Nel 2026 le spese di rappresentanza del professionista sono deducibili entro il limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta. La disciplina vigente richiede inoltre il pagamento con strumenti tracciabili. Non qualsiasi spesa sostenuta per un cliente è però una spesa di rappresentanza: bisogna distinguerla da pubblicità, vitto e alloggio, omaggi e costi direttamente collegati a una prestazione.
Qual è il limite dell’1%?
L’articolo 54-septies del TUIR prevede che le spese di rappresentanza siano deducibili entro un importo complessivo non superiore all’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.
La disposizione è consultabile su Normattiva, articolo 54-septies del TUIR.
Esempio di calcolo
Un professionista percepisce 70.000 euro di compensi nell’anno. Il limite massimo delle spese di rappresentanza deducibili è pari a 700 euro. Se sostiene 1.000 euro di costi qualificabili come rappresentanza, la deduzione resta limitata al tetto previsto.
Nel 2026 serve il pagamento tracciabile?
Sì. La disciplina introdotta nel 2025 ha aggiunto alla regola delle spese di rappresentanza la condizione del pagamento effettuato con versamento bancario o postale oppure con altri sistemi previsti dall’articolo 23 del D.Lgs. 241/1997.
La modifica è contenuta nel decreto-legge 17 giugno 2025, n. 84, nel testo vigente. Per mantenere la deducibilità è quindi necessario documentare non soltanto la spesa, ma anche la modalità di pagamento richiesta dalla legge.
Cosa rientra nelle spese di rappresentanza?
La qualificazione dipende dalla natura concreta del costo. In generale sono spese sostenute con finalità promozionali o di relazione, senza un corrispettivo diretto specifico ricevuto dal destinatario e con collegamento all’attività professionale.
Il TUIR include espressamente tra le spese di rappresentanza anche determinate spese per oggetti d’arte, antiquariato o da collezione e per beni destinati a essere ceduti gratuitamente.
Gli omaggi ai clienti sono spese di rappresentanza?
Possono rientrare nella categoria quando sono sostenuti con finalità di relazione professionale e non costituiscono un vero corrispettivo. Il trattamento deve però essere verificato anche sotto il profilo IVA e della documentazione.
Non bisogna confondere la deduzione dal reddito con l’eventuale detrazione IVA. Consulta deducibile, detraibile e IVA detraibile.
Cena con un cliente: rappresentanza o vitto?
Dipende dal motivo della spesa. Una cena sostenuta con finalità di relazione o promozione può avere natura di rappresentanza; un pasto del professionista durante una trasferta segue invece la disciplina delle spese di vitto e alloggio.
La qualificazione non è indifferente perché cambiano limiti e condizioni di deducibilità. Consulta spese di vitto e alloggio del professionista.
Rappresentanza e pubblicità sono la stessa cosa?
No. Una spesa pubblicitaria viene sostenuta per ottenere una controprestazione promozionale specifica: per esempio acquistare uno spazio pubblicitario, una campagna o un servizio di promozione. La spesa di rappresentanza ha invece una natura relazionale e gratuita diversa.
La corretta qualificazione va fatta sulla sostanza del rapporto e sulla documentazione, non sul nome usato nella fattura.
Regali costosi e beni d’arte
Il TUIR ricomprende espressamente nella disciplina della rappresentanza anche le spese per acquisto o importazione di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione e i beni destinati alla cessione gratuita. Ciò non significa che qualsiasi acquisto di pregio sia integralmente deducibile: opera comunque il limite dell’1% dei compensi e devono essere rispettati gli altri requisiti.
Serve la fattura?
Occorre conservare documentazione idonea a dimostrare natura, importo e collegamento professionale della spesa. Nel 2026 è inoltre necessario poter dimostrare il pagamento tracciabile previsto dalla norma.
Per omaggi o acquisti destinati a terzi è utile conservare anche elementi interni che consentano di ricostruire la finalità professionale dell’operazione.
Come funziona nel regime forfettario?
Nel regime forfettario le spese reali non vengono sottratte analiticamente dal reddito imponibile. Un regalo o una spesa di rappresentanza sostenuti dal forfettario non riducono quindi direttamente il reddito come avviene nel lavoro autonomo ordinario.
Il costo resta economicamente a carico dell’attività, ma il reddito fiscale viene calcolato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi. Consulta coefficiente di redditività.
La regola dell’1% vale per una ditta individuale?
La regola descritta qui riguarda il reddito di lavoro autonomo professionale. Le imprese applicano la disciplina delle spese di rappresentanza prevista per il reddito d’impresa, che ha criteri e limiti propri.
Per evitare errori consulta reddito d’impresa e lavoro autonomo: differenze.
Spese sostenute all’estero
Anche una spesa sostenuta all’estero deve essere documentata, inerente e correttamente trattata fiscalmente. Se il fornitore è estero possono inoltre entrare in gioco obblighi IVA e di comunicazione distinti dalla deducibilità del costo.
Per le operazioni transfrontaliere consulta esterometro e operazioni estere.
Checklist spese di rappresentanza
- verifica che il costo abbia finalità professionale reale;
- distingui rappresentanza, pubblicità, vitto e omaggi;
- conserva un documento fiscalmente valido;
- usa un pagamento tracciabile;
- calcola il limite dell’1% sui compensi percepiti;
- controlla separatamente l’IVA;
- nel forfettario non dedurre analiticamente il costo;
- per una ditta individuale applica le regole del reddito d’impresa e non quelle del professionista.
Per la panoramica generale consulta spese deducibili del professionista.