Nel dropshipping con Partita IVA il venditore può incassare l’ordine dal cliente senza tenere fisicamente la merce in magazzino, mentre un fornitore spedisce direttamente il prodotto al destinatario. Questa struttura logistica, però, non crea da sola né un codice ATECO “dropshipping” né una regola IVA unica.
Nel 2026 bisogna distinguere soprattutto chi vende realmente il bene, chi ne assume la proprietà, da quale Paese parte la spedizione e chi risulta importatore o dichiarante in dogana. Sono questi elementi, non la parola “dropshipping”, a determinare ATECO, SCIA, IVA, OSS/IOSS, dogana e responsabilità verso il cliente.
Esiste un codice ATECO dropshipping nel 2026?
No. Dropshipping è un modello commerciale e logistico, non una categoria ATECO autonoma.
Se l’impresa italiana vende i beni al cliente in proprio nome, il codice deve essere individuato partendo dall’attività commerciale effettiva e dalla tipologia di prodotti venduti. Con ATECO 2025 il canale Internet non determina da solo la classificazione.
Il dropshipper è sempre un commerciante?
Quando l’impresa acquista o comunque rivende il prodotto in proprio nome al cliente finale, assumendo il ruolo di venditore, l’attività ha normalmente natura commerciale.
Il fatto che il fornitore conservi la merce e la spedisca direttamente al cliente non trasforma automaticamente il venditore in un intermediario.
Quando il dropshipping diventa invece intermediazione?
La situazione cambia se il soggetto non vende il bene in proprio nome e non ne assume la proprietà, ma si limita realmente a mettere in contatto acquirente e venditore ricevendo una commissione.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 definiscono le attività di intermediazione del commercio al dettaglio come servizi che facilitano le transazioni a fronte di un compenso o commissione senza fornire e assumere la proprietà dei beni.
47.91.10 è il codice ATECO del dropshipping?
No. Con ATECO 2025 il codice 47.91.10 identifica i servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano.
Non è quindi un codice universale per e-commerce o dropshipping. Utilizzarlo soltanto perché le vendite avvengono online può descrivere un’attività diversa da quella realmente svolta.
Che cosa significa invece 47.91.20?
ATECO 2025 utilizza 47.91.20 per i servizi di intermediazione nel commercio al dettaglio non specializzato di prodotti nuovi.
Anche questo codice presuppone però un vero ruolo di intermediazione: non va applicato automaticamente al dropshipper che vende in proprio nome e incassa il prezzo del prodotto come venditore.
73.11.02 è un codice corretto per il dropshipping?
Non come regola generale. ATECO 2025 definisce 73.11.02 come “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.
Può essere coerente quando l’attività realmente svolta consiste in marketing o servizi pubblicitari, ma non identifica la normale rivendita di prodotti in dropshipping.
Il fornitore può spedire direttamente al cliente?
Sì. È proprio una delle caratteristiche più comuni del modello: il cliente acquista dal venditore e il fornitore effettua materialmente la spedizione diretta al destinatario.
Ma la logistica non determina da sola il trattamento fiscale. Bisogna ricostruire le singole cessioni della catena e individuare a quale operazione viene attribuito il trasporto.
Dropshipping e IVA UE: basta usare l’OSS?
No. Non ogni vendita in dropshipping tra Paesi UE è automaticamente una normale vendita a distanza intra-UE dichiarabile attraverso l’OSS.
La Commissione europea descrive, ad esempio, il caso di un venditore A stabilito in uno Stato membro che vende a un consumatore di un secondo Stato membro, acquista la merce da un fornitore B situato in un terzo Stato membro e chiede a B di spedire direttamente al cliente.
Se A non è stabilito né identificato IVA nello Stato da cui parte la merce, nell’esempio della Commissione la cessione A→cliente è considerata una cessione di beni senza trasporto e non può qualificarsi come vendita a distanza intracomunitaria di beni.
Quindi il dropshipping UE è sempre una cessione senza trasporto?
No. L’esempio europeo non deve essere trasformato in una regola universale.
Il trattamento dipende dalla catena concreta: Stati coinvolti, posizione IVA dei soggetti, luogo da cui parte la merce, soggetto al quale è attribuito il trasporto e ruolo contrattuale delle parti. Per questo la fiscalità IVA del dropshipping UE va verificata prima di impostare automaticamente OSS o fatturazione.
Dropshipping con fornitore extra-UE: che cosa cambia?
Quando il bene parte da Cina o da un altro Paese extra-UE ed entra direttamente nell’Unione europea per essere consegnato al consumatore, oltre all’IVA entrano in gioco importazione e disciplina doganale.
Bisogna quindi stabilire chi è il venditore, chi è il soggetto che effettua o fa effettuare l’importazione, chi presenta la dichiarazione doganale e quale regime IVA viene utilizzato.
Che cos’è l’IOSS nel dropshipping?
L’Import One Stop Shop – IOSS è il regime speciale IVA previsto, nei casi ammessi, per le vendite a distanza di beni importati da territori o Paesi terzi in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, esclusi i beni soggetti ad accisa.
La Commissione europea precisa che il regime permette di riscuotere l’IVA sulla vendita al momento dell’acquisto e di dichiararla attraverso l’IOSS secondo le condizioni previste.
Dal 1° luglio 2026 sotto 150 euro non ci sono più dazi?
No: è vero il contrario. Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha abolito l’esenzione dai dazi doganali che riguardava le spedizioni fino a 150 euro.
È stato introdotto un dazio temporaneo fisso di 3 euro per item doganale sulle vendite a distanza di beni importati in spedizioni non superiori a 150 euro, secondo la disciplina prevista dal Regolamento UE 2026/382.
I 3 euro si pagano per ogni singolo prodotto fisico?
Non necessariamente. La Commissione europea chiarisce che il dazio viene calcolato per item sulla base della classificazione tariffaria e non semplicemente sul numero fisico dei pezzi.
Nell’esempio ufficiale, una spedizione contenente 5 T-shirt della stessa voce determina 3 euro di dazio, mentre una spedizione contenente una T-shirt e un orologio determina 6 euro perché comprende due item tariffari differenti.
Quanto durerà il dazio fisso di 3 euro?
La misura è temporanea e si applica dal 1° luglio 2026 fino al 30 giugno 2028. Dal 1° luglio 2028 il sistema è destinato a passare al normale trattamento tariffario previsto dalla riforma doganale UE.
Con IOSS il dazio di 3 euro sparisce?
No. IOSS e dazio doganale sono due piani differenti.
L’addendum ufficiale della Commissione europea tratta espressamente il dazio di 3 euro anche per le vendite importate tramite IOSS. L’IOSS continua a semplificare l’IVA sulle vendite ammesse fino a 150 euro, ma non ripristina la vecchia esenzione doganale.
Chi paga il dazio nel dropshipping?
Non è corretto affermare automaticamente che lo paga sempre il cliente finale.
La Commissione indica come responsabile, in via generale, il dichiarante doganale: a seconda della struttura possono entrare in gioco venditore, importatore, soggetto che utilizza IOSS o regimi speciali e relativi rappresentanti. Solo in casi residuali l’onere può ricadere direttamente sul consumatore.
Serve il codice EORI per fare dropshipping?
Non automaticamente per il solo fatto di utilizzare il dropshipping.
L’EORI diventa rilevante quando l’impresa deve operare come soggetto coinvolto nelle formalità doganali, ad esempio in qualità di importatore o altro operatore che necessita dell’identificazione doganale. Prima di aprirlo bisogna quindi verificare chi effettua realmente l’importazione.
Serve la SCIA per il dropshipping?
Quando il dropshipping è strutturato come attività commerciale svolta esclusivamente online, segue la disciplina amministrativa dell’e-commerce e deve essere verificata la relativa pratica.
La procedura e l’eccezione per il canale online meramente accessorio sono approfondite nella guida sulla Partita IVA del negozio online.
A quale INPS si iscrive chi fa dropshipping?
Quando il soggetto esercita realmente un’attività commerciale e vi partecipa personalmente con carattere di abitualità e prevalenza, ricorrono normalmente i presupposti da verificare per la Gestione Commercianti INPS.
L’inquadramento generale del commerciante è approfondito nella guida sulla Partita IVA del commerciante.
Quanto paga INPS chi fa dropshipping nel 2026?
Nel 2026 l’INPS applica ai commercianti l’aliquota ordinaria del 24,48%.
Il minimale di reddito è 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale è pari a 4.611,64 euro. Sopra la prima fascia pensionabile di 56.224 euro, l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile.
Il dropshipping può usare il regime forfettario?
Sì, se il titolare possiede tutti i requisiti previsti dal regime e non ricade in una causa di esclusione.
Per una normale attività di commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è generalmente 40%, mentre un’attività che sia realmente di intermediazione deve essere valutata separatamente.
Perché il forfettario può essere delicato nel dropshipping?
Perché il reddito forfettario non viene calcolato sul semplice margine commerciale tra prezzo incassato dal cliente e costo pagato al fornitore.
L’Agenzia delle Entrate determina il reddito forfettario applicando il coefficiente previsto all’ammontare dei ricavi o compensi. I costi del fornitore non vengono quindi sottratti analiticamente come nel regime ordinario.
Esempio: 10.000 euro di vendite e 7.000 euro pagati al fornitore
Se l’attività commerciale utilizza un coefficiente del 40%, con 10.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è 4.000 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Il fatto che il fornitore sia costato 7.000 euro e che il margine economico lordo sia quindi 3.000 euro non riduce direttamente la base forfettaria a 3.000 euro. Per un modello con margini bassi questo confronto è particolarmente importante prima di scegliere il regime fiscale.
Il dropshipper forfettario può ridurre l’INPS del 35%?
Sì, quando è correttamente iscritto alla Gestione Commercianti, applica il regime forfettario e possiede i requisiti del regime contributivo agevolato.
La disciplina è approfondita nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Chi inizia dropshipping nel 2026 ha lo sconto INPS del 50%?
No, non automaticamente. La riduzione speciale del 50% riguarda chi ha iniziato l’attività e si è iscritto per la prima volta alla Gestione Artigiani o Commercianti nel corso del 2025.
Una nuova prima iscrizione avvenuta nel 2026 non acquisisce automaticamente tale beneficio.
Chi risponde al cliente se il prodotto arriva dal fornitore?
Se l’impresa italiana è il venditore contrattuale verso il consumatore, l’esternalizzazione della spedizione al fornitore non elimina automaticamente i suoi obblighi verso il cliente.
Diritto di recesso, garanzia legale, informazioni precontrattuali e rapporti con il marketplace sono approfonditi nella guida sul negozio online.
GPSR: il dropshipper deve preoccuparsi della sicurezza dei prodotti?
Sì, quando vende prodotti rientranti nel campo del Regolamento UE 2023/988 deve verificare gli obblighi applicabili alla propria posizione nella catena di distribuzione.
Le FAQ ufficiali della Commissione sul GPSR ricordano che nelle offerte online devono essere rese disponibili le informazioni richieste sul produttore e, quando il produttore non è stabilito nell’Unione, anche sul responsabile nell’UE nei casi previsti.
Checklist prima di aprire Partita IVA per dropshipping
- Stabilire se si è realmente venditori o semplici intermediari.
- Non cercare un codice ATECO universale “dropshipping”.
- Non utilizzare automaticamente 47.91.10.
- Non utilizzare 73.11.02 se l’attività reale non è marketing o pubblicità.
- Individuare i beni effettivamente venduti.
- Verificare la SCIA e-commerce quando dovuta.
- Ricostruire la catena IVA se il fornitore spedisce direttamente da un altro Stato UE.
- Verificare IOSS e ruolo dell’importatore se i beni partono da un Paese extra-UE.
- Considerare il dazio temporaneo da 3 euro operativo dal 1° luglio 2026 sulle spedizioni interessate entro 150 euro.
- Confrontare margine commerciale reale e reddito determinato col coefficiente forfettario.
- Verificare sicurezza e tracciabilità dei prodotti.
Quali sono gli errori più comuni nel dropshipping?
- pensare che dropshipping sia un codice ATECO;
- usare automaticamente 47.91.10;
- classificare come marketing una normale attività di vendita;
- confondere assenza di magazzino con assenza di responsabilità come venditore;
- considerare ogni operazione UE una vendita a distanza OSS;
- pensare che IOSS elimini il nuovo dazio doganale;
- interpretare i 3 euro come 3 euro per ogni singola unità fisica senza considerare l’item tariffario;
- non verificare chi è l’importatore o il dichiarante doganale;
- valutare il forfettario soltanto sull’aliquota fiscale senza considerare il basso margine commerciale;
- trascurare GPSR, recesso e garanzia perché la spedizione viene eseguita dal fornitore.
Domande frequenti sulla Partita IVA dropshipping
Esiste un ATECO dropshipping?
No. Il codice dipende dall’attività effettiva e dai prodotti venduti; se si svolge vera intermediazione, l’inquadramento cambia.
47.91.10 è il codice dropshipping?
No. In ATECO 2025 riguarda l’intermediazione retail non specializzata di articoli di seconda mano.
Posso usare automaticamente OSS se il fornitore UE spedisce al mio cliente?
No. La catena delle cessioni e l’attribuzione del trasporto devono essere analizzate; la Commissione mostra casi nei quali la vendita del dropshipper è una cessione senza trasporto.
IOSS vale ancora dopo il 1° luglio 2026?
Sì, per le operazioni che rispettano i requisiti del regime e le spedizioni fino a 150 euro; la nuova disciplina doganale non elimina l’IOSS.
Sotto 150 euro non si pagano dazi?
Non più: dal 1° luglio 2026 è stata abolita la precedente esenzione ed è operativo il dazio temporaneo di 3 euro secondo le nuove regole UE.
Il forfettario tassa soltanto il mio margine?
No. Il reddito viene determinato applicando il coefficiente ai ricavi dell’attività, non sottraendo analiticamente il costo pagato al fornitore.
Partita IVA dropshipping nel 2026: cosa verificare prima di iniziare
La domanda principale non è se il fornitore tiene la merce al posto tuo, ma quale ruolo assumi nella vendita e quale percorso fisico segue il prodotto. Questi elementi determinano gran parte delle conseguenze fiscali e doganali.
Dopo aver definito venditore, fornitore, origine della merce e mercato di destinazione bisogna coordinare ATECO, SCIA, previdenza, IVA, dogana e responsabilità sui prodotti. Le altre professioni e attività sono raccolte nell’hub Professioni e attività.