Aprire la Partita IVA come infermiere nel 2026 significa coordinare correttamente professione sanitaria, fisco e previdenza. La novità più importante è il codice ATECO: con ATECO 2025 l’attività infermieristica ha una voce specifica, 86.94.01 — Attività infermieristiche. Molte guide online continuano invece a riportare il vecchio 86.90.29.
Per lavorare in autonomia servono inoltre iscrizione all’Ordine, posizione ENPAPI, assicurazione professionale, corretta fatturazione delle prestazioni sanitarie e, quando ne ricorrono i requisiti, gestione del Sistema Tessera Sanitaria.
Qual è il codice ATECO dell’infermiere nel 2026?
La struttura ufficiale ATECO 2025 dell’ISTAT assegna alle attività infermieristiche il codice 86.94.01. È il riferimento da valutare per la nuova apertura del libero professionista che svolge prestazioni infermieristiche in autonomia.
Perché si trova ancora 86.90.29?
86.90.29 appartiene alla precedente classificazione e comprendeva le altre attività paramediche indipendenti. ATECO 2025 ha separato l’infermieristica in una sottocategoria autonoma. Chi ha già una Partita IVA aperta da anni deve verificare la riclassificazione della propria posizione; per una nuova apertura nel 2026 non è corretto copiare automaticamente il vecchio codice da una guida non aggiornata.
Quali attività copre il 86.94.01?
Il codice identifica l’attività infermieristica, ma non amplia le competenze del professionista. L’infermiere può svolgere le prestazioni comprese nel proprio profilo, nella formazione e nel Codice deontologico: assistenza domiciliare, medicazioni, educazione sanitaria, monitoraggio, gestione di dispositivi e altre attività infermieristiche coerenti con la propria abilitazione.
Serve l’iscrizione all’Ordine?
Sì. L’esercizio della professione richiede l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Infermieristiche competente. Il Vademecum FNOPI sulla libera professione richiama il carattere intellettuale della professione e gli obblighi deontologici e organizzativi dell’attività autonoma.
Quando serve la Partita IVA?
Quando l’attività è abituale e autonoma, la Partita IVA è il normale inquadramento fiscale. Incarichi ricorrenti presso RSA, cliniche, cooperative, assistenza domiciliare continuativa o un’attività organizzata stabilmente non vanno trattati come prestazioni occasionali solo perché il fatturato è basso.
La procedura generale è spiegata nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista.
La soglia di 5.000 euro evita la Partita IVA?
No. I 5.000 euro non sono una soglia generale sotto la quale un’attività abituale può essere svolta senza Partita IVA. Conta la natura dell’attività, non soltanto l’importo incassato.
Come si apre la Partita IVA da infermiere?
Il professionista persona fisica utilizza normalmente il modello AA9/12, indicando data di inizio, ATECO 86.94.01 e regime fiscale. L’attività professionale individuale non comporta automaticamente iscrizione al Registro Imprese o alla Camera di Commercio.
Quale previdenza paga l’infermiere?
Per il libero professionista infermiere titolare di Partita IVA il riferimento è ENPAPI. La pagina ufficiale ENPAPI sull’iscrizione stabilisce l’obbligo per gli infermieri iscritti agli Ordini provinciali che esercitano la libera professione individuale come titolari di Partita IVA.
La domanda alla Gestione Principale va inviata entro 60 giorni dall’inizio dell’attività libero-professionale.
ENPAPI o Gestione Separata INPS?
La Partita IVA individuale dell’infermiere non va inquadrata nella Gestione Separata INPS ordinaria dei professionisti senza Cassa. ENPAPI è la previdenza professionale di riferimento. L’Ente possiede anche una propria Gestione Separata per specifici rapporti di collaborazione.
La differenza generale è approfondita nella guida su Cassa professionale e Gestione Separata.
Quanto paga di ENPAPI nel 2026?
Secondo la disciplina contributiva ENPAPI, il contributo soggettivo obbligatorio è pari al 16% del reddito professionale netto. L’iscritto può scegliere un’aliquota superiore fino al 23%, secondo le regole dell’Ente.
È inoltre previsto un contributo integrativo del 4% sui corrispettivi lordi rilevanti e un contributo di maternità determinato annualmente.
Quali sono i contributi minimi?
ENPAPI indica un contributo soggettivo minimo annuo di 1.600 euro e un contributo integrativo minimo di 150 euro, salvo riduzioni, esoneri e frazionamenti previsti dal regolamento. I minimi rendono importante stimare la contribuzione anche quando si prevede un fatturato iniziale modesto.
Scadenza ENPAPI del 10 settembre 2026
Per gli iscritti alla Gestione Principale, il Modello UNI/2026 relativo a reddito professionale e volume d’affari 2025 deve essere trasmesso entro il 10 settembre 2026, anche in presenza di importi pari a zero o negativi. È una scadenza previdenziale distinta dalla dichiarazione fiscale.
Il 4% ENPAPI si mette in fattura?
Il contributo integrativo ENPAPI del 4% va gestito secondo le regole dell’Ente e non deve essere confuso con la rivalsa INPS del 4% di altri professionisti. La sua esposizione va coordinata con regime fiscale e natura della prestazione.
L’infermiere può usare il regime forfettario?
Sì, se possiede i requisiti generali e non ricade nelle cause di esclusione. L’iscrizione a ENPAPI non impedisce di per sé l’accesso al regime. Le condizioni aggiornate sono nella guida ai requisiti del forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per l’attività infermieristica il coefficiente utilizzato nel forfettario è 78%. Su 40.000 euro di compensi, per esempio, il reddito forfettario iniziale è 31.200 euro. Da questa base si considerano poi i contributi previdenziali obbligatori versati e l’imposta sostitutiva applicabile.
Il meccanismo è spiegato nella guida sul coefficiente di redditività.
Quando si applica il 5%?
L’aliquota ridotta del 5% non spetta automaticamente perché si apre una nuova Partita IVA. Occorre rispettare le condizioni previste per la nuova attività; negli altri casi l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%.
Le prestazioni infermieristiche hanno IVA?
Le prestazioni sanitarie rese alla persona nell’esercizio della professione possono rientrare nell’esenzione IVA quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa. Attività formative, organizzative o consulenze non sanitarie possono invece avere un trattamento diverso: conta la prestazione effettivamente resa.
Fatturazione sanitaria nel 2026
Nel 2026 resta una disciplina speciale per le fatture i cui dati devono essere inviati al Sistema Tessera Sanitaria. L’articolo 10-bis vigente nel 2026 mantiene il divieto di fattura elettronica tramite il sistema ordinario per le fatture sanitarie soggette all’invio al Sistema TS.
Per prestazioni e committenti fuori da quel perimetro si applicano invece le regole generali della fatturazione elettronica.
Sistema Tessera Sanitaria
Quando la prestazione sanitaria resa a una persona fisica rientra negli obblighi previsti, devono essere gestiti correttamente i dati da trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria, compresa la modalità di pagamento richiesta ai fini della dichiarazione precompilata. Una fattura a una struttura sanitaria non va trattata automaticamente come una fattura emessa direttamente al paziente.
Serve un’assicurazione professionale?
Sì. Il Vademecum FNOPI aggiornato richiama l’obbligo assicurativo per il libero professionista. La copertura deve essere coerente con le prestazioni effettivamente svolte, comprese attività domiciliari e collaborazioni con strutture.
Si può lavorare per RSA, cliniche e cooperative?
Sì, ma il rapporto deve essere realmente autonomo quando viene utilizzata la Partita IVA. Turni, potere direttivo, continuità, organizzazione e mono-committenza vanno valutati concretamente: la sola definizione contrattuale di “libero professionista” non basta.
Partita IVA e lavoro dipendente
In linea generale possono convivere, ma vanno controllati contratto, incompatibilità e cause ostative del forfettario. Per il dipendente pubblico le regole sono più restrittive. Il tema è approfondito nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Si può lavorare a domicilio del paziente?
Sì. Nell’assistenza domiciliare bisogna però organizzare correttamente documentazione sanitaria, consenso e informazioni, materiali, privacy, sicurezza, compenso, eventuali rimborsi e modalità di continuità assistenziale.
Si può aprire uno studio infermieristico?
È possibile organizzare l’attività in uno studio, ma requisiti amministrativi e sanitari della sede devono essere verificati in base a Regione, Comune e prestazioni erogate. Un domicilio professionale non equivale automaticamente a una struttura sanitaria organizzata.
Quali costi deve prevedere?
Oltre a tasse e contributi, vanno considerati quota OPI, ENPAPI, assicurazione, PEC, consulenza fiscale, materiale sanitario, DPI, spostamenti, formazione ECM, software, documentazione e, se presente, costo dello studio.
Privacy, ECM e responsabilità
L’infermiere tratta dati relativi alla salute e deve proteggerli con particolare attenzione. Restano inoltre gli obblighi di aggiornamento professionale e le responsabilità proprie della professione sanitaria. Referti, fotografie cliniche, prescrizioni e messaggistica con dati sanitari richiedono procedure adeguate.
Quali errori evitare?
- usare nel 2026 il vecchio ATECO 86.90.29 senza verificare il nuovo 86.94.01;
- confondere ENPAPI con la Gestione Separata INPS ordinaria;
- considerare 5.000 euro una soglia per evitare la Partita IVA;
- dimenticare il termine ENPAPI di 60 giorni;
- ignorare i contributi minimi;
- applicare automaticamente l’esenzione IVA a qualsiasi servizio;
- gestire allo stesso modo fatture al paziente e fatture a strutture;
- trascurare Sistema TS e assicurazione professionale;
- accettare rapporti formalmente autonomi ma sostanzialmente subordinati senza valutarli.
Checklist prima di aprire
- verificare iscrizione all’OPI;
- indicare ATECO 86.94.01;
- definire data effettiva di inizio;
- scegliere il regime fiscale;
- iscriversi a ENPAPI entro 60 giorni;
- stimare contributi percentuali e minimi;
- attivare un’assicurazione adeguata;
- organizzare fatturazione e Sistema TS;
- verificare compatibilità con eventuale lavoro dipendente;
- gestire privacy, documentazione ed ECM.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO dell’infermiere nel 2026?
86.94.01 — Attività infermieristiche.
Quale previdenza paga?
Per la Partita IVA individuale il riferimento è ENPAPI Gestione Principale.
Quanto vale il contributo soggettivo?
L’aliquota minima obbligatoria è del 16% del reddito professionale netto.
Quanto vale l’integrativo?
4% sui corrispettivi rilevanti, con minimo annuo previsto dall’Ente.
Qual è il coefficiente forfettario?
78%.
Sotto 5.000 euro non serve Partita IVA?
No: conta l’abitualità dell’attività.
Partita IVA infermiere nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è OPI → attività abituale → ATECO 86.94.01 → Partita IVA → ENPAPI → regime fiscale → assicurazione → fatturazione e Sistema TS → privacy ed ECM. Il nuovo codice specifico è uno dei punti che oggi distinguono una guida aggiornata da molte pagine ancora ferme alla classificazione precedente.
Le altre guide dedicate alle attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.