Per un ristoratore con Partita IVA nel 2026 la prima distinzione riguarda il servizio effettivamente offerto: un ristorante o una pizzeria con servizio al tavolo non utilizza lo stesso ATECO di una ghost kitchen, di un’attività solo da asporto, di un food truck, di un bar o di un servizio di catering.
L’apertura richiede inoltre di coordinare ATECO 2025, Registro delle Imprese, Gestione Commercianti INPS, SCIA al SUAP, requisiti professionali per la somministrazione e obblighi igienico-sanitari. Il semplice possesso della Partita IVA non è quindi sufficiente per iniziare a servire alimenti e bevande al pubblico.
Qual è il codice ATECO del ristorante nel 2026?
Per un ristorante tradizionale con servizio al tavolo il codice ATECO 2025 specifico è 56.11.11 – Attività di ristoranti con servizio al tavolo, escluse gelaterie e pasticcerie.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono ristoranti, pizzerie, trattorie e osterie con servizio al tavolo, oltre ad alcune altre forme di ristorazione dotate di tale servizio.
La pizzeria usa ATECO 56.11.11?
Dipende da come viene svolta l’attività. Una pizzeria con servizio al tavolo rientra nel 56.11.11.
Una pizzeria a taglio o altra attività che opera senza servizio al tavolo o prevalentemente da asporto deve invece verificare il codice 56.11.12.
Ristorante da asporto: quale codice ATECO?
ATECO 2025 distingue la ristorazione senza servizio al tavolo con 56.11.12 – Attività di ristoranti senza servizio al tavolo o da asporto, escluse gelaterie e pasticcerie.
ISTAT comprende in questa sottocategoria, per esempio, rosticcerie, friggitorie e pizzerie a taglio senza servizio al tavolo o da asporto.
Ghost kitchen: quale ATECO si usa?
ATECO 2025 include espressamente le ghost kitchen nel codice 56.11.12 quando si tratta di esercizi che offrono soltanto servizio da asporto senza accesso del pubblico.
Questo permette di distinguere correttamente una cucina destinata esclusivamente alla preparazione di ordini da un ristorante tradizionale aperto alla clientela con servizio al tavolo.
Food truck e ristorante hanno lo stesso ATECO?
No. La ristorazione mobile utilizza una classificazione specifica: 56.12.01 per le attività di ristorazione mobile svolte tramite veicoli o strutture mobili nei casi ricompresi dalle note ISTAT.
La Partita IVA del food truck merita quindi un inquadramento autonomo e non va assorbita automaticamente nella guida del ristorante fisso.
Catering e ristorazione tradizionale hanno lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 dedica alla fornitura di servizi di catering le categorie dell’area 56.21, mentre i servizi di ristorazione su base contrattuale e altre forme organizzate rientrano nell’area 56.22.
Se il business principale consiste nella preparazione e somministrazione di pasti presso eventi, sedi del cliente, mense o strutture gestite su contratto, il codice del ristorante con servizio al tavolo può quindi non essere quello corretto.
Bar e ristorante hanno lo stesso codice ATECO?
No. L’attività di bar e caffetteria utilizza una classificazione distinta nell’area 56.30; ATECO 2025 prevede, tra le altre, la sottocategoria 56.30.01.
Un locale che combina realmente ristorazione e bar deve valutare attività prevalente ed eventuali codici secondari invece di utilizzare automaticamente un unico codice per tutto.
Come si apre la Partita IVA per un ristorante?
Prima dell’apertura bisogna definire modello di servizio, locali, attività prevalente e possesso dei requisiti necessari per la somministrazione.
Successivamente si coordinano Partita IVA, Registro delle Imprese, posizione INPS e pratica amministrativa. Per una ditta individuale il quadro generale è spiegato nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
Il ristoratore è un commerciante?
Ai fini previdenziali il titolare che partecipa personalmente e con carattere di abitualità e prevalenza all’attività viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS quando ricorrono i requisiti previsti.
La differenza generale rispetto ad artigiani e professionisti è approfondita nella guida sulla Partita IVA del commerciante.
Serve la SCIA per aprire un ristorante?
In via generale, l’apertura e il trasferimento di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande sono soggetti a SCIA da presentare al SUAP del Comune competente, salvo i casi nei quali la normativa prevede un’autorizzazione, come determinate zone sottoposte a tutela.
La regola deriva dall’articolo 64 del D.Lgs. 59/2010 ed è riepilogata anche da Impresa in un giorno.
Che cosa significa “corso SAB”?
Il cosiddetto corso SAB è uno dei percorsi attraverso i quali può essere dimostrato il requisito professionale per il commercio alimentare e la somministrazione di alimenti e bevande.
Non è però corretto dire che chiunque apra un ristorante debba necessariamente frequentare il corso: l’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010 prevede requisiti professionali alternativi.
Quali sono i requisiti professionali alternativi al corso SAB?
Il requisito professionale può derivare da almeno una delle condizioni previste dall’articolo 71, comma 6, del D.Lgs. 59/2010.
- frequenza con esito positivo di un corso professionale riconosciuto per commercio, preparazione o somministrazione degli alimenti;
- esperienza qualificata nel settore per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, nelle forme previste dalla legge;
- diploma, laurea o altro titolo almeno triennale con materie attinenti a commercio, preparazione o somministrazione degli alimenti.
Il titolare deve possedere personalmente il requisito SAB?
Non necessariamente. L’articolo 71, comma 6-bis, stabilisce che sia per l’impresa individuale sia per società e organismi collettivi i requisiti professionali devono essere posseduti dal titolare o rappresentante legale oppure, in alternativa, dall’eventuale persona preposta all’attività commerciale.
La figura del preposto non va però utilizzata come semplice nominativo formale: la pratica concreta e i requisiti devono essere verificati secondo le procedure del SUAP competente.
Servono anche requisiti morali?
Sì. L’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010 prevede anche requisiti di onorabilità per l’esercizio delle attività commerciali e di somministrazione.
Questi requisiti sono distinti dal requisito professionale alimentare: possedere un titolo di studio o un corso valido non sostituisce la verifica dei requisiti morali prevista dalla legge.
Che cos’è l’HACCP per un ristorante?
L’HACCP è il sistema attraverso il quale l’operatore del settore alimentare organizza l’autocontrollo dei pericoli igienico-sanitari connessi alla propria attività.
Il Ministero della Salute chiarisce che l’autocontrollo è obbligatorio per gli operatori coinvolti nella filiera alimentare e che l’HACCP costituisce lo strumento per applicarlo in modo organizzato nelle attività post-primarie.
HACCP e corso SAB sono la stessa cosa?
No. Il requisito professionale previsto dall’articolo 71 per svolgere l’attività di somministrazione e gli obblighi HACCP di sicurezza alimentare appartengono a due piani diversi.
Il primo riguarda l’accesso professionale all’attività; il secondo riguarda l’organizzazione permanente dell’autocontrollo igienico-sanitario durante l’esercizio del ristorante.
Che cos’è la notifica sanitaria?
Il Regolamento CE 852/2004 prevede che ogni operatore del settore alimentare notifichi all’autorità competente gli stabilimenti posti sotto il proprio controllo nei quali vengono svolte fasi di produzione, trasformazione o distribuzione di alimenti, ai fini della loro registrazione.
La modalità operativa italiana viene normalmente coordinata attraverso le procedure telematiche competenti, spesso nell’ambito della pratica SUAP. Non va confusa con il requisito professionale per la somministrazione.
Quali caratteristiche devono avere i locali?
L’avvio del ristorante richiede il rispetto delle norme urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza applicabili, oltre ai criteri di sorvegliabilità previsti per gli esercizi di somministrazione.
Non esiste quindi una metratura nazionale unica che renda automaticamente idoneo qualsiasi locale: destinazione, layout, impianti, servizi, cucina e prescrizioni territoriali devono essere verificati sul caso concreto.
Quanto paga INPS un ristoratore nel 2026?
Per il titolare iscritto alla Gestione Commercianti, nel 2026 l’INPS applica un’aliquota ordinaria del 24,48%.
Il minimale di reddito è 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale per i commercianti è pari a 4.611,64 euro.
Cosa succede sopra il minimale INPS?
Sul reddito d’impresa superiore al minimale continua ad applicarsi il 24,48% fino alla prima fascia pensionabile.
Nel 2026 tale fascia arriva a 56.224 euro; sulla quota eccedente l’aliquota dei commercianti sale al 25,48%, entro il massimale applicabile.
Perché non si applicano i contributi INPS degli artigiani?
Per il normale titolare di ristorante correttamente inquadrato nella Gestione Commercianti non si utilizzano automaticamente l’aliquota del 24% e il contributo minimo di 4.521,36 euro propri degli artigiani.
Nel 2026 la Gestione Commercianti applica il 24,48% e il relativo minimo di 4.611,64 euro, salvo situazioni previdenziali particolari da verificare separatamente.
Il ristoratore forfettario può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando utilizza il regime forfettario, è correttamente iscritto alla Gestione Commercianti e possiede i requisiti del regime previdenziale agevolato.
Modalità ed effetti sono approfonditi nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Chi apre un ristorante nel 2026 ha lo sconto INPS del 50%?
No, non per il solo fatto di iniziare nel 2026. La riduzione speciale del 50% riguarda chi ha avviato l’attività e si è iscritto per la prima volta alla Gestione Artigiani o Commercianti nel corso del 2025.
Una nuova iscrizione effettuata nel 2026 non acquisisce automaticamente tale agevolazione.
Un ristorante può usare il regime forfettario?
Sì, se il titolare rispetta tutti i requisiti previsti dal regime e non ricade in una causa di esclusione.
La verifica generale è disponibile nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del ristorante?
Per le attività dei servizi di alloggio e ristorazione collegate all’area 55-56 il coefficiente di redditività del regime forfettario è 40%.
Il D.Lgs. 81/2025 mantiene in via transitoria i coefficienti costruiti sulla precedente classificazione ATECO, individuando la corrispondente attività fino all’approvazione dei nuovi coefficienti basati direttamente su ATECO 2025.
Con 10.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Il ristorante deve emettere sempre fattura?
Le operazioni verso il consumatore finale seguono le regole fiscali applicabili ai corrispettivi e al documento commerciale; la fattura viene emessa nei casi previsti o quando richiesta secondo la disciplina applicabile.
Registratore telematico, documento commerciale e fatturazione non devono quindi essere trattati come concetti intercambiabili.
Il ristoratore deve iscriversi all’INAIL?
La posizione INAIL deve essere verificata in base alla concreta organizzazione dell’impresa, alle lavorazioni, alle attrezzature utilizzate e alle persone assicurabili.
La presenza di cucina, attrezzature e personale rende questa verifica particolarmente importante, ma non esiste un premio standard determinato soltanto dalla parola “ristorante”.
Quanto costa aprire un ristorante?
La Partita IVA rappresenta soltanto una parte dell’avvio. I costi possono comprendere diritti camerali, pratica SUAP, adeguamento dei locali, cucina e attrezzature, impianti, HACCP, eventuali corsi professionali, assicurazioni, INPS, INAIL quando dovuta, registratore telematico, software e gestione fiscale.
Per i costi generali dell’impresa puoi consultare anche la guida sui costi della ditta individuale.
Checklist prima di aprire Partita IVA come ristoratore
- Distinguere servizio al tavolo, asporto e ghost kitchen.
- Usare 56.11.11 per il ristorante con servizio al tavolo quando coerente.
- Valutare 56.11.12 per attività senza servizio al tavolo o solo da asporto.
- Non confondere ristorante, food truck, catering e bar.
- Verificare uno dei requisiti professionali alternativi dell’articolo 71.
- Non considerare il corso SAB l’unica modalità per soddisfare il requisito.
- Presentare la pratica amministrativa al SUAP secondo il caso concreto.
- Gestire notifica sanitaria e autocontrollo HACCP.
- Impostare correttamente la Gestione Commercianti INPS.
- Applicare il coefficiente forfettario del 40% quando il regime è utilizzabile.
Quali sono gli errori più comuni nell’apertura di un ristorante?
- utilizzare lo stesso ATECO per ristorante con tavoli e ghost kitchen;
- confondere ristorante e food truck;
- confondere ristorante, catering e bar;
- dire che il corso SAB è obbligatorio in ogni caso senza verificare i requisiti alternativi;
- confondere SAB e HACCP;
- dimenticare la notifica sanitaria e gli obblighi di autocontrollo;
- pensare che la sola Partita IVA autorizzi la somministrazione;
- applicare automaticamente l’INPS Artigiani invece della Gestione Commercianti;
- promettere lo sconto INPS del 50% a chi inizia nel 2026;
- non verificare locali e procedura SUAP sul caso concreto.
Domande frequenti sulla Partita IVA del ristoratore
Qual è il codice ATECO del ristorante con servizio al tavolo?
Con ATECO 2025 il codice specifico è 56.11.11.
Qual è l’ATECO di una ghost kitchen?
ATECO 2025 include le ghost kitchen con solo asporto e senza accesso del pubblico nel 56.11.12.
Il corso SAB è sempre obbligatorio?
No. L’articolo 71 prevede requisiti professionali alternativi, tra cui corso riconosciuto, esperienza qualificata o titolo di studio pertinente.
HACCP e SAB sono la stessa cosa?
No. Il requisito professionale per la somministrazione e l’autocontrollo igienico-sanitario HACCP sono obblighi distinti.
Quanto paga INPS un ristoratore nel 2026?
Per la Gestione Commercianti l’aliquota ordinaria è 24,48%, il minimale è 18.808 euro e il contributo annuo ordinario sul minimale è 4.611,64 euro.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per l’area dei servizi di ristorazione il coefficiente è 40%.
Partita IVA ristoratore nel 2026: cosa verificare prima dell’apertura
La corretta apertura parte dal modello di ristorazione: servizio al tavolo, asporto, ghost kitchen, catering e ristorazione mobile hanno classificazioni differenti e possono richiedere pratiche diverse.
Definiti ATECO, locali e requisiti professionali, bisogna coordinare SCIA, sicurezza alimentare, previdenza e regime fiscale. Le altre professioni e attività sono raccolte nell’hub Professioni e attività.