Aprire la Partita IVA come notaio nel 2026 è l’ultima fase fiscale di un percorso professionale molto diverso da quello delle normali professioni autonome. Il notaio è un pubblico ufficiale nominato dopo concorso nazionale, deve esercitare nella sede assegnata e utilizza il codice ATECO 69.10.20 — Attività notarili.
Anche la previdenza è particolare: la Cassa Nazionale del Notariato non calcola i contributi come una normale percentuale sul reddito netto e non applica il tipico contributo integrativo del 4%. La contribuzione è collegata agli onorari di repertorio, con aliquote del 42% e del 22% in base al valore dell’atto. Per questo una guida fiscale sul notaio deve distinguere compensi, repertorio, somme anticipate per il cliente e contribuzione previdenziale.
Qual è il codice ATECO del notaio nel 2026?
ATECO 2025 prevede il codice 69.10.20 — Attività notarili. La classificazione comprende l’attività dei notai e la preparazione degli atti e documenti giuridici propri della funzione notarile.
Il codice è specifico e non va confuso con il 69.10.10 delle attività legali e giuridiche né con il 69.10.30, dedicato alle attività di supporto alle attività legali, giuridiche e notarili.
Cosa comprende il 69.10.20?
Le note ATECO includono, tra l’altro, l’attività dei notai e la preparazione di documenti legali relativi a costituzione di società, atti, testamenti, trust e altri documenti per i quali la funzione notarile è pertinente. Il codice economico, naturalmente, non attribuisce il potere di rogare: per esercitare è indispensabile aver superato il concorso ed essere stati nominati nella sede assegnata.
Come si diventa notaio?
Il Consiglio Nazionale del Notariato indica tre passaggi principali: laurea in giurisprudenza, pratica notarile di 18 mesi e concorso pubblico nazionale gestito dal Ministero della Giustizia. Sei mesi di pratica possono essere anticipati nell’ultimo anno di università.
Si può partecipare al concorso, consegnando gli elaborati, fino a un massimo di cinque volte. Ai vincitori viene assegnata una sede e il neo notaio deve aprire l’ufficio nella sede assegnata entro tre mesi.
La Partita IVA basta per esercitare come notaio?
No. La Partita IVA identifica fiscalmente l’attività, ma non consente di esercitare la funzione notarile. Laurea, pratica, concorso, nomina e sede sono condizioni professionali separate e preliminari.
Quando si apre la Partita IVA?
La Partita IVA viene aperta in relazione all’effettivo avvio dell’attività professionale dopo il completamento del percorso di accesso e gli adempimenti connessi alla sede. Per il professionista persona fisica la pratica fiscale utilizza normalmente il modello AA9/12 con indicazione del codice 69.10.20.
La procedura generale è spiegata nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista, fermo restando che per il notaio l’apertura fiscale si innesta su un ordinamento professionale specifico.
Il notaio si iscrive alla Camera di Commercio?
L’esercizio individuale della funzione notarile è attività professionale e non diventa attività commerciale per il solo fatto di possedere una Partita IVA. Gli eventuali adempimenti relativi a forme organizzative, personale e struttura dello studio non trasformano automaticamente il professionista in impresa commerciale.
Quale previdenza paga il notaio?
Il riferimento è la Cassa Nazionale del Notariato. Il sistema contributivo è peculiare e non va assimilato né alla Gestione Separata INPS né alle Casse che applicano un contributo soggettivo percentuale sul reddito professionale e un integrativo sulla fattura.
Per una panoramica generale sulle differenze tra previdenza professionale e INPS è disponibile la guida su Cassa professionale o Gestione Separata.
Come si calcolano i contributi della Cassa Notariato?
Il Bilancio tecnico della Cassa Nazionale del Notariato descrive una contribuzione collegata agli onorari di repertorio. È quindi fondamentale distinguere l’onorario repertoriale, che è un parametro convenzionale, dal compenso effettivamente pattuito e incassato dal professionista.
La contribuzione non si calcola semplicemente prendendo una percentuale del reddito fiscale dichiarato dal notaio.
Qual è l’aliquota contributiva della Cassa Notariato?
Il quadro contributivo ufficiale prevede un’aliquota del 42% degli onorari di repertorio per gli atti, con aliquota ridotta del 22% per gli atti di valore negoziale inferiore a 37.000 euro. È inoltre prevista una contribuzione di due euro per ciascun atto.
La percentuale può sembrare molto elevata se confrontata con altre Casse, ma la base non è il fatturato né il reddito netto: è l’onorario repertoriale convenzionale.
Esistono contributi minimi o massimali?
Nel sistema ordinario descritto dalla Cassa non sono previsti minimi né massimali contributivi analoghi a quelli di molte altre professioni. Il contributo varia quindi in funzione del repertorio prodotto e delle aliquote applicabili agli atti.
Esiste un contributo integrativo come il 4%?
No. La Cassa precisa che non è prevista una contribuzione integrativa paragonabile al 4% di altre Casse professionali. Questo è uno dei motivi per cui non bisogna costruire la fattura del notaio copiando lo schema di avvocati, ingegneri o commercialisti.
Cos’è l’integrazione degli onorari?
La Cassa dispone di un istituto solidaristico di integrazione degli onorari destinato, nei casi e con i limiti previsti, ai notai il cui repertorio non raggiunge determinate soglie. Il meccanismo conferma la centralità del repertorio nel sistema previdenziale notarile.
Per il 2026 la Cassa ha pubblicato specifiche istruzioni e massimali relativi alle domande riferite all’anno precedente; tali valori non devono però essere confusi con i contributi previdenziali ordinari.
Il notaio può usare il regime forfettario?
Sì, in linea generale, se rispetta tutti i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. Il Consiglio Nazionale del Notariato ha dedicato specifici studi al regime forfettario di interesse notarile e, nelle proprie segnalazioni fiscali, ha richiamato l’applicazione delle regole del regime alle persone fisiche esercenti arti e professioni.
La verifica va comunque fatta sulla posizione concreta, considerando compensi dell’anno precedente, lavoro dipendente, partecipazioni e ogni altra causa ostativa. I requisiti generali sono nella guida al regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del notaio?
Per l’attività notarile il coefficiente del regime forfettario è 78%, quello previsto per le attività professionali della relativa area fiscale. Il coefficiente determina il reddito forfettario iniziale sul quale vengono poi applicate le regole del regime e la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori rilevanti.
Il funzionamento è approfondito nella guida sul coefficiente di redditività.
Perché online si trovano coefficienti diversi?
Alcune schede dedicate al 69.10.20 riportano percentuali differenti, anche 67% o 40%. Per il 2026 queste indicazioni non sono coerenti con la fascia fiscale delle attività legali, notarili e professionali cui si applica il coefficiente del 78%.
Il coefficiente fiscale non va inoltre confuso con le aliquote contributive della Cassa del 42% e 22%: sono percentuali applicate a basi completamente diverse.
Esempio di calcolo nel forfettario
Con 60.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti, il reddito forfettario iniziale è pari a 46.800 euro, cioè il 78% dei compensi. Da questa base vanno poi considerate le deduzioni ammesse per i contributi previdenziali obbligatori effettivamente rilevanti e infine l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando ricorrono le condizioni per una nuova attività.
Questo esempio fiscale non permette di calcolare la Cassa Notariato, perché la contribuzione dipende dagli onorari repertoriali degli atti e non dal reddito forfettario.
Quando può convenire il regime ordinario?
Uno studio notarile può sostenere costi rilevanti per personale, sede, software, archivi, strumenti informatici, assicurazioni, formazione e gestione amministrativa. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente, perché il reddito è determinato con il coefficiente del 78%.
Chi prevede una struttura importante deve quindi confrontare il reddito forfettario con i costi effettivi e con l’IVA sugli acquisti prima di scegliere.
Le prestazioni notarili hanno IVA?
Nel regime ordinario il compenso professionale notarile è normalmente soggetto all’IVA ordinaria. Nel regime forfettario l’IVA non viene addebitata secondo le regole proprie del regime.
Nella parcella notarile possono però comparire anche imposte, tasse, diritti, anticipazioni e altre somme riscosse o sostenute per conto del cliente: non tutte queste voci hanno lo stesso trattamento del compenso professionale.
Anticipazioni e spese: cosa non va confuso con il compenso?
Per gli atti notarili il cliente può versare al notaio somme destinate a imposte di registro, ipotecarie, catastali e ad altri adempimenti. Le somme che rispettano le condizioni dell’articolo 15 del DPR 633/1972 come anticipazioni in nome e per conto del cliente sono escluse dalla base IVA.
Non basta però chiamare una voce “spesa” o “rimborso” per escluderla dal compenso: occorrono i requisiti fiscali propri dell’anticipazione documentata.
Il notaio applica la ritenuta d’acconto?
Nel regime ordinario la ritenuta dipende dalla natura del cliente e dalle regole generali dei compensi professionali. Un cliente privato non agisce come sostituto d’imposta; un soggetto che riveste tale qualifica può invece dover applicare la ritenuta secondo la disciplina vigente.
Il professionista in regime forfettario non subisce ordinariamente la ritenuta d’acconto sui compensi del regime, secondo le regole proprie del forfettario.
Serve la fatturazione elettronica?
Il notaio segue le regole generali della fatturazione elettronica applicabili alla propria posizione fiscale. La fattura deve distinguere correttamente il compenso dalle somme anticipate e dalle altre componenti della parcella, perché la sola presenza di un totale pagato dal cliente non significa che ogni euro costituisca ricavo professionale.
Notaio e antiriciclaggio
La funzione notarile comporta obblighi particolarmente rilevanti di identificazione della clientela, individuazione del titolare effettivo, conservazione delle informazioni e segnalazione delle operazioni sospette. Il Consiglio Nazionale del Notariato richiama espressamente i controlli di legalità e antiriciclaggio tra le funzioni centrali del notaio.
Quanto costa avviare uno studio notarile?
La semplice apertura fiscale della Partita IVA non rappresenta il principale costo di avvio. Le voci più rilevanti possono essere sede, personale, strumenti informatici, collegamenti e software professionali, assicurazione, archiviazione, sicurezza, gestione documentale e organizzazione richiesta dalla funzione.
A queste si aggiunge la contribuzione alla Cassa legata al repertorio prodotto.
Il notaio può avere collaboratori e dipendenti?
Sì. Lo studio può avvalersi di dipendenti e collaboratori, ma la funzione notarile e le responsabilità proprie del pubblico ufficiale restano personali nei limiti stabiliti dall’ordinamento. L’organizzazione del personale incide inoltre sui costi effettivi dello studio e quindi sulla convenienza fiscale del forfettario.
Quali errori evitare?
- confondere il codice del notaio con quello dell’avvocato o del supporto notarile;
- trattare la Cassa Notariato come una normale percentuale sul reddito netto;
- confondere il 42%/22% contributivo con il coefficiente forfettario del 78%;
- inventare un contributo integrativo del 4% che la Cassa Notariato non prevede;
- considerare tutte le somme incassate dal cliente come compenso professionale;
- considerare ogni rimborso automaticamente escluso dalla base IVA;
- scegliere il forfettario senza valutare i costi reali dello studio;
- dimenticare che Partita IVA e abilitazione notarile sono piani completamente distinti.
Checklist prima dell’avvio
- completare laurea, pratica, concorso e nomina;
- rispettare gli adempimenti relativi alla sede assegnata;
- aprire la Partita IVA con ATECO 69.10.20;
- verificare la posizione presso la Cassa Nazionale del Notariato;
- comprendere il sistema contributivo basato sul repertorio;
- valutare forfettario 78% o regime ordinario;
- organizzare correttamente fatturazione, anticipazioni e ritenute;
- predisporre studio, personale, strumenti e coperture necessarie;
- adempiere agli obblighi antiriciclaggio e di conservazione.
Domande frequenti sulla Partita IVA del notaio
Qual è il codice ATECO nel 2026?
69.10.20 — Attività notarili.
Quale previdenza paga il notaio?
Cassa Nazionale del Notariato.
Quanto versa alla Cassa?
Il sistema ordinario applica il 42% degli onorari repertoriali, ridotto al 22% per gli atti di valore negoziale inferiore a 37.000 euro, oltre agli altri contributi previsti.
Ci sono contributi minimi?
Nel sistema contributivo ordinario descritto dalla Cassa non sono previsti minimi né massimali contributivi.
Qual è il coefficiente del forfettario?
78%.
Il 42% si calcola sul reddito?
No. Si applica agli onorari di repertorio, non al reddito fiscale netto del notaio.
Partita IVA notaio nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è concorso e nomina → sede → ATECO 69.10.20 → Partita IVA → Cassa Notariato e repertorio → regime fiscale → fatturazione e anticipazioni → organizzazione dello studio. Il punto distintivo rispetto a quasi tutte le altre professioni è la previdenza: per comprendere davvero i costi del notaio bisogna partire dagli onorari repertoriali, non applicare una percentuale al reddito o al fatturato.
Le altre guide dedicate alle attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.