Per aprire un bar con Partita IVA nel 2026 bisogna distinguere l’impresa dalla professione del barista: chi gestisce un bar o una caffetteria esercita un’attività di somministrazione, mentre “barista” indica normalmente la persona che prepara e serve bevande e può anche essere un lavoratore dipendente.
Per il locale contano quindi modello di attività, ATECO 2025, requisiti per la somministrazione di alimenti e bevande, SCIA al SUAP, sicurezza alimentare e Gestione Commercianti INPS. Anche bar tradizionale, cocktail bar e somministrazione mobile hanno oggi codici distinti.
Qual è il codice ATECO di un bar nel 2026?
Per il normale bar o caffetteria il codice ATECO 2025 specifico è 56.30.01 – Attività di somministrazione di bevande in bar e caffetterie.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono in questa sottocategoria bar, caffetterie, sale da tè e fruit juice bar.
Barista e titolare di un bar sono la stessa cosa?
No. Barista descrive una professione o mansione; il titolare del bar esercita invece un’attività d’impresa di somministrazione.
Per questo non esiste un generico “codice ATECO del barista” da utilizzare automaticamente quando una persona lavora dietro al banco. L’inquadramento fiscale dipende dall’attività effettivamente esercitata e dalla forma con cui viene svolta.
Caffetteria e bar usano lo stesso ATECO?
Sì, quando l’attività consiste nella normale somministrazione di bevande in bar o caffetteria il riferimento ATECO 2025 è 56.30.01.
La presenza di caffè, cappuccini, bevande, colazioni e prodotti accessori non determina da sola un codice diverso: bisogna osservare l’attività prevalente concretamente svolta.
Cocktail bar e lounge bar: quale ATECO?
ATECO 2025 utilizza il codice specifico 56.30.02 – Attività di somministrazione di bevande in lounge cocktail bar.
ISTAT comprende nella stessa sottocategoria lounge cocktail bar, birrerie, enoteche e bottiglierie con attività di wine bar.
Enoteca e wine bar usano 56.30.02?
Quando l’attività è effettivamente quella di somministrazione propria di un’enoteca o wine bar, ATECO 2025 la include nel 56.30.02.
La semplice vendita al dettaglio di bottiglie da asporto è però diversa dalla somministrazione al cliente e deve essere classificata sulla base dell’attività commerciale realmente esercitata.
Bar mobile: quale codice ATECO?
La somministrazione mobile o ambulante di bevande utilizza il codice 56.30.03.
Non deve quindi essere confusa automaticamente con il normale bar in sede fissa classificato in 56.30.01.
Somministrazione di bevande su treni o navi: quale ATECO?
ATECO 2025 prevede anche 56.30.04 per la somministrazione di bevande a bordo di mezzi di trasporto, ad esempio treni o navi, quando svolta da unità differenti dall’impresa che effettua il trasporto.
Bar e ristorante hanno lo stesso ATECO?
No. Il bar appartiene all’area 56.30, mentre un ristorante con servizio al tavolo utilizza normalmente 56.11.11 e una ristorazione senza servizio al tavolo o da asporto può utilizzare 56.11.12.
Il confine completo è spiegato nella guida sulla Partita IVA del ristoratore.
Un bar che prepara anche pasti diventa un ristorante?
Non automaticamente. Bisogna valutare ciò che il locale svolge in modo effettivo e prevalente.
Se la preparazione e somministrazione di pasti assume caratteristiche autonome e rilevanti può essere necessario verificare anche un’attività di ristorazione e l’eventuale presenza di più codici ATECO.
Come si apre la Partita IVA per un bar?
Prima della pratica bisogna definire il tipo di locale, l’attività prevalente, i prodotti somministrati e la disponibilità di locali idonei.
Successivamente si coordinano Partita IVA, Registro delle Imprese, posizione previdenziale e pratica amministrativa. Per una ditta individuale il quadro generale è spiegato nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
Per aprire un bar serve la SCIA?
Per l’attività di somministrazione l’avvio passa normalmente attraverso una SCIA al SUAP del Comune competente, salvo le situazioni nelle quali la normativa o la disciplina territoriale prevede procedure differenti o ulteriori autorizzazioni.
La guida ufficiale Cliclavoro del 14 maggio 2026 ricorda infatti che l’apertura di un bar o caffetteria richiede il rispetto di specifici requisiti amministrativi e del locale.
Serve il corso SAB per aprire un bar?
Il cosiddetto corso SAB è una delle modalità attraverso le quali può essere soddisfatto il requisito professionale necessario per il commercio alimentare e la somministrazione di alimenti e bevande.
Non è però l’unica possibilità: l’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010 prevede requisiti professionali alternativi.
Quali alternative esistono al corso SAB?
Il requisito può essere dimostrato, secondo i casi previsti dall’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010, attraverso un corso professionale riconosciuto, una determinata esperienza qualificata nel settore oppure un titolo di studio pertinente.
La verifica concreta va svolta prima della SCIA, considerando anche le disposizioni regionali applicabili.
Il requisito professionale può averlo un preposto?
Sì. Nei casi previsti, il requisito professionale può essere posseduto dal titolare o rappresentante legale oppure dalla persona preposta all’attività commerciale.
La presenza del preposto non elimina gli altri requisiti e adempimenti dell’impresa e deve essere gestita correttamente nella pratica amministrativa.
HACCP e SAB sono la stessa cosa?
No. Il requisito professionale per la somministrazione e gli obblighi di sicurezza alimentare sono due aspetti differenti.
Il Ministero della Salute chiarisce che l’autocontrollo è obbligatorio per gli operatori della filiera alimentare e che il sistema HACCP permette di organizzarlo nelle attività post-primarie.
Serve la notifica sanitaria per un bar?
L’attività alimentare deve essere correttamente registrata presso l’autorità competente secondo il Regolamento CE 852/2004 e le procedure nazionali e territoriali applicabili.
La notifica sanitaria viene normalmente coordinata con la pratica telematica competente e non sostituisce né la SCIA né i requisiti professionali per la somministrazione.
Quali requisiti devono avere i locali del bar?
Il locale deve essere compatibile con destinazione d’uso, requisiti igienico-sanitari, sicurezza, impianti e ulteriori prescrizioni applicabili alla concreta attività.
Non esiste una metratura nazionale unica che renda automaticamente idoneo qualsiasi immobile: le condizioni vanno verificate prima di assumere impegni definitivi sul locale.
Che cosa cambia se il bar ha un dehors?
L’utilizzo di spazio esterno pubblico può richiedere una concessione o altra pratica per l’occupazione del suolo pubblico secondo le regole del Comune competente.
La presenza del dehors non modifica automaticamente il codice ATECO, ma può aggiungere adempimenti amministrativi collegati all’uso dello spazio esterno.
Musica e intrattenimento nel bar: basta la SCIA del locale?
Non sempre. Diffusione musicale, spettacoli, DJ set o altre forme di intrattenimento possono comportare adempimenti ulteriori rispetto alla semplice somministrazione.
Il tipo di intrattenimento, la sua rilevanza rispetto all’attività principale e le modalità concrete del locale devono essere verificati separatamente. Per l’attività professionale del DJ puoi consultare anche la guida sulla Partita IVA DJ.
A quale INPS si iscrive il titolare di un bar?
Il titolare che partecipa personalmente all’attività con carattere di abitualità e prevalenza viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS quando ricorrono i requisiti previsti.
Il quadro generale dell’inquadramento commerciale è approfondito nella guida sulla Partita IVA del commerciante.
Quanto paga INPS il titolare di un bar nel 2026?
Nel 2026 l’INPS applica ai commercianti un’aliquota ordinaria del 24,48%.
Il minimale di reddito è 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale è pari a 4.611,64 euro.
Cosa succede sopra il minimale INPS?
Sul reddito superiore al minimale continua ad applicarsi il 24,48% fino alla prima fascia pensionabile.
Nel 2026 la fascia arriva a 56.224 euro; sulla quota eccedente l’aliquota dei commercianti sale al 25,48%, entro il massimale applicabile.
Il bar forfettario può ridurre l’INPS del 35%?
Sì, quando il titolare applica il regime forfettario, è iscritto alla Gestione Commercianti e possiede i requisiti del regime previdenziale agevolato.
La disciplina è approfondita nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Chi apre un bar nel 2026 ha lo sconto INPS del 50%?
No, non per il solo fatto di iniziare nel 2026. La riduzione speciale del 50% prevista per i nuovi iscritti riguarda chi ha iniziato l’attività e si è iscritto per la prima volta alla Gestione Artigiani o Commercianti nel corso del 2025.
Una nuova iscrizione avvenuta nel 2026 non acquisisce automaticamente il beneficio.
Un bar può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare possiede tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione.
La verifica completa è disponibile nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del bar?
Per le attività dell’area dei servizi di alloggio e ristorazione il coefficiente di redditività del regime forfettario è 40%.
Il D.Lgs. 81/2025 mantiene in via transitoria i coefficienti collegati alla precedente classificazione fino alla definizione di quelli direttamente costruiti su ATECO 2025.
Con 10.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Come funzionano corrispettivi e registratore telematico?
Le operazioni effettuate verso i consumatori finali devono essere gestite secondo le regole fiscali applicabili a documento commerciale, fatturazione e memorizzazione o trasmissione dei corrispettivi.
La concreta configurazione va verificata in base alle operazioni svolte e alle eventuali eccezioni previste: fattura e documento commerciale non sono la stessa cosa.
Il titolare di un bar deve iscriversi all’INAIL?
La posizione INAIL deve essere verificata sulla base della concreta organizzazione dell’impresa, delle lavorazioni, delle attrezzature utilizzate e delle persone assicurabili.
Non esiste quindi un premio assicurativo standard determinato soltanto dal codice ATECO del bar.
Quanto costa aprire un bar?
I costi possono comprendere locale, deposito cauzionale, lavori e impianti, attrezzature, arredi, macchina da caffè, pratica SUAP, requisiti professionali, HACCP, INPS, INAIL quando dovuta, registratore telematico, eventuale dehors e gestione fiscale.
Per la struttura generale dei costi puoi consultare la guida sui costi della ditta individuale.
Checklist prima di aprire Partita IVA per un bar
- Distinguere il titolare dell’impresa dalla professione del barista.
- Usare 56.30.01 per bar e caffetterie quando coerente.
- Valutare 56.30.02 per lounge bar, cocktail bar, birrerie ed enoteche con somministrazione.
- Distinguere il bar dalla ristorazione con servizio al tavolo.
- Verificare uno dei requisiti professionali alternativi previsti per la somministrazione.
- Non considerare SAB e HACCP come lo stesso adempimento.
- Presentare la pratica SUAP richiesta dal caso concreto.
- Gestire correttamente la registrazione sanitaria e l’autocontrollo alimentare.
- Impostare la Gestione Commercianti INPS.
- Verificare separatamente dehors, musica e intrattenimento quando presenti.
Quali sono gli errori più comuni nell’apertura di un bar?
- cercare un generico codice ATECO “barista”;
- confondere bar e ristorante;
- utilizzare 56.30.01 anche quando l’attività reale è un cocktail bar classificabile diversamente;
- pensare che il corso SAB sia l’unica modalità per ottenere il requisito professionale;
- confondere SAB e HACCP;
- dimenticare la registrazione sanitaria;
- pensare che la Partita IVA sia sufficiente per aprire il locale;
- trascurare eventuale occupazione di suolo pubblico per il dehors;
- applicare contributi INPS diversi dalla Gestione Commercianti senza verificare l’inquadramento;
- attribuire automaticamente lo sconto INPS del 50% a chi apre nel 2026.
Domande frequenti sulla Partita IVA del bar
Qual è il codice ATECO di un bar o caffetteria?
Con ATECO 2025 il riferimento specifico è 56.30.01.
Qual è il codice di un cocktail bar?
ATECO 2025 prevede 56.30.02 per lounge cocktail bar e comprende anche birrerie ed enoteche/wine bar.
Esiste un codice ATECO per “barista”?
Non come generica qualifica professionale: bisogna classificare l’attività economica effettivamente esercitata.
Il corso SAB è sempre obbligatorio?
No. La normativa prevede requisiti professionali alternativi, tra cui corso riconosciuto, esperienza qualificata o titolo di studio pertinente.
Quanto paga INPS il titolare nel 2026?
Per la Gestione Commercianti l’aliquota ordinaria è 24,48%, il minimale è 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale è 4.611,64 euro.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per l’area dei servizi di ristorazione il coefficiente è 40%.
Partita IVA bar nel 2026: cosa verificare prima dell’apertura
La corretta apertura parte dal modello del locale: bar, caffetteria, cocktail bar e somministrazione mobile non sono necessariamente la stessa attività ai fini ATECO.
Dopo avere definito attività e locale bisogna coordinare requisiti professionali, SCIA, sicurezza alimentare, Gestione Commercianti e regime fiscale. Le altre professioni e attività sono raccolte nell’hub Professioni e attività.