Aprire una Partita IVA come gommista nel 2026 richiede più della semplice scelta del codice ATECO. Il gommista rientra infatti tra le attività di autoriparazione disciplinate dalla legge n. 122/1992: servono una SCIA al SUAP, un responsabile tecnico in possesso dei requisiti previsti, locali e attrezzature coerenti con il servizio svolto e una corretta posizione previdenziale.
Il codice ATECO 2025 specifico è 95.31.30. Per il regime forfettario il coefficiente di redditività è 40%, perché il D.Lgs. 81/2025 impone, finché non saranno approvati nuovi coefficienti ATECO 2025, di utilizzare quello del corrispondente codice ATECO 2007: per il gommista il vecchio riferimento era 45.20.40, appartenente alla divisione 45, che nell’Allegato 4 della legge 190/2014 ha coefficiente 40%.
Qual è il codice ATECO del gommista nel 2026?
Il codice ATECO 2025 è 95.31.30 – Riparazione, montaggio o sostituzione di pneumatici e camere d’aria di autoveicoli. Le note esplicative ISTAT includono espressamente riparazione, montaggio e sostituzione degli pneumatici e delle camere d’aria, oltre alle attività di equilibratura e convergenza delle ruote.
Il vecchio codice 45.20.40 è ancora valido?
Il codice 45.20.40 – Riparazione e sostituzione di pneumatici per autoveicoli appartiene alla classificazione precedente. Con ATECO 2025 la stessa attività è stata riclassificata nel nuovo 95.31.30. Per una nuova apertura nel 2026 va quindi utilizzato il codice vigente, mentre il vecchio codice resta importante per determinare il coefficiente forfettario transitorio.
Perché il coefficiente forfettario è 40% e non 67%?
Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione di nuovi coefficienti costruiti sulla classificazione ATECO 2025, il reddito forfettario continua a essere determinato applicando il coefficiente previsto dall’Allegato 4 sulla base del codice ATECO 2007 corrispondente.
Il gommista 95.31.30 corrisponde alla precedente attività 45.20.40. Nell’Allegato 4 la divisione ATECO 2007 45 rientra nel gruppo commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli, con coefficiente di redditività del 40%. Non è quindi corretto prendere il 67% della nuova divisione 95 senza effettuare il raccordo previsto dalla legge.
Che cosa può fare con ATECO 95.31.30?
Il codice copre le lavorazioni tipiche sugli pneumatici degli autoveicoli: montaggio, smontaggio, sostituzione, riparazione delle forature, interventi sulle camere d’aria quando presenti, equilibratura e convergenza. Se l’officina svolge stabilmente anche riparazioni meccaniche o elettroniche, queste attività ricadono invece nella meccatronica e nel codice 95.31.10.
Gommista e meccanico sono la stessa attività?
No. La legge sull’autoriparazione distingue tre sezioni: meccatronica, carrozzeria e gommista. Anche ATECO 2025 distingue le attività: 95.31.10 per la meccatronica, 95.31.20 per la carrozzeria e 95.31.30 per il gommista. Per la parte meccanica è disponibile la guida sulla Partita IVA del meccanico.
Per aprire un gommista basta la Partita IVA?
No. Il gommista è un’attività regolamentata di autoriparazione. La Partita IVA identifica fiscalmente l’impresa, ma per avviare l’attività servono anche gli adempimenti previsti dalla legge 122/1992, la SCIA e la verifica dei requisiti tecnico-professionali.
Serve la SCIA?
Sì. La Camera di Commercio di Firenze ricorda che l’avvio delle attività di autoriparazione, compreso il gommista, avviene mediante SCIA al SUAP del Comune competente. Il modello è unico a livello nazionale e viene presentato insieme alle altre comunicazioni necessarie per l’inizio dell’attività.
La data della SCIA coincide con l’inizio attività?
In linea generale sì: la data di inizio dell’attività di autoriparazione coincide con quella della presentazione della SCIA, purché siano effettivamente posseduti tutti i requisiti dichiarati. La Camera di Commercio verifica i requisiti del responsabile tecnico e può intervenire se la documentazione non è corretta.
Serve un responsabile tecnico?
Sì. Ogni impresa di autoriparazione deve designare un responsabile tecnico per ciascuna officina o unità locale interessata, in possesso dei requisiti morali e tecnico-professionali richiesti. Il responsabile tecnico può essere il titolare oppure un altro soggetto ammesso dalla normativa e realmente inserito nell’organizzazione aziendale.
Il responsabile tecnico può essere un consulente esterno?
No. Le Camere di Commercio chiariscono che non può essere nominato come responsabile tecnico un semplice consulente o professionista esterno privo di un rapporto diretto con l’impresa. Sono invece possibili, nei casi previsti, titolare, socio lavoratore, amministratore, dipendente, collaboratore familiare o altri soggetti con rapporto di immedesimazione nell’impresa.
Quali requisiti deve avere il responsabile tecnico?
L’articolo 7 della legge 122/1992 prevede percorsi alternativi per dimostrare la qualificazione: titoli di studio tecnici pertinenti, percorsi professionali riconosciuti accompagnati dall’esperienza richiesta oppure esperienza lavorativa qualificata maturata nel settore secondo le condizioni previste.
La Camera di Commercio di Genova riepiloga i requisiti e conferma che le attività soggette alla disciplina comprendono meccatronica, carrozzeria e gommista.
Serve un corso da gommista?
Il corso può essere uno dei percorsi utilizzabili per acquisire la qualificazione quando previsto dalla normativa regionale e nazionale, ma non è l’unica strada possibile. Chi possiede un titolo di studio tecnico idoneo o un’esperienza professionale riconoscibile può rientrare in percorsi differenti. Prima di iscriversi a un corso è quindi utile verificare quale requisito sia già posseduto.
Servono locali specifici?
Sì. L’attività richiede una sede operativa idonea alle lavorazioni, alla movimentazione dei veicoli e all’uso delle attrezzature. Destinazione d’uso, sicurezza, accessibilità, impatto acustico e altri aspetti locali devono essere verificati prima di impegnarsi con un contratto di locazione o acquistare i macchinari.
Si può fare il gommista a domicilio?
Un servizio mobile può essere organizzato soltanto se compatibile con la disciplina dell’autoriparazione, con le attrezzature utilizzate e con le regole locali. Non bisogna presumere che la possibilità tecnica di sostituire uno pneumatico presso il cliente elimini automaticamente i requisiti di impresa, responsabile tecnico e sede operativa.
Quali attrezzature servono?
Dipende dai servizi offerti, ma normalmente un’officina utilizza smontagomme, equilibratrice, sollevatori, compressore, utensili, sistemi per la convergenza e strumenti per la gestione in sicurezza degli pneumatici. Le attrezzature devono essere adeguate ai veicoli serviti e sottoposte alla manutenzione richiesta.
Equilibratura e convergenza rientrano nel codice?
Sì. ISTAT include esplicitamente nel codice 95.31.30 le attività di equilibratura e convergenza delle ruote. Non occorre quindi un codice ATECO distinto quando queste lavorazioni sono svolte nell’ambito normale dell’attività di gommista.
Il gommista può vendere pneumatici?
La fornitura dello pneumatico installato nell’ambito del servizio è normalmente collegata alla prestazione dell’officina. Diverso è il caso di una vendita autonoma e abituale di pneumatici a clienti che acquistano soltanto il prodotto: in tale situazione bisogna verificare anche l’attività commerciale pertinente e l’eventuale codice ATECO aggiuntivo.
Pneumatici per moto e scooter usano lo stesso codice?
Il codice 95.31.30 è specifico per gli autoveicoli. La riparazione e manutenzione dei motocicli è classificata separatamente in ATECO 95.32.00. Se l’attività lavora in modo significativo sia su auto sia su moto bisogna quindi verificare la corretta classificazione di entrambe.
Il gommista può fare anche meccatronica?
Sì, ma soltanto se l’impresa possiede anche i requisiti della sezione meccatronica e presenta gli adempimenti necessari. Non basta essere abilitati come gommista per eseguire liberamente interventi meccanici, elettrici o elettronici che appartengono a un’altra sezione dell’autoriparazione.
Serve la Camera di Commercio?
Sì. L’attività è esercitata in forma d’impresa e deve essere iscritta al Registro Imprese. La pratica può coordinare Partita IVA, Registro Imprese, eventuale posizione artigiana, INPS e altri adempimenti mediante Comunicazione Unica. Il procedimento generale è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il gommista è un artigiano?
Una ditta individuale nella quale il titolare svolge personalmente e professionalmente il lavoro può normalmente rientrare nell’impresa artigiana quando sono soddisfatti i requisiti previsti dalla disciplina dell’artigianato. La qualifica non deriva però in modo automatico dal solo codice ATECO: conta l’organizzazione effettiva dell’impresa.
Quale INPS paga il gommista artigiano?
Quando il titolare possiede i requisiti dell’imprenditore artigiano e partecipa personalmente al lavoro con abitualità e prevalenza, il riferimento è la Gestione Artigiani INPS. Nelle società la posizione previdenziale dei soci e degli amministratori deve essere verificata in base al lavoro effettivamente svolto e al ruolo ricoperto.
Quanto paga di INPS nel 2026?
Per gli iscritti alla Gestione Artigiani nel 2026 il reddito minimale è 18.808 euro. La circolare INPS n. 14/2026 fissa il contributo minimo annuo ordinario in 4.521,36 euro e l’aliquota ordinaria al 24% sul reddito eccedente il minimale, nei limiti previsti.
Il gommista può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Se utilizza il regime forfettario ed è iscritto alla Gestione Artigiani, può richiedere il regime previdenziale agevolato quando ne ricorrono i requisiti. Il funzionamento e le scadenze sono spiegati nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Il gommista può usare il regime forfettario?
Sì, se l’attività è esercitata da una persona fisica in forma di impresa individuale e sono rispettati tutti i requisiti previsti. Le società non possono utilizzare il regime forfettario delle persone fisiche. Prima della scelta bisogna quindi verificare le condizioni indicate nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per l’attività di gommista il coefficiente forfettario applicabile nel 2026 è 40%. Questo valore non deriva dalla nuova collocazione del codice nella divisione 95, ma dal raccordo imposto dal D.Lgs. 81/2025 con il precedente codice ATECO 2007 45.20.40.
Il principio generale dei coefficienti è approfondito nella guida al coefficiente di redditività nel forfettario.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 40%, il reddito forfettario lordo è pari a 20.000 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati; sulla base residua si applica poi l’imposta sostitutiva del 15% oppure, se ricorrono tutte le condizioni, del 5%.
Il forfettario conviene a un gommista?
Non sempre. Pneumatici acquistati per la rivendita o installazione, attrezzature, affitto, energia, smaltimenti, personale e manutenzione possono incidere molto sui costi effettivi. Nel forfettario questi costi non si deducono analiticamente: sono rappresentati in modo convenzionale dal coefficiente del 40%. Un’officina con costi molto elevati deve quindi confrontare il risultato con il regime ordinario.
Come si gestiscono gli pneumatici fuori uso?
Gli pneumatici fuori uso non possono essere trattati come rifiuti indifferenziati. L’impresa deve organizzarne la gestione secondo la disciplina ambientale applicabile e attraverso i sistemi autorizzati. Quantità ritirate, stoccaggio temporaneo e documentazione devono essere coerenti con l’attività realmente svolta.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL deve essere verificata perché il gommista svolge lavorazioni manuali con sollevatori, compressori, macchinari e movimentazione dei veicoli. La presenza di dipendenti o collaboratori rende ancora più rilevanti gli obblighi assicurativi e di sicurezza sul lavoro.
Serve la fatturazione elettronica?
Sì. L’attività segue le regole ordinarie della fatturazione elettronica. È utile distinguere correttamente in fattura pneumatici, montaggio, equilibratura, convergenza, riparazioni e altri servizi, soprattutto quando l’impresa esercita anche attività commerciali o di officina ulteriori.
Quanto costa aprire un gommista?
Non esiste una cifra unica. Le voci principali sono locali, adeguamenti, smontagomme, equilibratrice, sistemi per convergenza, compressore, sollevatori, utensili, scorte iniziali di pneumatici, assicurazioni, sicurezza, gestione ambientale e capitale circolante. Per gli oneri generali è utile la guida ai costi della ditta individuale.
Gommista e centro revisioni possono stare nella stessa sede?
Sì, se l’impresa possiede tutti i requisiti delle attività esercitate e gli spazi risultano idonei. Il centro revisioni resta però un’attività distinta, con codice ATECO 71.20.22 e autorizzazione specifica. La disciplina è spiegata nella guida alla Partita IVA del centro revisioni auto.
Quali errori evitare?
- utilizzare il vecchio 45.20.40 come codice di una nuova apertura anziché 95.31.30;
- applicare il coefficiente 67% guardando soltanto alla nuova divisione ATECO 95;
- iniziare senza SCIA e responsabile tecnico qualificato;
- nominare un consulente esterno come responsabile tecnico;
- confondere l’abilitazione gommista con quella meccatronica;
- vendere abitualmente pneumatici come attività commerciale autonoma senza verificarne l’inquadramento;
- trascurare gestione degli pneumatici fuori uso, sicurezza e INAIL.
Checklist prima di aprire
- Usare ATECO 95.31.30 per l’attività di gommista auto.
- Verificare il requisito tecnico-professionale del responsabile tecnico.
- Controllare locali, destinazione d’uso e attrezzature.
- Presentare la SCIA al SUAP.
- Coordinare Registro Imprese, eventuale artigianato, INPS e INAIL.
- Verificare eventuali attività aggiuntive di meccatronica o commercio.
- Organizzare correttamente la gestione degli pneumatici fuori uso.
- Applicare il coefficiente forfettario del 40% se si utilizza il regime.
- Confrontare forfettario e ordinario considerando i costi reali.
Domande frequenti sulla Partita IVA del gommista
Qual è il codice ATECO nel 2026?
Il codice ATECO 2025 è 95.31.30.
Serve la SCIA?
Sì. Il gommista rientra nell’autoriparazione e l’avvio richiede SCIA al SUAP con i requisiti previsti.
Serve un responsabile tecnico?
Sì. Deve essere qualificato e realmente inserito nell’impresa; non può essere un semplice consulente esterno.
Qual è il coefficiente forfettario?
Nel 2026 è 40%, determinato sulla base del corrispondente codice ATECO 2007 45.20.40 secondo il D.Lgs. 81/2025.
Equilibratura e convergenza sono comprese?
Sì. ISTAT le include espressamente nel codice 95.31.30.
Partita IVA gommista nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è attività effettiva → responsabile tecnico → locali e attrezzature → SCIA → ATECO 95.31.30 → Registro Imprese e artigianato → INPS e INAIL → gestione ambientale → regime fiscale. Per il forfettario è essenziale applicare il raccordo ATECO 2007 previsto dal D.Lgs. 81/2025: il nuovo codice 95.31.30 non comporta il 67%, ma mantiene il 40% del precedente 45.20.40.
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