Aprire la Partita IVA per coltivare funghi nel 2026 richiede una verifica più attenta del semplice nome dell’attività. Con ATECO 2025 non esiste infatti un unico codice specifico da applicare automaticamente a tutte le fungaie: la coltivazione di funghi rientra nella categoria degli ortaggi e il sottocodice cambia in base alla tecnica di coltivazione.
È inoltre essenziale distinguere i funghi coltivati dalla raccolta di funghi spontanei, la produzione di micelio dalla produzione del fungo destinato al consumo e la semplice produzione primaria dalle successive attività di lavorazione, conservazione o trasformazione.
Qual è il codice ATECO per coltivare funghi nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT include espressamente la coltivazione di funghi e tartufi nella categoria 01.13.1 dedicata alla coltivazione di ortaggi e meloni.
I sottocodici sono:
- 01.13.11 — Coltivazione di ortaggi e meloni in piena aria;
- 01.13.12 — Coltivazione di ortaggi e meloni in colture protette fuori suolo;
- 01.13.13 — Coltivazione di ortaggi e meloni in altre colture protette, escluse colture fuori suolo.
Il codice corretto va quindi scelto osservando come è organizzata realmente la produzione. Se più attività convivono, consulta anche la guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
Esiste ancora il codice 01.13.40 per la coltivazione di funghi?
No, non nella struttura ATECO 2025 vigente. Diverse schede online continuano a riportare vecchi codici o riferimenti non aggiornati. Nel 2026 la classificazione ISTAT vigente colloca i funghi dentro la categoria 01.13.1 e distingue i sottocodici in base alla tecnica di coltivazione.
Quando si usa 01.13.11?
Il codice 01.13.11 riguarda le coltivazioni in piena aria. Può essere il riferimento da verificare quando la produzione fungina avviene effettivamente all’aperto e il sistema utilizzato rientra nel perimetro delle colture in pieno campo.
Quando si usa 01.13.12?
Il 01.13.12 riguarda colture protette fuori suolo, come sistemi nei quali la produzione non utilizza direttamente il terreno agricolo ma substrati o strutture produttive protette riconducibili alla definizione ISTAT.
Quando si usa 01.13.13?
Il 01.13.13 riguarda le altre colture protette, escluse quelle fuori suolo. Una fungaia in ambiente protetto non deve quindi essere classificata automaticamente senza verificare la tecnica concreta e il rapporto tra substrato, terreno e struttura.
La coltivazione di micelio usa gli stessi codici?
No. Le note ISTAT escludono espressamente la coltivazione di miceli dalla classe 01.13 e rinviano al codice 01.30.00 — Riproduzione delle piante. Chi produce micelio destinato ad altri coltivatori deve quindi distinguere questa attività dalla produzione del fungo destinato al consumo.
Raccogliere funghi spontanei usa gli stessi codici?
No. La raccolta di funghi e tartufi spontanei in natura rientra nel codice 02.30.00 — Raccolta di prodotti selvatici non legnosi. Coltivare funghi in un’attività organizzata e raccogliere prodotti spontanei nel bosco sono quindi attività diverse.
Funghicoltore e raccoglitore professionale sono la stessa attività?
No. Il funghicoltore controlla un ciclo produttivo agricolo; il raccoglitore preleva un prodotto spontaneo. Cambiano ATECO, regole regionali sulla raccolta e disciplina della commercializzazione.
La funghicoltura è un’attività agricola?
Sì, quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa agricola. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per il 730/2026 precisano espressamente che la funghicoltura è considerata agricola se vengono rispettati i limiti dell’articolo 32, comma 2, lettere b) e c), del TUIR.
Come viene determinato il reddito dei terreni usati per la funghicoltura?
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che, quando manca una qualità catastale specifica, i redditi dominicale e agrario delle superfici adibite a funghicoltura vengono determinati applicando la tariffa d’estimo più alta in vigore nella provincia. Per produzioni effettuate in immobili censiti al catasto fabbricati esistono regole specifiche introdotte per le produzioni vegetali in strutture.
Quindi il regime forfettario si applica automaticamente?
No. Se la funghicoltura produce reddito agricolo secondo l’articolo 32 TUIR, non va trattata automaticamente come una normale impresa commerciale in regime forfettario. Prima bisogna qualificare fiscalmente il reddito e verificare il regime IVA agricolo applicabile.
Il quadro generale è approfondito nella guida sulla Partita IVA agricola.
Come si apre la Partita IVA per una fungaia?
La sequenza tipica comprende definizione del sistema produttivo, scelta del codice ATECO, apertura della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese quando dovuta, verifica della posizione previdenziale e completamento degli adempimenti relativi alla struttura produttiva e alla commercializzazione degli alimenti. Per una ditta individuale, il quadro operativo è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve iscriversi al Registro delle Imprese?
Un’impresa agricola professionale deve verificare l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese e gli eventuali casi di esonero previsti dalla disciplina applicabile. La presenza della Partita IVA non esaurisce quindi tutti gli adempimenti camerali.
Quale INPS si applica al coltivatore di funghi?
Non si deve assegnare automaticamente Gestione Artigiani, Commercianti o Gestione Separata. Per una vera attività agricola va verificato l’inquadramento come Coltivatore Diretto o Imprenditore Agricolo Professionale, se ne ricorrono i requisiti.
Quali contributi agricoli valgono nel 2026?
La circolare INPS n. 67/2026 conferma per Coltivatori Diretti e IAP un’aliquota contributiva del 24%. Il reddito medio convenzionale giornaliero per il 2026 è pari a 66,86 euro e l’importo effettivo varia in base alla fascia aziendale.
Essere funghicoltore significa essere automaticamente Coltivatore Diretto?
No. La qualifica di Coltivatore Diretto richiede specifici requisiti di lavoro personale e abituale nell’impresa. La sola coltivazione di funghi non attribuisce automaticamente la qualifica.
Essere funghicoltore significa essere automaticamente IAP?
No. Anche la qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale richiede requisiti professionali, di tempo di lavoro e di reddito. Va quindi verificata separatamente.
Serve una SCIA per aprire una fungaia?
Non esiste una SCIA nazionale unica valida per qualsiasi impianto. Gli adempimenti dipendono dalla struttura, dalla destinazione urbanistica, dal Comune, dalla Regione e dalle attività ulteriori eventualmente svolte, come confezionamento, trasformazione o vendita diretta.
I funghi coltivati possono essere venduti come i funghi spontanei?
No, la disciplina non è identica. Il Ministero della Salute distingue chiaramente funghi spontanei e coltivati. La vendita dei funghi freschi spontanei richiede specifici controlli micologici e condizioni ulteriori; i funghi freschi coltivati sono invece commercializzati nel quadro previsto per i prodotti ortofrutticoli, fermo restando il rispetto delle regole alimentari.
Serve l’attestato di idoneità micologica per vendere funghi coltivati?
Non va applicato automaticamente il requisito previsto per la vendita di funghi freschi spontanei. Il Ministero collega l’idoneità al riconoscimento delle specie e il controllo dell’Ispettorato micologico soprattutto alla commercializzazione degli spontanei. Per i coltivati occorre invece verificare specie ammesse, igiene, tracciabilità e disciplina commerciale applicabile.
Quali specie coltivate possono essere commercializzate?
Il DPR 376/1995 e le successive integrazioni individuano le specie di funghi freschi spontanei e coltivati ammesse alla commercializzazione. Le Regioni e Province autonome possono inoltre integrare l’elenco per il proprio territorio nei casi previsti. Non basta quindi che una specie sia tecnicamente coltivabile per poterla vendere liberamente come alimento.
Serve la registrazione sanitaria?
Le attività alimentari devono essere correttamente registrate secondo la disciplina igienico-sanitaria applicabile. L’autorità competente deve valutare il perimetro reale: sola produzione primaria, deposito, confezionamento, vendita o trasformazione possono comportare adempimenti differenti.
HACCP: serve già nella produzione primaria?
La produzione primaria è soggetta alle regole generali di igiene previste dal Regolamento CE 852/2004, ma le procedure basate sui principi HACCP dell’articolo 5 non si applicano alla produzione primaria e alle operazioni associate elencate nell’allegato I. Quando invece l’impresa passa a lavorazioni o trasformazioni ulteriori, il quadro cambia e va predisposto l’autocontrollo richiesto.
Confezionare i funghi cambia l’attività?
Le operazioni strettamente connesse alla produzione e alla preparazione del prodotto primario vanno valutate nel contesto concreto. Se confezionamento, conservazione o lavorazione diventano attività autonome e organizzate, possono richiedere ulteriori adempimenti sanitari e un diverso inquadramento ATECO.
Essiccare o conservare funghi è ancora coltivazione?
Non automaticamente. Essiccazione, congelamento, conservazione sott’olio, sott’aceto, in salamoia o altre trasformazioni sono attività successive alla coltivazione. Quando assumono autonomia economica va verificato il corretto codice della trasformazione alimentare. Per una produzione strutturata di conserve può essere utile confrontare anche la guida al conservificio.
Vendere direttamente i propri funghi richiede un altro ATECO?
La vendita del prodotto proprio può rientrare nell’attività agricola nei limiti previsti dalla disciplina applicabile. Se invece l’impresa acquista stabilmente funghi da terzi per rivenderli, emerge un’attività commerciale che va valutata separatamente.
Vendere funghi online cambia il codice agricolo?
No, non per il semplice utilizzo di un sito Internet. Restano però gli obblighi della vendita a distanza, dell’informazione al consumatore, della conservazione del prodotto e della logistica alimentare. Per la parte commerciale consulta la guida alla Partita IVA del negozio online.
Coltivare tartufi rientra nella stessa categoria ATECO?
ATECO 2025 include nella categoria 01.13.1 anche la coltivazione di tartufi. La tartuficoltura ha però una disciplina produttiva e territoriale specifica e non deve essere confusa con la raccolta di tartufi spontanei, che rientra nel 02.30.00.
Quanto costa avviare una fungaia?
I costi dipendono dal sistema produttivo: locali o serre, scaffalature, substrati, micelio, controllo di temperatura e umidità, energia, ventilazione, acqua, celle frigorifere, confezionamento, manodopera e capitale circolante possono incidere in modo importante. Non esiste quindi un costo nazionale unico di apertura.
Errori da evitare
- usare automaticamente il vecchio codice 01.13.40;
- scegliere il codice senza verificare la tecnica di coltivazione;
- usare i codici della coltivazione per la produzione di micelio;
- confondere funghi coltivati e raccolta di funghi spontanei;
- applicare automaticamente il regime forfettario a un’attività agricola;
- attribuire una gestione INPS dal solo ATECO;
- applicare ai funghi coltivati tutti gli obblighi micologici previsti per gli spontanei;
- considerare trasformazione e conservazione sempre comprese nella coltivazione.
Checklist prima di aprire
- definire specie e tecnica di coltivazione;
- scegliere tra 01.13.11, 01.13.12 e 01.13.13;
- usare 01.30.00 se l’attività è produzione di micelio;
- distinguere coltivazione e raccolta spontanea;
- aprire Partita IVA e verificare Registro Imprese;
- definire il corretto inquadramento agricolo e previdenziale;
- verificare gli adempimenti sanitari della struttura;
- distinguere produzione primaria e trasformazione;
- controllare le specie ammesse alla commercializzazione;
- valutare separatamente vendita di prodotto proprio e commercio di prodotti di terzi.
Partita IVA coltivazione funghi nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è tecnica di coltivazione → ATECO 01.13.11/12/13 → forma agricola → INPS → fiscalità → igiene e commercializzazione → eventuale trasformazione e vendita.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.