Il regime ordinario della Partita IVA applica le regole fiscali ordinarie per determinare reddito, imposte e IVA, invece del sistema forfettario basato sul coefficiente di redditività. Per una persona fisica significa generalmente tassazione IRPEF sul reddito effettivamente determinato secondo le regole dell’attività, possibilità di considerare i costi fiscalmente deducibili e gestione ordinaria dell’IVA.
Come funziona il regime ordinario della Partita IVA?
Nel linguaggio comune si parla di regime ordinario per indicare una Partita IVA che non applica il regime forfettario. In questo sistema non esiste un coefficiente fisso che presume i costi dell’attività.
Il reddito viene invece determinato applicando le regole fiscali previste per il lavoro autonomo oppure per il reddito d’impresa, considerando ricavi o compensi e i costi fiscalmente rilevanti.
Per capire prima quale sistema può essere più adatto consulta anche regime forfettario o ordinario: quale scegliere.
Regime ordinario e contabilità ordinaria sono la stessa cosa?
No. È una distinzione fondamentale. “Regime ordinario” viene spesso usato per contrapporre la tassazione ordinaria al regime forfettario; “contabilità ordinaria” identifica invece uno specifico regime contabile.
Una ditta individuale che non utilizza il forfettario può, quando ne ricorrono le condizioni, adottare la contabilità semplificata. Non bisogna quindi concludere che uscire dal forfettario significhi automaticamente entrare in contabilità ordinaria.
La distinzione è importante anche perché obblighi, registri e criteri di determinazione del reddito possono cambiare in base alla natura dell’attività e al regime contabile applicabile.
Cosa cambia tra libero professionista e ditta individuale?
Un libero professionista determina il reddito di lavoro autonomo secondo le disposizioni del TUIR. L’articolo 54 del TUIR stabilisce come regola generale la differenza tra somme e valori percepiti nell’attività e spese sostenute, salvo le regole specifiche previste dalla disciplina.
Una ditta individuale produce invece reddito d’impresa e può essere soggetta a contabilità semplificata oppure ordinaria in funzione dei requisiti e delle eventuali opzioni esercitate.
Per questo due persone fisiche entrambe fuori dal regime forfettario possono avere obblighi contabili differenti se una esercita una professione e l’altra un’attività d’impresa.
Come si calcolano le tasse nel regime ordinario nel 2026?
Per una persona fisica il reddito determinato secondo le regole dell’attività confluisce normalmente nel reddito complessivo soggetto a IRPEF, insieme agli eventuali altri redditi imponibili del contribuente.
Nel 2026 gli scaglioni IRPEF nazionali sono:
- 23% fino a 28.000 euro;
- 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro;
- 43% oltre 50.000 euro.
La Legge 199/2025 ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione a partire dal 2026.
All’IRPEF possono inoltre aggiungersi le addizionali regionali e comunali. La tassazione effettiva non si determina quindi applicando semplicemente una singola percentuale al fatturato.
Nel regime ordinario si possono dedurre i costi?
Sì, ma non qualsiasi spesa sostenuta è automaticamente deducibile al 100%. Il costo deve essere fiscalmente rilevante per l’attività e rispettare le specifiche regole previste per quella tipologia di spesa.
Alcuni costi possono essere integralmente deducibili, altri soltanto in percentuale, altri ancora attraverso ammortamenti o secondo limiti particolari.
Questa è una differenza sostanziale rispetto al forfettario, dove le spese effettive non vengono normalmente sottratte una per una: il legislatore presume invece una quota di redditività in base al codice attività.
Qual è la differenza tra deduzione e detrazione?
Nel confronto tra regimi vengono spesso confuse deduzioni e detrazioni.
- una deduzione riduce il reddito sul quale viene calcolata l’imposta;
- una detrazione riduce invece l’imposta lorda secondo le condizioni previste dalla legge.
Nel regime ordinario il reddito della Partita IVA entra nel sistema IRPEF e la posizione personale complessiva del contribuente può quindi assumere un peso importante nel calcolo finale.
Nel regime ordinario si applica la ritenuta d’acconto?
Per i professionisti e gli altri percettori di redditi di lavoro autonomo, quando il compenso viene corrisposto da un soggetto tenuto a operare come sostituto d’imposta, si applica generalmente una ritenuta del 20% a titolo d’acconto dell’IRPEF. La ritenuta non è quindi una tassa aggiuntiva: costituisce un anticipo dell’imposta che verrà considerato nella dichiarazione dei redditi.
La disciplina vigente nel 2026 è contenuta nell’articolo 38 del Testo unico in materia di versamenti e riscossione. Non bisogna però estendere automaticamente la ritenuta a qualsiasi attività d’impresa: il trattamento dipende dalla natura del reddito e dal soggetto che effettua il pagamento.
Nel regime ordinario si applica l’IVA?
In generale sì. Chi opera secondo le regole ordinarie IVA addebita l’imposta sulle operazioni imponibili e può detrarre l’IVA relativa agli acquisti effettuati nell’esercizio dell’attività quando ne ricorrono i presupposti.
Questo non significa però che qualsiasi fattura debba necessariamente contenere IVA: esistono operazioni esenti, non imponibili o soggette a regole speciali in base alla tipologia di attività e di operazione.
Anche la detrazione dell’IVA sugli acquisti può essere totale, parziale oppure esclusa in specifiche situazioni.
Un altro punto importante: l’aliquota IVA dipende dal bene o servizio e dalla disciplina dell’operazione, non dal livello di reddito del contribuente.
Quali adempimenti IVA bisogna gestire?
Una Partita IVA soggetta alle regole ordinarie può dover gestire, in funzione dell’attività e della periodicità applicabile:
- registrazione delle operazioni rilevanti;
- liquidazioni periodiche IVA;
- versamenti dell’imposta eventualmente dovuta;
- comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE), quando dovute;
- dichiarazione annuale IVA, quando prevista;
- fatturazione elettronica e conservazione dei documenti.
Per la parte operativa consulta anche fatturazione elettronica e Partita IVA.
Quando una ditta individuale può usare la contabilità semplificata?
Per le imprese individuali bisogna distinguere la tassazione ordinaria dalla modalità di tenuta della contabilità.
L’articolo 18 del DPR 600/1973 consente la contabilità semplificata alle imprese minori che non abbiano superato:
- 500.000 euro di ricavi per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;
- 800.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.
Per chi esercita contemporaneamente servizi e altre attività valgono le regole previste dall’articolo 18 per individuare l’attività prevalente.
Il contribuente può inoltre optare per la contabilità ordinaria anche quando avrebbe i requisiti per la semplificata; l’opzione contabile è disciplinata separatamente rispetto alla scelta tra regime fiscale forfettario e non forfettario.
Quando il regime ordinario è obbligatorio?
Per una persona fisica il sistema ordinario diventa necessario quando non può applicare il regime forfettario perché manca un requisito o è presente una causa di esclusione.
Può accadere, per esempio, in caso di superamento dei limiti previsti o di altre incompatibilità disciplinate dalla normativa.
Per verificare tutte le condizioni consulta requisiti e cause di esclusione del regime forfettario 2026.
Si può scegliere volontariamente il regime ordinario?
Sì. Anche chi possiede i requisiti del regime forfettario può scegliere di applicare le regole ordinarie. Il comma 70 dell’articolo 1 della Legge 190/2014 prevede che l’opzione per l’applicazione dell’IVA e delle imposte sui redditi nei modi ordinari sia valida per almeno un triennio.
Prima di esercitare questa scelta bisogna però distinguere attentamente tra opzione per la tassazione ordinaria e opzione per la contabilità ordinaria, perché sono decisioni diverse e possono avere differenti vincoli temporali.
La scelta volontaria va quindi valutata sul caso concreto e non soltanto sulla base della semplicità amministrativa.
I contributi INPS cambiano se passo all’ordinario?
Il regime fiscale non decide a quale gestione previdenziale sei iscritto. La gestione dipende dall’attività e dall’inquadramento come professionista, artigiano o commerciante.
Il regime può però incidere sul modo in cui viene determinato il reddito che, in determinate gestioni, costituisce la base per il calcolo dei contributi.
Per individuare prima l’inquadramento corretto consulta INPS e Partita IVA: quale gestione previdenziale.
Quando il regime ordinario può convenire?
Non esiste una soglia universale oltre la quale l’ordinario diventa automaticamente più conveniente. Può però meritare particolare attenzione quando:
- l’attività sostiene costi reali elevati;
- sono previsti investimenti importanti;
- l’IVA sugli acquisti ha un peso rilevante;
- la situazione IRPEF personale rende importanti deduzioni e detrazioni;
- il coefficiente di redditività del forfettario risulterebbe sfavorevole rispetto ai costi reali;
- l’attività è destinata a crescere oltre i limiti del regime forfettario.
La convenienza va valutata con una simulazione completa di ricavi, costi, IVA, contributi e imposte. Per questo confronto torna alla guida forfettario o ordinario nel 2026.
Quali sono i principali svantaggi del regime ordinario?
Rispetto al forfettario, la gestione è normalmente più articolata. Tra gli aspetti da considerare ci sono:
- maggiori adempimenti contabili e fiscali;
- gestione periodica dell’IVA;
- necessità di classificare correttamente costi e documentazione;
- tassazione IRPEF progressiva anziché imposta sostitutiva;
- maggiore importanza della corretta gestione amministrativa durante tutto l’anno.
Questi elementi non significano però che il regime sia necessariamente più costoso dal punto di vista fiscale: un’attività con molti costi o investimenti può ottenere un risultato diverso rispetto al forfettario.
Domande frequenti sul regime ordinario
Regime ordinario significa sempre contabilità ordinaria?
No. Una ditta individuale fuori dal forfettario può applicare la contabilità semplificata quando possiede i requisiti previsti. Regime fiscale e regime contabile devono essere verificati separatamente.
Nel regime ordinario posso scaricare qualsiasi spesa?
No. Una spesa deve rispettare le regole fiscali applicabili all’attività e alla specifica tipologia di costo. Alcune spese sono deducibili integralmente, altre parzialmente o secondo limiti specifici.
Il regime ordinario è sempre meno conveniente del forfettario?
No. Il risultato dipende da reddito, costi, IVA, investimenti, contributi e situazione fiscale personale. Il confronto deve essere effettuato sulla situazione reale del contribuente.
Per gli altri approfondimenti consulta tutte le guide sul regime fiscale della Partita IVA.