La prima fattura con Partita IVA deve riportare correttamente dati del fornitore e del cliente, numero e data, descrizione dell’operazione, trattamento IVA, eventuale previdenza, ritenuta e bollo. Se la fattura è elettronica, deve inoltre essere trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI) entro il termine previsto e bisogna controllare che non venga scartata.
Come fare la prima fattura con Partita IVA?
Prima di compilare la fattura bisogna conoscere tre elementi fondamentali:
- chi emette la fattura: professionista o impresa;
- quale regime fiscale si applica: per esempio forfettario oppure ordinario;
- che tipo di operazione viene fatturata: cliente italiano, privato, impresa, Pubblica Amministrazione oppure soggetto estero.
Questi elementi determinano quali campi compilare e come trattare IVA, ritenuta d’acconto, eventuale Cassa professionale, rivalsa previdenziale e imposta di bollo.
Quali dati obbligatori deve contenere la prima fattura?
L’articolo 21 del DPR 633/1972 individua i principali dati che devono essere presenti nella fattura.
- data di emissione;
- numero progressivo che identifichi univocamente la fattura;
- nome, cognome o denominazione del cedente o prestatore;
- indirizzo o domicilio fiscale;
- numero di Partita IVA di chi emette;
- dati identificativi del cliente;
- Partita IVA del cliente, se soggetto IVA, oppure codice fiscale nei casi previsti per il privato;
- natura, qualità e quantità dei beni o servizi;
- corrispettivo e dati necessari per determinare la base imponibile;
- aliquota e importo IVA quando applicabili;
- eventuali ulteriori indicazioni previste dalla specifica operazione.
Il riferimento ufficiale è l’articolo 21 del DPR 633/1972.
La prima fattura deve essere per forza la numero 1?
Non esiste una regola che imponga necessariamente di iniziare con il numero 1. L’articolo 21 richiede invece un numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco.
Chi inizia una nuova attività può naturalmente adottare una sequenza semplice, per esempio 1, 2, 3 e così via. È possibile anche utilizzare una numerazione organizzata in serie, purché ogni documento rimanga identificabile in maniera univoca e la gestione sia coerente.
Una volta scelta la modalità di numerazione è opportuno mantenerla ordinata ed evitare duplicazioni.
Quale data bisogna indicare sulla prima fattura?
La data della fattura deve essere gestita insieme alla data di effettuazione dell’operazione, determinata secondo le regole IVA applicabili.
L’articolo 21 prevede inoltre che, quando la data in cui è effettuata la cessione o prestazione oppure viene pagato in tutto o in parte il corrispettivo è diversa dalla data di emissione, tale informazione sia indicata nei casi previsti.
Questo aspetto è importante perché il termine per emettere la fattura immediata decorre dall’effettuazione dell’operazione e non semplicemente dal giorno in cui si apre il software di fatturazione.
Entro quando bisogna inviare la prima fattura elettronica?
Per la fattura immediata la regola generale è l’emissione entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.
Nel caso della fattura elettronica l’emissione avviene attraverso la trasmissione al Sistema di Interscambio (SdI).
Non bisogna quindi interpretare la regola come “12 giorni da quando creo il file”: è necessario individuare correttamente il momento di effettuazione dell’operazione secondo la disciplina fiscale.
Per tutti i dettagli consulta fatturazione elettronica Partita IVA 2026.
Quando si può fare una fattura differita?
La fattura differita non consiste semplicemente nel rinviare liberamente l’emissione della fattura.
Nei casi previsti dall’articolo 21, comma 4, per cessioni documentate da DDT o altro documento idoneo e per prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese verso lo stesso soggetto, può essere emessa una fattura riepilogativa entro il giorno 15 del mese successivo.
Devono quindi esistere i presupposti e la documentazione richiesta dalla norma.
Quali dati del cliente bisogna chiedere?
I dati cambiano in base al destinatario.
| Cliente | Dati principali da verificare |
|---|---|
| Impresa o professionista italiano | Denominazione/nome, indirizzo, Partita IVA, eventuale codice fiscale, indirizzo telematico |
| Privato italiano | Nome e cognome, indirizzo, codice fiscale |
| Pubblica Amministrazione | Dati ente e codice univoco ufficio, oltre agli eventuali ulteriori dati richiesti |
| Cliente estero | Dati identificativi e fiscali richiesti in base alla posizione e all’operazione |
Un errore nella Partita IVA o nel codice fiscale del cliente può provocare problemi nella compilazione o anche uno scarto del file elettronico.
Codice destinatario o PEC: cosa inserire?
Il codice destinatario identifica il canale telematico utilizzato per il recapito della fattura elettronica.
Quando vengono utilizzate le modalità di recapito tramite PEC bisogna compilare i campi previsti dal tracciato elettronico. Per un consumatore finale italiano si utilizza normalmente il codice convenzionale 0000000.
Per i soggetti esteri, nei documenti trasmessi attraverso lo SdI per la comunicazione delle operazioni transfrontaliere viene utilizzato nei casi previsti il codice convenzionale XXXXXXX.
Se il destinatario ha registrato presso l’Agenzia delle Entrate il proprio indirizzo telematico, lo SdI può utilizzare quel canale secondo le regole tecniche applicabili.
Come fare la prima fattura in regime forfettario?
Nel regime forfettario la fattura segue regole diverse da una normale fattura con IVA.
- non viene normalmente addebitata IVA per le operazioni rientranti nel regime;
- deve essere utilizzato il corretto regime fiscale nel file elettronico;
- deve essere indicata la corretta natura dell’operazione;
- i compensi soggetti al regime non sono assoggettati a ritenuta d’acconto secondo il comma 67 della Legge 190/2014;
- può essere dovuta l’imposta di bollo quando ne ricorrono i presupposti;
- possono essere presenti rivalsa INPS o contributo integrativo della Cassa quando applicabili.
La disciplina della ritenuta è contenuta nell’articolo 1, comma 67, della Legge 190/2014.
Esempio di prima fattura di un professionista forfettario
Supponiamo che un professionista in regime forfettario debba fatturare un compenso di 1.000 euro a un cliente italiano e che, nell’esempio, non applichi rivalsa previdenziale.
| Compenso professionale | 1.000,00 € |
| IVA | Non addebitata secondo le regole del forfettario |
| Ritenuta d’acconto | Non applicata al compenso forfettario |
| Bollo, se dovuto | 2,00 € |
| Totale da pagare, se il bollo viene addebitato al cliente | 1.002,00 € |
L’esempio serve a mostrare la struttura del documento: diciture, natura dell’operazione, previdenza ed eventuali altri campi devono essere adattati alla posizione effettiva.
Come funziona la rivalsa INPS del 4%?
Il libero professionista iscritto alla Gestione Separata può applicare, quando ricorrono i presupposti, una rivalsa INPS del 4% sul compenso.
La rivalsa è facoltativa e non trasferisce al cliente l’obbligo contributivo del professionista. Non deve quindi essere confusa con uno sconto del 4% sui contributi INPS dovuti.
Per il corretto inquadramento previdenziale consulta Gestione Separata INPS 2026.
Cosa cambia se il professionista ha una Cassa professionale?
Per un professionista soggetto a Cassa professionale può essere necessario indicare in fattura il contributo integrativo previsto dal regolamento della propria Cassa.
Aliquota, base di calcolo e trattamento possono variare tra le diverse Casse: non è corretto applicare automaticamente il 4% a qualunque professionista ordinistico.
Consulta Cassa professionale o Gestione Separata INPS.
Quando si applica la ritenuta d’acconto?
La ritenuta non va inserita automaticamente in qualsiasi fattura professionale.
Per un professionista in regime ordinario può essere applicabile quando il compenso è corrisposto da un soggetto che opera come sostituto d’imposta e ricorrono i presupposti previsti dalla disciplina.
Nel regime forfettario, invece, i ricavi e compensi soggetti al regime non sono assoggettati a ritenuta d’acconto secondo l’articolo 1, comma 67, della Legge 190/2014. Per dichiarazione al cliente, fattura, obblighi del sostituto d’imposta e casi di ritenute subite consulta la guida sulla ritenuta d’acconto nel regime forfettario.
Quando si applica il bollo da 2 euro?
L’imposta di bollo da 2 euro interessa, quando ricorrono i presupposti, le fatture con operazioni non assoggettate a IVA per un importo complessivo rilevante superiore a 77,47 euro.
Per le fatture elettroniche il bollo viene indicato nell’apposito campo del file e l’Agenzia delle Entrate elabora trimestralmente i documenti trasmessi tramite SdI per verificare l’imposta dovuta.
La fonte ufficiale è la guida dell’Agenzia delle Entrate sull’imposta di bollo nelle fatture elettroniche.
Per il caso specifico consulta bollo sulla fattura del forfettario.
Cosa cambia se il cliente è un privato?
Quando il cliente italiano è un consumatore finale bisogna indicare correttamente nome, cognome, indirizzo e codice fiscale.
Nella fattura elettronica viene normalmente utilizzato il codice destinatario convenzionale 0000000 e il documento viene reso disponibile secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate.
Cosa cambia per Pubblica Amministrazione e clienti esteri?
Una fattura alla Pubblica Amministrazione richiede il corretto codice univoco dell’ufficio destinatario e, quando previsti, ulteriori dati come CIG o CUP.
Per un cliente estero bisogna invece verificare prima di tutto il trattamento fiscale dell’operazione: UE ed extra-UE, beni e servizi e territorialità IVA possono produrre risultati differenti. Il semplice utilizzo del codice convenzionale XXXXXXX non determina da solo il trattamento IVA corretto.
Cosa succede se la prima fattura viene scartata dallo SdI?
Una fattura scartata dallo SdI non è considerata correttamente emessa.
Bisogna controllare il codice di errore, correggere i dati che hanno causato lo scarto e trasmettere nuovamente il documento tenendo conto del termine di emissione applicabile.
Per questo, dopo l’invio della prima fattura, non bisogna limitarsi a verificare che il file sia partito: è necessario controllare la ricevuta dello SdI.
La prima fattura deve essere conservata?
Sì. L’invio della fattura elettronica allo SdI e la conservazione sono due adempimenti distinti.
Il semplice salvataggio del file XML sul computer non deve essere confuso con il processo di conservazione elettronica previsto per i documenti fiscali.
Approfondisci nella guida sulla conservazione delle fatture elettroniche.
Checklist prima di inviare la prima fattura
- controlla numero e data;
- verifica i tuoi dati fiscali;
- controlla Partita IVA o codice fiscale del cliente;
- verifica la descrizione della prestazione o del bene;
- controlla regime fiscale;
- verifica IVA oppure natura dell’operazione;
- controlla eventuale ritenuta;
- verifica rivalsa INPS o contributo della Cassa;
- controlla il bollo;
- verifica codice destinatario, PEC o dati specifici del destinatario;
- trasmetti entro il termine corretto;
- controlla che lo SdI non restituisca uno scarto;
- assicurati che il documento venga conservato correttamente.
Se hai appena iniziato l’attività consulta anche cosa fare dopo aver aperto la Partita IVA oppure torna alla sezione Dopo l’apertura.
Domande frequenti sulla prima fattura
Posso fare la prima fattura con numero 1?
Sì. È una soluzione semplice e comune, ma ciò che la norma richiede è una numerazione progressiva che permetta di identificare univocamente ogni fattura.
Ho sempre 12 giorni dalla data scritta sulla fattura?
La regola generale della fattura immediata è l’emissione entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione. Occorre quindi individuare correttamente il momento fiscalmente rilevante e compilare la data secondo la disciplina applicabile.
Se sbaglio la prima fattura posso semplicemente ignorarla?
No. Se lo SdI la scarta bisogna correggere e ritrasmettere il documento. Se invece la fattura è già stata regolarmente emessa, l’eventuale errore deve essere corretto utilizzando gli strumenti fiscalmente appropriati alla situazione e non cancellando semplicemente il documento.