Aprire Partita IVA come libero professionista richiede di definire correttamente attività, codice ATECO, data di inizio, regime fiscale e previdenza prima di inviare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Per un professionista che non opera come impresa la procedura è normalmente più semplice rispetto all’apertura di una ditta individuale.
La Partita IVA diventa necessaria quando l’attività di lavoro autonomo viene esercitata in modo abituale, anche se non esclusivo. Non esiste invece una soglia generale di 5.000 euro che consenta di svolgere abitualmente un’attività professionale senza Partita IVA: quella cifra riguarda altri profili, in particolare contributivi, del lavoro autonomo occasionale. Per approfondire consulta quando aprire la Partita IVA.
Come aprire Partita IVA da libero professionista nel 2026?
Il percorso può essere riassunto in alcuni passaggi:
- definire con precisione l’attività professionale;
- individuare il codice ATECO corretto;
- stabilire la data effettiva di inizio;
- verificare il regime fiscale applicabile;
- presentare la dichiarazione di inizio attività ai fini IVA;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS o alla Cassa professionale competente, quando previsto;
- organizzare gli adempimenti successivi, compresa la fatturazione.
Prima della pratica conviene quindi raccogliere tutte le informazioni necessarie. Trovi la checklist nella guida ai documenti per aprire Partita IVA.
Quale codice ATECO deve scegliere un libero professionista?
Il codice ATECO deve rappresentare l’attività realmente esercitata. Nel 2026 il riferimento è la classificazione ATECO 2025, entrata operativamente nella gestione degli adempimenti fiscali e amministrativi.
Non va scelto soltanto sulla base del coefficiente di redditività del regime forfettario o della contribuzione più conveniente. Una descrizione errata dell’attività può produrre conseguenze fiscali, previdenziali e amministrative.
Consulta come scegliere il codice ATECO e l’approfondimento sulla classificazione ATECO 2025.
Quale modello serve per aprire Partita IVA da professionista?
Per la persona fisica che esercita lavoro autonomo e non è tenuta all’iscrizione al Registro Imprese, il riferimento è il modello AA9/12.
Il modello viene utilizzato per comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio, la variazione o la cessazione dell’attività ai fini IVA. Deve contenere i dati del contribuente, l’attività svolta, il codice ATECO, la data di inizio e le altre informazioni previste.
L’articolo 35 del DPR 633/1972 prevede la presentazione della dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dalla data di inizio. Per compilazione, quadri e modalità di presentazione consulta la guida dedicata al modello AA9/12.
Quale data di inizio attività bisogna indicare?
La data di inizio non dovrebbe essere scelta in modo casuale. Deve rappresentare correttamente il momento in cui prende avvio l’attività professionale e può incidere sulla decorrenza degli adempimenti fiscali e previdenziali.
Se l’attività non è ancora realmente iniziata, può essere opportuno coordinare l’apertura con il momento in cui si comincia a operare. Approfondisci nella guida sulla data di inizio attività della Partita IVA.
Il libero professionista deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Normalmente no, quando viene esercitata una vera attività professionale e non un’attività organizzata come impresa. Il professionista non segue quindi automaticamente l’iter previsto per artigiani e commercianti attraverso il Registro Imprese.
La distinzione va però fatta sulla natura concreta dell’attività, non sul nome che si decide di attribuirle. Se l’attività è imprenditoriale, commerciale o artigiana può essere necessario aprire una ditta individuale con un procedimento diverso.
Per verificare l’inquadramento consulta libero professionista o ditta individuale.
A quale previdenza deve iscriversi il libero professionista?
La previdenza dipende dalla professione svolta.
- Professionista senza Cassa previdenziale autonoma: normalmente deve iscriversi alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva è pari al 26,07% per il professionista non assicurato presso un’altra forma di previdenza obbligatoria; è pari al 24% per chi è pensionato o già assicurato presso un’altra forma previdenziale obbligatoria.
- Professionista appartenente a una categoria con Cassa: bisogna applicare le regole della relativa Cassa professionale.
- Professionista con Albo e Cassa ma non soggetto alla contribuzione obbligatoria della Cassa: in determinate situazioni può essere richiesta la Gestione Separata.
L’INPS conferma l’iscrizione alla Gestione Separata dei liberi professionisti senza Cassa e mette a disposizione il relativo servizio online. Per approfondire consulta anche Gestione Separata INPS 2026.
Un libero professionista può scegliere il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti previsti. Essere libero professionista non significa automaticamente poter applicare il regime forfettario: devono essere verificati limiti e cause ostative. L’imposta sostitutiva è normalmente del 15% e può essere ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta soltanto quando ricorrono le specifiche condizioni previste per la nuova attività.
Quando il forfettario non è applicabile, l’attività professionale segue il regime ordinario previsto. Prima dell’apertura consulta i requisiti del regime forfettario e il confronto tra forfettario e ordinario.
Quanto costa aprire Partita IVA da libero professionista?
L’attribuzione della Partita IVA tramite il modello AA9/12 non comporta un costo o un diritto da versare all’Agenzia delle Entrate se la pratica viene predisposta e presentata autonomamente. Non sono inoltre dovuti i diritti camerali tipici dell’apertura di un’impresa iscritta al Registro Imprese. Possono però esistere altri costi: assistenza professionale, eventuale iscrizione a un Ordine o Cassa, strumenti necessari per l’attività e successiva gestione fiscale.
Anche i contributi previdenziali incidono sul costo complessivo, ma il loro funzionamento cambia tra Gestione Separata e Casse professionali. Per un confronto più ampio consulta i costi del libero professionista.
Quanto tempo serve per aprire Partita IVA da professionista?
La posizione fiscale di un libero professionista è normalmente più semplice da attivare rispetto a una ditta individuale perché non richiede l’istruttoria del Registro Imprese. I tempi effettivi dipendono però dalla modalità di presentazione e dalla correttezza dei dati trasmessi.
Dopo l’attribuzione del numero di Partita IVA e il completamento degli eventuali ulteriori adempimenti richiesti dalla professione, è possibile gestire correttamente l’attività e la fatturazione. Vedi anche quanto tempo ci vuole per aprire Partita IVA.
Cosa fare subito dopo l’apertura?
Ottenere il numero di Partita IVA non conclude tutti gli adempimenti. Bisogna verificare previdenza, eventuale Cassa o Ordine, organizzazione contabile e modalità di emissione e conservazione delle fatture elettroniche.
Per quest’ultimo punto consulta la guida alla fatturazione elettronica con Partita IVA.
Domande frequenti sull’apertura della Partita IVA da professionista
Un libero professionista deve aprire una ditta individuale?
No, non automaticamente. Se l’attività è correttamente qualificata come professionale, normalmente non è necessario iscriversi al Registro Imprese come ditta individuale.
Per aprire Partita IVA da professionista serve il modello AA9/12?
Sì, per la persona fisica che esercita lavoro autonomo e non è tenuta all’iscrizione al Registro Imprese il modello AA9/12 è il riferimento per comunicare l’inizio dell’attività ai fini IVA.
Un professionista deve iscriversi sempre alla Gestione Separata INPS?
No. La Gestione Separata riguarda in particolare i professionisti senza una Cassa previdenziale autonoma o alcuni casi in cui non opera la contribuzione soggettiva della Cassa. Per le professioni con previdenza autonoma bisogna verificare il regolamento della Cassa competente.
Per vedere l’intero percorso torna alla procedura per aprire la Partita IVA.