La Partita IVA da fabbro va impostata partendo dal lavoro che produce davvero il ricavo: cancelli e infissi in metallo, carpenteria, oggetti in ferro battuto, serrature, riparazioni o sola posa non sono la stessa attività per ATECO 2025.
Nel caso tipico il fabbro opera come impresa artigiana, apre tramite Comunicazione Unica, si iscrive alla Gestione Artigiani INPS e deve verificare gli adempimenti del laboratorio e del SUAP. Il punto più delicato nel 2026 è non copiare automaticamente vecchi codici ATECO: il precedente 25.99.30 non è più un codice operativo autonomo della classificazione ATECO 2025.
Qual è il codice ATECO del fabbro nel 2026?
Non esiste un solo codice ATECO valido per tutti i fabbri. La classificazione dipende dal prodotto realizzato o dal servizio svolto. Tra i codici da verificare più spesso ci sono:
- 25.12.10 — fabbricazione di porte, finestre e loro telai, imposte e cancelli in metallo;
- 25.11.00 — fabbricazione di strutture metalliche e di parti di strutture metalliche;
- 25.99.10 — fabbricazione di articoli domestici in metallo per la cucina e le stanze da bagno;
- 25.99.90 — fabbricazione di altri prodotti vari in metallo n.c.a.;
- 25.62.00 — fabbricazione di serrature e cerniere;
- 25.99.20 — fabbricazione di casseforti, cassette di sicurezza e porte metalliche blindate;
- 95.29.99 — riparazione e manutenzione di altri beni vari per uso personale e per la casa n.c.a., che comprende anche la riparazione di serrature;
- 43.32.01 — posa in opera di porte blindate;
- 43.32.02 — posa in opera di porte non blindate, finestre e altri infissi.
Le fonti ufficiali ISTAT ATECO 2025 sono il riferimento da usare per distinguere produzione, installazione e riparazione.
Il vecchio codice ATECO 25.99.30 del fabbro è ancora valido?
Il codice 25.99.30 — Fabbricazione di oggetti in ferro, in rame ed altri metalli apparteneva alla precedente classificazione ed è ancora riportato da molte guide online dedicate ai fabbri.
Nella struttura ATECO 2025 non compare più come sottocategoria operativa autonoma. Le lavorazioni che prima venivano ricondotte a quel contenitore devono oggi essere riclassificate in base al prodotto effettivo: per esempio cancelli e infissi metallici, articoli domestici in metallo o altri prodotti metallici n.c.a.
Per questo, nel 2026, scrivere semplicemente “fabbro = 25.99.30” può portare a un’apertura non allineata alla classificazione vigente.
Fabbro che realizza cancelli, porte e finestre in metallo: quale ATECO?
Per chi fabbrica cancelli, porte, finestre, relativi telai, imposte e strutture removibili in metallo, il codice da verificare è 25.12.10.
ISTAT include espressamente anche la fabbricazione di porte, finestre e cancelli in ferro battuto. Questo rende 25.12.10 uno dei codici centrali per il fabbro che lavora serramenti e chiusure metalliche.
Carpenteria metallica e strutture: quando si usa 25.11.00?
Se l’attività principale consiste nella fabbricazione di telai, strutture metalliche o parti di strutture per edilizia e altri impieghi, il riferimento può essere 25.11.00 — Fabbricazione di strutture metalliche e di parti di strutture metalliche.
Un fabbro che produce prevalentemente cancelli domestici non deve quindi essere classificato nello stesso modo di un’impresa che realizza strutture metalliche, travi, telai o carpenteria più complessa.
Articoli domestici in metallo: quando può rilevare 25.99.10?
Se la produzione riguarda prevalentemente articoli domestici in metallo destinati alla cucina o al bagno, va verificato anche 25.99.10. Non va però usato per cancelli, serramenti o strutture metalliche, che dispongono di classificazioni più specifiche.
Oggetti in ferro battuto e lavorazioni varie: quale codice usare?
Per prodotti metallici che non hanno una sottocategoria più specifica può entrare in gioco 25.99.90 — Fabbricazione di altri prodotti vari in metallo n.c.a..
Non è però un codice jolly da usare per qualsiasi fabbro. Se il prodotto è chiaramente un cancello, una porta metallica, una struttura, una serratura o una porta blindata, va prima verificata la sottocategoria specifica prevista da ATECO 2025.
Fabbro e serrature: fabbricazione e riparazione hanno lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 distingue nettamente la fabbricazione di serrature e cerniere, classificata con 25.62.00, dalla riparazione di serrature.
La riparazione di serrature è invece compresa nel 95.29.99. Anche la duplicazione di chiavi ha una voce specifica, 95.29.91, e non va confusa con la produzione industriale o artigianale di serrature.
Pronto intervento fabbro e apertura serrature: cosa verificare?
Il fabbro che svolge soprattutto pronto intervento, sostituzione cilindri, riparazione di serrature o servizi simili non dovrebbe usare automaticamente un codice di fabbricazione.
Bisogna distinguere il servizio di riparazione dalla produzione di manufatti metallici e, se le due attività sono entrambe effettive e autonome, valutare un’attività prevalente e una secondaria. La gestione di più attività è approfondita nella guida sui codici ATECO prevalenti e secondari.
Fabbro che posa porte e infissi acquistati da terzi: cambia il codice?
Sì, la sola posa può appartenere a una divisione diversa dalla fabbricazione. ATECO 2025 prevede 43.32.01 per la posa di porte blindate e 43.32.02 per porte non blindate, finestre e altri infissi.
È una distinzione importante anche fiscalmente: le attività manifatturiere della divisione 25 ricadono normalmente nel coefficiente forfettario del 67%, mentre la posa classificata nella divisione 43 utilizza il coefficiente dell’86%.
Il fabbro è un artigiano?
Nel caso tipico sì: il fabbro che esercita personalmente e professionalmente una propria attività produttiva o di servizio, con prevalenza del proprio lavoro anche manuale, rientra nell’impresa artigiana quando possiede i requisiti previsti dalla normativa.
L’inquadramento comporta Registro delle Imprese, qualifica artigiana quando dovuta e Gestione Artigiani INPS. Per il quadro generale puoi consultare anche la guida sulla Partita IVA dell’artigiano.
Come si apre la Partita IVA da fabbro?
Il fabbro non apre normalmente come semplice libero professionista con il solo modello AA9/12. L’attività viene impostata come impresa e la procedura passa dalla Comunicazione Unica.
La Comunicazione Unica del Registro Imprese consente di coordinare attribuzione della Partita IVA, Registro delle Imprese, eventuale sezione artigiana, INPS, INAIL e, quando previsto, gli adempimenti SUAP.
La procedura è spiegata passo passo nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per aprire un’officina da fabbro?
Non è corretto trattare la SCIA come un adempimento identico in ogni Comune e per ogni configurazione dell’attività. Per un laboratorio artigianale va verificato il SUAP competente, perché possono rilevare destinazione dei locali, lavorazioni svolte, rumore, emissioni, impianti, sicurezza e altre procedure amministrative o ambientali.
La verifica deve essere fatta prima dell’avvio effettivo del laboratorio, soprattutto quando si utilizzano saldatura, verniciatura, macchinari o processi che possono comportare specifici adempimenti.
Il fabbro deve aprire una posizione INAIL?
Con l’avvio dell’impresa va verificata anche la posizione assicurativa INAIL in relazione al lavoro manuale, alle lavorazioni eseguite, ai macchinari utilizzati e all’eventuale presenza di lavoratori assicurabili.
La gestione INAIL rientra tra gli adempimenti che possono essere trasmessi attraverso ComUnica. Non va però determinata soltanto dal nome “fabbro”: la classificazione assicurativa dipende dall’attività concretamente esercitata.
Quanto paga INPS un fabbro nel 2026?
Per il fabbro inquadrato nella Gestione Artigiani INPS, nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24%.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale per gli artigiani a 4.521,36 euro, comprensivo di IVS e contributo maternità.
Cosa succede se il reddito supera 18.808 euro?
Sulla quota di reddito d’impresa che supera il minimale, l’artigiano versa il 24% fino alla prima fascia di retribuzione pensionabile, che nel 2026 è pari a 56.224 euro.
Sulla parte di reddito superiore a 56.224 euro l’aliquota sale al 25%, nei limiti del massimale applicabile.
Il fabbro in forfettario può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando è in regime forfettario, iscritto alla Gestione Artigiani e possiede i requisiti del regime previdenziale agevolato. La riduzione riguarda la contribuzione dovuta ed è subordinata alla specifica opzione prevista per artigiani e commercianti.
La procedura e gli effetti sull’accredito pensionistico sono spiegati nella guida dedicata alla riduzione INPS del 35% nel forfettario.
Il fabbro può aderire al regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti generali del regime e non ricade in una causa di esclusione. Il fatto di essere artigiano non impedisce l’accesso al forfettario.
Prima di scegliere il regime è comunque necessario valutare ricavi, costi reali, investimenti, acquisto di ferro e materiali, macchinari e IVA sugli acquisti. I requisiti aggiornati sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Qual è il coefficiente di redditività del fabbro?
Per le attività manifatturiere tipiche del fabbro classificate nella divisione 25, il coefficiente di redditività del regime forfettario è normalmente del 67%.
Questo significa che, nel calcolo forfettario, il 67% dei ricavi viene assunto come reddito prima della deduzione dei contributi previdenziali versati. Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente, indipendentemente dalle spese effettive sostenute.
Se però l’attività principale è la sola posa di porte o infissi con codici della divisione 43, il coefficiente può salire all’86%. Per questo il codice ATECO va scelto prima di fare simulazioni sulle tasse.
Esempio: fabbro che produce cancelli e fabbro che fa solo posa
Un artigiano che fabbrica cancelli in ferro con attività coerente con 25.12.10 opera normalmente con coefficiente forfettario del 67%.
Un altro soggetto che acquista porte da terzi e svolge soltanto posa di porte blindate con 43.32.01 opera invece in un’attività di costruzione con coefficiente dell’86%. A parità di ricavi, il reddito forfettario dei due casi è quindi diverso.
Quanto costa aprire e mantenere una Partita IVA da fabbro?
I costi iniziali e annuali dipendono dalla struttura dell’attività. Possono comprendere diritti e bolli camerali, PEC e firma digitale, pratica di apertura, eventuali adempimenti SUAP, INAIL, contributi INPS, commercialista, affitto del laboratorio, energia, macchinari, attrezzature, dispositivi di sicurezza e materiali.
Il costo previdenziale più importante da considerare prima di partire è quello della Gestione Artigiani: nel 2026 il contributo ordinario sul minimale è 4.521,36 euro annui. Per una stima generale puoi confrontare anche la guida sui costi della ditta individuale.
Checklist prima di aprire Partita IVA come fabbro
- Definire se l’attività principale è fabbricazione, riparazione o posa.
- Verificare 25.12.10 per cancelli, porte e finestre in metallo.
- Verificare 25.11.00 per strutture e carpenteria metallica.
- Valutare 25.99.10 per specifici articoli domestici in metallo.
- Usare 25.99.90 solo quando manca una sottocategoria più specifica.
- Distinguere fabbricazione di serrature 25.62.00 e riparazione di serrature 95.29.99.
- Distinguere produzione e posa di porte o infissi.
- Non riutilizzare automaticamente il vecchio 25.99.30.
- Impostare Registro Imprese, qualifica artigiana, INPS e INAIL quando dovuta.
- Verificare con il SUAP gli adempimenti del laboratorio.
- Controllare se il coefficiente forfettario corretto è 67% o 86%.
Quali sono gli errori più comuni quando un fabbro apre la Partita IVA?
- pensare che esista un solo ATECO per qualsiasi lavoro da fabbro;
- usare 25.99.30 senza verificare la classificazione ATECO 2025;
- confondere cancelli e infissi con carpenteria metallica;
- confondere fabbricazione e riparazione di serrature;
- usare un codice manifatturiero per un’attività che consiste soltanto nella posa;
- applicare sempre il coefficiente 67% anche alla posa classificata nella divisione 43;
- calcolare i contributi del fabbro con il minimale dei commercianti invece di quello degli artigiani;
- trascurare INAIL, SUAP e verifiche del laboratorio;
- non indicare attività secondarie quando hanno reale autonomia.
Domande frequenti sulla Partita IVA del fabbro
Qual è il codice ATECO del fabbro?
Dipende dal lavoro svolto: 25.12.10 è centrale per cancelli, porte e finestre in metallo; 25.11.00 riguarda strutture metalliche; 25.99.90 altri prodotti metallici n.c.a.; riparazione e posa possono richiedere codici diversi.
Il codice 25.99.30 è ancora quello del fabbro?
Non come codice operativo autonomo ATECO 2025. La vecchia attività va riclassificata in base al prodotto o servizio effettivamente svolto.
Quanto paga INPS un fabbro nel 2026?
Per un fabbro iscritto alla Gestione Artigiani, l’aliquota ordinaria è 24%, il minimale di reddito è 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale è 4.521,36 euro.
Il fabbro in forfettario ha coefficiente 67%?
Normalmente sì per le attività manifatturiere tipiche della divisione 25. La sola posa di porte o infissi nella divisione 43 può invece avere coefficiente 86%.
Partita IVA fabbro nel 2026: cosa decidere prima dell’apertura
Per aprire correttamente l’attività da fabbro bisogna partire da una domanda concreta: che cosa venderà davvero l’impresa? Un cancello costruito in officina, una struttura metallica, una serratura riparata e una porta installata per conto del cliente generano attività economicamente diverse.
Definiti prodotto, ATECO e forma d’impresa, è possibile impostare correttamente ComUnica, previdenza, regime fiscale e adempimenti del laboratorio. Le altre attività già analizzate sono raccolte nell’hub Professioni e attività.