Se apri la Partita IVA nel 2026, le imposte sul reddito prodotto nel 2026 vengono normalmente calcolate con la dichiarazione presentata nel 2027. In quella fase può concentrarsi il pagamento del saldo relativo al 2026 insieme al primo acconto per il 2027, mentre il secondo acconto segue la propria scadenza. Questo non significa però che nel primo anno di attività non si paghi nulla: contributi previdenziali, IVA, bollo o altri versamenti possono essere dovuti già nel 2026 in base al regime fiscale e all’inquadramento.
Se apro la Partita IVA nel 2026, quando pago le prime tasse?
Per le imposte sul reddito, il meccanismo ordinario funziona a consuntivo.
- produci reddito nel corso del 2026;
- nel 2027 presenti la dichiarazione relativa al reddito 2026;
- viene determinato il saldo 2026;
- quando dovuto, insieme al saldo viene versato anche il primo acconto 2027;
- successivamente arriva il secondo acconto 2027 oppure l’acconto in unica soluzione nei casi previsti.
Secondo il calendario ordinario delle imposte sui redditi, saldo e primo acconto fanno riferimento alla scadenza di fine giugno, mentre il secondo o unico acconto fa riferimento alla scadenza di fine novembre.
Attenzione alle date 2027: al momento di questa guida, agosto 2026, non è corretto presentare come definitive eventuali proroghe o differimenti che potrebbero essere approvati successivamente. Per chi apre nel 2026 il riferimento ordinario porta quindi al 30 giugno 2027 per saldo e primo acconto e al 30 novembre 2027 per il secondo acconto, salvo future disposizioni, proroghe o differimenti applicabili al contribuente.
Il meccanismo è confermato dallo scadenzario ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, che per il 2026 individua il versamento del saldo dell’anno precedente e del primo acconto dell’anno corrente.
Nel primo anno di Partita IVA non si pagano tasse?
No: dire semplicemente “il primo anno non si paga nulla” è sbagliato.
È vero che, quando si apre una nuova attività e non esiste un precedente periodo d’imposta della stessa posizione sul quale determinare il saldo, le imposte sul reddito prodotto nel primo anno vengono normalmente liquidate con la dichiarazione dell’anno successivo.
Durante l’anno di apertura possono però essere già dovuti, a seconda del caso:
- contributi INPS sul minimale per Artigiani e Commercianti;
- contributi o quote richiesti da una Cassa professionale;
- IVA periodica per i contribuenti che applicano l’IVA;
- imposta di bollo sulle fatture quando dovuta;
- ritenute o altri versamenti collegati alla specifica attività;
- tributi e adempimenti amministrativi propri dell’impresa.
Bisogna quindi distinguere sempre tra imposte sul reddito e tutti gli altri versamenti che possono maturare durante l’attività.
Cos’è il saldo delle imposte?
Il saldo è il conguaglio definitivo relativo al periodo d’imposta già concluso.
Se hai aperto nel 2026, con la dichiarazione presentata nel 2027 viene determinata l’imposta effettivamente dovuta sul reddito 2026 secondo il regime fiscale applicato.
Dal risultato vengono considerate le somme già eventualmente versate o utilizzabili secondo le regole fiscali applicabili. La differenza rappresenta il saldo da pagare oppure, in presenza dei presupposti, un eventuale credito.
Cos’è il primo acconto?
Il primo acconto è un anticipo dell’imposta relativa all’anno in corso.
Quindi, quando nel 2027 viene calcolato il reddito prodotto nel 2026, oltre al saldo 2026 può nascere anche un acconto sull’imposta relativa al 2027.
È questo il motivo per cui la prima vera scadenza fiscale può risultare molto più pesante di quanto immaginato durante l’anno di apertura: non si sta pagando soltanto il passato, ma anche una parte dell’anno corrente.
Quando si paga il secondo acconto?
Il secondo acconto, oppure l’acconto in unica soluzione quando previsto, segue normalmente la scadenza di fine novembre.
Nel nostro esempio, chi apre nel 2026 e deve versare acconti nel 2027 avrà quindi ordinariamente:
- saldo 2026 + primo acconto 2027 alla prima scadenza delle imposte sui redditi;
- secondo acconto 2027 alla successiva scadenza di novembre.
La ripartizione concreta dell’acconto deve essere calcolata secondo la disciplina applicabile al contribuente e all’anno interessato: non è prudente utilizzare percentuali trovate in una guida generica senza verificare il modello dichiarativo e le regole in vigore.
Perché il secondo anno di Partita IVA sembra molto più costoso?
Perché nello stesso periodo possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno corrente.
Questo fenomeno viene spesso descritto impropriamente dicendo che “il secondo anno si pagano il doppio delle tasse”. Non è una seconda tassazione dello stesso reddito.
Una parte del versamento chiude definitivamente l’anno precedente; un’altra parte anticipa l’imposta dell’anno in corso e verrà poi considerata nel successivo saldo.
Il problema, quindi, è soprattutto finanziario: se durante il primo anno non hai accantonato liquidità, il primo saldo più gli acconti possono concentrarsi in pochi mesi.
Quando paga le tasse un forfettario nel primo anno?
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva sul reddito prodotto nel primo anno viene normalmente liquidata con la dichiarazione presentata l’anno successivo.
L’aliquota è generalmente del 15% oppure del 5% quando sono rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività.
L’imposta non viene applicata direttamente su tutto il fatturato. Il reddito forfettario viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività e considerando poi i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole del regime.
Per il calcolo consulta costi della Partita IVA in regime forfettario 2026 e la guida sull’imposta sostitutiva al 5%.
E nel regime ordinario quando si paga l’IRPEF?
Nel regime ordinario il reddito concorre alla tassazione IRPEF secondo le regole applicabili alla persona fisica.
Anche qui il meccanismo delle imposte risultanti dalla dichiarazione prevede il saldo IRPEF relativo all’anno precedente e, quando dovuti, gli acconti relativi all’anno corrente.
L’Agenzia delle Entrate identifica, tra gli altri, i codici tributo:
- 4001 – IRPEF saldo;
- 4033 – IRPEF acconto prima rata;
- 4034 – IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione.
I codici possono essere verificati nella ricerca ufficiale dei codici tributo dell’Agenzia delle Entrate.
Come si pagano saldo e acconti?
I versamenti vengono effettuati tramite modello F24 utilizzando i codici tributo e l’anno di riferimento corretti.
Per il regime forfettario, per esempio, l’Agenzia utilizza specifici codici per saldo e acconti dell’imposta sostitutiva. Per calcolo, metodo storico o previsionale, ripartizione delle rate e codici 1790, 1791 e 1792 consulta la guida sull’acconto del regime forfettario. Nel regime ordinario si utilizzano invece i codici previsti per IRPEF e altri tributi applicabili.
La compilazione dell’F24 deve essere coerente con il risultato della dichiarazione: anno di riferimento, importi e codici non devono essere scelti sulla base di un vecchio modello o di un esempio riferito a un altro contribuente.
Saldo e primo acconto possono essere rateizzati?
Le somme dovute alla prima scadenza possono essere rateizzate nei casi e secondo le modalità previste.
Lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate per il 2026 indica infatti per il regime forfettario il versamento del saldo e del primo acconto “in unica soluzione o come prima rata”.
La rateizzazione non deve però essere confusa con la cancellazione o la riduzione dell’imposta: cambia il calendario dei pagamenti e possono essere applicati gli interessi previsti.
Il secondo o unico acconto segue una propria scadenza e va gestito secondo le regole applicabili all’anno interessato.
Metodo storico e metodo previsionale: cosa cambia?
Gli acconti possono essere determinati secondo il metodo storico oppure, quando ne ricorrono le condizioni, secondo il metodo previsionale.
Con il metodo storico il riferimento è l’imposta risultante dal periodo precedente secondo le regole previste.
Con il metodo previsionale il contribuente può tenere conto di una minore imposta che prevede di dovere nell’anno corrente, per esempio perché il reddito è diminuito.
Il metodo previsionale richiede però particolare attenzione: se l’acconto viene ridotto troppo e il versamento risulta insufficiente, possono emergere differenze da regolarizzare con le conseguenze previste.
Quando paga i contributi chi è in Gestione Separata?
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, i contributi determinati sul reddito professionale vengono liquidati attraverso il Quadro RR della dichiarazione e seguono le scadenze previste per le imposte sui redditi.
La Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 conferma per il 2026 il pagamento del saldo 2025 e primo acconto 2026 alla scadenza collegata alle imposte sui redditi e del secondo acconto 2026 entro novembre.
Per chi apre nel 2026, quindi, la contribuzione Gestione Separata calcolata sul reddito professionale 2026 entra normalmente nel ciclo dichiarativo del 2027, fermo restando il corretto inquadramento previdenziale.
Approfondisci in Gestione Separata INPS 2026.
Artigiani e commercianti pagano contributi già nel primo anno?
Sì, questa è una delle differenze più importanti. Gli iscritti alle Gestioni INPS Artigiani e Commercianti hanno una contribuzione sul minimale che viene versata durante l’anno secondo il calendario INPS.
Per il 2026 la Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 individua per le quattro rate sul minimale le scadenze del 18 maggio 2026, 20 agosto 2026, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027.
Chi avvia l’attività nel corso dell’anno deve quindi verificare la contribuzione dovuta in relazione alla propria effettiva iscrizione e non aspettare automaticamente la dichiarazione dell’anno successivo pensando che “nel primo anno non si paga INPS”.
I contributi sul reddito eccedente il minimale seguono invece il meccanismo di saldo e acconti collegato alle imposte sui redditi.
Consulta contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
E se il professionista ha una Cassa previdenziale?
Le Casse professionali autonome hanno propri regolamenti, aliquote, minimi e calendari.
Non è quindi corretto applicare automaticamente alla Cassa professionale le scadenze della Gestione Separata INPS.
Bisogna verificare il regolamento dell’ente competente e le scadenze previste per contributi soggettivi, integrativi, eventuali minimi e altri versamenti.
Quanto conviene accantonare ogni mese?
Non esiste una percentuale valida per tutte le Partite IVA.
L’importo da accantonare dipende almeno da:
- regime forfettario o ordinario;
- aliquota fiscale applicabile;
- coefficiente di redditività nel forfettario;
- Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale;
- reddito effettivo;
- eventuali altri redditi personali;
- acconti già versati;
- detrazioni, deduzioni e crediti applicabili.
È però prudente accantonare una parte degli incassi fin dal primo mese e aggiornare periodicamente la stima sulla base dell’andamento reale dell’attività.
Per una visione complessiva consulta quanto costa mantenere una Partita IVA nel 2026.
Esempio: Partita IVA aperta nel 2026
| Periodo | Cosa può succedere |
|---|---|
| 2026 | Produci il primo reddito. Possono già esserci bollo, IVA se applicabile, contributi Artigiani/Commercianti o contributi della Cassa. |
| 2027 – prima scadenza imposte | Saldo delle imposte sul reddito 2026 + eventuale primo acconto 2027. Per Gestione Separata, anche saldo e primo acconto contributivo secondo le regole applicabili. |
| 2027 – novembre | Eventuale secondo acconto delle imposte e dei contributi che seguono il sistema degli acconti. |
| 2028 | Il saldo 2027 tiene conto degli acconti già versati nel 2027. |
Questo schema mostra perché il primo anno può sembrare leggero e il successivo molto più impegnativo sul piano della liquidità, senza che ciò significhi pagare due volte la stessa imposta.
Checklist per non arrivare impreparati alle prime tasse
- individua correttamente regime fiscale e previdenza;
- non confondere fatturato, reddito e denaro disponibile;
- stima periodicamente imposte e contributi;
- accantona liquidità fin dai primi incassi;
- controlla eventuali contributi già dovuti nell’anno di apertura;
- non dimenticare IVA o bollo quando applicabili;
- verifica saldo e primo acconto prima della relativa scadenza;
- programma anche il secondo acconto di novembre;
- valuta con attenzione l’eventuale metodo previsionale;
- controlla lo scadenzario ufficiale dell’anno in cui devi effettivamente pagare.
Se hai appena aperto l’attività consulta anche cosa fare dopo aver aperto la Partita IVA oppure torna alla sezione Dopo l’apertura.
Domande frequenti sulle tasse del primo anno
Se apro nel 2026 pago le imposte sul reddito già nel 2026?
Normalmente il reddito 2026 viene liquidato con la dichiarazione presentata nel 2027. Questo non esclude altri pagamenti già nel 2026, come contributi sul minimale per Artigiani e Commercianti, IVA, bollo o contributi di una Cassa quando applicabili.
Nel 2027 pagherò due volte le tasse?
No. Il saldo chiude il debito relativo al 2026, mentre gli acconti anticipano in tutto o in parte l’imposta relativa al 2027 e saranno poi considerati nel successivo conguaglio.
Le scadenze 2027 sono già definitive?
Il calendario ordinario individua giugno per saldo e primo acconto e novembre per il secondo acconto. Eventuali proroghe, differimenti o regole speciali per il 2027 devono però essere verificate quando saranno pubblicate ufficialmente.