Il consulente AI e automazione non ha un unico codice ATECO “dedicato all’intelligenza artificiale”. Nel 2026 la scelta dipende da ciò che viene realmente venduto: consulenza su sistemi e integrazione di strumenti, sviluppo di software o applicazioni AI, oppure consulenza organizzativa sui processi aziendali. Per questo il punto di partenza non è il titolo professionale, ma il contenuto concreto di contratti, preventivi e fatture.
Per chi analizza i processi del cliente, seleziona strumenti AI, progetta integrazioni e costruisce workflow automatici, il riferimento più frequente da valutare è ATECO 62.20.10 – Attività di consulenza informatica. Se invece l’attività prevalente è creare software, agenti, applicazioni o componenti AI personalizzati, può essere più coerente 62.10.00 – Attività di programmazione informatica. Se il valore principale è la riorganizzazione manageriale dei processi, può entrare in gioco anche 70.20.09.
Chi è il consulente AI e automazione
È il professionista che aiuta imprese e altri professionisti a introdurre strumenti di intelligenza artificiale e automazione nei processi di lavoro. L’attività può includere analisi dei flussi, scelta di software, integrazione tra applicazioni, configurazione di agenti AI, automazioni no-code o low-code, formazione degli utenti e assistenza tecnica.
Non esiste però una professione fiscale autonoma chiamata “AI consultant”. La stessa definizione commerciale può nascondere attività molto diverse: consulenza IT, sviluppo software, consulenza gestionale, formazione o ricerca.
Quando serve la Partita IVA
Se la consulenza viene svolta in modo abituale e organizzato, con più incarichi o continuità nel tempo, la Partita IVA è normalmente necessaria. Non cambia il principio se il lavoro viene svolto interamente da remoto o per un solo cliente.
Per chi opera come libero professionista senza un’attività d’impresa organizzata, l’apertura può seguire il modello tipico del professionista. Se invece il progetto comprende vendita organizzata di software, servizi SaaS, personale o una struttura imprenditoriale, va verificata la forma più coerente.
ATECO 62.20.10: consulenza informatica
ATECO 2025 include nel 62.20.10 la consulenza in materia di hardware, software e sistemi informatici, la pianificazione e progettazione di sistemi che integrano hardware, software e tecnologie di comunicazione, l’installazione dei sistemi, la formazione e assistenza agli utenti e la consulenza sui requisiti software.
È quindi il codice da valutare quando il consulente AI vende soprattutto analisi tecnica, integrazione di strumenti, progettazione di architetture, selezione di soluzioni e supporto all’adozione.
Per il quadro generale puoi confrontare anche la guida APIVA sulla Partita IVA del consulente informatico.
ATECO 62.10.00: quando prevale lo sviluppo AI
ATECO 2025 indica il 62.10.00 – Attività di programmazione informatica per sviluppo, modifica, test e manutenzione di software e applicazioni. Le note ISTAT citano espressamente le applicazioni di machine learning, intelligenza artificiale e visione artificiale.
Questo codice diventa quindi più coerente quando il risultato principale dell’incarico è software realizzato per il cliente: un agente AI personalizzato, un’applicazione che classifica documenti, un motore di raccomandazione, un sistema RAG, un componente di automazione proprietario o un’integrazione sviluppata prevalentemente tramite codice.
APIVA tratta il profilo tecnico generale nella guida sulla Partita IVA dello sviluppatore software.
No-code e low-code: quale ATECO?
Usare Make, Zapier, n8n, Power Automate o strumenti simili non determina da solo il codice ATECO. Un’automazione può essere realizzata con poco codice ma rappresentare comunque un sistema informatico complesso.
Conta ciò che il cliente acquista: se acquista consulenza e integrazione, 62.20.10 è spesso il riferimento da valutare; se acquista una soluzione software personalizzata sviluppata e consegnata, 62.10.00 può descrivere meglio l’attività.
ATECO 70.20.09 per automazione e reingegnerizzazione dei processi
Non tutti i progetti AI sono consulenza informatica. ATECO 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a. comprende, tra l’altro, pianificazione e organizzazione, efficienza e controllo, consulenza in materia di innovazione, reingegnerizzazione dei processi aziendali e change management.
Se il professionista non vende principalmente una soluzione informatica, ma ridisegna processi, ruoli e procedure aziendali e usa l’AI soltanto come leva organizzativa, questo codice può diventare più coerente. In questo caso cambia anche il trattamento del regime forfettario rispetto ai codici della divisione 62.
Un solo codice ATECO o più codici?
Non serve aprire un codice diverso per ogni attività accessoria. Un progetto di consulenza può includere analisi, configurazione, formazione e assistenza senza trasformarsi in quattro attività fiscali autonome.
Un secondo codice diventa utile quando esistono linee di ricavo realmente distinte e abituali, per esempio consulenza informatica continuativa da una parte e sviluppo di prodotti software venduti separatamente dall’altra.
Per i criteri generali consulta come scegliere il codice ATECO.
Consulente AI o sviluppatore AI: la differenza pratica
Il consulente parte dal problema del cliente: analizza esigenze, processi, dati, strumenti esistenti e rischi. Lo sviluppatore parte soprattutto dalla costruzione tecnica della soluzione.
Nella realtà i due ruoli possono sovrapporsi. Per l’inquadramento fiscale conviene quindi chiedersi quale attività produce la parte prevalente dei ricavi e quale risultato viene promesso nel contratto.
Prompt engineer e AI specialist: serve un codice specifico?
Non esiste un ATECO specifico per “prompt engineer”. Se il professionista progetta workflow, prompt, agenti e integrazioni all’interno di sistemi informatici, il lavoro può ricadere nella consulenza o programmazione informatica a seconda della prestazione prevalente.
Se invece l’AI viene usata solo come strumento dentro un’altra professione — marketing, grafica, copywriting, formazione, consulenza HR — normalmente resta centrale il codice dell’attività principale e non la tecnologia utilizzata.
Gestione Separata INPS nel 2026
Il consulente AI che opera come libero professionista senza una Cassa previdenziale autonoma è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria è del 26,07%.
Per i professionisti pensionati o già assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria, la circolare INPS 8/2026 conferma l’aliquota del 24% nei casi previsti.
La Gestione Separata non funziona come Artigiani o Commercianti con un contributo minimo fisso annuale dovuto indipendentemente dal reddito. Il versamento è collegato al reddito professionale dichiarato, fermo restando il minimale utilizzato ai fini dell’accredito contributivo.
Quando può cambiare la previdenza
Se l’attività assume natura imprenditoriale — per esempio vendita organizzata di un prodotto software, struttura commerciale o attività diversa dal puro lavoro autonomo professionale — va verificato se l’inquadramento previdenziale resta nella Gestione Separata.
Il codice ATECO non determina da solo l’INPS: contano forma dell’attività, organizzazione e modalità concrete con cui viene svolta.
Regime forfettario per consulente AI
Il consulente AI persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. Per i codici della divisione 62 utilizzati normalmente per consulenza e sviluppo informatico, il coefficiente di redditività di riferimento è generalmente del 67%.
Con 40.000 euro di compensi incassati e coefficiente 67%, il reddito forfettario iniziale è 26.800 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati e sul residuo si calcola l’imposta sostitutiva.
Se l’attività prevalente ricade invece nella consulenza gestionale 70.20.09, anche il coefficiente di redditività deve essere verificato perché può essere diverso.
Per i requisiti generali consulta la guida APIVA sul regime forfettario.
Imposta sostitutiva 15% o 5%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è del 15%. Per una nuova attività può essere applicato il 5% per il periodo di avvio e i quattro successivi se sono rispettate tutte le condizioni previste dalla legge.
Non basta aprire una nuova Partita IVA: bisogna verificare che non ci sia una mera prosecuzione di attività precedente e che sussistano gli altri requisiti previsti.
Contratto: descrivere bene cosa viene consegnato
Un contratto per consulenza AI dovrebbe definire almeno obiettivi, attività incluse, accessi ai sistemi, dati utilizzabili, deliverable, responsabilità, assistenza post-progetto e proprietà di workflow, prompt, codice e documentazione.
È utile distinguere chiaramente tra consulenza, configurazione di strumenti terzi e sviluppo di componenti personalizzati. Questa distinzione aiuta anche a mantenere coerenti ATECO, fatture e coperture assicurative.
Dati del cliente e riservatezza
Un progetto AI può richiedere accesso a CRM, documenti, email, ticket, database, registrazioni o altri dati aziendali. Prima di caricare queste informazioni in servizi esterni bisogna verificare privacy, condizioni contrattuali, ubicazione dei dati, retention e possibilità di utilizzo per addestramento o miglioramento del servizio.
Il problema non riguarda soltanto i dati personali: anche segreti commerciali, dati finanziari e informazioni riservate del cliente possono richiedere misure contrattuali e tecniche specifiche.
AI Act: cosa deve sapere il consulente nel 2026
Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è applicabile in larga parte dal 2 agosto 2026, mentre alcune disposizioni erano già entrate in applicazione prima. Il consulente deve quindi capire quale ruolo assume il cliente e quale ruolo assume lui stesso nel progetto.
Chi utilizza un sistema AI per conto proprio può essere un deployer; chi sviluppa o immette sul mercato un sistema sotto il proprio nome può invece assumere obblighi più vicini a quelli del provider. La qualificazione non dipende dal modo in cui ci si presenta commercialmente, ma dal ruolo effettivo nella catena del sistema.
AI literacy e formazione degli utenti
L’AI Act contiene una disciplina sull’AI literacy: chi introduce sistemi AI in azienda deve considerare anche la preparazione delle persone che li utilizzano. Per un consulente questo significa che formazione, procedure d’uso e limiti operativi possono diventare parte integrante del progetto.
La formazione non deve essere generica: va collegata al tipo di sistema, ai dati trattati, ai rischi e alle persone coinvolte.
Sistemi ad alto rischio: quando serve più attenzione
Automazioni che incidono su selezione del personale, accesso a servizi essenziali o altri ambiti regolati possono rientrare in categorie con obblighi specifici. In questi casi non basta verificare che il workflow “funzioni”: servono valutazioni sul ruolo delle parti, supervisione umana, documentazione e requisiti del sistema.
Per una piccola automazione interna amministrativa il quadro può essere molto diverso. Il consulente dovrebbe quindi classificare il caso prima di applicare procedure standard a qualunque progetto.
Fatturazione del consulente AI
La descrizione in fattura dovrebbe riflettere il servizio reale: “consulenza per integrazione sistemi AI”, “progettazione workflow automatizzati”, “sviluppo applicazione AI”, “configurazione agenti e integrazione API” sono descrizioni più coerenti di una generica voce “servizi digitali”.
La fatturazione elettronica segue le regole ordinarie applicabili al regime fiscale scelto. Per la parte operativa puoi consultare fatturazione elettronica con Partita IVA.
Clienti UE ed extra-UE
Molti consulenti AI lavorano con clienti esteri o acquistano servizi cloud da fornitori internazionali. Questo rende importante distinguere prestazioni B2B UE, clienti extra-UE, acquisti di servizi dall’estero, reverse charge e iscrizione VIES quando necessaria.
Il regime forfettario non elimina automaticamente gli adempimenti IVA legati alle operazioni internazionali: la gestione va verificata separatamente dal calcolo dell’imposta sostitutiva.
Software e API acquistati dall’estero
OpenAI, Anthropic, Google Cloud, Microsoft, AWS, strumenti di automazione e altri servizi digitali possono essere fatturati da soggetti stabiliti fuori dall’Italia. È quindi necessario controllare intestazione del documento, paese del fornitore, Partita IVA comunicata e corretta gestione dell’integrazione o autofattura quando richiesta.
Questi costi possono essere rilevanti anche per chi è in forfettario, pur non essendo dedotti analiticamente nel calcolo del reddito del regime.
Vendere template, agenti o automazioni riutilizzabili
Se il professionista passa dalla consulenza su progetto alla vendita ripetuta di template, agenti, software o accessi in abbonamento, il modello di business può cambiare. Non è detto che il codice scelto all’apertura descriva ancora correttamente la nuova attività.
Quando una soluzione diventa un prodotto autonomo o un SaaS, vanno rivalutati ATECO, natura professionale o imprenditoriale, IVA e previdenza.
Responsabilità e assicurazione professionale
Un errore in un’automazione può bloccare ordini, inviare comunicazioni sbagliate, cancellare dati o produrre decisioni errate. Anche quando una polizza RC professionale non è imposta da un Albo, può essere utile valutare una copertura coerente con attività informatica, danni patrimoniali, cyber risk e responsabilità contrattuale.
Il contratto dovrebbe inoltre chiarire quali risultati sono garantiti e quali dipendono da servizi terzi, API, modelli AI o dati forniti dal cliente.
Monocommittenza e lavoro dipendente
Molti consulenti AI iniziano lavorando quasi esclusivamente per un solo committente. Avere un unico cliente non rende automaticamente falsa la Partita IVA, ma bisogna verificare autonomia organizzativa, orari, inserimento nella struttura, potere direttivo e caratteristiche reali del rapporto.
Se il professionista è anche dipendente, vanno controllate compatibilità contrattuali, eventuale concorrenza e cause di esclusione dal forfettario legate al rapporto con il datore o ex datore di lavoro.
Costi da mettere a budget
- commercialista e adempimenti fiscali;
- contributi INPS Gestione Separata;
- abbonamenti a modelli AI e piattaforme cloud;
- API e consumo token;
- strumenti no-code e automazione;
- hosting, database e servizi di monitoraggio;
- strumenti di sicurezza e backup;
- eventuale RC professionale o cyber;
- formazione tecnica e aggiornamento normativo;
- hardware e connessione;
- software di project management e documentazione.
Come aprire la Partita IVA da consulente AI
- elenca i servizi che venderai realmente;
- distingui consulenza, sviluppo, formazione e consulenza gestionale;
- scegli l’ATECO coerente con l’attività prevalente;
- valuta se servono codici secondari per linee autonome;
- apri la Partita IVA come professionista o impresa secondo il modello reale;
- iscriviti alla Gestione Separata se sei libero professionista senza Cassa;
- verifica accesso al regime forfettario;
- predisponi contratto, privacy e regole sui dati;
- imposta correttamente fatturazione italiana ed estera;
- definisci responsabilità, assistenza e manutenzione delle automazioni.
Errori frequenti
- scegliere il codice ATECO in base alla parola “AI” invece che al servizio;
- usare 62.10.00 anche quando non si sviluppa software;
- usare 62.20.10 per attività che sono in realtà consulenza gestionale;
- confondere no-code con assenza di sviluppo tecnico;
- aprire come impresa quando l’attività è puro lavoro professionale senza averne valutato gli effetti;
- dimenticare la Gestione Separata INPS;
- caricare dati dei clienti in strumenti AI senza verifica;
- non definire proprietà di codice, prompt e workflow;
- ignorare gli obblighi AI Act quando il progetto entra in ambiti regolati;
- non verificare IVA e VIES per clienti o fornitori esteri.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del consulente AI?
Non esiste un codice unico. Il 62.20.10 è da valutare per consulenza e integrazione informatica; il 62.10.00 per sviluppo di software e applicazioni AI; il 70.20.09 quando prevale la consulenza gestionale e la reingegnerizzazione dei processi.
Un consulente no-code usa 62.20.10?
Può essere coerente se vende soprattutto consulenza e integrazione di sistemi. L’assenza di molto codice non determina da sola la classificazione.
Quale INPS paga?
Il libero professionista senza Cassa è normalmente iscritto alla Gestione Separata. Nel 2026 l’aliquota per chi non ha altra previdenza obbligatoria è del 26,07%.
Può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. Per i codici informatici della divisione 62 il coefficiente utilizzato normalmente è del 67%.
L’AI Act riguarda anche un freelance?
Può riguardarlo in funzione del ruolo assunto nel progetto e del sistema coinvolto. Un consulente che integra strumenti per un cliente può avere obblighi diversi da chi sviluppa e commercializza un sistema AI sotto il proprio nome.
Consulente AI e automazione: la scelta corretta parte dal servizio
Il titolo “AI consultant” non basta per definire fiscalmente l’attività. Bisogna capire se il cliente sta pagando per una consulenza tecnica, per software personalizzato o per una trasformazione organizzativa.
Una volta chiarito questo confine, diventano coerenti ATECO, INPS, forfettario, contratto e fatturazione. Per orientarti tra le altre professioni digitali puoi consultare anche l’hub APIVA Partita IVA per professioni e attività.
Fonti ufficiali: ISTAT – ATECO 2025, struttura e note esplicative; INPS – Circolare n. 8/2026, Gestione Separata; EUR-Lex – Regolamento UE 2024/1689, AI Act; Normattiva – Legge 190/2014, regime forfettario.