Quando un’impresa o un professionista importa beni da un Paese extra-UE, l’operazione passa dalla dogana e può generare dazi, IVA all’importazione e altri oneri. L’importazione è diversa da un acquisto intracomunitario e non va confusa con TD18 o TD19: se la merce entra fisicamente nel territorio doganale dell’Unione da un Paese terzo, il punto centrale è la dichiarazione doganale.
Per calcolare correttamente il costo dell’importazione bisogna conoscere almeno cinque elementi: classificazione TARIC, origine della merce, valore doganale, eventuali dazi e base imponibile IVA. Per un soggetto IVA ordinario, l’IVA pagata all’importazione può essere detraibile quando ricorrono le condizioni; per chi non ha diritto alla detrazione, come normalmente accade nel regime forfettario, l’imposta resta invece un costo.
Che cos’è un’importazione extra-UE?
Ai fini IVA, l’importazione riguarda l’ingresso nell’Unione europea di beni provenienti da Paesi o territori non appartenenti al sistema IVA UE. La Commissione europea considera l’importazione una operazione imponibile e, in linea generale, l’IVA diventa esigibile quando i beni entrano nell’Unione o quando cessano eventuali regimi doganali sospensivi.
La disciplina doganale e quella IVA sono collegate ma non coincidono: una merce può essere soggetta a un dazio doganale, a IVA all’importazione, a entrambe le voci oppure beneficiare di particolari esenzioni o preferenze.
Importazione extra-UE e acquisto UE sono la stessa cosa?
No. Un acquisto di beni da un fornitore stabilito in un altro Stato membro può configurare un acquisto intracomunitario e viene gestito secondo le regole IVA UE, con eventuale integrazione e TD18.
L’importazione extra-UE, invece, coinvolge la dogana. La merce deve essere vincolata a un regime doganale e, quando viene immessa in libera pratica, vengono liquidati gli oneri dovuti.
Quali costi possono nascere in dogana?
Gli importi da considerare possono comprendere:
- dazio doganale, se previsto per la specifica merce e origine;
- IVA all’importazione;
- eventuali accise, se il prodotto vi è soggetto;
- eventuali dazi antidumping o altre misure di difesa commerciale;
- spese di trasporto, assicurazione e sdoganamento;
- compensi dello spedizioniere o rappresentante doganale.
Non esiste quindi una percentuale unica valida per tutte le importazioni.
Come si calcola il dazio doganale?
Per i dazi ad valorem la base parte normalmente dal valore doganale. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli spiega che, in via generale, la base è costituita dal valore della transazione, cioè dal prezzo effettivamente pagato o da pagare, con l’inclusione delle componenti previste dalla disciplina doganale, come trasporto e assicurazione fino al punto rilevante.
L’aliquota del dazio dipende soprattutto dalla classificazione tariffaria della merce e dalla sua origine. Per questo non è corretto applicare una percentuale generica a qualsiasi acquisto extra-UE.
Che cos’è la classificazione TARIC?
La TARIC dell’Agenzia delle Dogane e la relativa banca dati europea raccolgono le misure tariffarie applicabili alle merci importate: dazi ordinari, preferenze, contingenti, misure antidumping, restrizioni e altri requisiti.
La classificazione tariffaria determina quindi non solo il dazio, ma può incidere anche su licenze, certificati, divieti, controlli sanitari o altre misure non tariffarie.
Come si trova il codice doganale corretto?
La merce deve essere classificata nella Nomenclatura Combinata e, quando necessario, nella sottovoce TARIC pertinente. La Commissione europea mette a disposizione anche il sistema CLASS per consultare informazioni di classificazione.
Per casi dubbi o economicamente rilevanti può essere valutata una Informazione Tariffaria Vincolante (ITV), che attribuisce ufficialmente un codice doganale alla merce e vincola le autorità doganali dell’Unione per le operazioni successive previste dalla decisione.
L’origine della merce cambia il dazio?
Sì. Il Paese da cui la merce viene spedita non coincide sempre con la sua origine doganale. L’origine può consentire l’applicazione di un dazio preferenziale quando esiste un accordo commerciale e sono rispettate le relative regole.
La corretta prova dell’origine è quindi importante: un errore può determinare un dazio più alto, il recupero di somme non versate o la perdita di un beneficio tariffario.
Come si calcola l’IVA all’importazione?
L’IVA all’importazione non si calcola semplicemente sul prezzo indicato nella fattura del fornitore. La Commissione europea e l’ADM chiariscono che la base imponibile comprende il valore doganale, gli eventuali dazi, imposte e altri oneri dovuti per l’importazione, oltre alle spese accessorie previste fino al primo luogo di destinazione e, in alcuni casi, a un’ulteriore destinazione nota al momento dell’importazione.
Dal 31 gennaio 2026 il riferimento corrente è l’articolo 33 del D.Lgs. 10/2026, Testo unico IVA, che riprende la disciplina già contenuta nell’articolo 69 del DPR 633/1972.
Esempio di calcolo IVA e dazio
Supponiamo, in modo semplificato, che un’impresa importi merce con:
- prezzo della merce: 10.000 euro;
- trasporto e assicurazione rilevanti per il valore doganale: 1.000 euro;
- aliquota daziaria: 5%.
Il valore doganale è 11.000 euro. Il dazio è quindi:
11.000 × 5% = 550 euro.
Se non ci sono altre componenti da includere e l’aliquota IVA è il 22%, la base IVA semplificata diventa 11.550 euro e l’IVA è:
11.550 × 22% = 2.541 euro.
L’esempio serve soltanto a mostrare il meccanismo: nella pratica vanno considerate tutte le componenti previste e l’aliquota corretta del bene.
Chi paga l’IVA all’importazione?
Secondo la disciplina UE, il soggetto obbligato è la persona individuata come debitore nello Stato in cui avviene l’importazione. Nelle normali operazioni commerciali è frequentemente l’importatore o il soggetto rappresentato nella dichiarazione doganale.
La responsabilità concreta dipende anche dalla rappresentanza doganale utilizzata e dagli accordi con spedizioniere, corriere e fornitore.
Serve il codice EORI per importare?
Per gli operatori economici il codice EORI è l’identificativo utilizzato nelle operazioni doganali dell’Unione. La Commissione europea indica che è obbligatorio per lo sdoganamento nelle operazioni di importazione, esportazione e transito.
L’EORI identifica univocamente l’operatore presso le autorità doganali e deve essere comunicato nelle dichiarazioni per le quali è richiesto.
Che cos’è la dichiarazione doganale?
La dichiarazione doganale è l’atto con cui l’operatore indica il regime doganale al quale intende vincolare le merci. Può essere presentata direttamente dall’importatore oppure tramite un rappresentante, per esempio uno spedizioniere doganale.
Per l’immissione in libera pratica vengono determinati classificazione, origine, valore, dazi e altri elementi necessari allo sdoganamento.
Quali documenti servono per un’importazione?
La documentazione cambia in base alla merce e al Paese di origine, ma normalmente è necessario poter ricostruire almeno:
- fattura commerciale del fornitore;
- documenti di trasporto;
- dati dell’importatore e codice EORI;
- classificazione doganale della merce;
- origine e, quando richiesta, prova dell’origine preferenziale;
- eventuali licenze, autorizzazioni o certificati;
- dichiarazione e documentazione doganale di svincolo;
- documenti contabili necessari per registrare e detrarre l’IVA quando spettante.
L’IVA pagata in dogana è detraibile?
Per un soggetto IVA ordinario, l’IVA dovuta o pagata all’importazione può essere detraibile se i beni sono utilizzati per operazioni che danno diritto alla detrazione e sono rispettati i requisiti documentali.
La Commissione europea indica, tra le condizioni, che l’impresa disponga di un documento di importazione che la identifichi come destinatario o importatore e dal quale risulti l’IVA dovuta o siano ricavabili gli elementi per calcolarla.
Per il meccanismo generale consulta deducibile, detraibile e IVA detraibile.
IVA all’importazione e credito IVA
Quando l’IVA all’importazione è detraibile, concorre al normale meccanismo IVA dell’impresa. Se l’IVA detraibile complessiva supera quella a debito, può emergere un credito secondo le regole applicabili.
Per riporto, compensazione e rimborso consulta la guida sul credito IVA.
Cosa cambia per un contribuente forfettario?
Il contribuente in regime forfettario non esercita normalmente la detrazione dell’IVA sugli acquisti. Di conseguenza, l’IVA pagata all’importazione rappresenta in via ordinaria un costo effettivo anziché un credito detraibile.
Per il quadro completo delle operazioni internazionali del regime consulta fatture estere nel regime forfettario.
Importazione extra-UE e TD19: qual è la differenza?
TD19 non sostituisce la dichiarazione doganale di una vera importazione. TD19 viene utilizzato per determinate operazioni di acquisto di beni da soggetti non residenti quando i beni sono già nel territorio italiano e l’IVA deve essere assolta dal cliente secondo le regole applicabili.
Se invece la merce arriva fisicamente da un Paese extra-UE e viene immessa in libera pratica, l’operazione passa dalla dogana. Per TD17, TD18 e TD19 consulta la guida sull’esterometro e le operazioni estere.
Importazione extra-UE e IOSS: quando entra in gioco?
L’IOSS riguarda specificamente le vendite a distanza B2C di beni importati in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro. Non è il regime ordinario per una normale importazione commerciale B2B.
Dal 1° luglio 2026 l’UE ha inoltre introdotto un dazio doganale temporaneo di 3 euro per articolo sulle spedizioni di basso valore fino a 150 euro interessate dalla nuova disciplina. La Commissione europea precisa che il limite IOSS di 150 euro continua a esistere ai fini IVA.
Per questi casi consulta OSS e IOSS 2026.
Esistono importazioni senza pagamento immediato di dazi e IVA?
Sì. La normativa doganale prevede regimi sospensivi e speciali. Per esempio, nel perfezionamento attivo determinate merci possono essere importate in sospensione da dazi e IVA per essere lavorate e successivamente riesportate oppure destinate al mercato UE secondo le regole del regime.
Questi strumenti richiedono condizioni e autorizzazioni specifiche e non devono essere confusi con una normale immissione in libera pratica.
Come controllare dazio, restrizioni e requisiti prima dell’acquisto?
Prima di ordinare la merce è opportuno consultare la Tariffa doganale TARIC/AIDA dell’ADM. La banca dati consente di verificare classificazione, dazi, fiscalità nazionale, misure economiche e requisiti applicabili alla specifica merce e origine.
Questo controllo è essenziale perché una merce con dazio basso può comunque essere soggetta a autorizzazioni, controlli o misure commerciali che incidono sulla possibilità o sui costi dell’importazione.
Errori frequenti nelle importazioni extra-UE
- calcolare l’IVA soltanto sul prezzo della fattura;
- ignorare trasporto e assicurazione nella determinazione del valore doganale;
- usare un codice TARIC non corretto;
- confondere Paese di spedizione e origine della merce;
- applicare automaticamente TD19 a una vera importazione doganale;
- considerare il dazio come una percentuale fissa per qualsiasi prodotto;
- dimenticare EORI, licenze o certificati necessari;
- registrare l’IVA d’importazione senza verificare il documento e il diritto alla detrazione;
- confondere il limite IOSS di 150 euro con le normali importazioni commerciali.
Checklist prima di importare da un Paese extra-UE
- identifica esattamente la merce;
- determina il codice TARIC;
- verifica l’origine doganale;
- controlla eventuali preferenze tariffarie;
- stima il valore doganale;
- verifica il dazio applicabile;
- calcola la base IVA all’importazione;
- controlla se servono licenze o certificati;
- verifica il codice EORI;
- stabilisci chi presenterà la dichiarazione doganale;
- conserva i documenti di importazione;
- verifica la detraibilità dell’IVA in contabilità.
Domande frequenti sulle importazioni extra-UE
Su cosa si calcola l’IVA in dogana?
L’IVA si calcola su una base che parte dal valore doganale e comprende gli eventuali dazi e gli altri oneri e costi accessori previsti dalla disciplina, non soltanto il prezzo della merce.
Se il dazio è zero devo comunque pagare l’IVA?
In linea generale sì: dazio e IVA sono tributi distinti. L’assenza di dazio non elimina automaticamente l’IVA all’importazione, salvo una specifica esenzione.
L’IVA pagata all’importazione si può detrarre?
Per un soggetto con diritto alla detrazione può essere recuperata quando i beni sono utilizzati per operazioni che danno diritto alla detrazione e sono rispettati i requisiti documentali.
TD19 sostituisce la bolletta doganale?
No. TD19 riguarda specifici acquisti da non residenti con beni già in Italia. Una vera importazione da un Paese extra-UE segue le procedure doganali.
Serve sempre l’EORI?
Per gli operatori economici l’EORI è l’identificativo richiesto per le operazioni doganali di importazione, esportazione e transito nell’Unione.