Per un elettricista con Partita IVA il codice ATECO è soltanto una parte dell’inquadramento: bisogna verificare quali impianti verranno realmente installati, le abilitazioni previste dal DM 37/2008, il responsabile tecnico, la forma d’impresa e la Gestione Artigiani INPS.
ATECO 2025 ha inoltre suddiviso l’installazione elettrica in più sottocategorie. Il classico elettricista civile parte normalmente da 43.21.01, ma cablaggi dati, fibra ottica, illuminazione stradale, insegne elettriche e altri impianti possono richiedere codici differenti.
Qual è il codice ATECO dell’elettricista nel 2026?
Per la normale installazione di impianti elettrici negli edifici il riferimento principale è 43.21.01 – Installazione di impianti di illuminazione e fotovoltaici in edifici.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono in questa sottocategoria cablaggi e impianti elettrici, illuminazione, rilevatori di incendio, fotovoltaico negli edifici, sistemi di accumulo, wallbox e manutenzione degli impianti elencati.
ATECO 43.21.01 comprende anche il fotovoltaico?
Sì. ATECO 2025 include espressamente in 43.21.01 l’installazione di impianti fotovoltaici negli edifici e dei relativi sistemi di accumulo di energia.
La classificazione economica non esaurisce però i requisiti professionali: per installazione e manutenzione straordinaria di sistemi fotovoltaici deve essere verificata anche la disciplina sulla qualificazione degli installatori di impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Le wallbox per auto elettriche rientrano in 43.21.01?
Sì, quando si tratta di stazioni di ricarica come le wallbox installate nell’edificio. ISTAT le cita espressamente tra le attività comprese in 43.21.01.
Le stazioni di ricarica autonome costituiscono invece un caso distinto: ATECO 2025 le esclude da 43.21.01 e rinvia a 33.20.09.
Quando si usa ATECO 43.21.02?
43.21.02 – Installazione di cablaggi per telecomunicazioni e altre reti riguarda attività come cablaggi telefonici e dati, reti di elaboratori, sistemi televisivi via cavo, fibra ottica, parabole satellitari e sistemi di allarme antifurto.
Un elettricista che svolge stabilmente anche queste attività deve quindi verificare se 43.21.02 sia necessario come codice prevalente o secondario.
Videosorveglianza e antifurto usano sempre 43.21.02?
L’installazione degli impianti elettronici di sicurezza può rientrare nell’area 43.21.02, ma ISTAT distingue il caso del monitoraggio remoto.
Il monitoraggio anche a distanza di dispositivi di sicurezza elettronici, come sistemi antifurto e rilevatori di incendio, incluso il relativo servizio di installazione e manutenzione quando collegato a quell’attività di monitoraggio, è rinviato da ISTAT a 80.09.00.
Quali sono gli altri codici ATECO 43.21?
- 43.21.01 — impianti di illuminazione e fotovoltaici in edifici;
- 43.21.02 — cablaggi per telecomunicazioni e altre reti;
- 43.21.03 — illuminazione stradale e piste aeroportuali;
- 43.21.04 — insegne elettriche e luminarie per feste;
- 43.21.05 — illuminazione elettrica votiva e cimiteriale.
Il mestiere di “elettricista” non identifica quindi da solo un’unica attività economica: il codice deve rispecchiare ciò che l’impresa installa e manutiene realmente.
Il codice 43.21.01 è cambiato con ATECO 2025?
Il numero 43.21.01 esisteva anche nella classificazione precedente, ma ATECO 2025 ne ha ridefinito e precisato la descrizione e ha suddiviso in sottocategorie più dettagliate le diverse attività di installazione elettrica.
Per una nuova apertura nel 2026 è quindi importante non limitarsi a copiare la descrizione del vecchio codice da una visura o da una guida precedente.
Per fare l’elettricista basta aprire la Partita IVA?
No. Per le attività di installazione degli impianti disciplinate dal DM 37/2008 l’impresa deve possedere i requisiti tecnico-professionali richiesti per le specifiche tipologie di impianto.
Il DM 37/2008, nel testo vigente, disciplina le imprese che installano impianti negli edifici e distingue diverse categorie di abilitazione.
Che cosa sono le lettere A e B del DM 37/2008?
La lettera a) riguarda gli impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica, la protezione contro le scariche atmosferiche e l’automazione di porte, cancelli e barriere.
La lettera b) riguarda invece impianti radiotelevisivi, antenne, sistemi di gestione e distribuzione dei segnali TV, telefono e dati, impianti di sicurezza, fibra ottica e relative infrastrutture.
Un’impresa che opera in più ambiti non deve quindi dare per scontato che una sola abilitazione copra qualsiasi impianto elettrico o elettronico.
Chi può essere responsabile tecnico dell’impresa?
L’impresa installatrice deve avere un soggetto in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dal DM 37/2008 per le attività esercitate.
Il responsabile tecnico può coincidere con il titolare o il legale rappresentante quando possiede personalmente i requisiti, oppure essere un altro soggetto formalmente preposto secondo le condizioni stabilite dalla normativa.
Quali sono i requisiti tecnico-professionali?
Il DM 37/2008 prevede diversi percorsi alternativi basati su titolo di studio, qualifica professionale, esperienza lavorativa qualificata e altri requisiti descritti dall’articolo 4.
Non esiste quindi un unico diploma obbligatorio valido per ogni situazione. Prima della SCIA bisogna verificare quale requisito viene utilizzato dal responsabile tecnico e per quali lettere di abilitazione.
Come si avvia un’impresa di installazione di impianti elettrici?
L’avvio dell’impresa deve coordinare Partita IVA, Registro delle Imprese o Albo artigiani, previdenza e la SCIA relativa all’attività impiantistica con l’indicazione dei requisiti tecnico-professionali.
La procedura generale per la ditta individuale è illustrata nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
L’elettricista deve rilasciare la dichiarazione di conformità?
Al termine dei lavori, nei casi disciplinati dal DM 37/2008, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità dell’impianto realizzato nel rispetto della normativa applicabile.
La dichiarazione non è un semplice documento commerciale: attesta la conformità dell’impianto ed è accompagnata dagli allegati previsti dal decreto.
Fotovoltaico: basta l’abilitazione DM 37/2008?
Per installazione e manutenzione straordinaria di sistemi solari fotovoltaici deve essere considerata anche la disciplina sulla qualificazione degli installatori FER.
Il decreto legislativo 28/2011, aggiornato anche nel 2026, collega la qualificazione degli installatori ai requisiti tecnico-professionali del DM 37/2008 e ai percorsi formativi previsti nei casi indicati dalla legge.
Elettricista e idraulico seguono lo stesso DM 37/2008?
Sì, il DM 37/2008 disciplina diverse categorie di impianti, ma elettricista e idraulico operano su lettere e attività differenti.
L’elettricista opera principalmente nelle aree elettriche ed elettroniche delle lettere a) e b), mentre gli impianti idrici, termici e gas seguono altre categorie. Per questi ultimi puoi consultare la guida sulla Partita IVA dell’idraulico.
L’elettricista è un artigiano?
L’impresa individuale nella quale il titolare svolge personalmente e professionalmente il lavoro di installazione può normalmente essere inquadrata come impresa artigiana quando possiede i requisiti previsti dalla normativa.
In tale caso il titolare viene iscritto alla Gestione Artigiani INPS e non alla Gestione Separata prevista per i liberi professionisti senza una propria gestione d’impresa.
Quanto paga INPS un elettricista nel 2026?
Per gli artigiani l’INPS applica nel 2026 un’aliquota ordinaria del 24%.
Il minimale di reddito è pari a 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale è 4.521,36 euro, comprensivo di IVS e contributo maternità.
Cosa succede sopra il minimale INPS?
Sul reddito d’impresa eccedente 18.808 euro continua ad applicarsi il 24% fino alla prima fascia di retribuzione pensionabile.
Nel 2026 la prima fascia arriva a 56.224 euro; sulla parte di reddito superiore l’aliquota dell’artigiano diventa 25%, entro il massimale applicabile.
L’elettricista può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando è iscritto alla Gestione Artigiani, utilizza il regime forfettario e possiede i requisiti per il regime previdenziale agevolato.
La riduzione del 35% è opzionale e deve essere richiesta secondo le procedure INPS. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
L’elettricista può usare il regime forfettario?
Sì, quando rispetta i requisiti del regime e non ricade in una causa di esclusione.
La verifica completa è disponibile nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività dell’elettricista?
Per le attività di installazione della divisione 43 il coefficiente del regime forfettario è 86%, non 67%.
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti su ATECO 2025, si continuano a utilizzare i coefficienti dell’Allegato 4 collegati alla corrispondente attività della precedente classificazione. Per le costruzioni, codici 41-42-43, il coefficiente è 86%.
Con 10.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 8.600 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Quante tasse paga un elettricista forfettario?
Dal reddito determinato applicando il coefficiente dell’86% vengono dedotti i contributi previdenziali obbligatori deducibili. Sulla base risultante viene calcolata l’imposta sostitutiva.
L’aliquota ordinaria è il 15%; quando ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività può essere applicabile il 5%.
Un elettricista può avere più codici ATECO?
Sì. È frequente che un’impresa svolga impianti elettrici tradizionali, fotovoltaico, cablaggi dati, allarmi o altre installazioni.
Quando le attività assumono autonomia effettiva può essere necessario indicare più codici, scegliendo quello prevalente in base all’attività principale. Il principio generale è approfondito nella guida sui codici ATECO prevalenti e secondari.
Quanto costa mantenere una Partita IVA da elettricista?
I costi possono comprendere INPS artigiani, Camera di Commercio, INAIL quando dovuta, assicurazioni, furgone, attrezzature, strumenti di misura, dispositivi di protezione, software e gestione amministrativa.
La contribuzione sul minimale INPS è particolarmente importante perché può essere dovuta anche quando il reddito dell’impresa è basso, salvo riduzioni o situazioni specifiche.
Checklist prima di aprire Partita IVA come elettricista
- Definire con precisione quali impianti verranno installati.
- Verificare se il riferimento principale è 43.21.01 o un’altra sottocategoria 43.21.
- Distinguere impianti elettrici, cablaggi dati e monitoraggio remoto.
- Verificare le lettere di abilitazione necessarie ai sensi del DM 37/2008.
- Individuare il responsabile tecnico in possesso dei requisiti.
- Gestire correttamente SCIA e iscrizione dell’impresa.
- Rilasciare la dichiarazione di conformità nei casi previsti.
- Per il fotovoltaico verificare anche la qualificazione FER.
- Impostare la Gestione Artigiani INPS quando ricorrono i requisiti.
- Applicare il coefficiente forfettario corretto dell’86%.
Quali sono gli errori più comuni dell’elettricista?
- pensare che qualsiasi elettricista utilizzi sempre un solo codice ATECO;
- ignorare la suddivisione 43.21.01-43.21.05 introdotta da ATECO 2025;
- confondere installazione di allarmi e servizio di monitoraggio remoto;
- pensare che la Partita IVA sostituisca l’abilitazione DM 37/2008;
- non verificare quali lettere di abilitazione servono all’impresa;
- non individuare correttamente il responsabile tecnico;
- dimenticare la dichiarazione di conformità;
- installare fotovoltaico senza verificare anche la disciplina FER;
- applicare la Gestione Separata invece della Gestione Artigiani quando l’attività è impresa artigiana;
- applicare al forfettario il coefficiente del 67% invece dell’86%.
Domande frequenti sulla Partita IVA dell’elettricista
Qual è il codice ATECO dell’elettricista?
Per la normale installazione di impianti elettrici, illuminazione, fotovoltaico negli edifici, accumulo e wallbox il riferimento principale è 43.21.01.
Fibra ottica e allarmi usano lo stesso codice?
ATECO 2025 prevede 43.21.02 per cablaggi di telecomunicazioni, fibra ottica e sistemi antifurto. Il monitoraggio remoto è invece rinviato a 80.09.00.
Serve il responsabile tecnico?
Per le attività disciplinate dal DM 37/2008 l’impresa deve possedere i requisiti tecnico-professionali pertinenti attraverso il soggetto preposto secondo la normativa.
Quanto paga INPS nel 2026?
Per gli artigiani l’aliquota ordinaria è 24%, il minimale è 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale è 4.521,36 euro.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per le attività della divisione 43 considerate qui è 86%.
Partita IVA elettricista nel 2026: cosa verificare prima dell’apertura
Per l’elettricista l’inquadramento corretto nasce dall’incrocio tra attività concreta e abilitazione: ATECO 43.21, DM 37/2008, responsabile tecnico e previdenza devono essere impostati insieme.
Definiti questi elementi, è possibile scegliere correttamente regime fiscale e codici secondari senza trasformare “elettricista” in un contenitore generico per attività tecnicamente diverse. Le altre professioni sono raccolte nell’hub Professioni e attività.