Le spese bancarie collegate all’attività professionale o d’impresa possono essere deducibili nel 2026 quando il regime fiscale consente di sottrarre i costi effettivi. Canone del conto, commissioni sui bonifici, costi delle carte e spese di incasso non vanno però trattati tutti allo stesso modo né confusi con gli interessi passivi.
La regola di fondo è l’inerenza: il costo deve essere riferibile all’attività e adeguatamente documentato. Nel regime forfettario, invece, i costi ordinari non si deducono analiticamente perché il reddito viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi.
Quali spese bancarie possono essere deducibili
- canone del conto utilizzato per l’attività;
- commissioni sui bonifici;
- costi per incassi e disposizioni di pagamento;
- commissioni di carte e strumenti di pagamento;
- spese per servizi bancari online;
- costi di emissione o gestione di carte usate nell’attività;
- commissioni collegate alla riscossione dei compensi.
Per essere deducibile, la spesa deve avere un collegamento concreto con l’attività. Un costo personale addebitato sullo stesso conto non diventa professionale solo perché il conto viene usato anche per la Partita IVA.
Conto dedicato o conto promiscuo: cosa cambia
Per molti professionisti e ditte individuali non esiste un obbligo generale di conto bancario esclusivamente dedicato. Un conto separato resta però molto utile perché rende immediata la distinzione tra movimenti personali e professionali. Il quadro completo è nella guida su conto corrente e Partita IVA.
Se utilizzi un conto promiscuo, conserva documentazione e criteri che consentano di individuare la parte di costi realmente riferibile all’attività. Deducibilità e tracciabilità devono poter essere ricostruite anche a distanza di tempo.
Regime ordinario e contabilità semplificata
Nei regimi che determinano il reddito sulla base dei componenti effettivi, le commissioni e le spese bancarie inerenti entrano tra i costi dell’attività secondo le regole applicabili alla categoria di reddito. È importante avere estratti conto, documenti periodici della banca e, quando disponibile, fattura o documento riepilogativo.
Il fatto che la banca non emetta una normale fattura con IVA per ogni commissione non impedisce automaticamente la rilevanza del costo: conta la documentazione che dimostra natura, importo e collegamento con l’attività.
Regime forfettario: le spese bancarie non si scaricano una per una
Nel forfettario il contribuente non sottrae dal reddito ogni singolo costo del conto, del bonifico o della carta. Il reddito imponibile viene determinato in modo forfettario attraverso il coefficiente collegato all’attività. Di conseguenza, 300 euro di commissioni bancarie non riducono direttamente il reddito forfettario di 300 euro.
Questo non significa che i costi siano irrilevanti dal punto di vista economico: incidono sul margine reale e vanno considerati quando valuti la convenienza del regime. Per le regole generali vedi regime forfettario 2026.
Commissioni POS: costo e credito d’imposta sono due cose diverse
Le commissioni addebitate dall’operatore per i pagamenti elettronici possono essere un costo dell’attività nei regimi analitici. Separatamente, l’articolo 22 del DL 124/2019 prevede per determinati esercenti un credito d’imposta del 30% sulle commissioni relative a pagamenti elettronici dei consumatori finali, quando i ricavi e compensi dell’anno precedente non superano 400.000 euro.
Il credito è una misura diversa dalla deduzione del costo e ha proprie condizioni. Lo approfondiamo nella guida sulle commissioni POS e credito d’imposta.
Interessi passivi: non confonderli con le commissioni
Gli interessi su finanziamenti, scoperti o dilazioni non sono semplici “spese bancarie”. Hanno regole fiscali proprie e la loro deducibilità dipende dalla natura del finanziamento e dal collegamento con l’attività. È quindi meglio separarli contabilmente da canoni, commissioni e costi di servizio.
La distinzione evita anche errori nella dichiarazione: due addebiti presenti nello stesso estratto conto possono avere trattamento fiscale diverso.
Esempio pratico
Un professionista in regime ordinario usa un conto dedicato e sostiene nell’anno 180 euro di canone, 90 euro di commissioni sui bonifici e 230 euro di costi di incasso collegati ai clienti. Se le spese sono documentate e inerenti, il totale di 500 euro può concorrere tra i costi secondo le regole del reddito professionale. Lo stesso professionista in forfettario non dedurrebbe analiticamente i 500 euro dal reddito calcolato con il coefficiente.
Documenti da conservare
- contratto del conto o del servizio;
- estratti conto periodici;
- prospetti delle commissioni;
- fatture o documenti dell’operatore quando emessi;
- evidenze che collegano il costo all’attività;
- prospetti POS o del payment provider.
Per i costi professionali in generale consulta anche spese deducibili del professionista.
Domande frequenti
Il canone del conto business è deducibile?
Può esserlo nei regimi analitici se il conto è utilizzato per l’attività e il costo è documentato e inerente.
Un forfettario deduce le commissioni bancarie?
No, non le sottrae analiticamente dal reddito forfettario. Possono però incidere sul margine economico reale.
Commissione bancaria e interesse passivo sono la stessa cosa?
No. La commissione remunera un servizio; l’interesse è il costo finanziario del capitale o della dilazione e segue regole specifiche.