Un acconto incassato da un contribuente in regime forfettario entra normalmente tra i ricavi o compensi dell’anno in cui viene percepito, anche se il lavoro o la consegna si concluderanno l’anno successivo. Il punto centrale è il principio di cassa: per il quadro LM rilevano gli importi effettivamente incassati, non semplicemente quelli fatturati.
Per gestire bene gli acconti bisogna distinguere tra anticipo sul prezzo, fattura emessa ma non pagata, deposito cauzionale e somme successivamente restituite. Sono situazioni diverse e non vanno trattate allo stesso modo.
Quando un acconto conta negli 85.000 euro del forfettario
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il quadro LM confermano che ai contribuenti forfettari si applica il principio di cassa: se una fattura viene incassata in un anno diverso da quello di emissione, il componente positivo va attribuito all’anno dell’incasso.
Lo stesso criterio vale per un vero acconto sul corrispettivo. Se a dicembre ricevi 5.000 euro come anticipo su una prestazione da completare a febbraio, quei 5.000 euro entrano normalmente tra i compensi percepiti nell’anno di dicembre. Il saldo incassato a febbraio rileverà nell’anno successivo.
Per controllare le soglie consulta anche limite 85.000 e 100.000 euro nel forfettario.
Fattura d’acconto e fattura finale: come evitare di contare due volte
Quando l’acconto viene fatturato, la fattura finale deve tenere conto di quanto già addebitato e pagato. Fiscalmente è importante non sommare nuovamente l’acconto come se fosse un secondo ricavo.
Esempio: compenso totale 10.000 euro, acconto di 3.000 euro incassato a dicembre e saldo di 7.000 euro incassato a febbraio. Nel primo anno rilevano 3.000 euro; nel secondo 7.000 euro. Il totale economico resta 10.000 euro, non 13.000.
Fattura emessa ma acconto non pagato
Se emetti una fattura d’acconto ma il cliente non la paga, nel regime forfettario il solo documento non trasforma automaticamente l’importo in compenso percepito. L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni della dichiarazione precompilata, precisa che le fatture emesse ma non incassate devono essere escluse dai componenti positivi quando l’incasso non è avvenuto nell’anno.
Questo è lo stesso motivo per cui una fattura non incassata nel forfettario non viene tassata come se fosse già stata pagata.
Acconto, deposito cauzionale e caparra non sono la stessa cosa
Un vero acconto è una parte anticipata del prezzo o del compenso. Un deposito cauzionale, invece, può avere funzione di garanzia ed essere destinato alla restituzione se non si verificano determinate condizioni. Anche una caparra ha una disciplina propria.
Prima di includere o escludere una somma dagli incassi del regime bisogna quindi leggere il contratto e capire la funzione economica del pagamento. Chiamare una voce “deposito” in fattura non basta se, nella sostanza, è già un anticipo sul prezzo.
Acconto ricevuto con carta, PayPal o Stripe
Il metodo di pagamento non cambia la natura dell’acconto. Se il cliente versa 1.000 euro tramite Stripe e il processore trattiene una commissione prima del payout, il ricavo non diventa automaticamente il solo importo netto ricevuto sul conto bancario.
Nel forfettario le commissioni non vengono dedotte analiticamente dal reddito imponibile. Per la gestione dei pagamenti digitali consulta PayPal e Stripe nel regime forfettario.
Acconto restituito al cliente: cosa documentare
Se un acconto già incassato viene successivamente restituito perché il contratto viene annullato, non è corretto cancellare semplicemente il movimento dai propri prospetti. La restituzione deve essere documentata e coordinata con l’eventuale fattura o nota di credito emessa. Per distinguere il caso di un importo non dovuto o incassato per errore, vedi compensi ricevuti per errore e restituiti nel forfettario.
Il trattamento fiscale dipende anche dall’anno in cui avviene la restituzione. Se incasso e rimborso avvengono nello stesso periodo, la ricostruzione è più semplice; se avvengono in anni diversi, serve verificare come rappresentare correttamente la rettifica.
Programmare gli incassi a fine anno senza forzature
È lecito concordare con il cliente scadenze di pagamento coerenti con il contratto. Non è invece corretto alterare artificialmente la data di un pagamento già ricevuto per evitare il superamento delle soglie.
Negli ultimi mesi dell’anno conviene controllare separatamente fatture emesse, acconti incassati, saldi attesi, pagamenti con carta e bonifici a cavallo del 31 dicembre. Per i criteri di imputazione consulta principio di cassa del professionista.
Checklist per gli acconti nel forfettario
- distingui acconto, deposito e caparra;
- registra la data effettiva dell’incasso;
- non tassare automaticamente una fattura non pagata;
- nella fattura finale sottrai gli acconti già documentati;
- riconcilia commissioni e payout dei processori di pagamento;
- documenta eventuali rimborsi;
- controlla l’effetto degli acconti sulle soglie 85.000 e 100.000 euro.
Domande frequenti
Un acconto incassato a dicembre conta nell’anno corrente?
Sì, se è un vero anticipo sul compenso o ricavo e viene effettivamente percepito a dicembre.
Una fattura d’acconto non pagata conta negli 85.000 euro?
Non per il solo fatto di essere stata emessa: nel forfettario rileva il principio di cassa.
Un deposito cauzionale è sempre un acconto?
No. Bisogna verificare la funzione contrattuale della somma.
Le commissioni Stripe riducono l’acconto nel forfettario?
No, non vengono dedotte analiticamente dal reddito forfettario.