Aprire la Partita IVA come calzolaio nel 2026 significa avviare normalmente un’attività artigiana di riparazione. Con ATECO 2025 il codice specifico è 95.23.00 — Riparazione e manutenzione di calzature e articoli in pelle. La fabbricazione di scarpe nuove, anche quando avviene in un piccolo laboratorio, è invece un’attività diversa e va classificata separatamente.
Per il titolare che lavora personalmente nel laboratorio il punto centrale è coordinare ATECO, impresa artigiana, INPS, eventuale INAIL e regime fiscale. Anche la vendita stabile di prodotti o la produzione di calzature può cambiare l’inquadramento.
Qual è il codice ATECO del calzolaio nel 2026?
Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT indicano 95.23.00 per la riparazione e manutenzione di calzature e articoli in pelle.
È il riferimento da verificare per il laboratorio che ripara scarpe, stivali e altri articoli in pelle, sostituisce o sistema suole e tacchi e svolge lavorazioni di manutenzione analoghe.
Riparazione e produzione di scarpe hanno lo stesso ATECO?
No. La fabbricazione di calzature utilizza il codice 15.20.10 — Fabbricazione di calzature, escluse parti in cuoio per calzature. Se il laboratorio non si limita a riparare ma produce stabilmente calzature nuove, bisogna individuare l’attività prevalente e valutare un codice secondario.
Il criterio generale è spiegato nella guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
La sola sostituzione di suole e tacchi rientra nel 95.23.00?
Sì, quando fa parte della normale attività di riparazione della calzatura. Non serve un codice diverso per ogni lavorazione accessoria dello stesso servizio.
Serve una qualifica professionale obbligatoria?
Per la normale attività di calzolaio non esiste un Albo professionale nazionale né una specifica abilitazione tecnica generale analoga a quella prevista per impiantisti o autoriparatori. Restano gli adempimenti dell’impresa e quelli relativi ai locali, alla sicurezza e alle lavorazioni concretamente svolte.
Serve una SCIA per aprire un laboratorio?
Non è corretto trattare la SCIA come una licenza professionale nazionale del calzolaio. L’avvio dell’impresa deve essere coordinato con il SUAP e con gli eventuali adempimenti richiesti per il locale, il laboratorio o attività commerciali accessorie. La verifica concreta dipende dal Comune e dalle caratteristiche dell’attività.
Come si apre la Partita IVA da calzolaio?
Chi lavora in proprio con laboratorio, attrezzature e organizzazione dei mezzi opera normalmente come impresa. Partita IVA, Registro Imprese, qualifica artigiana, INPS e INAIL si coordinano tramite Comunicazione Unica. Il procedimento generale è descritto nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il calzolaio è un artigiano?
Quando il titolare svolge personalmente e professionalmente il lavoro e ricorrono gli altri requisiti della disciplina artigiana, l’inquadramento tipico è quello di impresa artigiana.
In questa situazione la previdenza del titolare è normalmente la Gestione Artigiani INPS, non la Gestione Separata.
Quanto paga INPS un calzolaio nel 2026?
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un minimale di reddito di 18.808 euro e un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro.
L’aliquota IVS ordinaria è del 24% fino alla prima fascia di reddito pensionabile di 56.224 euro; sulla quota superiore l’aliquota aumenta di un punto percentuale entro i limiti previsti. Per il quadro completo consulta i contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare artigiano che applica il regime forfettario può richiedere il regime contributivo agevolato quando possiede i requisiti. La riduzione non è automatica e incide anche sulla contribuzione accreditata. La procedura è spiegata nella guida alla riduzione INPS del 35%.
Il calzolaio può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Vedi i requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per la normale attività di riparazione del calzolaio il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 67%. Con 30.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 20.100 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
Perché nel 2026 il coefficiente non si deduce dal nuovo codice 95.23.00?
Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti su ATECO 2025, il reddito forfettario continua a essere determinato usando il coefficiente dell’allegato 4 alla legge 190/2014 individuato tramite il corrispondente codice ATECO 2007.
Per questo non bisogna scegliere il coefficiente guardando soltanto la nuova numerazione della classificazione.
Il forfettario conviene sempre?
No. Un laboratorio può sostenere costi per affitto, energia, macchinari, colle, pellami, suole, tacchi, minuteria, smaltimento, assicurazioni e personale. Il 67% presume che il 33% dei ricavi rappresenti costi forfettari: chi sostiene spese effettive molto diverse deve confrontare il risultato con il regime ordinario.
Vendere lacci, solette o prodotti per scarpe cambia l’attività?
La vendita accessoria di prodotti collegati al servizio non trasforma automaticamente il laboratorio in negozio. Se però la vendita al dettaglio diventa stabile e autonoma, bisogna verificare il relativo codice commerciale e gli adempimenti conseguenti.
Fare chiavi o altri piccoli servizi usa lo stesso ATECO?
No. Se duplicazione chiavi o altri servizi sono esercitati abitualmente e in modo autonomo, vanno classificati correttamente e non devono essere coperti artificialmente dal 95.23.00.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in base alle lavorazioni. Un laboratorio può utilizzare presse, smerigliatrici, levigatrici, cucitrici, colle e altre attrezzature: l’inquadramento assicurativo deve quindi essere determinato sulla situazione reale dell’impresa.
Quanto costa iniziare?
I costi tipici comprendono banco di lavoro, macchine per levigatura e finitura, cucitrici, utensili, forme, materiali di consumo, aspirazione, locale, insegna, assicurazione e gestione amministrativa. Consulta i costi di una ditta individuale.
Errori da evitare
- confondere riparazione 95.23.00 e produzione di calzature 15.20.10;
- usare automaticamente la Gestione Separata;
- considerare la SCIA una licenza nazionale identica in tutti i Comuni;
- coprire con 95.23.00 attività autonome come commercio o duplicazione chiavi;
- applicare il coefficiente guardando soltanto la nuova numerazione ATECO 2025;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi reali del laboratorio.
Checklist prima di aprire
- definire se l’attività è riparazione, produzione o entrambe;
- usare 95.23.00 quando la riparazione è l’attività effettiva;
- verificare 15.20.10 se si producono calzature nuove;
- aprire correttamente l’impresa e verificare la qualifica artigiana;
- iscrivere il titolare alla gestione previdenziale corretta;
- verificare INAIL e sicurezza del laboratorio;
- controllare gli adempimenti SUAP del locale e le eventuali attività commerciali aggiuntive;
- scegliere il regime fiscale dopo una stima dei costi effettivi.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO del calzolaio?
95.23.00 per riparazione e manutenzione di calzature e articoli in pelle.
Qual è il coefficiente forfettario?
67% per la normale attività di riparazione.
Quale INPS paga?
Per il titolare inquadrato come artigiano, normalmente Gestione Artigiani INPS.
Produrre scarpe usa lo stesso codice?
No. La fabbricazione di calzature utilizza 15.20.10.
Partita IVA calzolaio nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è riparazione o produzione → ATECO → impresa artigiana → INPS/INAIL → regime fiscale → eventuali attività commerciali o servizi aggiuntivi.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.