Chi vende corsi online in modo abituale con Teachable o Kajabi deve gestire l’attività con Partita IVA, ma le due piattaforme non trattano nello stesso modo pagamenti e imposte indirette. Nel 2026 Teachable Payments può automatizzare anche la riscossione e il versamento di IVA e sales tax sulle vendite degli studenti; Kajabi Sales Tax può calcolare e incassare l’imposta, ma lascia al creator la responsabilità di dichiararla e versarla.
Questa differenza è decisiva perché il software usato per vendere un corso non determina soltanto l’esperienza di checkout: può cambiare chi incassa l’imposta dal cliente, quali documenti vengono generati e quali adempimenti restano in capo alla Partita IVA italiana.
Quando serve la Partita IVA per vendere corsi online
Se corsi, membership o coaching vengono venduti con continuità, catalogo stabile, campagne pubblicitarie e un sistema organizzato di pagamento, l’attività è abituale e richiede Partita IVA. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che permetta di gestire professionalmente una scuola online senza apertura fiscale.
Un singolo webinar occasionale può richiedere una valutazione diversa, ma la presenza di un sito Teachable o Kajabi configurato per vendite ripetute è normalmente un forte indice di organizzazione. Per il criterio generale consulta quando aprire Partita IVA.
Corso live, corso registrato e membership: l’inquadramento può cambiare
Una formazione erogata dal docente in diretta non è fiscalmente identica a un contenuto digitale registrato acquistato e fruito automaticamente. Nel primo caso prevale normalmente una prestazione formativa o professionale; nel secondo possono entrare in gioco le regole dei servizi elettronici, soprattutto per clienti consumatori residenti in altri Paesi UE.
Anche il codice ATECO deve seguire l’attività reale. Teachable e Kajabi non sono codici ATECO: un formatore, un coach, un consulente che vende anche corsi e un’impresa che commercializza prodotti digitali possono avere inquadramenti differenti. La distinzione va fatta prima di impostare la tassazione della piattaforma.
Teachable Payments: cosa gestisce nel 2026
Teachable Payments è disponibile anche per scuole con sede in Italia. La documentazione aggiornata della piattaforma indica che il gateway nativo gestisce elaborazione dei pagamenti, payout e remittance automatica delle imposte sulle transazioni degli studenti, comprese EU/UK VAT e altre sales tax supportate.
Questo riduce gli adempimenti operativi sulle vendite gestite dal gateway, ma non trasferisce a Teachable l’imposta sul reddito italiano del creator. Il titolare della scuola deve comunque dichiarare i propri ricavi, applicare il proprio regime fiscale e conservare report e documentazione dei payout.
Con un Custom Payment Gateway la situazione cambia: Teachable precisa che il creator gestisce direttamente Stripe e non beneficia della stessa automazione fiscale. È quindi sbagliato dire semplicemente “Teachable versa sempre l’IVA”. La responsabilità dipende dal gateway effettivamente utilizzato.
Kajabi Sales Tax: calcola e incassa, ma non versa per te
Kajabi Payments è disponibile anche per attività registrate in Italia e integra uno strumento di calcolo delle imposte sulle vendite. La differenza fondamentale è che Kajabi Sales Tax non presenta le dichiarazioni e non versa le imposte raccolte per conto del creator.
La piattaforma, in collaborazione con Quaderno, può determinare l’imposta in base a prodotto e luogo del cliente e addebitarla al checkout. Il creator deve però registrarsi nelle giurisdizioni necessarie, verificare la corretta configurazione, presentare le dichiarazioni e riversare le somme alle autorità fiscali competenti.
Per chi vende servizi elettronici B2C nell’Unione europea questo può significare la necessità di gestire direttamente OSS e IVA estera. Approfondimento: OSS e IOSS per vendite e servizi digitali.
Regime forfettario: ricavi lordi, commissioni e payout
Il regime forfettario può essere utilizzato da chi vende corsi online se sono rispettati tutti i requisiti e l’inquadramento scelto è coerente con l’attività. La piattaforma non modifica il limite di 85.000 euro né le altre cause ostative.
Le commissioni Teachable, Kajabi, Stripe o del gateway non sono dedotte analiticamente nel forfettario. Per questo non bisogna assumere che il payout netto ricevuto sul conto sia automaticamente il ricavo da dichiarare. Occorre riconciliare prezzo pagato dal cliente, imposte riscosse per conto delle autorità, rimborsi, commissioni e quota effettivamente spettante al creator.
La stessa attenzione vale per abbonamenti mensili e payment plan. Per il quadro generale consulta regime forfettario 2026.
IVA sulle commissioni delle piattaforme e reverse charge
Oltre all’IVA dovuta sulle vendite ai clienti, bisogna verificare l’IVA sui servizi acquistati dalla piattaforma. Kajabi specifica che, nelle fatture delle fee di Kajabi Payments per operatori UE, la società non addebita VAT perché opera come entità non UE; il documento contiene le informazioni necessarie alla rendicontazione.
Per una Partita IVA italiana un servizio acquistato da un fornitore estero può richiedere reverse charge e trasmissione del documento elettronico previsto, anche se il contribuente è forfettario e non detrae l’IVA. Lo stesso controllo va fatto sulle fatture del piano, del gateway e di eventuali app aggiuntive. Vedi fatture estere nel regime forfettario.
W-8BEN e DAC7 non sostituiscono le tasse italiane
Teachable richiede ai creator non statunitensi che raggiungono determinate soglie di guadagno di compilare un modulo W-8BEN o W-8BEN-E per documentare lo status fiscale non USA. Senza un modulo valido i payout possono essere sospesi una volta raggiunta la soglia indicata dalla piattaforma.
Il W-8BEN non sostituisce la dichiarazione italiana e non attribuisce un regime fiscale speciale. Teachable applica inoltre gli obblighi di reporting previsti dalla DAC7 per i creator interessati nell’Unione europea. I dati comunicati dalla piattaforma devono quindi essere coerenti con ricavi e dichiarazioni della Partita IVA.
Esempio pratico: stesso corso, piattaforme diverse
Una formatrice italiana vende un videocorso da 300 euro a clienti italiani, francesi e tedeschi. Con Teachable Payments la piattaforma può gestire automaticamente la riscossione e il versamento dell’IVA sulle transazioni supportate. Con Kajabi Payments e Kajabi Sales Tax, invece, il sistema può calcolare e incassare l’imposta ma la formatrice resta responsabile della dichiarazione e del versamento.
In entrambi i casi la formatrice deve contabilizzare correttamente il proprio ricavo italiano, gestire le fatture o i documenti previsti, verificare la propria posizione INPS e non confondere il payout netto con il reddito imponibile.
Checklist prima di vendere
- definisci se vendi formazione live, contenuti digitali o entrambi;
- scegli codice ATECO e previdenza in base all’attività reale;
- verifica quale gateway di pagamento utilizzi;
- su Teachable controlla se la vendita passa dal gateway con tax remittance;
- su Kajabi configura le giurisdizioni e pianifica dichiarazione e versamento dell’imposta;
- riconcilia ricavi, imposte, fee, rimborsi e payout;
- gestisci reverse charge sui servizi esteri;
- conserva W-8BEN, report DAC7 e documenti fiscali.
Le fonti operative principali sono la guida Teachable Pay e la documentazione Kajabi Payments Sales Tax.
Domande frequenti
Per vendere corsi su Teachable o Kajabi serve Partita IVA?
Se la vendita è abituale e organizzata, sì. La piattaforma non rende occasionale un’attività professionale continuativa.
Teachable versa l’IVA per il creator?
Con Teachable Payments la piattaforma dichiara di automatizzare la gestione e il versamento delle imposte supportate; con un gateway personalizzato le responsabilità cambiano.
Kajabi versa l’IVA raccolta?
No. Kajabi Sales Tax calcola e raccoglie l’imposta, ma il creator resta responsabile di filing e remittance.
Posso usare il regime forfettario?
Sì, se l’attività e il contribuente rispettano i requisiti; restano però gli obblighi IVA eventualmente dovuti sugli acquisti di servizi esteri e sulle operazioni internazionali.