Essere un commerciante con Partita IVA non significa avere un mestiere o un codice ATECO unico: bisogna capire che cosa viene venduto, a chi viene venduto e se l’impresa opera al dettaglio, all’ingrosso, online oppure come intermediario senza acquistare direttamente la merce.
Queste differenze incidono su ATECO, adempimenti amministrativi, Gestione Commercianti INPS e perfino sul coefficiente di redditività del regime forfettario. Nel 2026, inoltre, ATECO 2025 non classifica più il commercio online semplicemente in base al canale Internet.
Chi è un commerciante?
Nel commercio l’impresa acquista professionalmente beni per rivenderli. La disciplina distingue soprattutto commercio all’ingrosso e commercio al dettaglio.
Questa attività è diversa dalla produzione artigiana e dalla prestazione professionale: il commerciante genera normalmente il proprio ricavo dalla rivendita dei beni acquistati.
Commercio al dettaglio e commercio all’ingrosso: cosa cambia?
Nel commercio al dettaglio i beni vengono rivenduti direttamente al consumatore finale.
Nel commercio all’ingrosso, invece, la vendita è rivolta ad altri commercianti, utilizzatori professionali o altri operatori che acquistano nell’ambito della propria attività.
“Commerciante” è un codice ATECO?
No. Non esiste un unico codice ATECO valido per tutti i commercianti.
ATECO deve identificare la concreta attività e, nel commercio, soprattutto la tipologia di beni venduti e il ruolo svolto dall’impresa.
Come si sceglie il codice ATECO di un commerciante?
Bisogna partire dai prodotti commercializzati e distinguere dettaglio, ingrosso e servizi di intermediazione.
Se l’impresa esercita più attività autonome deve essere individuata quella prevalente e possono essere necessari codici secondari. Il criterio generale è spiegato nella guida sui codici ATECO prevalenti e secondari.
Commercio online: esiste ancora un ATECO e-commerce specifico?
Con ATECO 2025 il canale di vendita non è più il criterio utilizzato per classificare il commercio al dettaglio.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 stabiliscono che la classificazione avviene in base ai beni commercializzati e non in base al fatto che la vendita avvenga in negozio, online, su bancarelle, mercati o attraverso altri canali.
Quindi un negozio online usa lo stesso ATECO di un negozio fisico?
Può appartenere alla stessa classe ATECO quando vende la stessa tipologia di beni: ciò che conta nella classificazione 2025 è principalmente il prodotto commercializzato, non il canale Internet.
Questo non significa che negozio fisico ed e-commerce abbiano gli stessi adempimenti amministrativi o commerciali: cambia la modalità di esercizio, non necessariamente la classificazione economica del bene venduto.
Vendere online significa sempre essere commercianti?
No. Bisogna distinguere la rivendita professionale di beni acquistati da terzi dalla vendita dei propri prodotti e dalla prestazione di servizi o prodotti digitali.
ATECO 2025 limita inoltre la sezione del commercio alla compravendita di beni fisici: download e contenuti digitali seguono classificazioni differenti in funzione dell’attività realmente svolta.
Commerciante e artigiano sono la stessa cosa?
No. L’artigiano produce beni o presta servizi attraverso un’impresa che possiede i requisiti della disciplina artigiana; il commerciante svolge invece professionalmente attività commerciale.
Un’impresa artigiana può anche vendere i beni che produce. La situazione cambia quando viene esercitata autonomamente e abitualmente anche la rivendita di beni acquistati da terzi.
Commerciante e libero professionista: qual è la differenza?
Il commerciante esercita attività d’impresa commerciale; il libero professionista presta invece personalmente un servizio professionale e segue un differente inquadramento previdenziale quando non dispone di una Cassa professionale.
La distinzione generale tra professionista e impresa è approfondita nella guida libero professionista o ditta individuale.
Commerciante e agente di commercio sono la stessa cosa?
No. Chi compra merci in proprio e le rivende svolge attività commerciale diretta; un agente o altro intermediario mette invece in relazione le parti e viene remunerato normalmente attraverso provvigioni o commissioni.
Anche nel regime forfettario questa differenza è importante perché gli intermediari del commercio possono avere un coefficiente diverso da quello applicato alla normale rivendita.
Commerciante e procacciatore d’affari: cosa cambia?
Il procacciatore non acquista normalmente la merce per rivenderla al cliente finale, ma procura occasioni d’affari all’impresa mandante secondo la concreta struttura del rapporto.
La disciplina è approfondita nella guida sulla Partita IVA del procacciatore d’affari.
Come si apre la Partita IVA da commerciante?
Per prima cosa bisogna definire prodotti, modalità di vendita e attività prevalente. Successivamente si coordinano Partita IVA, Registro delle Imprese, posizione INPS e gli eventuali adempimenti SUAP richiesti dalla specifica attività.
Per una ditta individuale la procedura generale è spiegata nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
Il commerciante deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Sì, quando l’attività viene esercitata in forma d’impresa commerciale deve essere iscritta al Registro delle Imprese.
L’iscrizione dell’impresa, l’avvio dell’attività e gli adempimenti previdenziali possono essere coordinati attraverso la Comunicazione Unica nei casi previsti.
Quando si applica la Gestione Commercianti INPS?
La semplice presenza di una Partita IVA o di una quota societaria non basta da sola a stabilire l’iscrizione.
L’INPS indica, tra i requisiti, la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, la responsabilità dell’impresa nei casi previsti e il possesso delle autorizzazioni necessarie quando richieste dalla legge.
Un socio di società paga sempre INPS Commercianti?
No, non è corretto dedurlo automaticamente dalla sola qualità di socio.
Bisogna verificare forma societaria, ruolo effettivo svolto e sussistenza dei requisiti previdenziali, in particolare la partecipazione personale abituale e prevalente al lavoro aziendale quando richiesta.
Quanto paga INPS un commerciante nel 2026?
Nel 2026 l’INPS applica ai commercianti un’aliquota ordinaria del 24,48%.
Il minimale di reddito è 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale è pari a 4.611,64 euro.
Perché il commerciante paga più dell’artigiano?
La Gestione Commercianti prevede un’aliquota aggiuntiva dello 0,48% rispetto agli artigiani.
La contribuzione aggiuntiva finanzia, secondo quanto specificato dall’INPS, il sistema collegato all’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale e la relativa gestione.
Cosa succede sopra il minimale INPS?
Sul reddito d’impresa superiore a 18.808 euro continua ad applicarsi il 24,48% fino alla prima fascia di retribuzione pensionabile.
Nel 2026 tale fascia arriva a 56.224 euro; sulla quota superiore l’aliquota dei commercianti sale al 25,48%, entro il massimale applicabile.
Il commerciante paga INPS anche con reddito basso?
La Gestione Commercianti prevede contribuzione sul minimale. Per questo un reddito d’impresa basso o inferiore al minimale non determina automaticamente contributi pari a zero.
Il funzionamento completo è spiegato nella guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Il commerciante forfettario può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando utilizza il regime forfettario, è correttamente iscritto alla Gestione Commercianti e possiede i requisiti del regime previdenziale agevolato.
Modalità ed effetti sono approfonditi nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Chi apre come commerciante nel 2026 ha lo sconto INPS del 50%?
No, non per il solo fatto di iniziare l’attività nel 2026. La riduzione speciale del 50% riguarda chi ha avviato l’attività e si è iscritto per la prima volta alla Gestione Artigiani o Commercianti nel corso del 2025.
L’INPS ha previsto per tali soggetti una durata di 36 mesi. Una nuova iscrizione effettuata nel 2026 non acquisisce automaticamente il beneficio.
Il commerciante può usare il regime forfettario?
Sì, quando possiede tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione.
Il regime fiscale non dipende soltanto dal fatto di essere commerciante. I requisiti generali sono spiegati nella guida sul regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del commerciante?
Non esiste un unico coefficiente valido per qualsiasi attività commerciale.
Nella disciplina transitoria vigente, il normale commercio all’ingrosso e al dettaglio collegato ai relativi gruppi della precedente classificazione utilizza generalmente il 40%; gli intermediari del commercio utilizzano il 62% e il commercio ambulante di altri prodotti può utilizzare il 54%.
Perché ATECO 2025 e coefficiente forfettario non coincidono ancora?
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti direttamente su ATECO 2025, continuano ad applicarsi quelli dell’Allegato 4 individuando la corrispondente attività nella precedente classificazione.
Per questo il coefficiente non deve essere scelto semplicemente guardando la parola “commerciante”. Il criterio generale è approfondito nella guida sul coefficiente di redditività.
Con 10.000 euro di ricavi quanto è il reddito forfettario?
Se l’attività concreta rientra nel gruppo commerciale con coefficiente del 40%, su 10.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è pari a 4.000 euro.
Dal reddito così determinato vengono poi dedotti i contributi previdenziali obbligatori deducibili prima del calcolo dell’imposta sostitutiva.
Per aprire un negozio serve la SCIA?
Per molte attività di commercio al dettaglio in sede fissa, come gli esercizi di vicinato, l’avvio passa attraverso una SCIA al SUAP.
Non esiste però una procedura identica per ogni commerciante: superficie del punto vendita, settore merceologico, vendita alimentare, commercio su area pubblica e altre caratteristiche possono modificare adempimenti e titoli necessari. Il quadro generale è spiegato nella guida sulle pratiche SUAP.
Un commerciante online deve presentare una pratica SUAP?
Il commercio elettronico al dettaglio è una modalità di esercizio dell’attività commerciale e può comportare gli adempimenti amministrativi previsti per questa forma speciale di vendita.
La pratica concreta deve essere verificata con il SUAP competente: il fatto che l’attività non utilizzi un negozio aperto al pubblico non significa che sia priva di adempimenti amministrativi.
Vendita di alimenti: valgono le stesse regole?
No. Il settore alimentare può comportare requisiti e adempimenti ulteriori rispetto al commercio non alimentare.
Per questo una guida generale sulla Partita IVA del commerciante non deve far pensare che aprire un negozio di abbigliamento, un’attività alimentare e un e-commerce abbiano procedure amministrative identiche.
Il commerciante deve usare un registratore telematico?
Gli obblighi relativi a documento commerciale, fattura e memorizzazione o trasmissione dei corrispettivi dipendono dalla modalità concreta con cui vengono effettuate le operazioni e dalle eventuali esclusioni previste.
Non è quindi corretto stabilire l’obbligo soltanto dalla parola “commerciante”: negozio fisico, commercio elettronico e operazioni documentate con fattura possono presentare situazioni differenti.
Il commerciante deve iscriversi all’INAIL?
La posizione INAIL deve essere verificata sulla concreta organizzazione dell’attività, sulle lavorazioni svolte, sulle attrezzature utilizzate e sulle persone assicurabili.
Non esiste quindi un premio INAIL standard applicabile automaticamente a qualunque commerciante.
Quanto costa aprire una Partita IVA da commerciante?
Il costo dipende dal modello di attività. Possono incidere diritti camerali, eventuali pratiche SUAP, INPS, INAIL quando dovuta, locale commerciale, sito e-commerce, attrezzature, registratore telematico quando applicabile, software e gestione amministrativa.
Per una panoramica generale puoi consultare la guida sui costi della ditta individuale.
Checklist prima di aprire Partita IVA come commerciante
- Definire se si vende al dettaglio, all’ingrosso o come intermediario.
- Identificare con precisione i beni commercializzati.
- Non cercare un generico “codice ATECO commerciante”.
- Ricordare che con ATECO 2025 l’online non determina da solo il codice del commercio al dettaglio.
- Verificare Registro Imprese e Comunicazione Unica.
- Verificare la pratica SUAP richiesta dalla specifica modalità di vendita.
- Controllare i requisiti della Gestione Commercianti INPS.
- Valutare il regime forfettario e l’eventuale riduzione INPS del 35%.
- Non attribuire automaticamente lo sconto INPS del 50% a chi inizia nel 2026.
- Determinare il coefficiente di redditività sulla concreta attività, non sulla parola “commerciante”.
Quali sono gli errori più comuni del commerciante?
- pensare che esista un solo codice ATECO per tutti i commercianti;
- cercare un codice e-commerce basato soltanto sul canale Internet;
- confondere commerciante e intermediario;
- confondere commerciante e artigiano;
- pensare che ogni socio debba automaticamente iscriversi alla Gestione Commercianti;
- applicare il 40% a qualsiasi attività definita genericamente commerciale;
- pensare che negozio ed e-commerce abbiano sempre gli stessi adempimenti;
- dimenticare eventuali requisiti specifici del settore alimentare;
- promettere lo sconto INPS del 50% a una nuova iscrizione 2026;
- non verificare SCIA, SUAP e altri adempimenti in base al modello di vendita concreto.
Domande frequenti sulla Partita IVA del commerciante
Esiste un codice ATECO “commerciante”?
No. Il codice dipende dai beni venduti e dal tipo di attività svolta.
Un e-commerce ha un codice ATECO specifico?
Con ATECO 2025 il commercio al dettaglio viene classificato principalmente in base ai prodotti venduti e non in base al canale online.
Quanto paga INPS un commerciante nel 2026?
L’aliquota ordinaria è 24,48%, il minimale è 18.808 euro e il contributo ordinario sul minimale è 4.611,64 euro.
Un nuovo commerciante nel 2026 ha lo sconto INPS del 50%?
No. La misura speciale riguarda chi ha iniziato l’attività e si è iscritto per la prima volta nel 2025.
Qual è il coefficiente forfettario?
Dipende dall’attività. Il normale commercio all’ingrosso e al dettaglio è generalmente al 40%, mentre alcune attività commerciali o di intermediazione hanno coefficienti differenti.
Partita IVA commerciante nel 2026: da dove partire
La sequenza corretta parte dai beni venduti e dal modello commerciale: dettaglio, ingrosso, online e intermediazione non sono sinonimi e possono comportare classificazioni e adempimenti differenti.
Definita l’attività, si coordinano ATECO, Registro Imprese, SUAP quando necessario, Gestione Commercianti e regime fiscale. Le altre professioni e attività sono raccolte nell’hub Professioni e attività.