La Partita IVA del parrucchiere non comporta soltanto l’apertura fiscale: l’attività è una vera impresa artigiana regolamentata, con codice ATECO 96.21.00, abilitazione professionale, responsabile tecnico, adempimenti SUAP e iscrizione alla Gestione Artigiani INPS.
Parrucchiere, barbiere e acconciatore non richiedono tre diverse Partite IVA. La legge utilizza oggi la denominazione professionale di acconciatore, mentre ATECO 2025 riunisce i servizi di parrucchieri e barbieri nello stesso codice 96.21.00.
Parrucchiere, barbiere e acconciatore sono la stessa attività?
Ai fini della disciplina professionale, la legge 17 agosto 2005 n. 174 ha ricondotto le precedenti attività di parrucchiere per uomo e donna e di barbiere alla denominazione di attività di acconciatore.
Questo significa che non serve creare una seconda attività soltanto perché un salone offre anche servizi da barbiere. Taglio e trattamento estetico della barba fanno parte dell’attività di acconciatore.
Qual è il codice ATECO del parrucchiere nel 2026?
Il codice ATECO 2025 è 96.21.00 – Servizi di parrucchieri e barbieri.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono lavaggio, taglio, messa in piega, tintura, colorazione, ondulazione, stiratura dei capelli, hairstyling, rasatura e rifinitura della barba.
Il vecchio ATECO 96.02.01 è ancora corretto?
96.02.01 apparteneva alla precedente classificazione ed è ancora molto presente in guide, visure storiche e contenuti online.
Per le nuove classificazioni ATECO 2025 il riferimento è invece 96.21.00. Quando si apre o si modifica un’attività nel 2026 bisogna quindi utilizzare la classificazione vigente.
Quali servizi comprende ATECO 96.21.00?
- lavaggio dei capelli;
- taglio;
- messa in piega;
- tintura e colorazione;
- ondulazione;
- stiratura e trattamenti analoghi;
- hairstyling e acconciatura;
- rasatura e rifinitura della barba.
Per fare il parrucchiere serve un’abilitazione professionale?
Sì. L’attività di acconciatore è regolamentata e non può essere esercitata soltanto aprendo una Partita IVA o scegliendo il codice ATECO.
La legge n. 174/2005 richiede una specifica abilitazione professionale, conseguibile attraverso i percorsi formativi e lavorativi previsti dalla normativa e dalle discipline regionali.
Serve un responsabile tecnico nel salone?
Sì. Per ogni sede dell’impresa nella quale viene esercitata l’attività di acconciatore deve essere designato almeno un responsabile tecnico in possesso dell’abilitazione professionale.
Il responsabile tecnico può essere il titolare, un socio partecipante al lavoro, un familiare coadiuvante o un dipendente dell’impresa, purché possieda l’abilitazione richiesta.
Posso aprire un salone se personalmente non ho l’abilitazione?
L’impresa deve comunque disporre, per ogni sede, del responsabile tecnico abilitato richiesto dalla legge. La semplice titolarità della Partita IVA non sostituisce questo requisito professionale.
Prima dell’avvio è quindi necessario verificare chi ricoprirà formalmente questa funzione e se possiede un titolo abilitante valido.
Come si apre la Partita IVA da parrucchiere?
Il parrucchiere che avvia una propria attività viene normalmente inquadrato come impresa artigiana. L’avvio comprende quindi non soltanto l’attribuzione della Partita IVA ma anche gli adempimenti collegati al Registro delle Imprese, alla previdenza e all’avvio amministrativo dell’attività.
La procedura generale per una ditta individuale è spiegata nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
Il parrucchiere deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Sì, l’attività esercitata in forma d’impresa artigiana comporta l’iscrizione nel Registro delle Imprese e gli adempimenti previsti per l’impresa artigiana.
La Comunicazione Unica permette di coordinare diverse comunicazioni collegate all’avvio della ditta, mentre gli adempimenti amministrativi specifici dell’attività devono essere gestiti tramite gli strumenti previsti dal Comune e dal SUAP.
Serve la SCIA per aprire un parrucchiere?
Sì. L’Atlante delle professioni regolamentate INAPP conferma che l’impresa avvia l’attività di acconciatore presentando la SCIA al Comune competente, che verifica il possesso dei requisiti professionali.
Per il quadro operativo puoi consultare anche la pagina APIVA dedicata alle pratiche SUAP per l’avvio delle attività.
Il parrucchiere può lavorare a domicilio?
La legge consente che l’attività di acconciatore sia svolta anche presso il domicilio dell’esercente oppure presso la sede indicata dal cliente, nel rispetto delle norme regionali e locali applicabili.
Questo non significa però che l’attività possa essere esercitata liberamente ovunque: bisogna verificare le regole territoriali e i requisiti igienico-sanitari e amministrativi previsti.
Si può fare il parrucchiere ambulante?
No. La legge n. 174/2005 esclude espressamente lo svolgimento dell’attività di acconciatore in forma ambulante o di posteggio.
È quindi diverso il caso del servizio reso presso il domicilio di uno specifico cliente, quando ammesso dalle norme territoriali, dall’esercizio ambulante dell’attività.
Un parrucchiere può fare anche trattamenti estetici?
Non automaticamente. Parrucchiere ed estetista sono attività regolamentate distinte e per svolgere entrambe devono essere rispettati i requisiti professionali richiesti per ciascuna.
La legge consente però alle imprese di acconciatura di effettuare anche prestazioni semplici di manicure e pedicure estetico. Questo non equivale all’abilitazione generale all’attività di estetista, che segue requisiti professionali e codici ATECO propri.
Il parrucchiere può vendere shampoo e prodotti cosmetici?
Sì. La legge sull’attività di acconciatore consente alle imprese del settore di vendere o cedere alla propria clientela prodotti cosmetici, parrucche e altri beni accessori inerenti ai trattamenti effettuati.
Se però la vendita di prodotti diventa una vera attività commerciale autonoma o prevalente rispetto al servizio di acconciatura, va verificata separatamente la corretta classificazione ATECO e l’inquadramento dell’attività commerciale.
Il parrucchiere paga INPS come artigiano?
Sì. Il titolare di un’impresa artigiana di acconciatura rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS.
Non va quindi applicata la Gestione Separata utilizzata per molti liberi professionisti. Il sistema contributivo degli artigiani prevede una contribuzione sul minimale e un’ulteriore contribuzione sul reddito che supera tale soglia.
Quanto paga di INPS un parrucchiere nel 2026?
La circolare INPS per il 2026 stabilisce per gli artigiani un’aliquota pensionistica del 24%.
Il minimale di reddito 2026 è pari a 18.808 euro. Considerando la contribuzione IVS sul minimale e il contributo maternità di 0,62 euro mensili, il contributo fisso annuo ordinario dell’artigiano è pari a circa 4.521,36 euro.
Cosa succede sopra il minimale INPS?
Sulla quota di reddito d’impresa superiore a 18.808 euro si applica l’aliquota contributiva prevista per gli artigiani.
Nel 2026 è pari al 24% fino alla prima fascia di 56.224 euro e sale al 25% sulla parte di reddito superiore a questa soglia, entro il massimale applicabile alla posizione.
Il parrucchiere può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando utilizza il regime forfettario e possiede i requisiti del regime previdenziale agevolato per artigiani e commercianti.
La riduzione del 35% è facoltativa e richiede l’adesione secondo le procedure INPS. Per chi avvia una nuova impresa nel 2026, l’Istituto richiede che la volontà di aderire venga comunicata con tempestività dopo l’iscrizione.
Il funzionamento è approfondito nella guida sulla riduzione INPS del 35% nel regime forfettario.
Il parrucchiere può usare il regime forfettario?
Sì, quando rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Essere un’impresa artigiana non impedisce di utilizzare il regime forfettario.
La verifica completa è disponibile nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del parrucchiere?
Per l’attività di parrucchiere e acconciatore il coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario è 67%.
Con 10.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 6.700 euro. Su questa base vengono calcolati contributi e imposta secondo le regole applicabili.
Quante tasse paga un parrucchiere forfettario?
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva viene applicata al reddito determinato attraverso il coefficiente del 67%, dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
L’aliquota ordinaria è il 15%; quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività può essere applicabile il 5%.
Il parrucchiere deve avere un registratore telematico?
Per le prestazioni rese ai consumatori finali che rientrano nella certificazione dei corrispettivi, il salone deve gestire la memorizzazione e trasmissione telematica attraverso gli strumenti previsti, come registratore telematico o procedura Documento Commerciale online.
La fattura viene invece emessa nei casi in cui è richiesta o obbligatoria secondo la natura dell’operazione.
POS e registratore telematico: cosa cambia nel 2026?
Nel 2026 è diventato operativo anche il collegamento tra strumenti di pagamento elettronico e strumenti utilizzati per la certificazione dei corrispettivi.
L’Agenzia delle Entrate ha previsto l’associazione dei POS con il registratore telematico o con lo strumento utilizzato per la certificazione dei corrispettivi secondo le tempistiche previste per il 2026.
Quanto costa mantenere una Partita IVA da parrucchiere?
I costi dipendono da regime fiscale, contributi INPS, diritto camerale, INAIL quando dovuta, locali, utenze, prodotti, attrezzature, personale e gestione amministrativa.
Anche con ricavi molto bassi o nulli la Gestione Artigiani prevede normalmente contribuzione sul minimale, salvo riduzioni o situazioni particolari. Per questo la previdenza deve essere considerata prima dell’apertura.
Checklist prima di aprire un salone da parrucchiere
- Verificare l’abilitazione professionale.
- Individuare il responsabile tecnico abilitato per ogni sede.
- Utilizzare ATECO 96.21.00.
- Non utilizzare automaticamente il vecchio 96.02.01.
- Aprire la ditta e completare gli adempimenti al Registro delle Imprese.
- Presentare la SCIA tramite il Comune/SUAP competente.
- Iscrivere correttamente il titolare alla Gestione Artigiani INPS.
- Verificare l’eventuale riduzione contributiva del 35% se si usa il forfettario.
- Gestire correttamente corrispettivi telematici e POS.
- Controllare separatamente eventuali attività di estetista o commercio autonomo di prodotti.
Quali sono gli errori più comuni del parrucchiere con Partita IVA?
- pensare che basti aprire la Partita IVA senza avere i requisiti professionali;
- non designare il responsabile tecnico abilitato;
- continuare a utilizzare automaticamente il vecchio ATECO 96.02.01;
- trattare il parrucchiere come libero professionista in Gestione Separata;
- dimenticare Camera di Commercio, SCIA e adempimenti dell’impresa artigiana;
- confondere attività di acconciatore e attività di estetista;
- ritenere possibile l’attività ambulante di acconciatore;
- non valutare un’attività commerciale autonoma quando la vendita di prodotti diventa rilevante;
- applicare un coefficiente forfettario diverso dal 67%;
- non considerare i contributi fissi INPS sul minimale.
Domande frequenti sulla Partita IVA del parrucchiere
Qual è il codice ATECO del parrucchiere nel 2026?
Il codice ATECO 2025 è 96.21.00 – Servizi di parrucchieri e barbieri.
Parrucchiere e barbiere hanno codici diversi?
No. Entrambe le attività sono comprese in 96.21.00 e la normativa professionale le ricomprende nell’attività di acconciatore.
Serve l’abilitazione?
Sì. L’attività di acconciatore è regolamentata e richiede una specifica abilitazione professionale.
Quanto paga INPS nel 2026?
Per gli artigiani l’aliquota è 24% fino alla prima fascia; il minimale 2026 è 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale è circa 4.521,36 euro, comprensivo della contribuzione maternità prevista.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per l’attività di parrucchiere è 67%.
Partita IVA parrucchiere nel 2026: cosa verificare prima dell’apertura
Per un salone di acconciatura il punto decisivo è coordinare requisiti professionali e impresa: abilitazione, responsabile tecnico, ATECO 96.21.00, SCIA, Registro delle Imprese e Gestione Artigiani INPS devono essere impostati insieme.
Una volta definiti questi aspetti, si può scegliere correttamente il regime fiscale e valutare eventuali agevolazioni contributive. Le altre attività sono raccolte nell’hub Professioni e attività.