Aprire una Partita IVA per un conservificio significa prima di tutto identificare con precisione cosa viene prodotto. Marmellate, confetture, gelatine, passate di pomodoro, verdure conservate, sottoli e molti altri prodotti a base di frutta o ortaggi possono rientrare nello stesso codice ATECO, ma non tutte le lavorazioni alimentari appartengono alla stessa classe. Nel 2026 è quindi importante separare produzione, vendita e eventuale attività agricola connessa.
Qual è il codice ATECO del conservificio nel 2026?
Per molte attività di conservazione e trasformazione di frutta e ortaggi il riferimento è ATECO 10.39.00 – Altre attività di lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi. Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT includono espressamente confetture, marmellate, gelatine da tavola, conserve di pomodoro, passate, frutta e ortaggi conservati tramite congelamento, essiccazione, olio, aceto, inscatolamento, alta pressione o alta temperatura.
Confetture e marmellate usano il codice 10.39.00?
Sì, quando l’attività consiste nella produzione di confetture, marmellate e gelatine a base di frutta, il 10.39.00 è normalmente il codice da verificare. Il codice descrive la produzione manifatturiera: non identifica invece la semplice rivendita di prodotti realizzati da terzi.
Passata di pomodoro e conserve vegetali rientrano nello stesso codice?
Le note ISTAT includono nel 10.39.00 anche conserve di pomodoro, pomodori pelati e passate, oltre a molte preparazioni conservate di frutta e ortaggi. La scelta va comunque effettuata sulla lavorazione realmente svolta e non solo sul nome commerciale del prodotto.
Sottoli e sottaceti rientrano nel 10.39.00?
La conservazione di ortaggi tramite immersione in olio o aceto è compresa nella classe 10.39. Un laboratorio che produce sottoli o sottaceti deve però verificare anche gli adempimenti sanitari, l’etichettatura e la corretta gestione del processo alimentare.
Produzione di succhi di frutta: è sempre 10.39.00?
No. La produzione di succhi di frutta e ortaggi è esclusa dalla classe 10.39 e viene rinviata alla classe 10.32. Questo è uno dei confini più importanti da verificare prima di aprire la Partita IVA.
Frutta candita e lavorazione dolciaria usano 10.39.00?
Non automaticamente. Le lavorazioni dolciarie di frutta e frutta a guscio possono ricadere nella classe 10.82. Se il progetto combina conserve, prodotti dolciari e altri alimenti, può essere necessario individuare un codice prevalente e uno o più codici secondari. La guida sul codice ATECO prevalente e secondario spiega come impostare questa verifica.
Piatti pronti vegetali e conserve sono la stessa attività?
No. La produzione di piatti pronti a base di ortaggi è esclusa dal 10.39 e rinviata alla classe 10.85. Un prodotto conservato e un pasto pronto possono avere processi, classificazioni e requisiti diversi.
Cosa cambia se la frutta o gli ortaggi sono prodotti dalla propria azienda agricola?
La trasformazione di prodotti propri può, in determinate condizioni, essere qualificata come attività agricola connessa. Non si deve quindi applicare automaticamente il trattamento della normale attività manifatturiera a un agricoltore che trasforma prevalentemente i propri prodotti. Per questo caso va verificata anche la guida sulla Partita IVA agricola.
Comprare frutta da terzi e produrre marmellate è attività manifatturiera?
Quando l’impresa acquista materie prime e svolge autonomamente la trasformazione industriale o artigianale in confetture, conserve o altri prodotti, il perimetro è normalmente quello manifatturiero. La qualifica concreta dell’impresa, però, dipende anche da organizzazione, forma giuridica e modalità di esercizio.
Come si apre la Partita IVA per un conservificio?
Un conservificio organizzato come impresa richiede normalmente Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese e gli adempimenti collegati all’avvio dell’attività. Per una ditta individuale la procedura può essere gestita tramite Comunicazione Unica, come spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale.
Serve una SCIA al SUAP?
Per un laboratorio alimentare va verificata la pratica amministrativa richiesta dal Comune e dal SUAP competente. La SCIA non sostituisce gli adempimenti sanitari e non va considerata identica in ogni situazione: locali, impianti, vendita diretta e altre attività accessorie possono incidere sulla pratica.
Serve la registrazione sanitaria?
Un’impresa che produce alimenti deve verificare la registrazione dello stabilimento presso l’autorità sanitaria competente secondo la disciplina europea e nazionale sull’igiene degli alimenti. L’apertura fiscale, da sola, non autorizza la produzione.
Serve l’HACCP in un conservificio?
Sì, l’operatore del settore alimentare deve predisporre e applicare procedure di autocontrollo adeguate. Il Ministero della Salute ricorda che l’autocontrollo e i principi HACCP costituiscono elementi centrali della sicurezza alimentare. Per un conservificio sono particolarmente importanti materie prime, temperature, acidità quando rilevante, contaminazioni, tracciabilità, pulizia e conservazione del prodotto finito.
Nel 2026 cosa cambia per confetture e marmellate?
Dal 14 giugno 2026 è applicabile la disciplina UE aggiornata sulle confetture, gelatine e marmellate. La versione consolidata della direttiva 2001/113/CE recepisce le modifiche introdotte nel 2024 e aggiorna, tra l’altro, definizioni e quantità minime di frutta previste per alcune denominazioni.
“Confettura” e “marmellata” sono sinonimi in etichetta?
Non è corretto usare liberamente qualsiasi denominazione. La disciplina europea definisce le categorie di prodotto e consente agli Stati membri specifiche possibilità terminologiche. Prima di stampare etichette e confezioni bisogna quindi verificare la denominazione legale applicabile al prodotto concreto, non soltanto il nome con cui viene comunemente chiamato.
Cosa va controllato sull’etichetta?
Oltre alle regole specifiche del prodotto, si applicano le informazioni obbligatorie previste dal regolamento UE 1169/2011. Ingredienti, allergeni quando presenti, quantità netta, termine minimo di conservazione o scadenza quando applicabile, operatore responsabile e altre indicazioni devono essere verificate prima della vendita. Il testo ufficiale è disponibile su EUR-Lex.
Vendere le conserve prodotte richiede un altro ATECO?
La vendita dei prodotti realizzati dall’impresa può essere connessa alla produzione, ma la configurazione concreta dipende da come viene svolta l’attività. Un punto vendita aperto al pubblico, la vendita prevalente di prodotti di terzi o altre forme commerciali possono richiedere una classificazione aggiuntiva.
Vendere marmellate online cambia il codice della produzione?
La vendita online non trasforma il 10.39.00 in un codice di commercio: il codice della produzione resta collegato alla lavorazione effettivamente svolta. Se l’e-commerce assume un ruolo autonomo o comprende prodotti di terzi va verificata l’attività commerciale aggiuntiva.
Il titolare di un conservificio è automaticamente un artigiano?
No. Il codice ATECO descrive l’attività economica, ma non assegna da solo la qualifica previdenziale o artigiana. Quando ricorrono i requisiti dell’impresa artigiana, può essere pertinente l’iscrizione all’Albo e la Gestione INPS Artigiani. La distinzione è approfondita nella guida sulla Partita IVA artigiano.
Quanto paga INPS un conservificio artigiano nel 2026?
Per gli artigiani il 2026 prevede contribuzione minima e contribuzione percentuale secondo le regole annuali INPS. I valori e il meccanismo sono riepilogati nella guida sui contributi INPS artigiani e commercianti. Non va invece attribuita automaticamente la Gestione Separata a una normale impresa di produzione alimentare.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Gli artigiani e commercianti che rispettano le condizioni previste possono richiedere il regime contributivo agevolato collegato al forfettario. È una scelta distinta dal semplice accesso al regime fiscale; requisiti ed effetti sono spiegati nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Un conservificio può usare il regime forfettario?
In linea generale un’impresa individuale può accedere al forfettario se rispetta tutti i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. Prima di scegliere il regime è utile controllare la guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per questa attività manifatturiera il riferimento transitorio resta al gruppo storico delle industrie alimentari, con coefficiente di redditività del 40% nel regime forfettario. Nel passaggio ad ATECO 2025 il coefficiente non va dedotto soltanto dal nuovo codice: va mantenuto il raccordo con la classificazione precedente finché non interviene una disciplina fiscale specifica aggiornata.
Il 40% vale anche per l’azienda agricola che trasforma i propri prodotti?
No, non automaticamente. L’attività agricola e le attività connesse hanno una disciplina propria che non coincide con il normale forfettario delle attività manifatturiere. È quindi necessario separare il conservificio autonomo dalla trasformazione svolta nell’ambito dell’impresa agricola.
Serve l’INAIL?
In un laboratorio con macchinari, lavorazioni e personale va verificato anche l’obbligo assicurativo INAIL in base ai soggetti e alle attività concretamente svolte. La presenza di attrezzature e rischi lavorativi rende questo controllo particolarmente importante.
Quanto costa aprire un conservificio?
Non esiste un costo unico. Oltre agli adempimenti amministrativi bisogna considerare locali idonei, impianti, attrezzature, eventuali adeguamenti sanitari, analisi e autocontrollo, confezionamento, etichette, assicurazioni, contributi e gestione contabile. Per la parte amministrativa generale può essere utile il quadro sui costi della ditta individuale.
Errori da evitare
- usare 10.39.00 anche per succhi o lavorazioni escluse;
- confondere un conservificio autonomo con un’attività agricola connessa;
- iniziare a produrre dopo la sola apertura della Partita IVA senza verificare SUAP e registrazione sanitaria;
- usare “marmellata”, “confettura” o altre denominazioni senza controllare le definizioni legali 2026;
- assegnare automaticamente INPS Artigiani o Gestione Separata basandosi solo sul codice ATECO;
- applicare il coefficiente del forfettario agricolo o manifatturiero senza distinguere la natura dell’attività.
Checklist prima di aprire
- definire esattamente i prodotti e le lavorazioni;
- verificare ATECO 10.39.00 e le eventuali attività escluse o secondarie;
- distinguere impresa manifatturiera e attività agricola connessa;
- predisporre Partita IVA e Registro Imprese;
- verificare SCIA/SUAP e registrazione sanitaria;
- predisporre autocontrollo HACCP e tracciabilità;
- verificare denominazioni ed etichettatura secondo la normativa vigente;
- definire correttamente INPS e INAIL;
- valutare regime fiscale e convenienza reale del forfettario.
Partita IVA conservificio nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è prodotto → lavorazione reale → ATECO → forma d’impresa → requisiti sanitari → HACCP → etichettatura → INPS/INAIL → regime fiscale → vendita. Per confetture, marmellate e conserve di frutta o ortaggi il 10.39.00 è spesso il punto di partenza, ma il risultato cambia se si producono succhi, prodotti dolciari, piatti pronti o se la trasformazione è realmente connessa a un’attività agricola. Le altre guide dedicate alle attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.