Patreon e Ko-fi possono sembrare servizi simili, ma dal punto di vista fiscale funzionano in modo diverso. Patreon gestisce in molti casi l’IVA dovuta sui pagamenti dei membri come piattaforma B2C; Ko-fi, invece, dichiara espressamente di non essere merchant of record e di lasciare al creator la responsabilità di gestire IVA, imposte sulle vendite e rapporti con i sostenitori.
Per un creator italiano nel 2026 la prima domanda non è “quanto posso incassare senza Partita IVA?”, ma se l’attività è abituale e cosa riceve il sostenitore in cambio del pagamento: contenuti esclusivi, membership, prodotti, commissioni personalizzate oppure una vera liberalità senza controprestazione.
Quando Patreon o Ko-fi richiedono la Partita IVA
Se la pagina viene gestita stabilmente come fonte di reddito, con pubblicazione regolare di contenuti, membership, servizi o prodotti, l’attività può essere abituale anche con incassi inizialmente bassi. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di svolgere un’attività continuativa senza Partita IVA.
Una donazione isolata e spontanea è diversa da un pagamento ricorrente legato a benefici, contenuti o servizi. Il nome “tip” o “coffee” usato dalla piattaforma non determina da solo il trattamento fiscale. Per il criterio generale consulta quando aprire Partita IVA.
Membership, tips e donazioni vere: cosa cambia
Se il sostenitore paga per accedere a post riservati, video, Discord, consulenze, download o altri vantaggi, il pagamento ha normalmente natura di corrispettivo. Una vera donazione richiede invece assenza di una controprestazione economicamente collegata.
Su Ko-fi il creator può ricevere tips, membership, commissioni e vendite nel proprio shop. La piattaforma specifica che i pagamenti arrivano direttamente su PayPal o Stripe e che il creator è responsabile delle imposte. Su Patreon, invece, l’IVA sui pagamenti dei membri può essere calcolata, riscossa e versata dalla piattaforma nei Paesi in cui Patreon è obbligata a farlo.
Patreon e Ko-fi non hanno lo stesso ruolo fiscale
Patreon opera generalmente come piattaforma B2C per gli acquisti dei membri e gestisce l’IVA sulle transazioni applicabili. Questo non significa che il creator non debba dichiarare i propri guadagni in Italia: la gestione dell’IVA al cliente finale è distinta dalla tassazione del reddito del creator.
Ko-fi afferma invece di non essere merchant of record: non incassa e versa l’IVA per conto del creator. I pagamenti arrivano direttamente sul conto PayPal o Stripe del creator, che deve quindi verificare personalmente se deve applicare IVA o altre imposte sulle vendite.
Regime forfettario, ricavo lordo e commissioni
Se possiedi i requisiti puoi usare il regime forfettario. Il limite di 85.000 euro va verificato sui ricavi e compensi dell’attività, non sul solo netto ricevuto dopo le fee di Patreon, Ko-fi, PayPal o Stripe.
Ko-fi può applicare una service fee sulle membership, shop e commissioni; inoltre PayPal e Stripe applicano proprie commissioni di pagamento. Nel forfettario questi costi non si deducono analiticamente dal reddito imponibile. Lo stesso principio vale per le fee trattenute da Patreon.
Per capire perché il payout non coincide automaticamente con il ricavo consulta PayPal e Stripe nel regime forfettario.
Fatture, IVA e rapporti con soggetti esteri
La documentazione cambia in base al servizio e al soggetto che effettua il pagamento. Patreon mette a disposizione report e documenti fiscali, mentre Ko-fi consente di esportare pagamenti e ordini ma lascia al creator la gestione fiscale delle transazioni.
Le fee delle piattaforme e dei payment processor possono provenire da soggetti esteri. Anche un forfettario può quindi avere obblighi di reverse charge e integrazione dell’IVA su servizi acquistati dall’estero. Per il quadro operativo consulta Esterometro 2026.
Creator, autore, consulente o venditore: ATECO e INPS
La piattaforma non determina il codice ATECO. Un illustratore che vende commissioni personalizzate, un autore che pubblica contenuti, un consulente che offre sessioni 1:1 e un creator che vende merchandising possono avere inquadramenti differenti.
Lo stesso vale per l’INPS. L’attività professionale senza Cassa può portare alla Gestione Separata, mentre attività organizzate come impresa possono richiedere un’altra gestione. Le entrate da diritto d’autore vanno inoltre distinte dai compensi ordinari: vedi diritti d’autore e royalties.
Esempio pratico
Una creator incassa in un anno 12.000 euro da membership Patreon, 3.000 euro da commissioni personalizzate vendute su Ko-fi e 2.000 euro di tips senza benefici aggiuntivi. Non può trattare automaticamente tutte le somme come “donazioni”. Deve distinguere la natura dei pagamenti, verificare quali entrate sono corrispettivi dell’attività e documentare separatamente fee e incassi.
Checklist Patreon e Ko-fi 2026
- verifica se l’attività è abituale;
- distingui membership, servizi, shop e vere liberalità;
- controlla il ruolo della piattaforma nella gestione IVA;
- non confondere payout netto e ricavo;
- separa fee di piattaforma e payment processor;
- scegli ATECO e INPS in base all’attività reale;
- gestisci i servizi esteri ricevuti;
- conserva report, fatture e CSV dei pagamenti;
- controlla complessivamente il limite di 85.000 euro.
Domande frequenti
Le “donazioni” Patreon o Ko-fi sono sempre esenti?
No. Se il pagamento è collegato a contenuti, vantaggi o servizi può essere un corrispettivo dell’attività.
Patreon e Ko-fi gestiscono l’IVA allo stesso modo?
No. Patreon gestisce l’IVA in molte transazioni B2C; Ko-fi dichiara di non essere merchant of record e lascia la responsabilità fiscale al creator.
Nel forfettario dichiaro solo ciò che arriva su PayPal o Stripe?
Non automaticamente. Ricavi e commissioni devono essere ricostruiti separatamente.
Le fee si deducono nel forfettario?
Non vengono dedotte analiticamente dal reddito imponibile.