regime fiscale → vendita e attività aggiuntive.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.