Un architetto può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa di esclusione. Per l’attività professionale di architettura il reddito viene normalmente determinato applicando il coefficiente di redditività del 78% ai compensi fiscalmente rilevanti; su questo reddito, al netto dei contributi previdenziali deducibili, si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ricorrono le condizioni per la nuova attività.
Come funziona il forfettario per un architetto
Il regime forfettario non calcola il reddito sottraendo le spese reali. Si parte dai compensi incassati e si applica un coefficiente di redditività collegato all’attività ATECO. Per le attività professionali della divisione 71, tra cui l’architettura, il coefficiente utilizzato è normalmente del 78%.
In pratica, il sistema presume che il 22% dei compensi rappresenti costi forfettariamente riconosciuti, anche se le spese effettive dell’architetto possono essere molto diverse. È proprio questa differenza tra costi reali e costi “impliciti” del coefficiente a rendere importante il confronto con il regime ordinario.
Limite di 85.000 euro e soglia di 100.000 euro
La legge sul regime forfettario prevede il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi per l’accesso e la permanenza ordinaria nel regime. Se nell’anno i compensi superano 85.000 euro ma non 100.000 euro, l’uscita avviene secondo le regole previste per l’anno successivo.
Se invece i compensi percepiti superano 100.000 euro, il regime cessa di avere applicazione nello stesso anno e scattano le conseguenze IVA previste dalla legge a partire dall’operazione che comporta il superamento. Il testo vigente è consultabile nella Legge 190/2014 su Normattiva.
Il coefficiente di redditività dell’architetto è 78%
Con un coefficiente del 78%, ogni 10.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti generano 7.800 euro di reddito forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi. Non conta quindi se il professionista abbia sostenuto 500, 2.000 o 5.000 euro di costi reali: il reddito fiscale viene determinato con il coefficiente.
Il coefficiente di redditività non va confuso con il codice ATECO. Il codice identifica l’attività; il coefficiente serve al calcolo forfettario. Per l’inquadramento professionale consulta la guida sul codice ATECO dell’architetto.
Esempio con 20.000 euro di compensi
Con 20.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario iniziale è 15.600 euro. Da questo importo possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati e ammessi dalla disciplina fiscale. Sul risultato si applica poi l’imposta sostitutiva.
Se, per semplicità, ipotizziamo 3.000 euro di contributi deducibili, l’imponibile sarebbe 12.600 euro. Con aliquota del 15% l’imposta sostitutiva sarebbe 1.890 euro; con aliquota del 5% sarebbe 630 euro. È un esempio didattico: la contribuzione reale dipende dalla posizione Inarcassa o INPS e dagli importi effettivamente dovuti.
Esempio con 40.000 euro di compensi
Con 40.000 euro di compensi, il 78% produce un reddito forfettario di 31.200 euro prima dei contributi deducibili. Se i contributi previdenziali obbligatori deducibili fossero, per esempio, 5.500 euro, l’imponibile residuo sarebbe 25.700 euro.
Su 25.700 euro l’imposta sostitutiva al 15% sarebbe 3.855 euro; al 5% sarebbe 1.285 euro. Anche qui il confronto corretto va fatto su numeri reali, soprattutto perché per un architetto il costo previdenziale può essere rilevante.
Imposta sostitutiva al 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è del 15%. Sostituisce IRPEF e relative addizionali sul reddito determinato con il metodo forfettario. Non sostituisce però i contributi previdenziali, che restano un costo distinto e vanno considerati quando si stima il netto disponibile.
Per questo confrontare il 15% con le sole aliquote IRPEF non basta per capire quanto rimane davvero all’architetto: bisogna inserire nel calcolo anche Inarcassa o la previdenza applicabile.
Quando si può applicare il 5%
L’imposta sostitutiva può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate le condizioni previste per l’avvio di una nuova attività. Non basta che sia la prima Partita IVA intestata al professionista: occorre verificare anche eventuali attività precedenti e la continuità sostanziale con lavori già svolti.
Un architetto che passa da una precedente attività professionale sostanzialmente identica non dovrebbe dare per scontata l’aliquota ridotta. Il controllo va fatto prima dell’apertura, perché il 5% incide molto sui preventivi e sul cash flow dei primi anni.
Forfettario e Inarcassa
Il regime fiscale non modifica i requisiti di iscrizione a Inarcassa. Se l’architetto è iscritto all’Albo, possiede Partita IVA e non è soggetto ad altra previdenza obbligatoria, l’iscrizione alla Cassa è obbligatoria secondo le regole Inarcassa.
Il contributo soggettivo ordinario è collegato al reddito professionale; il contributo integrativo è collegato al volume d’affari professionale ed è normalmente esposto in fattura nella misura corrente del 4%. Per importi, minimo 2026, deroga e architetto dipendente consulta Inarcassa architetto.
Il 4% Inarcassa entra nei compensi del forfettario?
I contributi addebitati al committente da un professionista soggetto a una Cassa professionale hanno un trattamento specifico. L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni del quadro LM, distingue espressamente questi contributi dalla rivalsa del professionista iscritto alla Gestione Separata.
È quindi importante non assimilare automaticamente il 4% Inarcassa alla rivalsa INPS del 4%: sono istituti previdenziali differenti e hanno conseguenze fiscali diverse.
Architetto dipendente: forfettario e previdenza
Un architetto può svolgere lavoro dipendente e attività professionale, ma devono essere verificati sia i requisiti fiscali del forfettario sia la previdenza. La presenza di un’altra copertura previdenziale obbligatoria può escludere l’iscrizione a Inarcassa e rendere rilevante la Gestione Separata INPS sul reddito professionale.
Anche le cause ostative del forfettario collegate a lavoro dipendente, rapporti con datore o ex datore e altri requisiti vanno controllate sulla situazione concreta. Per il quadro generale consulta Partita IVA e lavoro dipendente.
Software, hardware e costi dello studio: nel forfettario non si deducono analiticamente
Licenze CAD e BIM, workstation, monitor, rendering farm, stampanti, software di contabilità, formazione, assicurazione professionale, quota dell’Ordine, coworking e altri costi possono incidere molto sul margine economico dell’architetto.
Nel forfettario questi costi non vengono sottratti uno per uno dal reddito imponibile. Sono “assorbiti” dal 22% di costi impliciti derivante dal coefficiente di redditività del 78%. Se i costi reali sono stabilmente superiori, il regime ordinario può diventare più interessante.
Quando il forfettario può essere conveniente
- costi reali relativamente contenuti rispetto ai compensi;
- attività svolta con struttura leggera;
- hardware e software già disponibili o con costo moderato;
- pochi costi di collaboratori e studio;
- possibilità di applicare il 5% nella fase iniziale, se spettante;
- assenza di cause ostative e compensi entro le soglie.
Quando l’ordinario può meritare un confronto
- studio con canone elevato;
- forti investimenti in hardware, strumenti e software;
- collaboratori e consulenti esterni frequenti;
- trasferte, formazione e assicurazioni rilevanti;
- costi effettivi molto superiori al 22% implicitamente riconosciuto;
- necessità di detrarre IVA sugli acquisti importanti.
Il confronto va fatto sul margine reale e non soltanto sull’aliquota del 15%. Un regime con aliquota apparentemente più alta può risultare competitivo se consente deduzioni e detrazioni su costi significativi.
Fattura elettronica dell’architetto forfettario
L’architetto in regime forfettario gestisce la fatturazione elettronica secondo la disciplina vigente. In fattura devono essere riportati correttamente compenso, eventuale contributo integrativo Inarcassa, bollo quando dovuto e diciture previste dal regime.
La corretta configurazione del software di fatturazione è importante perché il 4% della Cassa non deve essere trattato come una normale rivalsa INPS. Per il quadro generale consulta fatturazione elettronica e Partita IVA.
Acconti: perché il secondo anno può sembrare più caro
Uno dei problemi di liquidità più comuni nasce dal pagamento contemporaneo del saldo relativo all’anno precedente e degli acconti sull’anno in corso. Questo può far percepire un improvviso aumento delle tasse anche se l’aliquota non è cambiata.
Per evitare sorprese conviene accantonare durante l’anno una quota di ogni incasso destinata a imposta e contributi. Il calcolo deve considerare sia fiscalità sia previdenza, perché per l’architetto Inarcassa può pesare quanto o più dell’imposta sostitutiva.
Esempio di confronto economico
Due architetti incassano entrambi 50.000 euro. Il primo lavora da casa, ha costi reali limitati e utilizza software già ammortizzato; il secondo sostiene 18.000 euro tra studio, hardware, licenze, collaborazioni e spese tecniche. Nel forfettario entrambi partono dallo stesso reddito teorico del 78%, ma la loro redditività economica reale è molto diversa.
Per il primo il forfettario può essere particolarmente efficiente; per il secondo è necessario confrontare con attenzione l’ordinario, perché il 22% di costi impliciti può non rappresentare affatto la struttura effettiva dello studio.
Errori frequenti dell’architetto forfettario
- guardare solo il 15% senza calcolare Inarcassa;
- dare per scontato il 5% perché è la prima Partita IVA;
- confondere 4% Inarcassa e rivalsa INPS;
- pensare di poter dedurre analiticamente software, computer e studio;
- ignorare le cause ostative legate al lavoro dipendente;
- non monitorare la soglia di 85.000 euro e il limite di 100.000 euro;
- non accantonare liquidità per saldo e acconti;
- scegliere il regime senza confrontare i costi reali dello studio.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- verifica codice ATECO e coefficiente 78%;
- controlla compensi e soglie;
- verifica tutte le cause di esclusione;
- controlla eventuale lavoro dipendente;
- determina la posizione Inarcassa o INPS;
- stima i costi reali dello studio;
- verifica se spetta il 5%;
- confronta netto forfettario e netto ordinario;
- pianifica acconti e contributi.
FAQ sul forfettario dell’architetto
Qual è il coefficiente di redditività?
Per la normale attività professionale di architettura il coefficiente utilizzato nel forfettario è normalmente il 78%.
Inarcassa si paga anche nel forfettario?
Sì, se ricorrono i requisiti di iscrizione. Il regime fiscale non elimina gli obblighi previdenziali.
Posso dedurre il costo del computer?
Non analiticamente dal reddito forfettario. I costi effettivi non vengono sottratti uno per uno, perché il reddito è determinato con il coefficiente di redditività.
Quando esco subito dal forfettario?
Quando i compensi percepiti superano 100.000 euro si applica la cessazione nello stesso anno secondo la disciplina vigente, con le conseguenze IVA previste dalla legge.